Pedagogia interculturale: Anna Granata, la ricerca dell'altro
Lo scopo ultimo della pedagogia interculturale è la ricerca dell'altro, dove per altro si intende, non solo colui che è portatore di una cultura diversa, ma anche l'insieme di ciò che è al di fuori della propria cultura; a questo proposito, quindi, la ricerca dell'altro non può mai dirsi conclusa nella misura in cui le varie culture e le relazioni tra soggetti diversi sono in continuo mutamento.
Coscienza dell'altro
La pedagogia intercultura, spesso collegata all'antropologia culturale, a differenza di quest'ultima, che si basa sulla conoscenza dell'altro, la pedagogia, al contrario, come sostiene la studiosa francese Abdallah-Pretceille, si basa sulla "coscienza dell'altro", motivo per il quale si impone un'etica della diversità in cui in gioco c'è il legame con l'altro in quanto tale.
Origine e sviluppo della pedagogia interculturale in Italia
Per quanto riguarda l'origine della pedagogia interculturale in Italia, questa nasce negli anni '90 ed è dovuta alla presenza crescente di alunni stranieri all'interno delle scuole ed è per questo che inizialmente si identifica come pedagogia per stranieri, successivamente amplia i propri interessi e comincia ad occuparsi:
- Delle dinamiche dei bambini nati in Italia da genitori stranieri
- Della gestione dei rapporti famiglia-scuola
- Della gestione dei fenomeni di discriminazione e razzismo
Unità e diversità umana
Edgar Morin, uno studioso francese, porta alla luce un aspetto fondamentale dell'interculturale: sostiene che c'è un'unità umana ma c'è anche una diversità umana e che coloro che tendono a prendere in considerazione soltanto la diversità delle culture minimizzano l'unità umana. Al contrario, coloro che considerano solo l'unità umana tendono a considerare come secondarie le varie diversità culturali; ciò che deve fare la pedagogia interculturale è tenere insieme questi due aspetti, deve cogliere la diversità delle culture senza dimenticare la comune esperienza umana e tenersi in equilibrio tra un'unità e un'idea di diversità, senza trascurare alcuna dimensione.
Educazione e intercultura
Riguardo l'educazione, l'interculturale cerca di inserirsi all'interno del dibattito tra universalismo e relativismo e cerca di evidenziare sia le diversità che le somiglianze tra le culture. Inoltre, il discorso interculturale cerca di abbandonare l'idea secondo cui le culture siano costrutti rigidi e definiti, soprattutto perché le definizioni teoriche delle culture sono distanti dalle manifestazioni nella realtà. Quindi, la pedagogia interculturale indaga come le culture si manifestano in situazioni, ovvero nel quotidiano.
Il riconoscimento nella pedagogia interculturale
Il termine fondamentale in intercultura è "riconoscimento", ovvero riconoscere la fluidità dell'identità dell'altro e considerare la complessità dell'altro. Questo tema è stato introdotto in antropologia da Taylor in quanto chiave di lettura più adeguata per descrivere il rapporto tra autoctoni e immigrati all'interno della società di accoglienza. Questo, sostiene Taylor, mostra che il bisogno di riconoscimento è insito nella natura umana, ma solo in età moderna è sempre più forte il bisogno di un discorso sul riconoscimento in modo che ogni soggetto venga considerato come membro effettivo di una società che, in ottica pedagogica, significa riconoscere che l'identità delle persone è in continuo mutamento e formazione e non entità fisse.
Identità e culture
Ciò acquista maggior rilievo soprattutto nel contesto attuale in cui le identità sono sempre più sfumate e intrecciate tra loro e, proprio per questo motivo, è opportuno sostituire il termine "culture" con "formule culturali", cosa che ci permette di capire come ogni individuo modifichi a proprio modo il bagaglio culturale ricevuto. Infatti, nella relazione con l'altro il soggetto mette in dialogo la propria cultura ed esce trasformato da questa esperienza; ne derivano, quindi, una teoria dell'identità che non può non essere presa in considerazione senza il concetto di alterità e una teoria della cultura nel senso di "universo condiviso di significati".
Metafore culturali
Due studiose, Edelman e Ogay, propongono tre metafore per descrivere le culture in situazione, ovvero:
- La cultura come linguaggio, in quanto la cultura viene generata quando le persone entrano in relazione tra loro
- La cultura come l'aria che respiriamo, nel senso che l'uomo prende coscienza della propria cultura nel momento in cui quest'ultima viene meno, ovvero quando vengono meno quegli aspetti che prima sembravano scontati e ovvi
- La cultura come fluido non newtoniano, in quanto la cultura può presentarsi in modi diversi a seconda del contesto e del contatto con diversi agenti esterni
Distinzione tra multiculturale e interculturale
Bisogna, inoltre, chiarire il significato di due termini che comunemente vengono utilizzati in maniera erronea, che sono multiculturale e interculturale:
- Il termine multiculturale descrive la presenza di più culture entro lo stesso contesto
- Il termine interculturale si concentra, invece, sugli scambi che avvengono tra persone con culture diverse
Il multiculturalismo fa la sua comparsa negli Stati Uniti negli anni '60 del secolo scorso e viene associato alla lotta per i diritti delle minoranze e alle politiche migratorie del melting-pot, ovvero all'integrazione dei migranti entro la cultura del paese d'adozione in quanto, un approccio di questo tipo, pone l'attenzione sulle differenze piuttosto che sulle somiglianze. Infatti, il multiculturalismo rischia di accentuare il peso dei tratti culturali, quindi di condannare l'individuo ad un destino già segnato e, di conseguenza, segna confini tra le diverse appartenenza e favorisce, allora, l'insorgere di comportamenti di esclusione e discriminazione, inoltre il multiculturalismo risente di una visione relativista che non favorisce l'incontro e la convivenza tra persone con culture diverse.
L'approccio interculturale, invece, appare in Francia nel 1975 e, a differenza di quello multiculturale, pone in primo piano gli aspetti di relazione e reciprocità e non riconosce solo un "io" ma anche un "tu" in quanto non esistono culture che si incontrano ma persone con diverse culture che si incontrano; anche questo approccio, però, non è perfetto.
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