Neuroscienze capitolo 1
I termini linguistici sono strumenti che servono per agire e articolare meglio i nostri pensieri e comportamenti.
Siamo l’unica specie ad aver la capacità di trasformare i pensieri in vocalizzazione ed, attraverso queste, influenzarci reciprocamente e retroagire sui nostri comportamenti o pensieri.
Non sappiamo come/quando sia nato il linguaggio, ma sappiamo che è un’abilità sempre in evoluzione, influenzata dall’ambiente fisico, culturale, sociale o dall’esperienza personale. Ma grazie alla storia, sappiamo che una lingua nasce e muore con il passare del tempo.
Il linguaggio ci permette di mentire e far emozionare, permette di studiare il passato e di farci studiare dal futuro, ci fa esprimere i nostri pensieri, evocandoli anche a chi ascolta. Perciò tramite essa, possiamo fare azioni come affermazioni, negazioni, ordini, domande, minacce, ecc.
Ma le parole possono essere anche vaghe, incomprese.
- Secondo alcuni psicologi il contesto non è rilevante, né in grado di influenzare lo sviluppo della capacità comunicativa, questo perché sarebbe una capacità innata e quindi il bambino sarebbe creatore attivo e diretto delle proprie capacità.
- Secondo altri invece l’ambiente influisce tantissimo. Abbiamo la necessità di dare un nome agli oggetti, per richiamarli e manipolarli, abbiamo la necessità di comunicare per sopravvivere.
- Altri sostengono che le parole nascono dall'imitazione dei suoni naturali.
Il sistema motorio è coinvolto nello sviluppo cognitivo. Alcuni sostengono che i movimenti precedono il linguaggio vocale.
Quindi vi è un intreccio tra motricità, pensiero e linguaggio.
Alcuni filosofi discutono sull’origine del linguaggio, che propongono di distinguere tra facoltà linguistica generica e una specifica (nel linguaggio vi sarebbe la funzione linguistica in senso stretto e quella in senso lato. In senso lato è vista come un sistema che lavora verso il sistema sensorio-motorio, e per l’altro verso, visto con un sistema concettuale-intenzionale, mentre in senso stretto è un dispositivo combinatorio capace di generare espressioni sempre più complesse, partendo da singole unità lessicali).
La facoltà linguistica specifica si riferisce al genere umano e sarebbe la conseguenza della capacità di contare, ricorrenze statistiche ecc.
Per alcuni la lingua è uno strumento esterno, che una volta preso il possesso del cervello, lo condiziona in positivo, sviluppando l’uomo e questo consentirebbe di eliminare i limiti fisici che la natura ha imposto.
Al contrario di questa tesi, alcuni ribadiscono che non c’è mai stato un tempo in cui l’essere umano fosse privo di linguaggio. Il linguaggio, nato per fini comunicativi, sarebbe diverso da quello animale proprio perché consente di pensare sui propri pensieri e sul proprio comportamento, ripresentandolo ogni volta in modo diverso.
Secondo Jeynes (1977) il linguaggio riproduce gesti la cui finalità sono cruciali per la sopravvivenza e per poter creare la cultura.
L'elemento culturale e sociale fanno fiorire il linguaggio.
Ciò permette una trasformazione nel tempo e nello spazio non solo la modifica del linguaggio, ma anche del corpo.
Lo sviluppo del linguaggio e la crescita della consapevolezza del proprio corpo nello spazio (propriocezione) sarebbero correlate anche ad una conoscenza maggiore del proprio corpo nell'ambiente. È questo che permette al corpo di muoversi nello spazio. Inoltre, l'individuo muovendosi, modifica le sensazioni percettive e cinestesiche, trasformando l'ambiente, dando nuove possibilità di azioni.
Lo spazio (mezzo in cui posizioniamo le cose) è legato agli oggetti e soggetti, ma non è soggettivo. (Il linguaggio è il mezzo con cui è possibile la posizione delle cose).
Lo spazio in neuroscienze riflette i movimenti degli atti e azioni, dinamica che ci permette di individuare la vicinanza e la lontananza, anche in base agli strumenti che "incorpora" nel sistema motorio.
L'utilizzo di una bacchetta (artefatto=interfaccia tra noi e il mondo) e non di un puntatore, ne determina una incorporazione, prolungamento del nostro corpo.
Anche il linguaggio diventa un'estensione del nostro corpo. Gli oggetti che vediamo, ci invitano a interagire con loro più più quelli che non percepiamo.
Lo spazio ha, sia un'interazione del soggetto con l'ambiente, sia grazie ai movimenti che il corpo muove in esso (in base ai suoi movimenti, un oggetto diventa vicino o lontano...).
Il miglioramento della governabilità del corpo, legato anche alla dinamica emotiva, ha consentito al linguaggio di diventare più raffinato.
La facoltà linguistica specifica si riferisce al genere umano e sarebbe la conseguenza della capacità di contare, ricorrenze statistiche ecc.
Per alcuni la lingua è uno strumento esterno, che una volta preso il possesso del cervello, lo condiziona in positivo, sviluppando l’uomo e questo consentirebbe di eliminare i limiti fisici che la natura ha imposto.
Al contrario di questa tesi, alcuni ribadiscono che non c’è mai stato un tempo in cui l’essere umano fosse privo di linguaggio. Il linguaggio, nato per fini comunicativi, sarebbe diverso da quello animale proprio perché consente di pensare sui propri pensieri e sul proprio comportamento, ripresentandolo ogni volta in modo diverso.
Secondo Jeynes (1977) il linguaggio riproduce gesti la cui finalità sono cruciali per la sopravvivenza e per poter creare la cultura.
L'elemento culturale e sociale fanno fiorire il linguaggio.
Ciò permette una trasformazione nel tempo e nello spazio non solo la modifica del linguaggio, ma anche del corpo.
Lo sviluppo del linguaggio e la crescita della consapevolezza del proprio corpo nello spazio (propriocezione) sarebbero correlate anche ad una conoscenza maggiore del proprio corpo nell'ambiente. È questo che permette al corpo di muoversi nello spazio. Inoltre, l'individuo muovendosi, modifica le sensazioni percettive e cinestesiche, trasformando l'ambiente, dando nuove possibilità di azioni.
Lo spazio (mezzo in cui posizioniamo le cose) è legato agli oggetti e soggetti, ma non è soggettivo. (Il linguaggio è il mezzo con cui è possibile la posizione delle cose).
Lo spazio in neuroscienze riflette i movimenti degli atti e azioni, dinamica che ci permette di individuare la vicinanza e la lontananza, anche in base agli strumenti che "incorpora" nel sistema motorio.
L'utilizzo di una bacchetta (artefatto=interfaccia tra noi e il mondo) e non di un puntatore, ne determina una incorporazione, prolungamento del nostro corpo.
Anche il linguaggio diventa un'estensione del nostro corpo. Gli oggetti che vediamo, ci invitano a interagire con loro più più quelli che non percepiamo.
Lo spazio ha, sia un'interazione del soggetto con l'ambiente, sia grazie ai movimenti che il corpo muove in esso (in base ai suoi movimenti, un oggetto diventa vicino o lontano...).
Il miglioramento della governabilità del corpo, legato anche alla dinamica emotiva, ha consentito al linguaggio di diventare più raffinato.
Il sistema motorio è centrale nel funzionamento del linguaggio, e ha consentito lo sviluppo del linguaggio: sostanzialmente movimenti, atti e azioni servono per creare un'azione come quella del “parlare”.
Il parlare imita i movimenti, atti e azioni che il corpo assume nella gestione dello spazio. Inoltre l’attivazione del parlare trova la sua ragione in un movimento interno, ovvero la dimensione emozionale.
Probabilmente, l’intreccio tra sistema motorio e dinamica emotiva hanno determinato il linguaggio.
In particolare i suoni musicali (anche il canto degli uccellini) sono tra i più rilevanti per suscitare emozioni. Pertanto il nesso tra musica e linguaggio deve essere stato importante nella genesi linguistica.
1.3
In tutte queste posizioni, ciò che è centrale è il corpo umano e le sue competenze, ma ciascuna articola questa centralità in modo specifico.
Embodied condition
I neuroscienziati affermano che le facoltà cognitive-elaborative dell’essere umano sono fissate a meccanismi che modificano l’interazione con l’ambiente.
Il linguaggio è legato a competenze come la percezione o l’interazione con il mondo circostante, come l'agire.
Cosicché il linguaggio influenza molti processi cognitivi e agisce sulle capacità percettive.
Grounded/symbol condition
Nel comprendere i processi cognitivi, pone il focus sull’azione situata, sugli stati corporei e sulle rappresentazioni mentali, e dà rilievo agli aspetti percettivi-sensoriali più che al corpo.
Gli studiosi dicono che ogni singola rappresentazione, riattiva stati motori e percettivi acquisiti durante l’esperienza.
Esempio: l’esperienza di accostarsi ad una tazza da tè, il cervello annota gli stati percettivi e li immagazzina nella memoria, per esempio qual è la forma della tazza, cosa si prova toccandola, le sensazioni ecc.
Così si formano i simboli percettivi, cioè con la registrazione delle attivazioni neurali che si verificano durante l’esperienza percettiva.
Si crea un'interazione tra corpo, mente e mondo.
Questa teoria afferma che la condizione umana è condizionata dal collegamento fra soggetto e mondo esterno, collegamento creato tramite il sistema sensomotorio (sistema che permette di avere una percezione del mondo esterno sulla base dell'agire su esso, es: dire sopra, sotto ecc. per un oggetto, lo percepiamo come riguardante lo stesso oggetto, grazie alla percezione dei movimenti che il corpo implicitamente compie per percepire ed esaminare quel determinato oggetto).
In particolare i movimenti, atti e azioni hanno un ruolo decisivo nelle nostre rappresentazioni, infatti acquistiamo gli stati esperienziali prodotti dall’interazione con mondo esterno, che verrà conservata nella memoria semantica. Le diverse modalità si arrivano quando abbiamo di nuovo a che fare con le esperienze già archiviate, simulando nel cervello le percezioni prodotte durante il primo immagazzinaggio.
Le rappresentazioni servono al cervello per comprendere il mondo.
Quindi per questa tesi, il corpo, la ripresentificazione degli oggetti e la cognizione situata, fanno parte della situazione linguistica.
Quindi il rapporto tra linguaggio e contesto ambientale sarebbe il risultato dei dispositivi sensomotori e il linguaggio è il parassitario di questi dispositivi.
(Attraverso i simboli riusciamo a descrivere la realtà esterna, in quanto si avvicina al mondo proprio per apparati percettivi e motori, gli stessi che usiamo per metterci in relazione con l'ambiente).
Il grounding language, di conseguenza, sarebbe il processo attraverso il quale parole ed espressioni vengono ancorate alla realtà, grazie a schemi motori che danno vita a rappresentazioni e gli atti, azioni e movimenti sono solo costitutivi, e non connessi alle nostre abilità mentali.
Questa teoria ha il pregio di porre l’attenzione sugli effetti dati dal contesto, ma come difetto di sottovalutare la dimensione emotiva.
Situated cognition (evocativa)
Ha elementi cardine dell'embodied e della grounded, ma si focalizza, sempre per quanto riguarda la cognizione, sul radicamento corporeo nell’ambiente esterno, sia in termini fisici, sia ambientali e sociali.
Il processo cognitivo avviene attraverso le informazioni percettive, esse influenzano l’attività motoria e generano effetti che avvengono sotto l’influenza dell’ambiente.
Il punto debole di questa tesi è che esistono molte attività mentali offline, come sognare ad occhi aperti, immaginare o ricordare.
Enactive cognition
Gli stati cognitivi sono legati alle situazioni affettive, generati da un individuo nella relazione con l’ambiente. La percezione è un atto o azione che a sua volta include la possibilità di agire tramite il corpo.
L’essere umano è capace di adattarsi e di rimodellarsi in base agli elementi esterni. Le condizioni emotive modificano la relazione tra organismo e ambiente.
Essendo organismi umani, siamo manipolati dall’ambiente e dai nostri antenati, modificandolo a nostra volta, mutandoci e adattandoci anche noi.
Quindi le specie si evolvono e si adattano nel tempo.
Il problema è capire quando ci siamo adattati o quando siamo nella fase di adattamento, ed è questo il processo che ha fatto nascere il concetto di Exaptation.
La concezione tradizionale di “adattamento” dice che esso avviene per uso attuale, invece l’exaptation considera:
- Prendere un carattere precedentemente modellato dalla natura per una specifica funzione di adattamento e questo può essere optato per un nuovo uso.
- Esiste una struttura gerarchica. Lo sviluppo della competenza avviene dall’incontro di vocalizzazioni degli altri individui della stessa specie.
Perciò nell'enactive cognition, l’intero corpo non è nello spazio ma abita nello spazio.
1.4
L'acquisizione di un linguaggio avviene dall'imitazione di un ritmo.
Per Jousse (antropologo) la legge che governa l'esistenza è il "ritmo-mimismo" per indicare i gesti che si accumulano dall'ambiente come "mimemi" e vengono poi rigiocare dall'essere umano come azione e pensiero (sempre scanditi da un ritmo).
È Aristotele che afferma che l’essere umano è l'animale mimico per eccellenza (anthropos).
Quindi il momento dell'assorbimento dello stimolo, è seguito dalla sua elaborazione che porta poi alla necessità di esprimere lo stesso stimolo.
L'anthropos fabbrica strumenti e nel farlo si utilizza i mimemi ricevuti (l'uomo si fa pesce "in mimema" e fabbrica il sottomarino).
Quindi il nostro corpo è formato dal ritmo e mimismo, in quanto ripetiamo ciò che il mimismo ha catturato dall'esterno (il nostro battito, respirazione, i nostri passi ecc.).
Jousse individua anche il bilateralismo, correlato al bilanciamento che produce equilibrio (anche nel pensiero=equilibrare). L'intero sistema corporeo ottimizza meglio le sue risorse facendo lavorare alternativamente le due parti del corpo (anche dondolare avanti e indietro, ripetere il movimento, aiuta nella memorizzazione).
Il percorso joussiano parte dal mimismo per giungere al linguaggio umano. Il gesto intenzionale mimetico trasposto dalle bocche diventa la parola.
Inizia a dedurre che la parola sia la dimensione economica dell'essere umano, in quanto rende più agevoli e meno dispendiosi di energia, in quanto si risparmia energia rispetto agli altri gesti. Perciò il linguaggio vocale è in primo luogo mimica dei suoni e movimenti facciali.
Queste teorie sono state riproposte in chiave evolutiva e neuroscientifica da Michael Corballis, considerando una correlazione da ciò che avviene con la mano e ciò che avviene con la bocca (es. un bimbo che vuole un gioco, muoverà le braccia verso quella direzione e farà dei versi per attirare l'attenzione della madre, una volta ottenuto il gioco capirà che fare quei movimenti lo aiuteranno al raggiungimento del suo scopo e tenderà a ripeterlo più in là).
Quel che sappiamo è che esiste una correlazione tra aree linguistiche e quelle del corpo e sono state identificati con dei neuroni: i neuroni specchio.
Neuroni specchio
L'emozione, sensazioni e linguaggio vengono riflettute dal soggetto "passivo", percependo i movimenti, atti e azioni di un'altra individuo, che attiverà le stesse aree cerebrali che sono coinvolte quando siamo noi a compiere quei movimenti.
Gli atti altrui vengono imitati e riprodotti dal sistema motorio del percettore.
Una delle proprietà funzionali più importanti dei neuroni specchio è "capire" anticipatamente le finalità e l'intenzione dei gesti altrui.
Il sistema specchio è in grado di selezionare sia il tipo d'atto, sia la sequenza dei movimenti che lo compongono (i neuroni si attivano anche senza l'interazione fisica con l'oggetto).
Si parla di "congruenza in senso stretto" quando questi neuroni si attivano sia durante la visione di un atto sia nella messa in opera dello stesso atto, mentre, si parla di "congruenza in senso lato" quando non vi è un'esatta corrispondenza come nel caso in cui un neurone si attiva per un solo tipo di atto motorio (es. afferrare) e per due diverse tipologie di atti (es. afferrare e tenere).
Questa ipotesi afferma che i movimenti, atti e azioni altrui possono essere riconosciuti da un osservatore solo se condividono lo stesso repertorio motorio.
Quindi il riconoscimento è vincolato dalle potenzialità motorie, perché se esse sono differenti, la comprensione è ridotta o nulla (es. possiamo imitare un cane che abbaia ma non possiamo capirlo).
Sono state trovate diverse tipologie di questi neuroni, tra cui quelle audiovisive, cioè si attivano quando si esegue o si osserva un'azione, ma anche quando sentiamo il suono di questa azione.
Quello che differenza i tipi di "risonanza motoria" sarebbero solo le modalità sensoriali, nei quali evocano nell'osservatore o nell'ascoltatore le azioni motorie che egli utilizzerebbe per determinare gli stessi effetti e le potenzialità comprensive. L'ascoltatore percepisce e decodifica i suoni linguistici, inoltre vi è l'attivazione fra aria visiva e quella della vocalizzazione (es. con la parola "piccino” immaginiamo un oggetto piccolo ecc.).
È possibile che proprio il sistema specchio abbia contribuito allo sviluppo della comunicazione tra individui, prima come comunicazione gestuale e poi come linguaggio.
Tale comunicazione sarebbe poi stata sostituita dalle parole,
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