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Pedagogia del gioco e dello sport

Il gioco

Il gioco è legato al momento del piacere, infatti essenzialmente esso è basato sulla teoria del piacere. Per il meccanismo psicologico della coazione a ripetere, se un gioco ti è piaciuto lo vorrai sicuramente ripetere. Altre due attività umane biologiche legate al piacere sono il sesso e il mangiare. Parlando della sfera sessuale cosa intendiamo con il termine giochi erotici? Essi coincidono con tutte quelle attività che sono finalizzate a creare piacere erotico, ma che non caratterizzano l’atto in sé. Questo ci differenzia dagli animali perché all’essere umano ha bisogno di prolungare il tempo del piacere, senza finalizzare l’atto alla procreazione.

La percezione del gioco

Non esiste una spiegazione universale del perché un’attività provoca piacere, le giustificazioni sono soggettive. I giochi funzionano se provocano emozioni quali gioia, divertimento, relax o spensieratezza. Il gioco viene considerato quindi un’attività elettiva, perché appunto il piacere non è correlato al gioco per l’attività in sé, ma al senso che una persona dà a quell’attività. Questo fa sì che il gioco sia un’attività che portiamo avanti tutta la vita. Abbiamo delle differenze di genere nel mantenere la dimensione del gioco. Prendendo in analisi maschi e femmine, è stato dimostrato che è molto più facile per i primi mantenere attivo il desiderio del giocare, es. calcetto ecc…

Abbiamo differenze nel percepire il concetto di gioco anche tra adulti e bambini. Per un adulto il gioco è un cercare un’oasi di pace, un momento di libertà dalla routine quotidiana, es. andare in palestra. Quindi per gli adulti il giocare si allarga a momenti conviviali, dove esiste la dimensione gioco, ma non è la sola presente, es. ti trovi a giocare a birra o con gli amici poi pizzata.

Gioco e infanzia

Quadro Bruegel, intitolato “quadri di bambini”, la scena mostra una città unicamente popolata da bambini che giocano, una sorta di paese dei balocchi. Nel quadro sono stati identificati 82 tipi di giochi. Questo è il primo quadro nella storia dell’arte che presenta il gioco dei bambini. Fino a questo momento i bambini non erano mai stati rappresentati come animali sociali, erano sempre e solo state raffigurate immagini infantili idealizzate, non immagini reali di bambini che interagiscono nella società come nella realtà (es. Gesù bambino, i putti ecc…)

Perché il gioco sia ritenuto importante nella società, è necessario che il bambino sia ritenuto importante, è necessario riscoprire l’infanzia.

Secondo Philippe Ariès la scoperta dell’infanzia determina un cambiamento della percezione della figura del bambino all’interno della società. Si apre l’era in cui il mondo adulto inizia ad investire nel futuro, stiamo quindi entrando nel concetto dell’importanza dell’educare. Fino a quel momento l’infanzia era stata vista come un'età di stallo, si era in attesa che il bambino crescesse per sfruttarlo nel lavoro, nella famiglia e nella società, l’infanzia quindi non era assolutamente concepita come età sulla quale investire, la scuola infatti è un’invenzione.

Giovanni Amos Comenio scrive il libro “la didattica magna” considerato uno dei manoscritti più importanti del seicento, difende il valore della didattica, dell’istruzione pubblica e fonda i principi della scuola materna. Cosa vuole dire fondare i principi dell’educazione e della scuola materna? Dedicare, pensare, progettare e costruire oggetti dedicati al bambino e finalizzati alla sua crescita. Qui nasce il concetto di gioco moderno, strumenti progettati da adulti e pensati per i bambini. Stessa cosa per la letteratura dell’infanzia.

Processo di apprendimento del gioco

Come si imparano i giochi? Tutti i giochi si imparano per trasmissione e contagio. L’approccio con il gioco non è mai un approccio didattico, ma sempre esperienziale e sperimentale, per questa ragione nella storia sono esistiti giochi che al giorno d’oggi non vengono più praticati, perché non sono stati tramandati. Alcuni giochi invece sopravvivono nei secoli perché hanno una forza intrinseca, sono facilmente trasmissibili e facilmente giocabili (es. nascondino).

Il gioco è sempre legato a cambiamenti culturali, e con cambiamenti culturali non solo spesso vengono modificati giochi già esistenti, ma ne vengono inventati di nuovi. Per esempio possiamo citare negli anni 50 nascita dei lego e delle Barbie (studi anatomici su Barbie hanno dimostrato che se fosse reale, non si potrebbe reggere in piedi) ecc…

La valorizzazione moderna del gioco

Punti di riferimento

  • Vittorino da Feltre apre agli inizi del quindicesimo secolo a Mantova la “Cá Zoiosa”, la casa giocosa, una struttura che si fonda sui principi dell’umanesimo e dell’uomo rinascimentale, del corpo e del movimento. Questa casa rimase aperta pochi anni, ebbe un enorme successo tra le famiglie benestanti di tutta Europa. Fu un punto fondamentale per lo sviluppo delle teorie della pedagogia del gioco, che gettò le basi per le conoscenze odierne.
  • Nel 1828 Thomas Arnold, direttore del collegio maschile di rugby, riconobbe il bisogno dei ragazzi di esprimere la propria aggressività. Così decise, per la prima volta, di inserire all’interno del curricolo del college inglese di cui era direttore gli sport. Inserì giochi di lotta, di squadra e giochi individuali. Questa modalità di insegnamento ebbe un enorme successo e si diffuse in tutta l’Inghilterra in poco tempo. I giochi di squadra che furono protagonisti di questa rivoluzione in campo scolastico furono principalmente il soccer e il rugby. L’inserimento di queste attività nel curricolo scolastico furono considerate importanti e fondamentali per la crescita e la formazione del ragazzo. L'obiettivo non era creare atleti di alto livello ma sviluppare il carattere personale degli allievi.
  • Friedrich Froebel nel 1837 inizia l’esperienza dei Kindergarten. Pensando che l’esperienza educativa dovesse cominciare da ben prima dei sei anni (scuola primaria), inventò una situazione educativa dedicata alla prima infanzia. Un'educazione a stretto contatto con la natura e da svolgere all’aperto, dove il bambino viene lasciato libero di esplorare e gestire l’ambiente. Questa modalità di insegnamento era in forte contrasto con la tipica educazione Prussiana, molto rigida e composta, per questo tutti i kindergarten furono chiusi. Per la comparsa dei primi kindergarten in Italia dovremmo aspettare i primi dell’Ottocento in Veneto e in Lombardia. Il progetto dei Froebel prevedeva anche l’educazione è la formazione preventiva delle insegnanti che diventavano "le maestre giardiniere”.
  • Nel 1877 Don Bosco apre i primi oratori e pubblica il “sistema preventivo per l’educazione della gioventù”, questo modello di oratorio fu replicato in tutte le parrocchie del mondo. Fondato nella Torino della fase industriale, uno scenario storico particolare, dove il mondo stava cambiando e era necessario creare degli spazi sicuri, dove era garantita una buona socialità attorniate da persone affidabili, punti di esempi sani. Quindi la prevenzione era importante per gettare buoni basi ai ragazzi per cercare di sottrarli alla sfera criminale. Da questa esperienza è stato dimostrato che qualunque attività preventiva è sempre un’attività educativa, l’idea geniale di Don Bosco è stata pensare il gioco è le attività ludiche come attività preventiva.
  • Il modello educativo successivo fu quello proposto da Maria Montessori, medico e pedagogista italiana, nel 1906, che pensò “la casa dei bambini”, dove il bambino è al centro ed è protagonista della propria educazione, capace di scoprire se stesso, l’ambiente e gli altri attraverso il gioco. La Montessori constatò a Roma, nel quartiere S.Lorenzo, il problema delle famiglie italiane di dover trovare una sistemazione ai bambini durante le ore lavorative e volle creare uno spazio dedicato a tutti i bambini per colmare questo vuoto, dove sentirsi sicuri, così nacque il metodo montessoriano. I bambini in questo contesto educativo sono liberi di esplorare, di muoversi autonomamente e di gestire il materiale educativo. Il metodo Montessoriano è stato rivoluzionario ed ha cambiato la visione del metodo educativo, per la prima volta viene sfatato il mito dell’educazione come relazione a due. Viene rotto il dualismo educativo e introdotto come terzo fattore l’ambiente stesso. Ci troviamo quindi di fronte al triangolo educativo adulto-bambino-ambiente. La Montessori era contraria alla ginnastica classica e non finalizzata, nelle scuole Montessoriane le attività proposte sono quelle della vita pratica, dove il bambino viene fatto interagire con l’ambiente quotidiano ed è lasciato libero di agire, di conseguenza a questo clima nel bambino verranno sviluppati tutti gli schemi motori di base, tutte le abilità fino e grosso motorie, favorendo anche lo sviluppo della capacità cognitiva e del problem solving. All’interno della scuola si impara anche il culto del silenzio. Il ruolo dell’ adulto nelle scuole montessoriane è quello della predisposizione e allestimento dell’ambiente e dell’esperienza educativa, in queste scuole infatti si lavora con materiali auto-correttivi, la caratteristica dell’apprendimento montessoriano è quindi quella di essere un apprendimento che avviene tramite prove ed errori. L’idea di base è che la conoscenza deriva dall’esperienza. La Montessori pubblica il suo primo testo fondamentale “metodo della pedagogia scientifica applicata alle case dei bambini”, questo getta le basi per il metodo e fu istantaneamente tradotto e diffuso in tutto il mondo. Quando la Montessori diventò un fenomeno internazionale, Mussolini ormai a capo dell’Italia fascista la chiamò per inserire il metodo all’interno delle scuole italiane, e rivoluzionare la pedagogia gentiliana sulla quale si basava all’epoca la scuola. La Montessori rifiutandosi di mettere il suo metodo a servizio del sistema fascista fu esiliata dall’Italia, fuggì in Olanda dove morì e qui aprì la fondazione Internazionale montessoriana.
  • Nel 1896 a Parigi si svolgono le prime Olimpiadi moderne, pensate da Coubertin a partire dal modello dell’antica Grecia. Questa esperienza sportiva era legata al gioco è all’alleanza, dove ragazzi di diverse nazioni, che erano sempre state in guerra tra loro, si potevano confrontare in un contesto giocoso, di pace, di fraternità e legame. Proprio come avveniva quindi nell’antica Grecia, dove durante i giochi olimpici veniva cessata la guerra, le Olimpiadi erano un momento di unione tra tutte le nazioni partecipanti. De Coubertin quindi, riuscì ad investire lo sport di un valore altissimo e prezioso e gettò le basi per la pedagogia del gioco moderna.
  • Nel 1907/09 nasce per idea di Baden Powell che scrive “scouting for boys” il metodo dello scautismo, una dimensione basata sull’ambiente naturale e sulla socializzazione.
  • 1693 John Locke pubblica il testo “some thoughts concerning education” Ed è considerato il primo testo moderno sull’educazione in quanto non è un testo filosofico. Il centro di tutto il libro non è la scuola ma la famiglia. La famiglia diventa il punto di riferimento moderno dell’educazione infantile. Da importanza ad aspetti come l’alimentazione, il gioco, il tempo libero e l’istruzione. Il bambino deve soprattutto giocare attraverso il suo corpo perché il gioco serve a migliorare le abilità corporee. A riguardo dei materiali di gioco, Locke crede che per il bambino sia necessario auto costruirsi i propri giochi, e quelli fabbricati dagli adulti non devono essere troppo invadenti. I giochi possono essere anche materiali istruttivi, ad esempio sfruttare la curiosità che suscitano i dadi nel bambino per applicarci sopra le lettere e iniziare ad introdurre l’alfabeto; di fatto Locke intuisce le potenzialità dei giochi a scopo educativo. Un testo innovativo che apre una nuova strada, per cui il gioco è considerato fondamentale.
  • Nel 1762 Jean Jacques Rousseau scrive l’Émile. Un testo che funge da spartiacque nella cultura pedagogica dell’educazione. Émile è una storia inventata, Rousseau usa l’espediente di raccontare la storia di un bambino per scrivere in realtà i propri pensieri a riguardo dell’educazione, senza avere limiti e senza doversi preoccupare delle conseguenze. Rousseau segue questo bambino dalla nascita fino all’età adulta. Egli crede che si debba riportare l’educazione al suo stato naturale, tutto quello che all’epoca veniva fatto per educare i bambini era considerato una costrizione da Rousseau, che parte dalla sua esperienza personale per le sue riflessioni. Il primo esempio fatto nel libro è quello delle fasciature fatte al neonato, che venivano avvolti in fasce tipo bozzolo, in questo modo il neonato era completamente immobilizzato. L’idea dietro questa pratica era che il corpo del bambino alla nascita doveva essere protetto in quanto corpo molle e deformabile durante i movimenti. Rousseau critica per la prima volta nella storia queste pratiche che paragona addirittura ad una prigione, racchiudere il bambino dentro alle fasce corrisponde all’idea adulta di costrizione, infatti prima abbiamo le fasciature, poi vestiti ed infine la bara. Per prima cosa in assoluto quindi bisogna liberare il bambino, solo in questo modo sarà libero di svilupparsi pienamente. L’Émile viene censurato e poi bruciato nelle piazze, e Rousseau viene esiliato. Con Rousseau nasce quindi l’idea di un’educazione libera e naturale, il principio di base dietro a questa nuova teoria era osservare il bambino e assecondare i suoi bisogni, valorizzare tutto ciò che il bambino fa e cerca naturalmente e portarlo sul piano educativo. L’educatore non è mai frontale al bambino ma sta dietro e al fianco, non si impone ma affianca, facilita e osserva. Rousseau abolisce i libri, è contro al metodo scolastico che impone la lettura a sei anni, lui crede che un bambino svilupperà in automatico la voglia di imparare a leggere, critica infatti esplicitamente i materiali educativi di Locke che spingevano verso un'educazione precoce verso la lettura. Emile avrà un unico libro, il romanzo “Robinson Crusoe” di Daniel Defoe, questo perché Emile si ispirerà allo stile di vita del protagonista e ne trarrà lezioni di vita importanti.
  • Ispirati a Rousseau nasceranno modelli educativi che però non ebbero particolare successo, questo perché la trattazione di Rousseau è ciò che al giorno d’oggi noi definiamo come un’utopia pedagogica. Da Rousseau in poi la pedagogia del gioco inizia a spalancare due branche principali, che esistono ancora oggi. La prima linea pedagogica è quella che affonda le sue radici già nel pensiero di Locke, e si basa sui giochi e sui materiali didattici. Come esempio possiamo citare il gioco dell’oca che nasce durante il Rinascimento e diventa il presupposto per creare giochi dell’oca tematici ed educativi, su un argomento didattico studiabile. Un altro valido esempio è la nascita del puzzle, che parte dall’idea di un educatore per facilitare l’apprendimento della geografia ai suoi allievi; nacque ritagliando la sagoma degli stati da una cartina geografica con l'obiettivo di riordinarli nel giusto ordine. Questa linea pedagogica nell’arco di due secoli ha avuto uno sviluppo inimmaginabile e straordinario, e ha dato vita a luoghi come i Children Museums, nati negli Stati Uniti, sono luoghi dove i bambini possono imparare giocando, esplorando, sperimentando, manipolando e verificando "sul campo" esperienze e situazioni ed è un luogo che si differenzia dal museo tradizionale in quanto è diversa la missione e l'approccio. Sono luoghi dedicati ai bambini e che nascono proprio partendo dall’idea e dalle teorie elencate sopra, questa linea di pedagogia del gioco è in particolare queste strutture sono improntate e basate sull’idea “dell’impara facendo”.
  • La seconda linea, che affonda le basi sulla teoria di Rousseau, è diametralmente opposta alla prima, questa teoria si basa sul fine di recuperare la naturalità e bisogno di essenzialità. Infatti secondo questa teoria il gioco del bambino è tutto basato sul suo corpo, sull’ambiente naturale e sui movimenti liberi. Ad esempio la pedagogia steineriana toglie quasi totalmente la tecnologia e i classici giochi di plastica “commerciali” dalla vita del bambino, linea guida che, oltre alla scuola, segue da casa anche la famiglia stessa. I Giochi permessi sono quelli naturali. Secondo il prof, Il vero problema al giorno d’oggi non è la dimensione tecnologica in sé, ma che la dimensione naturale abbia smesso di esistere, perché il rischio è quello di non assecondare i bisogni reali del bambino, infatti le due dimensioni dovrebbero coesistere. Nell’era presente è necessario e importante pensare ad un'educazione sostenibile, nel senso di un piano educativo che si mantiene nel tempo ed alza il suo livello educativo. Cosa significa parlare di sport sostenibile nell’educazione dell’infanzia? Alcuni ambienti sportivi suscitano ansia e stress nei bambini, questa realtà quindi smette di essere sostenibile.
  • Nel 1794 Friedrich Schiller scrive “Lettere sull’educazione estetica dell’uomo”, nel suo lavoro...
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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PED/03 Didattica e pedagogia speciale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Unianna24 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Pedagogia del gioco e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bologna o del prof Farnè Roberto.
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