Esempi di grafemi e fonemi
Consiglio: 9 grafemi (lettere), 7 fonemi c; o; n; s; i; gl; o. La prima "i" è un etimologia (già presente nella parola latina). La seconda "i" non è presente perché è un segno diacritico. "Gli" è un unico fonema, trigramma quindi unico suono.
Ghirlanda: 9 grafemi; 8 fonemi gh; i, r; l; a, n, d; a. Per segno diacritico si intende un simbolo che si aggiunge per dare un senso sonoro.
Lenizione: indebolimento articolato (una parola che può racchiudere significati più specifici; iperonimo). La sonorizzazione è un tipo di lezione.
T≥d Lombardo: (mu’ neda) “moneta” ≤ lat, moneta(m) “zecca, moneta”. La parola italiana moneta nasce grazie ad un apocope (caduta di un corpo fonico alla fine di una parola) mantenimento dell’occlusiva. Moneta(m)≥ per apocope si ha moneta≥ moneda.
Veneziano: (fra’ delo) “fratello” ≤ lat. Parl “fratellu(m)” dim. di frater “fratello”.
Emiliano: (po’ deva) “poteva” P≥b (sonorizzazione).
Ripa(m) dal latino. Riva: ita (apocope, sonorizzazione, spirantizzazione). Foresteirismi/prestiti riva parola da trafila settentrionale. Rive(franc): sonorizzazione p b poi spirantizzazione v (apocope, sonorizzazione, spirantizzazione). Riba(spa): (apocope, sonorizzazione) K≥g (in alcuni casi grado zero).
Orticam: ortiga (veneto) urtiga (emiliano) avviene l’apocope, sonorizzazione di ch che diventa ghurtia (piemontese, con dileguo). Con dileguo si intende grado 0.
Origini
L’italiano, come tutte le lingue romanze, rappresenta l’evoluzione del latino. Ma di quale latino?
Ex: Esom kom meois sokios Trivaia deom duavai. Nei pari med. Questa è una trascrizione in latino, risalente al V secoloa.C, che non è quello studiato oggi. Sum cum meis sociis Triviae deorum bonae: ne parias me. Sono con i miei soci Trivia dea buona: non impadronitevi di me.
Il latino in prospettiva diacronica
Gli storici della lingua e della letteratura latina distinguono 5 varietà del latino:
- Latino arcaico: va dal VIII a.C (dalla fondazione di Roma) fino alla fine del II sec a.C (età di Plauto, Ennio ecc)
- Latino pre-classico: va dalla fine del II sec a.C, fino alla metà del I secolo (Lucrezio, Catullo, Cesare)
- Latino classico: va dalla 2° metà del I secolo a.C fino alla morte di Augusto nel XIV sec a.C (Cicerone, Virglio, Orazio, Ovidio, Tito, Livio)
- Latino tardo: va dalla fine del II secolo d.C fino al VII-VIII secolo d.C (Ambrogio, Girolamo, Agostino)
Quindi possiamo affermare che l'italiano, come tutte le lingue romanze, rappresenta l’evoluzione del latino volgare (lat. Vulgare(m) comune a tutti, da vulgares “volgo”) cioè del latino parlato.
Le lingue cambiano in base al fattore tempo, quindi si parla di diacronia, fattore diamesico (mezzo), fattore diastratico (livello socioculturale del parlante), diatopico-spazio fa riferimento alla posizione geografica, diafasico che fa riferimento alla situazione comunicativa e ai registri.
Tra la seconda metà del II secolo a.C e la prima metà del I secolo a.C avviene la diversificazione interna del latino (latino classico-latino volgare) e si differenziano due usi del latino:
- Latino letterario/classico, colto, immobile, privo di variazioni nel tempo
- Latino volgare/parlato, in continua evoluzione
Il concetto di latino volgare è fondamentalmente ricostruttivo, in quanto non esistono <
Quali possono essere le tracce del latino volgare?
- Tracce dell’uso parlato presenti nelle opere degli autori latini
- Iscrizioni (graffiti): scritte presumibilmente dal popolo
- Osservazioni di grammatici latini
- Commedie di Plauto e Terenzio (III-II a.C)
Ecce+ dimostrativi: Ecca, Eccum, Eccos, Eccistam, Eccilla, Ecillum, Ecillud (questo/quello/questa). Questo ecce (ecco) in questi casi specifici aveva solo valore rafforzativo, viene accordato con il dimostrativo allontanandosi dalla norma. I dimostrativi nella lingua italiana derivano dalle forme del latino volgare con l’aggiunta di ecce, e non da ille, illum ecc.
Confusione dei pronomi interrogativi: Qui vocat? In luogo Quis vocat?
Assimilazione di nomi neutri al maschile: Collus per Collum, Nasus per Nasum.
Epistulae di Cicerone (I secolo a.C)
- Uso di costruzioni indirette con preposizioni: Scribere ad fratrem meum anziché scribere fratri meo, Umus ex eis anziché eorum
- Cicerone per motivi vari non ha fatto ricorso al latino classico
Quindi per motivi assolutamente diafasici nelle lettere usa un linguaggio volgare, inevitabilmente del latino parlato e non del latino classico. Cicerone preferiva utilizzare meno i costrutti introdotti da preposizioni.
Satricon di Petronio Arbitro (ante 65 d.C): Satira del latino impropriamente posseduto dai liberti di cena Trimalchionis. Origine Greca nell’episodio della letteratura cristiana: Scelta del sermo humilis per la traduzione della Bibbia, tanto nella Vertus latina (II secolo d.C) che nella Vulgata di San Girolamo (383). Il latino biblico diventa modello di lingua letteraria; un es. è l’Itinerarum Egeriae (fine IV secolo).
Da vetulus a vecchio: Vetulus al posto di vetus. Vetus “vecchio” (latino classico) Vetus+ -ulus > Vetulus. Plauto usa questa forma allungata con lo stesso significato della forma base, quindi “vecchio”. Nella lingua italiana “vecchio” si spiega foneticamente dalla forma allungata di Plauto.
Se dovessimo analizzare vetus, in italiano avremmo veto Vetus per apocope> vetu> evoluzione della vocale u diventerebbe o e quindi> veto. Vetulus per sincope> Vetlus> a causa della sincope si crea un nesso difficile da pronunciare quindi “tl” per semplificazione>cl. Da veclus> -kl> kkj da lì >vecchio.
Generi
Nel latino ritroviamo 3 generi: maschili, femminili e neutro. Di solito era abbastanza immediato riconoscere il genere di una parola, perché se una parola usciva in -us la parola era di genere maschile, se in -a era di genere femminile, se in -um in genere era neutro (donum; dono).
Già il latino classico ammetteva uscite diverse e generi diversi per alcune parole, quindi avere sia il genere maschile/femminile e neutro. Succede che per esempio nelle commedie di Plauto e Terenzio abbiamo l’assimilazione di nomi neutri nel genere maschile. Plauto anziché di utilizzare l’uscita -um (maschile) utilizza -us (neutro).
Le costruzioni indirette con le preposizioni erano concesse nel latino classico ma preferiva le strutture più sintetiche (senza preposizioni). Cicerone quando scrive lettere indirizzate alla famiglia utilizzava le costruzioni indirette. Nel latino ritroviamo 6 casi: nominativo (soggetto), dativo (c. di termine), genitivo (c. di specificazione), accusativo (c. oggetto), vocativo, ablativo (diversi complementi). In base alle uscite di una parola si riusciva a capire a quale caso appartenesse, infatti le parole potevano essere messe in qualsiasi posizione perché in base all’uscita si poteva benissimo capire la funzione logica della parola.
Iscrizioni (graffiti)
L’usanza di lasciare un segno attraverso le scritture era molto usata, vi erano anche delle figure professionali ufficiali, chiamati “scrittores”, che avevano il compio di fare delle iscrizioni sul muro per dare delle comunicazioni. Per dare queste comunicazioni il tipo di latino utilizzato era il latino classico. Le iscrizioni trovate a Pompeii sono le più importanti ritrovate del mondo romano perché databili, possiamo quindi dire che quelle iscrizioni sono lì da prima dell’eruzione vulcanica (79 d.C).
Le iscrizioni pompeiane
Solo a Pompeii sono stati ritrovati all’incirca 5000 graffiti: annunci di combattimenti tra gladiatori, i punteggi di una partita a dadi, elenco per gli acquisti, scritte satiriche ecc. Questi graffiti erano scritti in latino volgare, già nel I secolo dopo Cristo abbiamo alcuni fenomeni:
- Sonorizzazione delle consonanti sorde intervocaliche (occlusive sorde in posizione intervocalica) Logus> Locus, Pagato> Pacato, Tridiu(m)> Triticum. Questo fenomeno è bizzarro poiché si sviluppa solo dopo il III secolo dopo Cristo, ma soprattutto perché Pompei si trovava al di sotto della Romania occidentale. Possiamo ipotizzare che chi ha scritto Locus al posto di Logus provenisse dalla Romania occidentale.
- Caduta della -M finale dell’accusativo
- Caduta della -S finale dell’accusativo (opposizione tra varietà italoromanze e galloromanze che conservano -S)
- Riduzione di -E ed -I latine in iato ad I (semivocale iod) -Caseum> Casiu(m), Habeat> abiat (con caduta etimologica, altro tratto tipico del latino volgare)
Alea> Alia Eamus> Iamus Forme ipercorrette Morior> Moreor. Le vocali possono trovarsi insieme una dietro l’altra e si possono verificare dittonghi o gli iati.
Ex: Piede> ie (dittongo). Un dittongo si ha quando due vocali vicine vengono pronunciate con una sola emissione di fiato. Il dittongo può essere ascendente (quando la voce sale) e discendente (quando la voce scende). Per iato si intende l’incontro di due vocali che si pronunciano con suoni diversi. Le due vocali vicine non sono ne -i ne -u.
Ex: Paese: le due vocali sono diverse, abbiamo uno iato. Leone. Il secondo caso di iato si ha quando le due vocali vicine sono una -i e una -u sotto accento.
Ex: armonia, Caseum (iato) abbiamo due vocali vicine; nelle iscrizioni pompeane. Non troviamo l’iscrizione “caseum” ma “casium”: indica la riduzione di -e in -i. Caesum> Casium; Casium> Cacio. In italiano troviamo lo stesso fenomeno. Cerealis> Cereali (iato): la parola si è evoluta dal latino classico perché è un’invenzione più recente.
Riduzione dei dittonghi AE/OE> E e di AU/O: Quaerite> Querite, Phoebus> Phebus, Auriculas> Oriclas. Oriclas> Orecchie (latino volgare).
Nel latino classico Oriclas> Auris ma Auris essendo una parola breve perde la trasparenza semantica, subisce quindi un allungamento di forma aggiungendo un suffisso, in questo caso si aggiunge anche un infisso e giunge al sostantivo Oriclas. È un fenomeno che va a toccare le vocali, in particolare il dittongo -au. Molto presto questo dittongo si è trasformato in un unico fonema (Monottongo) quindi abbiamo il fenomeno del Monottongamento (fenomeno di chiusura).
Auris: Auris> Auriclas (ampliamento tramite suffissi e diminuitivi) Auriculas> Auriclas (sincope) Auriclas> Oriclas (riduzione dittongo) Oriclas>Oricla (apocope) Oricla> Orecla ( î>e tonica) Orecla> Oreckkja (evoluzione cl). In italiano Auriculare è di trafila dotta (latino classico).
Anche nelle iscrizioni pompeane troviamo dei fenomeni già visti nel latino classico:
- Sincope: “Coliclo” per il classico “cauliculum”> piccolo cavolo
- Prostesi: Ismurma (nome proprio). Quando vi è un incontro consonantico come per esempio -s+vocale.
- Riduzione di alcuni nessi consonantici: Ex: -ns> -s. Si annulla la nasale precedente. In alcuni casi questa riduzione non ha avuto successo> considerate non diventa cosiderate. In altri esempi questo successo c’è stato> mesa per mensa.
- Ipercorrettismo: Consiste nell’eccesso di una correzione che causa l’errore. Formonsus> Formosus, Pariens> paries.
I fenomeni che abbiamo analizzato non si concentrano solo a Pompei ma in tutto il mondo. Valerius Antoninus ispose rarissime fecit (ritrovata in Africa). Valerio antonino fece per (la sua) sposa rarissima (unica). In questa lapide ritroviamo moltissimi fenomeni attivi a Pompeii, fenomeni che in realtà erano condivisi da tutta la Romania.
Sponsae> sposae (riduzione nesso -ns)> spose (monottongamento di ae)> ispose (prostesi). Rarissimae: rarissime (monottongamento).
Antipatra dulcis tua, hic so et non so (nel latino classico so>sum). La tua dolce Antipatra, qui sono e non sono.
Appendix Probi
L’Appendix Probi > appendice di Probo (o a Probo). Valerio Probo fu un noto grammatico latino. Il titolo indica il fatto che questo documento si trova al fondo di un’opera di Valerio Probo. I monaci del monastero di Bobbio copiarono questo documento a mano. In realtà non sappiamo chi è l’autore.
227 coppie di parole: A e non B. Ex: Speculum e non speclum, Masculus e non masclus.
Sincope di vocali post toniche: Articulus non articlus, Calida non calda, Oculus non oclus, Tabula non tabla, Uridis non uirdis.
Fenomeno già presente nel 1 secolo ma confermato nell’Appendix Probi.
Evoluzione della U> O: Columna non colomna // colonna. La u breve del latino classico> o chiusa. Colomna> colonna (assimilazione consonantica regressiva).
Progressiva: la prima consonante assimila la consonante che segue. Regressiva: la seconda consonante assimila la consonante che la precede. Si tratta di un’evoluzione molto importante.
A livello grafico esistevano dei simboli per indicare la lunghezza o la brevità di una parola. Nella lingua italiana il sistema è stato abbastanza cambiato in quanto il sistema italiano è un sistema eptavocalico (in posizione accentata), queste sette vocali sono date dall’apertura e dalla chiusura della E e della O.
Triangolo vocalico
Le vocali si dividono anteriori (palatari) e posteriori (velari). Le anteriori sono quelle vocali dove troviamo coinvolto il palato (i; e). Le posteriori sono quelle che io sento sul velo palatino (o; u). Le vocali non sono poste a caso, ma sono poste con al centro la vocale che diventerà quella di massima apertura (a breve e a lunga). Sul ramo sinistro collochiamo le vocali palatari. Sul ramo destro collochiamo le vocali velari. Si preferisce utilizzare questa rappresentazione perch
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