La ricerca qualitativa
Capitolo 1: Cos'è la ricerca qualitativa?
Vista la difficoltà di dare una definizione di ricerca qualitativa, è fondamentale analizzare i suoi due tratti più rilevanti:
- Forma di osservazione ravvicinata: la prossimità ontologica tra osservatore ed oggetto osservato, elemento particolarmente rilevante nelle scienze sociali, può essere governata seguendo due vie:
- Semplificazione dell'oggetto (propria della ricerca quantitativa che riduce il campo di osservazione);
- Riduzione dell'estensione del dominio osservato (propria della ricerca qualitativa, in cui si analizzano approfonditamente pochi casi specifici).
- Sintonizzazione con le caratteristiche degli oggetti: come sostenuto da Blumer e da Goffman, sul piano delle pratiche di ricerca qualitativa sono fondamentali due elementi:
- Interattività (capacità di coordinazione tra ricercatore e oggetto d'indagine);
- Sensibilità al contesto (capacità di adattare gli strumenti al contesto reale).
La ricerca qualitativa si sviluppa negli anni '60 negli Stati Uniti e le tre ragioni su cui si fonda sono:
- Ragioni metodologiche: i comportamenti sociali sono spiegabili in modo migliore solo se si adottano metodologie di ricerca che si focalizzino sulla maggior accuratezza della rappresentazione dei fenomeni. Quindi grazie all'osservazione ravvicinata diviene possibile costruire un resoconto narrativo dei processi causali valorizzando il carattere multiplo e contingente della causazione sociale;
- Ragioni metateoriche: capacità della ricerca qualitativa di creare teorie generali che considerino le discontinuità sociali e culturali, ed i relativi contesti;
- Ragioni etico-politiche: possibilità di dar voce alle diverse forme di alterità, facendo oggetto dei propri studi soggetti marginali e permettendo loro di esprimere la propria esperienza con le loro parole.
La finalità dell’attività scientifica non è spiegare il reale ma solo rispondere a interrogativi sul reale, rinunciando a una concezione della conoscenza che per essere davvero tale deve accedere alla totalità e all’essenza dei fenomeni. Tutte le raffigurazioni dei fenomeni sociali sono comunque distorte; all’obiettivo epistemico della verità si sostituiscono quelli della sincerità, della bellezza e della solidarietà, giungendo quindi ad una posizione etichettata come attivismo.
Ad oggi l'attacco ai fondamenti metodologici della ricerca qualitativa e alla sua capacità di consegnare rappresentazioni accurate dei fenomeni sociali proviene dall’Evidence Based Research Movement, movimento affermatosi nei paesi di lingua inglese e sostenuto da numerose agenzie pubbliche che si propone di applicare alla ricerca qualitativa le medesime procedure di validazione impiegate nelle discipline biomediche: standardizzazione e proceduralizzazione delle tecniche di misurazione.
Criteri per la valutazione delle singole metodologie di ricerca
- Ruolo del ricercatore e sua agency: considerando tale criterio si giunge alla distinzione tra:
- Dati generati dall'intervento del ricercatore (Researcher-Provoked Data): tali dati sono frutto di interazioni relazionari provocate dal ricercatore. A tale classe di dati appartengono le metodologie qualitative del focus group, dell'intervista discorsiva e dell'esperimento sul campo.
- Dati naturalistici (Naturalistic Data): la loro disponibilità non dipende dall'intervento del ricercatore. A tale categoria appartengono metodologie qualitative, tra cui l'osservazione partecipante, l'osservazione naturalistica, l'analisi delle conversazioni, lo shadowing e l'osservazione di documenti naturali.
- Ricorso all'interlocuzione: tale criterio, applicabile solo ai dati naturalistici, è una pratica con la quale ci si propone di accedere al senso che gli individui ripongono nelle azioni che il ricercatore ha modo di osservare o alle quali prende parte. Esso può essere fondamentale per significare il vissuto e il senso che i soggetti danno ad una certa situazione;
- Natura della perturbazione: essa può essere:
- Perturbazione osservativa: modificazioni dovute al fatto di sapere di essere osservati (intervista discorsiva, focus group, giochi e osservazione di documenti sollecitata dal ricercatore);
- Perturbazione interattiva: dovuta alla semplice presenza del ricercatore che, anche se non percepito come tale, crea una modificazione dell'oggetto di studio (esperimenti sul campo);
- Perturbazione assente.
Dato che questo libro analizzerà le tre principali tecniche di ricerca qualitativa (osservazione partecipante, intervista discorsiva e focus group), è importante fare una breve analisi delle altre tecniche:
- Shadowing: il ricercatore segue un individuo “come un’ombra”, per 7/8 ore al giorno, a volte anche per settimane. La tecnica combina in successione osservazione e dialogo. Essa rappresenta la tecnica più intrusiva, in quanto prevede una consistente perturbazione, e per questo può essere applicata solo in alcuni contesti di ricerca, ovvero in quelle situazioni in grado di tollerare la presenza intrusiva del ricercatore. Nello specifico in tale tecnica la fase dell'osservazione vede il ricercatore adottare una posizione defilata che non prevede la sua partecipazione attiva alle interazioni e ai dialoghi che impegnano la persona di cui fa da ombra. Solo in una seconda fase il dialogo segue le sessioni osservative, ed è in questa fase che al ricercatore è offerta l'opportunità di chiedere conto al partecipante del senso delle azioni di cui è stato testimone, di suscitare giudizi e valutazioni sulle pratiche che lo hanno impegnato. Tale tecnica può inoltre essere utilizzata da sola o in combinazione con altre tecniche di ricerca.
- Analisi delle conversazioni: riguarda lo studio delle produzioni verbali nell’interazione tra parlanti, basato sull'acquisizione delle registrazioni audio di conversazioni naturali così come prendono forma nel corso delle attività quotidiane. Il vincolo della naturalità è rispettato a pieno titolo quando il ricercatore ha accesso a conversazioni di cui, per finalità diverse dalla ricerca scientifica, sono disponibili registrazioni audio e talvolta anche video (ad es. trasmissioni televisive o talk show), mentre si attenua negli studi nei quali il ricercatore negozia preventivamente con i partecipanti la registrazione delle loro interazioni verbali.
- Osservazione naturalistica: tecnica concepita per rilevare l'interazione sociale nel suo farsi quotidiano, contenendo il più possibile la perturbazione imputabile alla presenza sul campo del ricercatore. È una forma di osservazione deliberatamente non partecipante, nella quale l’osservatore cerca di diventare la proverbiale “mosca sul muro”, che vede senza che gli altri si accorgano. Si limita la propria attenzione ai comportamenti osservabili, senza poter contare sulla cooperazione dei partecipanti. È una tecnica ideale per lo studio dei comportamenti nei luoghi pubblici.
- Osservazione di documenti naturali: siano questi testi o manufatti, questa tecnica costituisce il cuore del lavoro di ricerca di storiografi e archeologi, gli uni alle prese con i testi polverosi custoditi in un archivio, gli altri con i resti della cultura materiale delle civiltà del passato. Può però essere impiegato anche per le società a noi contemporanee. Vista la difficoltà ad utilizzarla da sola, questa tecnica è spesso usata in combinazione con altre. Erroneamente l'osservazione di documenti naturali viene fatta coincidere ora con la loro raccolta (raccolta di lettere, di articoli di giornale, e quant'altro) ora con la loro analisi, lasciando in ombra l'operazione intellettuale che contraddistingue queste tecniche di osservazione e che è rilevabile nella critica del documento, più propriamente delle fonti, passo che precede l'analisi di questi materiali e che indica i margini di errore, il grado di incertezza, delle conclusioni che il ricercatore potrà trarre. L'esempio più noto di tale tecnica all'interno della ricerca sociale è lo studio sociologico di Thomas e Zaniecki (1920) inerente il contadino polacco in Polonia e in America e basato su una collezione di lettere. Per ricostruire l'esperienza degli immigrati polacchi gli autori fecero ricorso a una collezione di 754 lettere, dirette o provenienti da immigrati polacchi negli Stati Uniti, e a questi materiali affiancarono quelli attinti dagli archivi di un giornale polacco e da alcuni archivi parrocchiali, unitamente a un resoconto autobiografico di un giovane polacco.
- Esperimento sul campo: generalmente usato in ricerca quantitativa, nella ricerca qualitativa l’attenzione è più sul controllo dei significati che delle variabili e, oltre all’accertamento delle relazioni causali, diventa importante qualificare anche il come di quel nesso, mettere a punto un resoconto narrativo dei processi causali, capace di collocare in un continuum diacronico i nessi fra eventi e azioni, valorizzando il carattere multiplo e contingente della causazione sociale. Prevede, non diversamente dall’esperimento in laboratorio, l’introduzione nel contesto in studio di una specifica forma di perturbazione, di uno stimolo, cui segue la rilevazione delle sue conseguenze e degli effetti. L’esperimento sul campo non prevede la possibilità di esercitare alcun controllo sulle variabili terze, di cui ci si può limitare a prendere nota dell'impatto. Rispetto a questa tecnica è da ricordare l'esperimento di Rosenham (1973) sulla diagnosi psichiatrica, per vedere quanto, nella definizione della diagnosi di malato mentale, contino più le caratteristiche dei pazienti o il contesto in cui viene applicata la diagnosi. In tale studio otto collaboratori “sani” chiesero di farsi ricoverare rivolgendosi a dodici ospedali diversi lamentando di sentire le voci ma parlando della loro vita in modo veritiero e presentando un’immagine di sé di assoluta normalità. Al termine vennero tutti ricoverati e trattenuti a lungo, per poi essere dimessi con la diagnosi di “schizofrenia in remissione”.
- Giochi: procedure concepite per osservare l’interazione sociale in condizioni quasi-sperimentali. I soggetti in studio interagiscono secondo un copione che attribuisce a ciascuno un ruolo e un obiettivo da perseguire. Nei giochi l'osservazione dell'interazione sociale è condotta con modalità riconducibili, almeno in parte, a quelle dell'osservazione naturalistica, in quanto l'osservatore non partecipa all'interazione sociale innescata dal gioco e osserva soggetti consapevoli della sua attenzione. Il ricercatore si limita a stabilire le regole e il contesto, all'interno del quale i partecipanti sono liberi di esprimersi e sanno di essere osservati. Segue talvolta la conduzione di interviste individuali.
- Osservazione di documenti sollecitati dallo sperimentatore: rientrano in quest'ambito la produzione di testi o di immagini direttamente sollecitate dal ricercatore per trarre da questi materiali elementi utili a rispondere ad interrogativi di ricerca. La sollecitazione alla produzione di testi si basa, normalmente, sulla richiesta avanzata ai partecipanti di redigere un diario che dia conto delle loro attività quotidiane. Esempio di questa tecnica è la ricerca di Thomas (2006) sulle persone affette da HIV e su chi le cura in Namibia, le quali vennero sollecitate a scrivere un diario per sei mesi.
Capitolo 2: Il disegno della ricerca qualitativa
Il termine ricerca sociale designa un particolare tipo di agire strategico, con il quale il ricercatore si apre a un’esperienza con l’intento di elaborare una risposta a una domanda relativa a un determinato fenomeno sociale. Il disegno di ricerca indica sia la prefigurazione che la storia naturale della ricerca stessa. Entrambe queste fasi di un disegno di ricerca si propongono di persuadere la comunità scientifica di riferimento delle ragioni di interesse della domanda cognitiva e dell'appropriatezza delle strategie, raggiungendo quella che può essere definita argomentazione persuasiva. Si propongono, inoltre, di difendere la solidità, dapprima attesa e poi attestata, delle conclusioni cui si perviene. Sia nella forma di prefigurazione che in quella di ricostruzione, il discorso che costituisce il disegno della ricerca si configura come un’anticipazione dialettica delle obiezioni alla plausibilità dei risultati dello studio e alla legittimità della loro estensione.
Il disegno di ricerca e l’argomentazione prolettica crescono contemporaneamente, contando su una lunga sequenza di aggiustamenti resi possibili dalla peculiare flessibilità delle ricerca qualitativa. I tre elementi principali della fase di prefigurazione sono:
- Specificazione della domanda e qualificazione della sua rilevanza;
- Individuazione del contesto empirico e difesa della sua appropriatezza;
- Descrizione del metodo utilizzato.
Le funzioni della prefigurazione sono principalmente due:
- Fornire una guida flessibile al ricercatore per comprendere la portata delle mosse da attuare durante la ricerca;
- Ottenere le autorizzazioni ed i fondi di ricerca necessari.
È ora fondamentale considerare nello specifico i tre elementi, prima citati, della prefigurazione: domanda e contesto empirico. Come sostenuto da Boudon, la ricerca scientifica ha l'obiettivo di rispondere a interrogativi sul reale. I primi elementi da considerare sono:
- Rilevanza teoretica: relativa all'offrire un contributo alla conoscenza dei fenomeni sociali;
- Rilevanza pragmatica: capacità della risposta di orientare la soluzione, o anche solo la più efficace messa in forma, di un problema sociale.
In questa fase è quindi necessario, partendo dalla valutazione della domanda, stabilire il tipo di contesto dal quale è ragionevole attendersi una risposta pertinente ai propri interrogativi di ricerca (ad es. se si decide di studiare le abitudini dei passeggeri ferroviari si va nelle stazioni). È solo attraverso questa definizione che si può giungere ad identificare il contesto empirico, ottenuto quindi secondo una selezione strategica degli elementi, il quale può essere definito come il luogo in cui il ricercatore può fare l’esperienza più congrua ai propri obiettivi conoscitivi e/o pragmatici. La definizione del tipo di contesto contribuisce inoltre alla specificazione della domanda e alla delimitazione della portata dei risultati attesi. Le tre fasi principali, alla luce di quanto detto, sono:
- Elaborazione della domanda;
- Individuazione del tipo di contesto che fornisca una risposta eloquente;
- Immersione in uno specifico contesto empirico.
Differente è il caso delle cosiddette ricerche opportunistiche (ad es. Roth, nel 1963, sviluppò una ricerca nelle istituzioni ospedaliere dovuta al fatto di essere stato spesso e per lunghi periodi ricoverato in un sanatorio a causa della tubercolosi) in cui, ed è questo un tratto caratteristico della ricerca qualitativa, vi è la necessità di armonizzare ed in un certo senso "sottomettere" il metodo alle esigenze del contesto. Questo può avvenire ad esempio quando si scopre che i soggetti del campionamento non sono disponibili, e bisogna quindi cambiare il contesto cercandone uno più congruo, oppure quando si rende necessaria una ridefinizione della domanda. Altro caso particolare di armonizzazione tra domanda e contesto è fornito dal libro "L'Ingegneria della Cultura" di Kunda (1992) e dalla Grounded Theory secondo cui la definizione della domanda è da stabilire al termine, e non prima, di una consistente attenzione e partecipazione etnografica al contesto. Questo, che è da considerare come un caso limite, rappresenta però anche un esempio dei limiti che si possono riscontrare a causa della mancata tematizzazione della domanda di ricerca, finendo per rischiare di "non trovare quello che si stava cercando".
Scelta dei casi e campionamento
Per attuare un corretto disegno di ricerca bisogna scegliere i casi da studiare, in quanto non si può sottoporre tutto a un’osservazione ravvicinata ma è necessario scegliere le parti di quel tutto sufficienti a elaborare una risposta agli interrogativi, con l’intento di estendere gli asserti distillati dai materiali acquisiti sul campo al contesto di cui i casi fanno parte. Quello che si fa è quindi studiare alcuni casi particolari con l’intento di trarre, dalla loro osservazione ravvicinata, elementi utili a soddisfare quell’aspirazione alla generalità che è tipica della sociologia. Nella ricerca quantitativa, l’esigenza di estendere la predicabilità degli asserti elaborati a partire dall’analisi dei casi osservati è perseguita attraverso la teoria statistica dei campioni e più in generale attraverso la teoria della probabilità, intesa come generalizzazione statistica, la quale però non è perseguibile per tre ragioni:
- Il ricorso ad un'osservazione ravvicinata è impraticabile su campioni di dimensioni adeguate a garantire stime robuste dei parametri in studio;
- Le unità su cui si lavora sono caratterizzate non per la loro tipicità, ma per la loro particolarità, intesa come la capacità di offrire o meno un sostegno all’argomentazione in corso, per cui non sempre è possibile ed auspicabile disporre di una miniatura della popolazione in studio, di un campione rappresentativo;
- Su piccoli numeri il ricorso a scelte casuali non può condurre a risultati apprezzabili.
Nel contesto della ricerca qualitativa la generalizzazione dei risultati è invece sostenuta dalla teoria dell'argomentazione la quale, secondo Payne e Williams, deve essere ancorata al ragionamento ordinario e protesa a sostenere la plausibilità delle inferenze proposte.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
-
Riassunto esame Metodologia e Tecniche della Ricerca Sociale, prof. Cremonini, libro consigliato Tecniche di ricerc…
-
Riassunto esame Metodologia, prof. Bove, libro consigliato Tecniche di ricerca qualitativa, Cardano
-
Riassunto esame Statistica sociale, prof. Carra, libro consigliato Tecniche di ricerca qualitativa, Cardano
-
Riassunto esame metodologia della ricerca sociale, Prof Nobile, Prof Fasanella, libro consigliato Il disegno della …