Capitolo 6. Il quadro generale della macroeconomia
La natura della macroeconomia
La microeconomia si concentra sul modo in cui gli individui e le imprese prendono le decisioni e sulle conseguenze di tali decisioni. La macroeconomia analizza il comportamento aggregato del sistema economico: il modo in cui le decisioni di tutti gli individui e le imprese interagiscono per generare un particolare livello di performance economica generale.
Consideriamo quello che gli economisti chiamano il paradosso della parsimonia: se temono di dover affrontare un periodo di ristrettezze economiche, le famiglie e le imprese reagiscono istintivamente riducendo le spese superflue. Questa riduzione delle spese deprime l’economia perché i consumatori spendono di meno, ed i conseguenza, le imprese licenziano i lavoratori. Alla fine, famiglie e imprese possono trovarsi in condizioni peggiori rispetto a quelle in cui si sarebbero trovate se non avessero tentato di ridurre responsabilmente le spese. Giustamente si parla di paradosso: comportamento apparentemente virtuoso che finisce per avere effetti salutari per tutti.
Un aspetto fondamentale della macroeconomia è che nel breve periodo, l’effetto combinato delle decisioni individuali può essere molto diverso da quello che il singolo individuo intendeva produrre, e a volte addirittura perverso. Il comportamento della macroeconomia è, indubbiamente, maggiore della somma delle azioni individuali e dei risultati di mercato.
I macroeconomisti si occupano di questioni di politica economica, ovvero delle misure che i governi possono prendere per conseguire performance macroeconomiche migliori. Questa enfasi sulle politiche economiche è il portato degli eventi storici, e in particolare sulla grande depressione degli anni '30. Prima degli anni 1930 gli economisti tendevano a considerare l’economia come un sistema in grado di autoregolarsi: erano convinti che i problemi come la disoccupazione si sarebbero risolti grazie all’azione della “mano invisibile” e che i tentativi dei governi di migliorare la performance del sistema economico sarebbero stati nella migliore delle ipotesi inefficaci e molto probabilmente controproducenti.
La grande depressione cambiò tutto. Nel 1936 John Maynard Keynes, un economista britannico, pubblicò la teoria generale dell'occupazione, dell'interesse e della moneta, un'opera che ha trasformato la macroeconomia. Secondo l'economia keynesiana le recessioni economiche sono provocate da una spesa insufficiente, perciò, possono essere mitigate dall'intervento pubblico. Keynes affermava inoltre che l'intervento dello Stato poteva aiutare un sistema economico a uscire dalla recessione attraverso strumenti di politica fiscale e di politica monetaria.
La politica monetaria si avvale di variazioni della quantità di moneta per alterare i tassi d'interesse, che a loro volta influiscono sul livello generale della spesa. La politica fiscale agisce sulla tassazione e la spesa pubblica per influire direttamente sulla spesa complessiva.
Il ciclo economico
La grande depressione è stata di gran lunga la peggiore crisi economica nella storia degli Stati Uniti. Ma anche se la gestione economica è riuscita a evitare la catastrofe per tutta la restante parte del ventesimo secolo, i sistemi economici hanno evidenziato nondimeno un andamento altalenante. È vero che le fasi di crescita sono state più prolungate di quelle di contrazione.
Le tre grandi fasi di contrazione si notano con grande evidenza. Inoltre, un'analisi dettagliata dei dati rileva che nei tre periodi considerati il calo non si è limitato solo ad alcuni settori: in corrispondenza di ciascun periodo quasi tutti i comparti dell'economia statunitense hanno visto diminuire sia la produzione aggregata sia il numero degli occupati.
Il ciclo economico è l'alternarsi nel breve periodo di fasi di recessione di espansione. L’asse delle ascisse riporta l’anno. L’asse delle ordinate riporta l’occupazione o la produzione aggregata del sistema economico, i periodi nei quali queste due variabili subiscono una flessione sono detti recessioni, nella quale la produzione e l'occupazione diminuiscono; quelli in cui evidenziano una tendenza al rialzo sono detti invece espansioni. Il punto di passaggio da un'espansione a una recessione è detto massimo ciclico; in corrispondenza di un minimo ciclico invece, l'economia passa da una fase di recessione a una di espansione.
Il ciclo economico è un connotato permanente dell'economia. Come si può notare, in tutto il periodo considerato si è avuto un continuo alternarsi di recessioni ed espansioni. Non sono in molti a lamentarsi del ciclo economico quando l'economia è in espansione. Le recessioni invece provocano un disagio diffuso. L'effetto più importante delle recessioni è l’impatto sulla capacità dei lavoratori di trovare e conservare un'occupazione.
La crescita economica di lungo periodo
La grave recessione del 1929-1933 è evidente, ma i cicli economici registrati fra la Seconda guerra mondiale e il 2007 sono quasi impercettibili, da una fortissima tendenza alla crescita. L'espansione della produzione nel lungo periodo è ascrivibile in parte alla crescita della popolazione e della forza lavoro, ma la produzione totale dell'economia è aumentata in misura superiore alla popolazione.
La crescita economica di lungo periodo è la tendenza persistente all'aumento della produzione aggregata dell'economia nel tempo, infatti, riveste un'importanza cruciale per molte pressanti questioni economiche attuali. La sensazione del progresso di un paese dipende in misura determinante dalla capacità di conseguire una crescita economica di lungo periodo. In particolare, la crescita di lungo periodo pro capite - un'espansione sostenuta della produzione aggregata in rapporto alla popolazione - è la chiave dell'aumento dei salari e del tenore di vita. La crescita economica di lungo periodo è una questione ancora più impellente nei paesi più poveri e meno sviluppati, che vorrebbero attingere a un tenore di vita migliore. La crescita economica di lungo periodo è un fenomeno relativamente moderno.
Inflazione e deflazione
Nel gennaio del 1980 l'operaio medio degli Stati Uniti era pagato 6,57 $ a dollari all’ora; nel giugno del 2011 il salario medio orario di questa categoria dei lavoratori era salito a 19,41 $ all’ora.
Il punto che ci preme sottolineare è che nel periodo considerato l'economia statunitense ha registrato una sostanziale inflazione (un aumento persistente del livello generale dei prezzi). La deflazione è una diminuzione persistente del livello generale dei prezzi. Si potrebbe pensare che le variazioni del livello generale dei prezzi siano dovute semplicemente all'interazione di domanda e offerta. Le dinamiche della domanda e dell'offerta possono spiegare unicamente perché un dato bene o servizio diventa più costoso rispetto ad altri beni o servizi.
Nel lungo periodo, invece, il livello generale dei prezzi è determinato in massima parte dalle variazioni dell'offerta di moneta: la quantità totale di attività finanziarie che possono essere utilizzate come strumenti di pagamento.
Sia l'inflazione sia la deflazione creano problemi ai sistemi economici. Per esempio, l'inflazione scoraggia gli individui dal detenere denaro contante perché, se il livello generale dei prezzi aumenta, i salari liquidi perdono valore nel tempo, cioè la quantità di beni e servizi che è possibile acquistare con un dato ammontare di denaro contante diminuisce. La deflazione può presentare il problema opposto: se il livello dei prezzi diminuisce, il contante guadagna valore nel tempo, cioè è possibile acquistare una maggiore quantità di beni e servizi con un dato ammontare di moneta e, quindi, detenere salari liquidi diventa più attraente che investire in nuovi stabilimenti o in altre attività produttive. Questo può aggravare una recessione. L'economia gode di stabilità dei prezzi quando il livello generale dei prezzi varia lentamente.
Gli squilibri internazionali
Gli Stati Uniti sono un'economia aperta, cioè un sistema economico che scambia una grande quantità di beni e servizi con altri paesi. Nel 2010 gli Stati Uniti hanno fatto registrare un ampio disavanzo commerciale (se il valore dei beni e dei servizi acquistati all'estero supera il valore dei beni e dei servizi venduti all'estero); avanzo commerciale (se il valore dei beni e dei servizi venduti all'estero supera il valore dei beni e dei servizi acquistati all'estero). Avanzi e disavanzi commerciali sono fenomeni macroeconomici, il risultato di situazioni nelle quali l'intero è diverso dalla somma delle parti. L'analisi microeconomica ci spiega perché le nazioni effettuano scambi internazionali, ma non il motivo per il quale hanno un avanzo o un disavanzo commerciale.
Capitolo 7. Il PIL e l’IPC: seguire l’andamento della macroeconomia
Introduzione
Nel titolo del New York Times del 15 agosto 2010, la Cina supera il Giappone come seconda maggiore economia mondiale. Com’è stato possibile mettere a confronto le due dimensioni di economia con sistemi produttivi diversi? Tramite il PIL (prodotto interno lordo), è uno dei più importanti parametri utilizzati per seguire l’andamento della macroeconomia, cioè per quantificare le fluttuazioni del livello generale della produzione aggregata e dei prezzi.
La contabilità nazionale
Quasi tutti i paesi producono un insieme di statistiche note come conti del prodotto e del reddito nazionali. In effetti l’accuratezza della contabilità nazionale di un paese è un indicatore molto affidabile del suo stato di sviluppo economico: in generale i paesi economicamente avanzati hanno conti pubblici molto più accurati di quelli dei paesi più poveri. I conti del prodotto e del reddito nazionali, detti anche conti economici nazionali, rilevano i flussi di denaro che intercorrono tra i diversi settori dell’economia.
Per comprendere i principi cardine dei conti economici nazionali può essere utile esaminare, il diagramma di flusso circolare, il principio fondamentale è che il flusso monetario in entrata in ciascun mercato o settore è uguale al flusso monetario in uscita da quel mercato o settore.
Nei mercati dei beni e dei servizi i nuclei familiari sostengono la spesa per consumi, acquistando beni e servizi delle imprese nazionali ed estere. I nuclei familiari sono anche proprietari dei fattori di produzione - lavoro, terra, capitale finanziario - e cedono l’uso di questi fattori di produzione alle imprese, ricevendo in cambio salari, rendite, profitti e interessi.
Le imprese acquistano i fattori di produzione dai nuclei familiari nei mercati di fattori. I nuclei familiari traggono gran parte del proprio reddito dal salario guadagnato vendendo il proprio lavoro; ma possono ottenere un reddito addizionale della proprietà indiretta del capitale utilizzato dalle imprese, principalmente sotto forma di azioni e di obbligazioni. Infine, i nuclei familiari ricevono la rendita permettendo alle imprese di usare la terra o le strutture di loro proprietà. In tal modo i nuclei familiari ricevono un reddito sotto forma di salari, profitti, interessi e rendite attraverso i mercati dei fattori.
Nella versione originale e semplificata del diagramma di flusso circolare, i nuclei familiari spendevano tutto il proprio reddito in beni e servizi.
Invece il diagramma di flusso circolare ampliato illustra un modello più complicato e realistico. Vi si possono osservare 2 ragioni per cui beni e servizi non assorbono tutto il reddito dei nuclei familiari.
- Questi ultimi non trattengono tutto il proprio reddito che guadagnano nei mercati dei fattori, ma devono pagarne una parte al governo sotto forma di tributi come l'imposta sul reddito e l'imposta sul valore aggiunto. Alcuni nuclei familiari ricevono trasferimenti pubblici, fondi monetari che lo stato eroga ad alcuni individui senza ricevere in cambio alcuna controprestazione. Il reddito complessivo che rimane ai nuclei familiari dopo aver pagato le imposte e incassato i trasferimenti pubblici è detto reddito disponibile.
- Inoltre i nuclei familiari di norma non spendono tutto il proprio reddito disponibile nell'acquisto di beni e servizi. Una parte di questo viene accantonata, andando a formare il risparmio privato ovvero la quota di reddito disponibile che i nuclei familiari non dedicano alla spesa per i consumi, pari alla differenza tra il reddito disponibile e la spesa per i consumi. I mercati finanziari ricevono fondi dal resto del mondo e forniscono fondi allo stato, ai nuclei familiari e al resto del mondo. È una semplice questione contabile: ciò che entra deve uscire, per esempio il flusso monetario in uscita dei nuclei familiari deve essere uguale al flusso monetario in entrata.
Ci sono altri tipi di soggetti che abbiamo aggiunto al diagramma di flusso circolare, incluso lo stato e il resto del mondo.
Lo stato rende ai nuclei familiari parte dei fondi raccolti attraverso la tassazione sotto forma di trasferimenti pubblici (sono pagamenti effettuati dallo stato ad alcuni individui in assenza di qualsiasi cessione di beni o prestazione di servizi). Tuttavia usa la maggior parte delle proprie entrate, più altri fondi raccolti sui mercati finanziari attraverso l’indebitamento pubblico (è l'ammontare dei fondi presi a prestito dallo stato nei mercati finanziari), per acquistare beni e servizi. La spesa pubblica per l'acquisto di beni e servizi, cioè tutti gli acquisti effettuati dal governo centrale e delle amministrazioni locali, include tutto ciò che va dalla spesa militare per l'acquisto di munizioni, alla spesa della scuola pubblica del vostro quartiere per l'acquisto di gessetti, cancelletti, ecc...
Il resto del mondo invece partecipa all'economia del nostro paese in tre modi:
- Alcuni beni e servizi prodotti dalle imprese nazionali sono venduti ai residenti di altri paesi. I beni e i servizi venduti ad altri paesi sono detti esportazioni. Le esportazioni generano un flusso di pagamenti dal resto del mondo verso il paese che esporta.
- Alcuni dei beni e dei servizi acquistati dai residenti nazionali sono prodotti in altri paesi: per esempio, molti beni di consumo sono ormai fabbricati in Cina. I beni e servizi acquistati dalle imprese di altri paesi sono detti importazioni. Le importazioni generano un flusso di pagamenti a favore di questi paesi.
- I soggetti stranieri possono effettuare transazioni nei mercati finanziari nazionali. I prestiti esteri, cioè i prestiti concessi da finanziatori stranieri a operatori nazionali e l'acquisto da parte di investitori stranieri di titoli azionari di imprese nazionali, generano un flusso di fondi dal resto del mondo verso il nostro paese.
Possiamo osservare che esistono altri tipi di spesa per beni e servizi, inclusi gli acquisti del settore pubblico, la spesa per investimento delle imprese, le importazioni, le esportazioni. Le scorte sono i beni e le materie prime che le imprese detengono per facilitare la propria attività. I conti economici nazionali registrano questa spesa per investimento, che include la spesa nel capitale fisico necessario per la produzione e la variazione delle scorte, come facente parte della spesa per beni e servizi. Ipotizziamo di sommare la spesa per consumi, la spesa per investimento, la spesa pubblica per l'acquisto di beni e servizi e il valore delle esportazioni, e di sottrarre il valore delle importazioni (spesa aggregata). Si ottiene così una misura del valore di mercato complessivo dei beni e dei servizi prodotti dal sistema economico. Il totale così ottenuto è il prodotto interno lordo del paese.
Metodi per calcolare il PIL
Una distinzione importante che dobbiamo fare è quella tra beni e servizi finali e beni e servizi intermedi.
Beni e servizi finali sono i beni e servizi venduti al consumatore o all'utente finale. Beni e servizi intermedi sono beni e servizi scambiati tra imprese, che diventano fattori di produzione di altri beni e servizi.
Il prodotto interno lordo o PIL è il valore totale di tutti i beni e servizi finali prodotti da un sistema economico in un determinato periodo, generalmente un anno. Ci sono 3 metodi per calcolare il PIL:
- Il primo metodo per derivare il PIL è calcolarlo direttamente, effettuando un'indagine sulle imprese per scoprire il valore della loro produzione di beni e servizi finali: consiste nel sommare il valore di tutti i beni e servizi finali prodotti nel sistema economico, escludendo quindi i beni e i servizi intermedi. Sta nel sommare il valore aggiunto di tutti i prodotti, il valore aggiunto è la differenza tra il valore delle vendite di un produttore e il valore dei fattori di produzione che egli acquista da altre imprese.
- Il secondo metodo è calcolare il PIL come la spesa per l'acquisto di beni e servizi finali prodotti dalle imprese nazionali: consiste nel computare la spesa totale per l'acquisto di beni e servizi finali prodotti dalle imprese nazionali. Anche questa misurazione deve essere effettuata in modo da evitare la duplice valutazione delle voci di spesa. Per risolvere il problema conteggiamo solamente il valore delle vendite agli acquirenti finali, come consumatori, le imprese che acquistano beni di investimento, lo stato e gli acquirenti stranieri. Otteniamo la seguente equazione che suddivide il PIL nelle quattro fonti di spesa aggregata:
PIL = C + I + G + X – IM
C = Spesa per i consumi
I = Vendita di beni e servizi di investimento ad altre imprese
G = Spesa pubblica per l’acquisto di beni e servizi
X = La vendita di...
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