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New media 2025-26

Lezione 1

Cosa sono i new media?

I new media si riferiscono ai canali di comunicazione digitali che hanno iniziato a emergere con l'avvento di Internet. Tuttavia, la loro definizione va ben oltre la semplice transizione tecnologica: ciò che distingue profondamente i new media è il modo in cui rielaborano, rimodellano e assorbono i media tradizionali (come il cinema, la televisione o la stampa). Contemporaneamente, si assiste a un processo inverso in cui i media più vecchi si rielaborano a loro volta per affrontare le sfide e l'impatto dei new media, in un costante dialogo di mutua trasformazione.

In questo contesto, i new media possono essere interpretati come metamedia. Questo concetto di metamedia coincide profondamente con il postmodernismo, poiché entrambi i fenomeni si fondano sul principio di rielaborare, citare e riciclare opere esistenti piuttosto che crearne di totalmente nuove da zero. L’avanguardia dei new media non risiede dunque nella nascita di contenuti inediti, ma riguarda piuttosto l'invenzione di nuovi modi di accedere alle informazioni e di manipolarle. Attraverso il digitale, la tecnologia dei new media e le sue specifiche tecniche di manipolazione possono prendere l’estetica modernista (caratterizzata dall'originalità e dall'autonomia del mezzo) e ricodificarla in un’estetica postmoderna molto diversa, basata sul frammento, sul remix e sul riuso.

È fondamentale, inoltre, tracciare una distinzione netta tra due ambiti teorici spesso sovrapposti: "new media" e "cyberculture". La cyberculture comprende i vari fenomeni sociali, antropologici e relazionali direttamente associati a Internet e alle comunicazioni in rete (come la nascita dei blog, l'evoluzione dei forum o le dinamiche comunitarie dei giochi online multiplayer). Al contrario, lo studio dei new media si concentra su un livello più strettamente testuale ed estetico, poiché riguarda più direttamente gli oggetti culturali, i loro codici visivi e i paradigmi linguistici che ridefiniscono la comunicazione contemporanea.

[Lev Manovich, The New Media Reader]

Nuove tecnologie come nuovi strumenti creativi

Tecniche di montaggio

La storia dei media dimostra che ogni innovazione tecnologica è stata immediatamente adottata come un nuovo strumento creativo per manipolare la percezione del reale. Le tecniche di montaggio e di alterazione visiva ne sono l'esempio perfetto:

  • Jumpcut: Questa tecnica di montaggio, che taglia il tempo e crea una transizione brusca disorientando lo spettatore, trova un antenato illustre nell'opera di Georges Méliès, Le Magicien (1898), dove lo stacco netto veniva usato come trucco magico di sparizione, dissezionando la continuità temporale.
  • Pellicola colorata a mano: L'esigenza di superare i limiti realistici del mezzo si nota fin dalle origini con la colorazione artigianale fotogramma per fotogramma, come in Annabelle Serpentine Dance di William K.L. Dickson (1897), che trasformava la ripresa dal vero in un'esperienza visiva astratta e cromatica.
  • Animazione stop motion: Con Fantasmagorie di Émile Cohl (1897), la tecnologia della cinepresa viene usata per manipolare elementi statici fotogramma dopo fotogramma, decostruendo la realtà per creare l'illusione del movimento dal nulla.
  • Colore: Il passaggio tecnologico al colore industriale non ha solo una valenza estetica, ma diventa un potentissimo strumento narrativo e concettuale. In The Wizard of Oz (Victor Fleming, 1939), il contrasto tra il bianco e nero della realtà e il Technicolor del mondo fantastico ridefinisce i confini dell'immaginario mediale.
  • Compositing: La tecnica di combinare elementi visivi provenienti da fonti diverse in un'unica immagine (il layering o stratificazione) trova un punto di riferimento in The Thief of Bagdad (Michael Powell, 1940), anticipando di decenni i principi del montaggio digitale e degli effetti visivi contemporanei.

Rivoluzione digitale

Il passaggio dalle tecniche analogiche a quelle digitali segna una svolta epocale nella produzione visiva. Un film come 28 Days Later (Danny Boyle, 2002) rappresenta un momento di rottura fondamentale: l'utilizzo di videocamere digitali entry-level al posto della classica pellicola introduce nel cinema mainstream un'estetica totalmente nuova, caratterizzata da immagini più sporche, immediate, iperrealiste e vicine al linguaggio dei reportage o dei media digitali emergenti.

Smartphone filmmaking

La definitiva democratizzazione e convergenza tecnologica si compie con lo smartphone filmmaking. L'opera Tangerine (Sean Baker, 2015), girata interamente utilizzando degli smartphone, dimostra come un dispositivo di uso quotidiano possa trasformarsi in uno strumento di produzione cinematografica professionale. Questo fenomeno abbatte le barriere economiche d'accesso alla creazione visiva e trasforma radicalmente le modalità di ripresa e l'intimità del set.

Video come nuovo strumento di comunicazione multimediale

Il video si consolida nel corso del tempo come il medium ideale per la comunicazione multimediale, capace di unire scienza, arte e riflessione teorica in un unico flusso visivo. Nel cortometraggio Powers of Ten (Charles and Ray Eames, 1977), il video diventa uno straordinario strumento di ricerca analitica, capace di esplorare le diverse scale dell'universo (dall'infinitamente grande all'infinitamente piccolo) attraverso un movimento di zoom continuo e controllato.

Allo stesso modo, in Supersurface (Superstudio, 1972), il linguaggio video viene utilizzato dall'architettura radicale come uno strumento concettuale per teorizzare una realtà completamente digitalizzata e globalizzata, anticipando visivamente l'avvento della rete come spazio totale di esistenza.

Esempi di new media contemporanei

I new media contemporanei si articolano in una pluralità di generi ibridi che fanno della decontestualizzazione, del remix e del saggismo visivo i loro tratti distintivi:

  • Video arte: Opere seminali come Semiotics of the Kitchen di Martha Rosler (1975) utilizzano il mezzo video e la performance per dissezionare e fare parodia del linguaggio dei programmi di cucina televisivi, trasformando i media esistenti e gli stereotipi sociali in materiale grezzo per una profonda critica femminista.
  • Video musicale: Il videoclip diventa un territorio di sperimentazione visiva estrema. In The Chemical Brothers - Star Guitar (diretto da Michel Gondry, 2002), il panorama visto dal finestrino di un treno viene digitalmente modificato e sincronizzato al millisecondo con i battiti della musica, trasformando gli elementi del paesaggio in vere e proprie note di uno spartito visivo.
  • Video essay: Rappresenta la forma più pura di critica mediale applicata. In Kubrick One-Point Perspective (Kogonada, 2012), il video saggista non usa le parole per spiegare il cinema, ma usa il montaggio stesso per dissezionare l'opera di Kubrick. Isolando e accostando le inquadrature con prospettiva centrale, genera una nuova conoscenza critica partendo esclusivamente da materiale audiovisivo preesistente.
  • Advertising: La pubblicità contemporanea assimila i codici del cinema d'autore. Lo spot Adidas ‘The Wall’ di David Lynch (1993) ne è un esempio perfetto, dove l'esigenza commerciale viene totalmente ibridata con l'estetica surreale, oscura e frammentaria tipica del regista.
  • Fashion film: Con il progetto Sweet di Nick Knight / Jane How (2000), la comunicazione della moda abbandona la staticità della fotografia tradizionale per abbracciare la fluidità del video digitale, creando un linguaggio autonomo in cui l'abito, il movimento e l'effetto digitale si fondono.

New media come media interattivi

La rottura definitiva con i media tradizionali avviene quando l'utente smette di essere un osservatore passivo e diventa parte attiva dell'opera attraverso l'interattività, la convergenza e la partecipazione.

  • Libro game: Strutture narrative come Choose Your Own Adventure (Edward Packard, 1976) rappresentano il primo tentativo di rompere la linearità della lettura tradizionale, permettendo al lettore di compiere scelte e biforcazioni che anticipano la struttura logica e algoritmica dei moderni software.
  • Videogame: Il videogioco contemporaneo spinge l'interattività al massimo livello di complessità narrativa e visiva. Titoli come Detroit: Become Human (Quantic Dream, 2018) fondono un'estetica cinematografica iperrealista con un sistema di scelte ramificate, dove le azioni del giocatore riscrivono costantemente l'evoluzione della trama e il destino dei personaggi.
  • VR (realtà virtuale): Progetti immersivi come Here (Lysander Ashton, 2020) utilizzano la realtà virtuale per isolare l'utente dallo spazio fisico circostante e inserirlo all'interno di una dimensione digitale a 360 gradi, ridefinendo completamente le nozioni di presenza, spazio e percezione visiva.
  • AR (realtà aumentata): A differenza della VR, la realtà aumentata non sostituisce il mondo reale ma vi sovrappone livelli di informazione digitale. Il fenomeno di massa Pokémon Go (Niantic, 2016) mostra un approccio cross-mediale in cui lo spazio urbano reale diventa lo scenario di un gioco virtuale, modificando l'interazione fisica delle persone con l'ambiente circostante.
  • Interaction design: L'applicazione delle tecnologie interattive trasforma anche gli spazi espositivi tradizionali. La mostra Electa - Raffaello, progettata dallo studio Dotdotdot (2022), dimostra come l'interaction design possa trasformare l'arte classica in un'esperienza multimediale in cui il visitatore attiva i contenuti sensoriali e informativi attraverso i propri movimenti e la propria presenza nello spazio.
  • ARG (alternate reality game): Questa forma di narrazione transmediale utilizza il mondo reale come piattaforma di gioco. Un esempio celebre è la campagna di viral marketing legata al finto Slusho commercial (ideata da J.J. Abrams nel 2008 per il lancio del film Cloverfield): gli utenti sono stati spinti a fare media research sul web per scovare indizi, decrittare siti fake e risolvere enigmi, trasformando la promozione pubblicitaria in un gioco collettivo immersivo che sfuma i confini tra realtà e finzione.
  • Progetti di scrittura collettiva: I new media permettono la nascita di universi narrativi creati dal basso attraverso la collaborazione di migliaia di utenti. Fenomeni come la SCP Foundation (2008) e le The Backrooms (2019) sono enciclopedie collaborative online di storie dell'orrore e fantascienza. Gli utenti prendono immagini misteriose o testi decontestualizzati trovati in rete (materiale grezzo) e creano collettivamente una fittizia e mastodontica "lore" (mitologia digitale), dimostrando la potenza della scrittura e della creatività comunitaria nell'era di Internet.

New media come strumenti di propaganda

Infine, le dinamiche di rielaborazione, manipolazione e decontestualizzazione proprie dei new media possono essere utilizzate con finalità ideologiche, modificando profondamente l'efficacia e la diffusione della propaganda politica:

  • Da un lato, l'iconografia politica viene totalmente riscritta dalle logiche della cultura partecipativa della rete, come dimostra il celeberrimo poster Obama HOPE di Shepard Fairey (2008). In questo caso, una fotografia di cronaca preesistente è stata presa come materiale grezzo, stilizzata graficamente e trasformata in un'icona pop globale virale, capace di diffondersi in modo cross-mediale sia sul web che nelle strade.
  • Dall'altro lato, lo scenario contemporaneo si scontra con le potenzialità manipolatorie delle tecnologie più recenti, come nel caso dei video sintetici generati da Intelligenza Artificiale (un esempio è il video TRUMP GAZA AI del 2025). Queste tecnologie non si limitano a rielaborare materiali reali, ma sono in grado di creare simulacri visivi e falsi estremamente realistici dal nulla. Ciò sposta la propaganda in una nuova dimensione digitale, rendendo la media research e la verifica delle fonti uno strumento critico fondamentale per decodificare il presente.

Lezione 2

Video essay

Il video essay si definisce innanzitutto come uno strumento metodologico: significa utilizzare la struttura e il linguaggio del cinema per sviluppare e promuovere la propria ricerca. Non si tratta solo di fare critica cinematografica, ma di usare lo specifico filmico come terreno di indagine.

Nel panorama del video saggismo, i video essay riguardano soprattutto l’esecuzione concreta. Sebbene la premessa o l'ipotesi di partenza sia importante, è solo nell’esecuzione pratica del montaggio che l’idea prende realmente forma e corpo. Esiste un legame indissolubile tra intuizione e tecnica: una buona idea teorica può essere completamente rovinata da un montaggio approssimativo o pigro, mentre, al contrario, un’intuizione nella media può produrre risultati e risvolti critici del tutto inaspettati se gestita, ritmata e strutturata bene in timeline.

Tuttavia, questo non deve portare a un'ossessione per la tecnica fine a se stessa: in questa forma espressiva, il concept è decisamente più importante della professionalità della sua realizzazione. Un'idea forte, originale e decostruttiva ha più valore accademico e comunicativo di un video patinato ma vuoto.

Come forma unica e ibrida, il video essay non nasce dal nulla, ma emerge dalla convergenza e stratificazione di diversi ambiti mediali preesistenti, tra cui:

  • Documentario: Da cui eredita l'istanza di realtà, l'intervento diretto in camera e l'uso strutturale della voce fuori campo (voice-over).
  • Cinema d’avanguardia: Da cui riprende la spinta sperimentale, l'attitudine decostruttiva e la pratica del found footage, ovvero il riutilizzo di immagini e suoni preesistenti.
  • The essay film: La tradizione cinematografica del "film saggio" (il cinema del pensiero riflessivo e soggettivo).
  • Televisione: Attraverso il riciclo dei linguaggi della pubblicità e della televisione popolare.
  • Home movies e cinefilia: Legati alla passione viscerale per il cinema, alla manipolazione amatoriale delle immagini e alle pratiche di appropriazione e rilocazione dei media.
  • Internet: Inteso come la piattaforma e la comunità d'elezione che ha permesso la proliferazione del genere, offrendo uno spazio libero da bias o dalle rigide limitazioni e burocrazie dell’accademia tradizionale.

Un esempio pionieristico e brillante di questa ibridazione cross-mediale è Youtube duet; Miles Davis improvising on LCD Soundsystem di Alessandro Grespan (2011). In questo caso, la piattaforma (YouTube) diventa il luogo di un montaggio concettuale che unisce epoche e generi musicali diversi, creando un finto duetto che vive solo nello spazio digitale.

The essay film

Per capire il video essay bisogna comprendere il suo antenato nobile: l'essay film. Questa categoria fa riferimento a documentari lungometraggi “ibridi” e profondamente concettuali. Il loro obiettivo primario è esplorare idee complesse attraverso il cinema, usando le immagini non per documentare un fatto, ma per riflettere su di esso. Spesso, non a caso, questi lavori sono realizzati più da artisti concettuali che da filmmaker tradizionali nel senso industriale del termine.

I capisaldi storici e contemporanei di questa forma espressiva sono:

  • Sans Soleil di Chris Marker (1983): Capolavoro assoluto del film saggio, una riflessione filosofica sulla memoria, il tempo e l'immagine che viaggia tra l'Africa e il Giappone guidata da una voce narrante.
  • LEMONADE di Beyoncé (2016): Dimostrazione di come l'essay film possa essere assimilato dalla cultura pop di massa. Un album visivo che diventa un saggio concettuale e politico sull'identità delle donne nere, il trauma e la resilienza, unendo poesia, musica e videoarte.

Video essay: distinzioni e definizioni

Nel tentativo di mappare questo medium, gli studiosi si scontrano con un dato di fatto: le definizioni tendono a essere impure, fluide e difficili da circoscrivere con precisione geometrica. Ciò che conta o non conta come video essay è, ancora oggi, costantemente oggetto di accesi dibattiti.

In termini generali, possiamo definirlo come uno spazio audiovisivo autocostruito per una riflessione soggettiva (il punto di vista dell'autore) e/o un’analisi oggettiva di un concetto. Le sue caratteristiche strutturali prevedono che sia un oggetto principalmente montato piuttosto che filmato (la scrittura avviene in post-produzione riutilizzando materiali già esistenti) e che appartenga rigorosamente all'alveo della non-fiction (saggistica). Rispetto ai documentari brevi tradizionali, il video essay si rivela meno dogmatico e a volte decisamente più giocoso, ironico o poetico.

Il suo baricentro teorico risiede proprio nell’ibridità come concetto di valore. A causa di questa fluidità, esiste una forte e continua sovrapposizione tra le arti visive (in particolare la videoarte) e alcuni formati e pratiche del video essay. È un rapporto a doppio senso: da un lato, i video essay possono avere legittime ambizioni artistiche proprie; dall’altro, gli artisti video utilizzano regolarmente strategie visive e analitiche comunemente associate al video essay.

Video essay: problemi e limiti

Come ogni medium emergente, anche il video saggismo presenta criticità e limiti strutturali che aprono accesi dibattiti:

  • Estetismo fine a se stesso: Esiste il forte rischio che l’estetica e la bellezza formale delle immagini possano essere privilegiate rispetto al reale contenuto, a totale scapito del significato profondo e del rigore del concetto.
  • Resistenze istituzionali: Le rigide convenzioni accademiche e i metodi di valutazione tradizionali (basati sul testo scritto) possono limitare e rallentare
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Scienze politiche e sociali SPS/08 Sociologia dei processi culturali e comunicativi

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher melanie13 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di New media e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Istituto Europeo di Design - Ied o del prof Gambari Olga.
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