I dati della macroeconomia
I dati della macroeconomia vengono utilizzati per effettuare statistiche, le quali vengono usate per studiare il sistema economico.
I dati della macroeconomia sono:
- La produzione e la spesa (PIL e sue componenti):
- Consumo
- Investimenti
- Spesa pubblica
- Esportazioni nette
- L’inflazione e i prezzi (IPC, deflatore del PIL)
- La popolazione (tasso di disoccupazione, di occupazione, …)
Il prodotto interno lordo (PIL) misura il reddito totale della nazione e la spesa totale per l’acquisto di beni e servizi. L’indice dei prezzi al consumo misura il livello dei prezzi. Il tasso di disoccupazione misura la quota di lavoratori privi di occupazione.
La misura del valore dell’attività economica: il PIL
Il prodotto interno lordo (PIL) è spesso considerato l’indicatore più affidabile dell’andamento di un sistema economico. L’obiettivo del PIL è riassumere in un unico numero il valore monetario dell’attività economica in un dato periodo di tempo.
Ci sono due interpretazioni per il PIL:
- La prima considera il PIL come il reddito totale di tutti coloro che partecipano al sistema economico;
- La seconda considera il PIL come la spesa totale dell’acquisto di beni e servizi finali prodotti dal sistema economico.
Come può il PIL misurare simultaneamente il reddito totale di un sistema economico e la sua spesa? La ragione è che queste due quantità sono, in realtà, la medesima cosa: il reddito non può che essere uguale alla spesa.
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Reddito, spesa e flusso circolare
La figura in alto descrive graficamente tutte le transazioni economiche che avvengono tra individui e imprese in questa economia.
Il lavoro fluisce dagli individui alle imprese e il pane dalle imprese agli individui. Mentre, la spesa per l’acquisto di pane fluisce dagli individui alle imprese, e il reddito, in forma di salari e profitti, fluisce dalle imprese agli individui.
È possibile calcolare il PIL in due modi:
- Come reddito totale derivante dalla produzione di pane, pari alla somma di salari e profitti (cioè la metà superiore del flusso circolare di moneta)
- Come spesa totale per l’acquisto di pane (cioè la metà inferiore del flusso circolare di moneta)
Questi due metodi di calcolo del PIL devono necessariamente produrre il medesimo risultato. Ogni transazione che influenza il reddito deve influenzare anche la spesa, e viceversa.
Alcune regole per il calcolo del PIL
Nell’ipotetica economia che produce solo pane, possiamo calcolare il PIL sommando semplicemente la spesa di ciascun individuo per l’acquisto di pane. Per calcolare il PIL di un’economia complessa è utile darne una definizione più precisa: il prodotto interno lordo (PIL) è il valore di mercato di tutti i beni e i servizi finali prodotti nell’ambito di un sistema economico in un dato periodo di tempo.
La diversità dei prodotti di un sistema economico complica il calcolo del PIL, perché prodotti diversi hanno valore diverso.
Per calcolare il valore totale di beni e servizi diversi, la contabilità nazionale ricorre ai prezzi di mercato, dato che questi prezzi riflettono la disponibilità degli individui a pagare per un bene o un servizio. Dunque, supponendo di avere due beni differenti, il calcolo del PIL sarà:
( ) ( ) = ∙ à + ∙ à
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Come si calcolano nel PIL alcuni tipi di bene:
- Beni usati: Il PIL misura il valore dei beni e servizi di produzione corrente; la vendita di un’autovettura usata rappresenta il trasferimento di un patrimonio. Dunque, la vendita di beni usati non rientra nel computo del PIL.
- Trattamento delle scorte: Supponiamo che il pane ammuffisca e non possa più essere venduto. In questo caso, l’impresa ha pagato maggiori salari senza ottenere alcun ricavo addizionale. La spesa totale dell’economia non è cambiata, dato che nessuno ha comprato pane in più. Il PIL rimane invariato. Supponiamo ora che rimanga fragrante a lungo; viene costituita allora una scorta di pane per la vendita futura. In questo caso la transazione ha un effetto diverso, perché è come se i proprietari dell’impresa avessero “acquistato” il pane per metterlo a magazzino. I maggiori salari aumentano il reddito totale e la spesa per le scorte aumenta la spesa totale, il PIL dell’economia aumenta. Se un’impresa aumenta le scorte, l’investimento in scorte viene considerato una spesa dei proprietari dell’impresa. Di conseguenza, la produzione che va a finire in magazzino fa aumentare il PIL tanto quanto la produzione che viene venduta. Una vendita di beni a magazzino, invece, essendo una combinazione di spesa positiva e negativa non influenza il PIL.
- Beni intermedi e il valore aggiunto: La produzione di molti beni procede per fasi. La risposta è che il PIL comprende solo il valore del bene finale. Aggiungere il valore del bene intermedio a quello del bene finale comporta una doppia contabilizzazione: si sommerebbe due volte il valore della stessa carne. Un modo per contabilizzare tutti i beni e i servizi finali prodotti nel sistema economico è sommare il valore aggiunto in ciascuna fase della produzione. Il valore aggiunto di un’impresa è uguale al valore del suo prodotto meno il valore dei beni intermedi che ha dovuto acquistare per realizzarlo. Es. Nel caso dell’hamburger, il valore aggiunto dell’allevatore è 0.50 €; il valore aggiunto di McDonald’s è di (1.50 € - 0.50 €) 1 euro. Per l’economia nel suo complesso, la somma di tutto il valore aggiunto è pari al valore di tutti i beni e i servizi finali. Dunque, il PIL è anche il valore aggiunto totale di tutte le imprese che operano in un sistema economico.
- Abitazioni e altri valori di imputazione: Nel calcolare il PIL, la maggior parte dei beni e servizi è valutata al rispettivo prezzo di mercato. 3 Alcuni beni e servizi, tuttavia, non vengono scambiati in un mercato e non hanno un prezzo di mercato. Per fare in modo che il PIL includa anche il valore di tali beni e servizi, se ne deve stimare il valore. La stima viene detta valore di imputazione. Il canone di affitto è parte del PIL, sia in quanto spesa dell’affittuario sia in quanto reddito del proprietario. Per tenere conto anche dei servizi abitativi di cui gode chi vive in casa propria, il PIL include il “canone” che il proprietario “paga” a sé stesso. Questo canone figurativo è incluso sia nella spesa sia nel reddito del proprietario dell’immobile. Ai valori di imputazione si ricorre anche per valutare alcuni servizi offerti dallo Stato. Ci si potrebbe aspettare che il PIL includa anche il canone imputato alle automobili, dei tosaerbi, dei gioielli e di tutti gli altri beni durevoli di proprietà degli individui; invece, il valore di imputazione dei servizi offerti da questi beni durevoli non viene incluso nel PIL. Dal 2014 gli istituti di statistica nazionale dell’UE sono tenuti a effettuare imputazioni per il valore di beni e servizi scambiati nell’economia sommersa, ovvero in quella parte del sistema economico che viene sottratta al controllo dello Stato con la finalità di evadere l’imposizione fiscale o perché è costituita da attività illegali. L’economia sommersa può rappresentare una porzione consistente del PIL, con percentuali che variano da paese a paese. Poiché i valori di imputazione necessari per il corretto computo del PIL sono approssimativi, il PIL è una misura imprecisa dell’attività economica.
PIL reale e PIL nominale
È facile intuire che il PIL, calcolato in questo modo, non è una misura accettabile del benessere economico. Gli economisti chiamano PIL nominale il valore totale dei beni e dei servizi misurato a prezzi correnti.
Una misura più efficace del benessere economico dovrebbe tener conto della produzione di beni e servizi del sistema senza essere influenzata dalle variazioni dei prezzi. A tale scopo gli economisti ricorrono al PIL reale, cioè il valore dei beni e dei servizi calcolato a prezzi costanti. Il PIL reale illustra cosa accadrebbe alla spesa se cambiassero le quantità, ma non i prezzi.
Immaginiamo di voler comparare il prodotto del 2013 con quello dei due anni successivi. Il primo passo da compiere è selezionare un insieme di prezzi, detti prezzi dell’anno base, ad esempio, i prezzi prevalenti nel 2013.
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Il PIL reale del 2013 è dunque:
( ) = ∙ à ( )+ ∙ à
Il PIL reale del 2014 sarebbe:
( ) = ∙ à ( )+ ∙ à
Il PIL reale del 2015 sarebbe:
( ) = ∙ à ( )+ ∙ à
Il PIL reale rappresenta una misura migliore del benessere economico rispetto al PIL nominale.
Il deflatore del PIL
Conoscendo PIL nominale e PIL reale, possiamo calcolare una terza quantità: il deflatore del PIL. Il deflatore del PIL si definisce come il rapporto tra il PIL nominale e il PIL reale: . =
Il deflatore del PIL è il prezzo relativo del pane in un dato anno rispetto al prezzo/dell’anno base, .
La definizione di deflatore del PIL ci permette di scomporre il PIL nominale in due componenti: una che misura le quantità (PIL reale) e una che misura i prezzi (deflatore del PIL). = ∙ .
Il PIL nominale misura il valore monetario corrente della produzione aggregata dell’economia. Il PIL reale misura il valore della produzione aggregata a prezzi costanti. Il deflatore del PIL misura il prezzo della produzione aggregata in rapporto ai prezzi dell’anno base.
Possiamo anche riscrivere questa espressione come: = .
Il deflatore del PIL viene utilizzato per deflazionare il PIL nominale e ottenere così il PIL reale.
Gli indicatori concatenati del PIL reale
Nel valutare la produzione di computer e di istruzione universitaria, sarebbe fuorviante ricorrere ai prezzi rivelati dieci o venti anni fa. Per questo ogni cinque anni si sceglieva un nuovo anno base. Oggi si ricorre a indicatori concatenati del PIL 5 reale. I prezzi medi del 2012 e del 2013 vengono utilizzati per misurare la crescita reale tra il 2012 e il 2013; quelli del 2013 e del 2014 per misurare la crescita del PIL reale tra il 2013 e il 2014, e così via.
I nuovi indicatori concatenati del PIL reale sono preferiti a quelle tradizionali (a prezzi costanti) perché garantiscono il continuo aggiornamento dei prezzi utilizzati per il computo del PIL.
Le componenti della spesa e la contabilità nazionale
Nella maggior parte dei paesi europei si è adottata la convenzione secondo la quale il PIL è suddiviso in tre grandi categorie di spesa:
- Spesa per consumi finali: È la spesa per beni e servizi finalizzata al consumo. Viene ulteriormente suddivisa sulla base del soggetto che effettua la spesa (nuclei familiari, istituzioni senza scopo di lucro al servizio dei privati o ISP, pubblica amministrazione). La spesa per consumi delle famiglie è suddivisa in 4 sottocategorie:
- I beni non durevoli sono beni che hanno una durata limitata (alimenti e bevande)
- I beni durevoli sono quelli che possono essere utilizzate ripetutamente per un periodo superiore a un anno (auto, tv, ecc.)
- I beni semidurevoli hanno una vita attesa superiore ad un anno, ma inferiore a quella dei beni durevoli e hanno un prezzo tendenzialmente inferiore rispetto a quelli durevoli (abbigliamento, calzature, ecc.)
- I servizi includono il lavoro svolto da individui e imprese a favore dei consumatori (taglio di capelli, servizi di ristorazione, ecc.)
- Formazione lorda di capitale: La formazione lorda di capitale è solo un modo più complicato per definire l’investimento totale, cioè quella parte della spesa che ha come finalità la produzione o il consumo futuri. Questa componente si suddivide in 2 sottocategorie:
- Investimento fisso lordo che a sua volta si suddivide in:
- Investimento fisso delle imprese il quale corrisponde all’acquisto di nuove fabbriche e nuove attrezzature produttive da parte delle imprese.
- Investimento fisso delle amministrazioni pubbliche comprende la costruzione di scuole, autostrade e altre infrastrutture
- Investimento residenziale è dato dall’acquisto di nuovi immobili per uso abitativo da parte di famiglie o soggetti privati
- Investimento in scorte è pari all’aumento delle scorte delle imprese (se le scorte diminuiscono, l’investimento ha valore negativo)
- Investimento fisso lordo che a sua volta si suddivide in:
- Esportazioni nette: Corrispondono al valore dei beni e dei servizi esportati in altri paesi, meno il valore dei beni e dei servizi importati da altri paesi. Il valore delle esportazioni nette è positivo se il valore delle esportazioni è maggiore del valore delle importazioni; è negativo in caso contrario. Le esportazioni nette rappresentano la spesa netta di soggetti esteri per l’acquisto di beni e servizi all’interno di un determinato paese.
Gli economisti sono soliti separare la spesa delle amministrazioni pubbliche, sia per consumi sia per investimento, dalle voci di “spesa per consumi finali” e “formazione netta di capitale”. Si definiscono così tre nuove categorie: consumo, investimento e spesa pubblica.
La distinzione tra l’ISP e le famiglie non è importante.
La spesa netta derivante dal turismo risulta più correttamente inclusa nelle esportazioni nette.
Ai fini dell’analisi macroeconomica, abbiamo quattro categorie:
- Investimento (I) include l’investimento delle imprese e delle famiglie (investimento delle imprese + investimento residenziale + investimento in scorte). 7
- Consumo © raccoglie i consumi finali delle famiglie, sia diretti sia per tramite associazioni, istituzioni benefiche e altri soggetti senza scopo di lucro (spesa delle famiglie per consumi finali + spesa per consumi finali delle ISP).
- Esportazioni nette (NX) includono anche il saldo dei consumi afferenti ai flussi turistici ([esportazioni – importazioni] + saldo dei consumi afferenti ai flussi turistici).
- Spesa pubblica (G) comprende la spesa per consumi finali e per investimento delle amministrazioni pubbliche di tutti i livelli (spesa per consumi finali delle amministrazioni pubbliche + spesa per investimento delle amministrazioni pubbliche).
La somma di queste quattro categorie deve corrispondere al PIL; identificando quest’ultimo con il simbolo Y, possiamo scrivere: = + + +
Quest’equazione è un’identità ed è detta identità contabile del reddito nazionale.
Misurare il costo della vita: l’indice dei prezzi al consumo
L’aumento generalizzato dei prezzi viene chiamato inflazione. Vedremo come gli economisti misurino le variazioni del costo della vita.
Il prezzo di un paniere di beni
L’indicatore del livello generale dei prezzi più comunemente utilizzato è l’indice dei prezzi al consumo (IPC). L’IPC si fonda sulla rilevazione del prezzo di migliaia di beni e servizi. Ad esempio, poiché sappiamo che gli individui mangiano più pollo che caviale, nel computo dell’IPC il prezzo del pollo deve avere un peso maggiore di quello del caviale. Le agenzie statistiche nazionali attribuiscono un peso differente a diversi beni.
Supponiamo che il consumatore medio acquisti ogni mese 5 quantità del bene x1 e 2 quantità del bene x2: il paniere di beni consiste di 5 mele e 2 pere e l’IPC è:
(à ) (à ) ∙ + ∙
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