Organizzazione aziendale
Cos'è un'organizzazione
Un'organizzazione è un gruppo di due o più persone che collaborano e coordinano la loro attività in maniera sistematica per raggiungere degli obiettivi. Esempio: banca, ospedale, start-up, charity.
Concetti
I concetti sono i mattoni basilari di una teoria. La condivisione di concetti con altri consente di comunicare. Un concetto di solito si forma attraverso il processo di «astrazione», ossia vengono ignorati molti dettagli concreti che si incontrano nell’esperienza diretta.
Fenomeno di interesse
Il fenomeno di interesse fornisce il soggetto e il focus di una teoria. È ciò per cui la teoria offre spiegazione, comprensione o valutazione. Il fenomeno di interesse è una qualsiasi cosa che ci è rilevante ed è presente nella quotidianità, nella realtà, ed è studiato da punti di vista diversi a seconda degli interessi. Esempio: Covid-19 → punto di vista economico, sociale, medico, …
Teoria
Una teoria è costituita da concetti usati per spiegare un determinato fenomeno di interesse. La teoria organizzativa ha come fenomeno d’interesse l’organizzazione.
Tre prospettive differenti
Esistono tre principali prospettive teoriche per comprendere le organizzazioni:
- Moderna: associata al metodo scientifico → osservo un fenomeno in modo oggettivo e ottengo misurazioni oggettive (ossia indipendenti dall’osservatore) per cui i risultati sono generici sempre validi. Ha un metodo importato dalle scienze naturali (scientifico), perché quando il management è emerso (XIX secolo) non era legittimato e non poteva contare su un metodo proprio, ma dovette adattare ai suoi scopi un metodo preesistente. Tuttavia, l’utilizzo del metodo scientifico nelle scienze sociali non è sempre applicabile perché è difficile essere sempre oggettivi.
- Simbolica: ha come obiettivo la comprensione profonda di un fenomeno (studia il perché e come avviene un fenomeno) e cerca di capire i legami con il contesto in cui avviene → l’osservatore non può essere oggettivo, per questo il buon ricercatore riconosce di non esserlo e riconosce anche il motivo per cui non lo è.
- Postmoderna: nasce negli anni '60 ma inizia a prendere piede solo negli anni '70 rivoluzionando la concezione di prospettiva che si aveva fino a quei tempi. Per i postmoderni la realtà non esiste, bensì tutto è linguaggio, il quale viene utilizzato per esercitare potere.
Ciascuna di esse fornisce strumenti di analisi che possono essere tutti ugualmente utili nell’organizzazione aziendale. Ogni teoria può essere collocata in una delle tre prospettive.
A cosa serve una teoria secondo le 3 prospettive?
- Moderna: spiegazione causale di un fenomeno.
- Simbolica: comprensione profonda di un fenomeno.
- Postmoderna: apprezzamento critico.
Come distinguere le tre prospettive?
Per capire le tre diverse prospettive bisogna capire e comprendere i presupposti da cui esse derivano, in particolare è bene analizzare le posizioni filosofiche in relazione a queste due discipline:
- Ontologia: è la branca della filosofia che studia gli assunti sull’esistenza e le definizioni della realtà. Esistono due gruppi di teorici a riguardo:
- Soggettivisti: sostengono che qualcosa esiste solo nel momento in cui lo si vive e gli si attribuisce un significato. Ogni persona, quindi, crea la propria realtà sulla base delle proprie convinzioni, esperienze, credenze e percezioni acquisite anche dalla società circostante.
- Oggettivisti: sostengono che la realtà esista indipendentemente dalla percezione dell’uomo. Perciò anche i comportamenti delle persone sono prevedibili e determinabili perché collegati a cause precise nella realtà.
- Epistemologia: si occupa del significato di conoscenza e dei metodi che si possono adottare per ottenerla e valutarla. La divisione teorica in questo ambito è tra:
- Positivisti: partono dal presupposto di poter analizzare la realtà solo ed esclusivamente attraverso l’analisi scientifica e misurazioni oggettive, ricavando dei modelli teorici che possono poi essere applicati alla generalità dei fatti concreti.
- Antipositivisti (o interpretativisti): credono che la conoscenza possa essere creata solo comprendendo il punto di vista di coloro che vivono direttamente la realtà studiata. Bisogna quindi condurre ricerche “soggettive”. La differenza dai positivisti sta nella soggettività delle “indagini” e nella ricerca di una verosimiglianza piuttosto che di una generalizzazione.
Le due branche sono interconnesse: l’epistemologia stabilisce il tipo di conoscenza che può essere utilizzata per affrontare ciò che l’ontologia definisce reale. Gli assunti ontologici ed epistemologici variano a seconda della prospettiva che si adotta e forniscono diversi criteri per valutare.
Prospettiva Ontologia Epistemologia
| Prospettiva | Ontologia | Epistemologia |
|---|---|---|
| Moderna | Oggettivismo: la realtà è data | Positivismo: la corretta applicazione di metodi e misurazioni consente di conoscere la realtà |
| Simbolica | Soggettivismo: realtà come costruzione sociale | Interpretativismo: la conoscenza è frutto di interpretazioni sociali, quindi muta nel tempo |
| Postmoderna | Realtà costituita dal linguaggio, che non ha significato fisso, e che può essere usato come strumento di potere | La conoscenza è potere |
La teoria organizzativa secondo le tre prospettive
Prospettiva moderna
Organizzazioni come realtà oggettive, che rispondono a criteri di razionalità, efficienza ed efficacia (indipendentemente dal contesto).
Prospettiva simbolica
Organizzazioni come costruzioni sociali, caratterizzate dalle interazioni fra i loro membri, situate in uno specifico contesto sociale, culturale e temporale.
Prospettiva postmoderna
Organizzazioni come arene discorsive; luoghi di potere, tensioni, oppressioni, ma anche luoghi di emancipazione.
Differenze filosofiche tra le tre prospettive
| Prospettiva | Ontologia | Epistemologia |
|---|---|---|
| Moderna | Oggettiva: credenza in una realtà esterna, la cui esistenza è indipendente dalla nostra conoscenza; il mondo esiste come oggetto indipendente, in attesa di essere scoperto. | Positivista: la verità può essere conosciuta attraverso una corretta concettualizzazione e misurazione affidabile, che ci consentano di testare la conoscenza che abbiamo di un mondo oggettivo; la conoscenza si accumula, consentendo all’umanità di progredire ed evolversi. |
| Simbolica | Soggettiva: non possiamo conoscere un’esistenza esterna o soggettiva senza averne una consapevolezza soggettiva; ciò che esiste è ciò che noi crediamo possa esistere. | Interpretativa: la verità dipende dal soggetto conosce e può essere completa soltanto dal punto di vista degli individui direttamente coinvolti. La verità è una costruzione sociale, frutto di interpretazioni (spesso multiple); i soggetti e le loro verità sono co-costruite e cambiano nel tempo. |
| Postmoderna | Linguistica: convinzione che niente esiste separatamente dalle sue interpretazioni nel discorso, nella scrittura o nella rappresentazione artistica; il sé e la realtà sono fatti apparire nel linguaggio nel discorso e nell’arte senza referenti, perché non c’è nulla a cui riferirsi. | Riflessiva: possiamo conoscere solo attraverso l’autoreferenzialità; non ci sono oggetti, solo oggettivazioni; conosciamo solo dalla posizione del soggetto nel discorso; ogni pretesa di conoscenza è un gioco di potere; la verità è una maschera dietro cui non c’è niente. |
Metodi
| Prospettiva | Metodi |
|---|---|
| Moderna | Quantitativi (es. regressione, analisi della variazione, path analysis) |
| Simbolica | Qualitativi (es. osservazione partecipante, interviste etnografiche) |
| Postmoderna | Critici (analisi critica, analisi decostruzionista) |
Focus della teoria organizzativa
| Prospettiva | Focus |
|---|---|
| Moderna | Trovare i principi universali e le leggi che governano le organizzazioni, definire le teorie che spiegano le organizzazioni e/o le loro performance e sviluppare i metodi che testino la teoria e le sue implicazioni; si enfatizzano strutture, ruoli, standardizzazione e routine. |
| Simbolica | Descrivere la vita nei contesti organizzativi in termini di rituali e altre attività significative al fine di produrre una comprensione di come le organizzazioni si manifestano; favorisce l’interpretazione dei simboli per rivelare la cultura organizzativa attraverso i suoi presupposti, valori, artefatti e simboli. |
| Postmoderna | Adottare un approccio critico e/o decostruire i testi organizzativi; destabilizzare le ideologie manageriali e i modelli modernisti di organizzazione e teorizzazione; favorisce i punti di vista marginali e oppressi; incoraggia le forme di teorizzazione e organizzazione riflessive e inclusive. |
Eventi che hanno avuto particolare impatto sullo sviluppo della teoria organizzativa secondo James G. March (2007)
- Seconda Guerra Mondiale, espansione del dopoguerra e immigrazione di molti accademici europei negli Stati Uniti: crescita ed espansione delle “business schools”.
- Movimenti di protesta negli anni 60 / 70, che hanno favorito l’emergere di prospettive critiche.
- Crollo dell’Unione Sovietica, espansione dell’ideologia di mercato e globalizzazione: le teorie formulate nel mondo occidentale si espandono in nuovi Paesi (India, Cina).
La teoria organizzativa è nata come disciplina negli anni ‘60 con l’obiettivo di sviluppare principi, regole, schemi, in cerca del «modo migliore» per far funzionare un’organizzazione. Questa nuova disciplina si è ispirata soprattutto:
- Alla sociologia: (Durkheim, Weber, Marx)
- Al management: (Taylor, Follett, Fayol)
Modernismo
Prende ispirazione dall’illuminismo:
- Supremazia della ragione.
- Scienza porta al progresso.
- Controllo dell’ambiente grazie alle conoscenze scientifiche.
Un’organizzazione secondo i modernisti deve essere improntata su razionalità e sul controllo dei fattori esterni.
I classici della teoria organizzativa
I padri della teoria organizzativa modernista sono:
- Max Weber (1924) → la burocrazia ideale =
- Specializzazione del lavoro
- Regole e procedure formali, razionalità formale (efficienza)
- Impersonalità (le funzioni non dipendono da una persona specifica)
- Gerarchia (di tipo piramidale)
- Avanzamento di carriera basato sul merito (questa idea c’era già ma non era affermata)
- Henri Fayol (1919) → i principi del management =
- Divisione del lavoro: specializzazione ed efficienza
- Autorità e responsabilità basate sulle esperienze
- Autorità centralizzata
- Unità di comando: ogni lavoratore ha soltanto un “capo”
- Linea/catena di comando: deve essere chiara e trasparente, ad ogni livello
- Equità: trattamento giusto e imparziale per tutti i membri dell’organizzazione
- Disciplina: necessità di seguire le regole
- Esprit de Corps: reciproco supporto ed entusiasmo, unità di intenti e armonia che regnano tra i dipendenti delle organizzazioni ben gestite
- Frederick W. Taylor (1911) → il management scientifico =
- Osservare ed analizzare in dettaglio ogni singolo passaggio di un compito specifico, al fine di minimizzare i tempi (metodo scientifico)
- Selezionare ed educare i lavoratori così che svolgano il compito nel modo indicato.
- Assicurarsi che i lavoratori usino appieno il metodo indicato
- Applicare una chiara suddivisione del lavoro e delle responsabilità
L'effetto Hawthorne (Mayo 1927)
Attenzione particolare ai lavoratori (per esempio, un ricercatore che li osserva per raccogliere dei dati) inducono i lavoratori a modificare i loro comportamenti. (studi effettuati in un uno stabilimento della alla Western Electric Company’s nei pressi di Chicago, 1924/1932). Da questi esperimenti Mayo evinse che la produttività è strettamente legata all'atteggiamento nei confronti del lavoro e che la possibilità di comunicare all'altro i propri sentimenti e la possibilità di essere ascoltati e compresi erano fondamentali ai fini della produttività e della crescita della motivazione nel lavoro.
Mary Parker Follett
- Nel 1924 presentò una teoria manageriale che si basava sul principio dell’autogoverno.
- Autogoverno dell’organizzazione: interagendo direttamente tra loro, i membri di un gruppo si accordano sugli obiettivi da raggiungere e si realizzano con lo sviluppo del gruppo stesso.
- L’autrice promuoveva l’idea che il Potere dovesse essere esercitato CON le persone e non sulle persone.
- Lei sostiene che il Potere è una FONTE DI ENERGIA CREATIVA.
- Proponeva tre modi differenti per la risoluzione di un conflitto:
- Il dominio
- Il compromesso, simile al dominio in quanto non risponde pienamente agli interessi di nessuna delle due parti.
- Solo l’integrazione risponde gli interessi di tutti attraverso una ridefinizione creativa del problema. Quindi propone l’INTEGRAZIONE come metodo privilegiato per la soluzione di conflitti
Altre teorie moderniste
- Teoria generale dei sistemi (von Bertalanffy, 1968)
- Questa teoria si proponeva di integrare tutta la conoscenza scientifica. Si fondava sulla constatazione che i fenomeni sono collegati in una vasta gerarchia.
- Tratta tutti i fenomeni come sistemi formati da un insieme di sub-sistemi (ovvero le parti che compongono il sistema) che interagiscono all’interno di un sovrasistema (ovvero l’ambiente o il contesto), sottolineando così la loro relazione rispetto ai livelli gerarchici circostanti.
- La teoria è «generale» nel senso che propone leggi e principi che sono validi per tutti i sistemi.
- L’organizzazione è essa stessa una delle leggi proposte da questa teoria: l’esistenza di qualsiasi sistema dipende dalla capacità di mantenere l’organizzazione di tutte le sue parti.
- Nessun sistema può sopravvivere alla disorganizzazione. Non si può definire un sistema limitandosi a spiegarne i sub-sistemi.
- Teoria dei sistemi sociotecnici (Tavistock Institute)
- Studio delle relazioni tra essere umano e tecnologia (assume la possibilità di trovare un modello ottimale di organizzazione del lavoro).
- Fondare la progettazione organizzativa su team autogestiti.
- Teoria della contingenza (Fiedler 1967, Scott 1981, Morgan 1987)
- Studio di come un’organizzazione si adatta ad un particolare contesto (“ambiente”).
- Nella teoria della contingenza le organizzazioni efficaci sono quelle in cui vengono armonizzati più sottoinsiemi per massimizzare le performance in una determinata situazione.
- Questa teoria ha degli svantaggi come ad esempio il fatto che man mano che essa si sviluppa diventa molto difficile da gestire. Un altro svantaggio deriva dall’eccessivo affidamento nei confronti dei criteri di razionalità tecnica, di efficienza e redditività.
Prospettiva simbolica
La nascita della prospettiva simbolica
Costruzionismo sociale: realtà socialmente costruita. La nostra realtà e le nostre conoscenze sono costruite attraverso le interazioni che caratterizzano la nostra vita quotidiana (Berger & Luckmann 1966) → queste teorie hanno una forte base sociologica e riprendono una sorta di «paradigma» sociologico di Thomas (1928) e ne fanno un loro caposaldo. Questo paradigma afferma che: se una situazione viene definita come reale, essa diventa reale nelle sue conseguenze.
Caratteristiche di questa prospettiva
- Si propone come alternativa al modernismo.
- Privilegia l’utilizzo di approcci qualitativi ed etnografici allo studio delle organizzazioni.
- Assume che le organizzazioni si riproducono grazie alle continue interazioni dei loro membri, ed a come questi membri interpretano eventi ed esperienze.
- Vuole comprendere le molteplici interpretazioni che caratterizzano la vita di un’organizzazione e dei propri membri.
- Sottolinea il ruolo del contesto (culturale, spaziale, temporale) nei processi interpretativi.
Temi di interesse per la prospettiva simbolica
- Come le persone creano significato nelle organizzazioni, attraverso la loro interpretazione di eventi, storie, rituali…
- Come individui e gruppi creano i propri significati e li interpretano a seconda delle loro appartenenze culturali.
- Come diverse interpretazioni si integrano producendo un’unica realtà organizzativa.
Alcune teorie
- Costruzione sociale (Berger & Luckmann, 1966)
- La realtà non è oggettiva, ma oggettivata attraverso le nostre interpretazioni del mondo sociale.
- All’interno di una realtà socialmente costruita è il simbolismo, e non la struttura, a creare e a conservare l’ordine sociale.
- Berger e Luckmann sostenevano che le interpretazioni che si ritrovano nella costruzione sociale della realtà siano basate su comprensioni implicite formate in modo intersoggettivo. L’intersoggettività è quell’ambito dell’esperienza soggettiva che accomuna le persone e produce una storia e una cultura condivise.
- Secondo i due sociologi, la costruzione sociale opera con tre meccanismi: esteriorizzazione, oggettivazione e interiorizzazione.
- L’esteriorizzazione si verifica quando il significato viene rappresentato e comunicato attraverso dei simboli.
- Queste percezioni che derivano dall’intersoggettività appaiono oggettivamente reali, ma in realtà sono delle oggettivazioni.
- Nell’interiorizzazione si accettano acriticamente come realtà le interpretazioni intersoggettivamente esteriorizzate e oggettivate di un gruppo sociale.
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