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Tipologia

Tipologia linguistica = ha come oggetto d’indagine le lingue storico-naturali e si occupa quindi delle differenze fra lingue e del confronto tra le lingue, elaborazione di categorie generali che permettono il confronto tra le lingue; quindi, essenzialmente dello studio della variazione interlinguistica, con l’obiettivo essenziale di stabilire, ove possibile, se essa sia soggetta a limiti e restrizioni e, in caso di riscontro positivo, di capire quale sia la natura di questi limiti e di queste restrizioni = esempio l'ordine delle frasi è la tipologia.

Rappresenta un approccio ai problemi connessi allo studio scientifico delle lingue. Raggruppa le differenze in tipi (una combinazione di proprietà strutturali logicamente indipendenti le une dalle altre), ad esempio l'italiano appartiene alla tipologia SVO.

Il latino e il giapponese si assomigliano essendo diverse, stesso ordine di costituenti, fanno parte dello stesso gruppo. La frase dichiarativa, semplice giapponese è soggetto-oggetto-verbo. Giapponese e turco agglutinante (Le parole sono fatte di un morfema lessicale con attaccati morfemi grammaticali ben riconoscibili tra loro), cinese mandarino e inglese isolanti.

La Negazione in italiano è una specifica parola, mentre quando c’è una parola negativa come “nessuno” la Negazione è doppia, l’inglese non funziona con la doppia negazione. La variazione interlinguistica presuppone due condizioni necessarie: nel mondo ci sono 6000 lingue diverse; la variazione obbedisce a principi generali > la tipologia linguistica ambisce a individuare questi principi.

Le lingue vengono classificate in base ad affinità sistematiche sul piano strutturale, indipendentemente dalla famiglia linguistica di appartenenza, sia dalla loro attestazione storica, sia dai processi evolutivi > la tipologia linguistica deve farsi carico anche dello studio di tutte le lingue che hanno visto la luce nel passato e che la storia ha poi condotto all’estinzione.

La tipologia linguistica si occupa della variazione interlinguistica, classificando le lingue storico-naturali in base ad affinità strutturali sistematiche. I raggruppamenti tra i quali le lingue vengono ripartite prendono il nome di tipi linguistici.

Nel quadro di una ricerca di impostazione tipologica, risultano pertinenti quelle proprietà la cui combinazione consenta di operare previsioni attendibili sulla struttura delle lingue indagate > se un tipo è un insieme di più proprietà reciprocamente indipendenti, ma poste in correlazione, ciascuna di queste proprietà risulterà pertinente qualora permetta di prevedere la presenza di altre proprietà del tipo.

Come si fa la tipologia? In teoria si dovrebbe dare una descrizione esauriente di tutte le lingue, ma si prende un campione di lingue (il campione è rappresentativo ma bilanciato, deve tener conto dei cambiamenti).

Tipo

Tipo linguistico = entità astratta che si configura sostanzialmente come una semplificazione della realtà effettivamente osservabile, modo di funzionare delle lingue in un certo ordine. Molto importante la scelta dei criteri per fare i tipi. Ci sono alcune caratteristiche da cui possiamo trarne altre e altre da cui non possiamo fare previsioni.

Il tipo è una cosa predittiva (deve avere correlazioni con altre caratteristiche, devono consentire di prevedere la natura degli elementi che vengono collocati in essi), come la tipologia della formazione delle parole, si parla di tipo quando è possibile dire “tutte le lingue sono fatte così”, mi permette di prevedere che avranno altre caratteristiche; la ragione della predittività che viene dalla descrizione è possibile dall’approccio esplicativo.

L’approccio è descrittivo, predittivo ed esplicativo. Affermare che una lingua fa parte di un tipo significa prevedere quali caratteristiche avrà, anche senza aver indagato a fondo la sua grammatica. Il tipo, quindi, non è un elenco di proprietà linguistiche, ma ha un carattere prettamente strutturale. Perciò la tipologia deve esplicitare l’insieme delle proprietà che fanno parte del tipo, quanto piuttosto il principio soggiacente che le pone in correlazione.

La tipologia è diversa dalla genealogia, stessi tipi non vuol dire stessa famiglia. Tipologia scienza sincronica, la genealogia diacronica. Per dire che due lingue sono dello stesso tipo non occorrono osservazioni diacroniche. In alcune lingue storico-naturali vi sono condizioni favorevoli alla comparsa di determinate caratteristiche linguistiche; le lingue, infatti, sono soggette a molteplici condizionamenti.

Indagine tipologica

  • Circoscrivere accuratamente l’oggetto dell’indagine attraverso l’individuazione dei segmenti del sistema lingua su cui si intende fondare la ricerca tipologica.
  • Selezionare i parametri davvero pertinenti.
  • Calarsi finalmente nella concreta realtà delle lingue storico-naturali per valutare quante e quali correlazioni tra i parametri d’indagine siano effettivamente attestate.

Alla fine dell’indagine tipologica si osserverà che non tutte le correlazioni logicamente possibili tra i parametri d’indagine hanno la medesima diffusione tra le lingue storico-naturali.

Campione

Campione = è rappresentativo se è lo specchio davvero fedele della comunità sociale che intende ritrarre. Per tracciare un quadro esauriente della variazione interlinguistica, è necessario selezionare un campione che sia altamente rappresentativo dell’esuberante varietà delle lingue e che, soprattutto, eviti distorsioni.

I campioni possono essere piccoli; il padre della tipologia linguistica, Joseph Greenberg, nel 1963 inaugura la tipologia sintattica = ordine dei costituenti. Nel suo campione aveva 30 lingue appartenenti a 15 famiglie. Sceglie i vincoli in termine di distorsioni da evitare che sono 5:

  • Distorsione genetiche: non deve dare eccessiva rappresentanza ad alcune famiglie linguistiche a scapito di altre = se nel mondo ci sono x famiglie linguistiche, nel campione nessuna lingua deve essere più rappresentata di altre.
  • Distorsione geografica o areale: certe zone del mondo non devono essere più rappresentate di altre = le lingue a contatto tendono ad imitarsi l’una con l’altra (+ una lingua è prestigiosa, più facilmente è imitabile = nascono coesioni come nei Balcani, le caratteristiche si diffondono nelle lingue della zona >>> se prendiamo troppe lingue asiatiche, verrebbero fuori troppi aggettivi verbali). Deve tener conto del fatto che le lingue non imparentate, ma parlate nel medesimo contesto geografico, possono sviluppare tratti comuni in virtù dei contatti tra i rispettivi gruppi di parlanti.
  • Distorsione tipologica: Bisogna evitare che nel campione alcuni tipi siano più rappresentati di altri = i verbi di moto possono essere espressi con strutture analitiche o sintetiche e quali lingue utilizzano quale struttura è difficile da sapere ma potrebbe esserci un collegamento, ad esempio, tra un tipo di struttura e un tipo di lingua = non devono esistere troppe lingue dello stesso tipo all’interno del campione. I macro tipi non devono essere rappresentati in modo sbilanciato nel campione. Le lingue hanno diversi livelli, alcuni si prestano di più e di meno alla tipologia, la fonologia (abbastanza strutturata ma vengono prese pochissime cose, ci sono anche passabili universali implicazioni = è raro che ci sia l’occlusiva sonora senza l’occlusiva sorda) e il lessico (un fatto lessicale difficilmente ne prevede un altro perché poco strutturato in cui ogni cosa vale per sé stessa, posso mettere una parola dove voglio ma si può fare tipologia sull’uso dei pronomi personali, ad esempio alcune lingue hanno il noi esclusivo o inclusivo) sono quelli meno indagati mentre la sintassi è quella più usata.
  • Distorsione in base al numero dei parlanti: ci sono lingue con più parlanti di altre per capire le caratteristiche a livello demografico = il campione non deve essere influenzato dal numero di parlanti, ogni lingua vale 1 indipendentemente dai parlanti anche se il campione considera solitamente le lingue più parlate (es. Lingue germaniche = inglese e tedesco), si mettono perché sono più studiate ed è più facile avere dati; le famiglie hanno tutte lo stesso peso.

Universali linguistici

Universali linguistici = ciò in cui le lingue non ammettono differenze, universale antropologico è ciò in cui tutte le civiltà fanno la stessa cosa, come i riti di passaggio. Per quanto le civiltà si differenzino fra loro, l’importante è che ci siano due gruppi sociali. Uno di chi è prima uno di chi è dopo che vengono guardati come diversi e che uno dei due è più importante dell'altro e che dal primo, da quello meno importante a quello più importante, si passa attraverso una prova onerosa, difficile. 4.38

Dove non trovi differenze trovi universali. Dalla tipologia ci si ritrova agli universali linguistici. Un universale della grammatica è la grammatica generativa. Tutti gli universali hanno due categorie: verbi e nomi. Anche se troviamo universali tendenziali, c’è sempre un modo in cui un qualcosa funzioni di più di altro.

Gli universali ci conducono al cervello = quando qualcosa è sposata alle lingue è a causa di una molteplicità di fattori, interni o esterni. Quando qualcosa è super prepotente c’è un motivo. Ci sono delle cose senza una motivazione particolare.

Gli universali sono anche “quando qualcosa si verifica, succede qualcosa altro” = tutte le lingue che hanno genere hanno anche numero, non esistono lingue con genere senza numero = la ragione è nel cervello. Chomsky parla di grammatica universale, questa uguaglianza delle lingue risiede nel cervello già nella nascita. Questa ipotesi è sufficiente ma ad oggi screditata.

Categorie con una certa ambizione di generalità, cioè un certo modo di descrivere l'ordine dei costituenti, che può essere applicato virtualmente ad ogni lingua e che consente di dare ordine alle differenze.

Ordine dei costituenti

Ordine dei costituenti = è un parametro che ha dato risultati convincenti nella ricerca tipologica, consentendo di tracciare classificazioni piuttosto interessanti e dalle implicazioni teoretiche di estremo rilievo è rappresentato dall’ordine in cui gli elementi della frase dichiarativa vengono disposti.

Tipologia sintattica: la tipologia dell’ordine dei costituenti consente di comparare più lingue. Si susseguono in più ordini, non esistono lingue senza frasi transitive. L’italiano ha più ordini possibili, ma l’italiano nella frase matrice (non nella subordinata) con un ordine non marcato, ha un ordine SVO. Con altri ordini si ha un focus ristretto.

Il giapponese è SOV. Sono SVO tutte le lingue germaniche, romanze, il thailandese, il finnico le slave, le baltiche ecc. Sono lingue SOV il giapponese, il turco, il basco, le lingue dravidiche, VSO come l’arabo, l’ebraico ecc. VOS: malgascio.

  • SOV: 45% delle lingue del mondo.
  • SVO: 42%.
  • VSO: 10%.
  • OSV.
  • OVS: tutte insieme formano il 3%.
  • VOS.

Sono stati individuati 3 parametri per l’indagine e sei tipi teoricamente possibili e si è osservato che solo tre di essi sono ampiamente attestati. Netta prevalenza di SOV e SVO. La scarsa occorrenza degli ultimi 3 tipi consente di ribadire che non tutti i tipi logicamente possibili sono effettivamente attestati tra le lingue storico-naturali.

Nei primi 3 gruppi il soggetto è sempre prima dell’oggetto. Perché la precedenza del soggetto è preferita? Si collega alla diagrammaticità = forma di iconicità (iconico: somiglia alla cosa per cui sta, ad esempio gli omini dei bagni) dell’ordine dei costituenti. Il soggetto è di norma l’entità che dà il via all’azione espressa dal verbo e che esercita su essa un alto grado di controllo. Ha il controllo sull’azione a livello cronologico sull’oggetto.

Il soggetto sta prima, corrisponde all’informazione data e quindi è topic (o tema), mentre nel resto della frase si trasmette l’informazione nuova, il comment (o rema). Le lingue sono multifattoriali, ci sono tantissime cose.

Il verbo è una categoria sintattica, mentre soggetto e oggetto rappresentano funzioni che possono essere svolte da più categorie sintattiche. Ipotesi sul fatto che la disposizione lineare del materiale linguistico è legata all’organizzazione mentale dell’informazione che si intende veicolare.

L’informazione data è generalmente tale per tutti i partecipanti, fa parte, cioè di una sorta di background comune e pare normale collocarla all’inizio della frase per chiarire preventivamente di chi o di cosa si intenda parlare.

Questo parametro non ha la stessa rilevanza in tutte le lingue, in quanto l’ordine dei costituenti non ha sempre la funzione di marcare i ruoli sintattici. Il compito di marcare i ruoli sintattici spetta alla morfologia flessiva, non all’ordine dei costituenti.

Dati due (o più) costrutti linguistici, uno di essi viene definito marcato in rapporto all’altro (o agli altri) se in esso compare un elemento in più, detto appunto marca, vale a dire un elemento assente nell’altro costrutto.

Sul piano sintattico, l’ordine non marcato o naturale, è quello in cui vengono disposti i costituenti in senso comunicativo pragmaticamente neutro, cioè si intende trasmettere esclusivamente l’informazione che deriva dalla somma dei significati parziali degli stessi costituenti. L’ordine non marcato in italiano è SVO. Quindi, una struttura sintattica può essere definita naturale o non marcata se in essa non compaiono marche, se esibisce una sostanziale neutralità pragmatica e se risulta più frequente nell’uso delle sue possibili varianti.

Per quanto riguarda la posizione del soggetto, si è visto che la quasi totalità delle lingue del mondo adotta la medesima strategia = un’indagine basata esclusivamente su questo parametro sarebbe destinata all’insuccesso in quanto porterebbe a collocare oltre il 97% delle lingue nello stesso tipo.

Per quanto riguarda il verbo e l’oggetto, sono stati individuati vari costrutti la cui struttura interna risulta in correlazione proprio con quella del sintagma verbale. In base alla loro combinazione, possono essere individuati due tipi ideali di riferimento, VO e OV:

  • VO (thailandese) = preposizioni, nome-genitivo, nome-aggettivo, nome-dimostrativo.
  • OV (turco) = posposizioni, genitivo-nome, aggettivo-nome.

I due tipi in questione esibiscono il massimo indice di coerenza e trovano piena e ideale rappresentazione in berbero e zapoteco. Essi non coprono l’intera gamma della variabilità interlinguistica.

Le lingue del mondo si distribuiscono in 15 tipi, ma solo 7 si caratterizzano per una diffusione interlinguistica significativa [A(ggettivo), G(enitivo), N(ome), O(ggetto), Po(sposizione), Pr(eposizione), S(oggetto), V(erbo)]:

  • V(S)O, Pr, NG, NA: lingue celtiche; ebraico, aramaico, arabo, berbero ecc.
  • (S)VO, Pr, NG, NA: lingue romanze, albanese, neogreco, lingue bantu, vietnamita ecc.
  • (S)VO, Pr, NG, AN: una parte delle lingue germaniche, lingue slave.
  • (S)VO, Po, GN, AN: norvegese, svedese, danese.
  • (S)VO, Po, GN, NA: finnico, estone.
  • (S)OV, Po, GN, AN: le altre lingue ugrofinniche, lingue turche, hindi, bengalese, armeno moderno, coreano, giapponese, lingue dravidiche.
  • (S)OV, Po, GN, NA: basco, birmano, tibetano classico, lingue australiane.

Disposizione dei costituenti nei sintagmi verbali, nominali e adposizionali

Tipo VO

  • Sintagma verbale: verbo-oggetto.
  • Sintagma nominale: nome-genitivo, nome-aggettivo, nome-dimostrativo, nome-numerale, nome-frase relativa.
  • Sintagma adposizionale: preposizione.

Tipo OV

  • Sintagma verbale: oggetto-verbo.
  • Sintagma nominale: genitivo-nome, aggettivo-nome, dimostrativo-nome, numerale-nome, frase relativa-nome.
  • Sintagma adposizionale: posposizione.

Nel primo tipo, l’elemento che appare dominante è il verbo che precede l’oggetto, il suo complemento. Ora, anche i complementi e i modificatori del nome come l’aggettivo si collocano alla sua destra.

Nel secondo tipo, si adotta la strategia opposta: in esso la testa segue sempre i suoi complementi/modificatori. Il principio organizzativo soggiacente ai due tipi “ideali” concerne la posizione reciproca di testa e complementi: il tipo VO obbedisce al principio “testa iniziale”, il tipo OV si conforma al principio “testa finale”.

Questa spiegazione non spiega il fatto che l’aggettivo raramente si conforma ai due principi in questione. Lo stesso può dirsi dell’articolo, che nelle lingue VO precede la propria testa, cioè il nome, e che nelle lingue OV di norma la segue.

Si è affermata quindi, un’ipotesi alternativa, la Branching direction theory = essa prevede che la coerenza tipologica nei costrutti che compongono i due tipi VO e OV sia rispettata solo dai costituenti che abbiano una struttura (micro)sintattica interna. Prevede in sostanza che in una lingua storico-naturale vi sia una tendenza piuttosto forte a collocare i costrutti di natura sintattica sempre prima o sempre dopo la testa: la ramificazione dovrebbe avvenire sempre nella stessa direzione, o a destra o a sinistra della testa.

Invece, gli elementi che non ramificano (come l’aggettivo) paiono esenti da questa restrizione. La lingua, anche in ambito sintattico, rivela una chiara tendenza all’economia, che la porta a puntare alla massima efficacia comunicativa con uno sforzo possibilmente contenuto, cioè, riducendo al minimo la propria dotazione formale e limitando al massimo grado le strutture ridondanti.

Tipologia e morfologia

Tipologia e morfologia = la tipologia morfologica presuppone l’azione di due parametri: l’indice di sintesi e l’indice di fusione. Il primo concerne il numero di morfemi individuabili all’interno di una parola, si applica a un’intera lingua; il secondo, invece, riguarda la segmentabilità della parola stessa, vale a dire il grado di difficoltà.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/12 Linguistica italiana

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher grzfnc di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Linguistica generale 3 e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi Roma Tre o del prof Lombardi Vallauri Edoardo.
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