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Indice

  • Split IP
  • Teoria del caso
  • ECM
  • Verbi a sollevamento
  • Pro
  • Teoria del controllo/ Tipi di movimento
  • C-comando/reggenza tracce
  • Variazione crosslinguistica
  • Fenomeno that-traccia/barriere, isole e minimalità
  • Wh multipli
  • Split CP
  • Topic a destra
  • Teoria del legamento
  • Ripasso primo anno: principi, parametri, categorie e funzioni, ruoli argomentali
  • Tipi di si
  • Possibili domande

CP, IP, VP

CP = pragmatica / grammatica del discorso = interfaccia sintassi-pragmatica
IP = sintassi – flessione = struttura superficiale = interfaccia sintassi-morfologia
VP = sintassi, morfologia = struttura profonda = interfaccia sintassi-semantica

Split IP

Si prende il nodo IP. Molte lingue non realizzano flessione in maniera sintetica, le lingue tendono alla semplificazione morfologica, perdono cioè ciò che non è interpretabile. Informazione funzionale = rispetto alla categoria che il nodo domina, relativo al verbo (es. amo = contiene +morfemi, la vocale dà info rispetto al modo, all’aspetto, al tempo, alla persona, al numero). Il morfema ha un significato, morfo = realizzazione concreta. Lingue morfologicamente trasparenti = 1 morfo, 1 morfema.

  • Nelle lingue agglutinanti (turco) ad un morfo non corrispondono tanti sistemi, ma c’è un rapporto 1:1. La testa lessicale si combina con una o più categorie funzionali in base al numero delle info grammaticali necessarie per l’interpretazione.
  • Nelle lingue polisintetiche i morfi si uniscono in una sola parola per dare più informazioni.
  • Nelle lingue flessive una categoria lessicale è congiunta con una o più teste funzionali. Un morfo funzionale può realizzare più info grammaticali.
  • Nelle lingue isolanti (cinese) le categorie lessicali e funzionali sono realizzate con elementi indipendenti, con morfemi liberi, 1 morfo – 1 morfema.

Incorporazione

Baker negli anni '80 ha notato che tutte le lingue che hanno una sfilza di morfemi (come le lingue agglutinanti), l’ordine in cui appaiono è inverso rispetto all’ordine in cui sono stati generati (Mirror’s principle). Se una lingua ha un morfema di Voice sarà sempre vicino al verbo, per essere preceduto da uno aspettuale, poi di tempo, modalità, mood, agreement e infine interrogativo = in alcune lingue con un ordine gerarchico nelle proiezioni funzionali, i morfi si mostrano 1-2-3-4-V e in altre con V-4-3-2-1 ma nessuna ha un ordine diverso. Dimostra che l’incorporazione dei morfi avviene col movimento testa a testa e pone l’elemento che si muove a sinistra di quello raggiunto. Si deve vedere il morfo più lontano dal verbo, l’ultimo che si incorpora, che è quello in accordo col soggetto. Precedenza implica C-comando = se ti precede ti C-comanda. L’incorporazione è a sinistra, non tutte le lingue li realizzano tutti.

Categorie funzionali

  • AgrsP (+alto) = Agreement Subject = luogo in cui avviene l’accordo con il soggetto
  • MoodP = espressione grammaticale della modalità, ne fanno parte le marche di gentilezza: IND (indicativo), IMP (imperativo), PART (participio), DECL (dichiarativo), EVAL (valutativo), EVID (evidenzialità), GER (gerundio), INF (infinito), CONJ (congiuntivo), COND (condizionale), POLITE (marca di gentilezza)
  • ModP = in che modo si svolge l’azione = deontico (dovere, obbligo), epistemico (certezza/incertezza), volitivo (volontà), ottativo (desiderio), imperativo, necessità (qui fanno parte i modali dovere, potere, volere, sapere o avverbi come probabilmente, possibilmente, volentieri, obbligatoriamente.
  • TP = tempo verbale: PRES (presente), PST (passato), FUT (futuro)
  • AspP = fornisce alcune informazioni supplementari sull’azione descritta: la sua durata, se si è conclusa, si sta svolgendo o si sta per svolgere, se è stata portata a compimento e in che modo si svolge: PROG (progressivo, sta/stanno), PERF (perfettivo, participio passato), IMPF (imperfettivo), DUR (durativo, a lungo), HAB (abituale, di solito), ITER (iterativo, di nuovo/ripetutamente), INTENS (intensivo), PRSP (prospettivo), FR (frequentativo).
  • VoiceP = diatesi, attiva o passiva = la diatesi è una categoria grammaticale che descrive la relazione tra l’azione che il verbo esprime e i partecipanti identificati dagli argomenti.

Esempio

Wa hon-wa-hsin-iak-i
3pl. Gamba-poss3sgm-tagliare-perf-fut
Avranno tagliato la sua gamba

L’incorporazione si ferma all’ultima ramificazione richiesta. Es: nella frase qui sopra l’ultima ramificazione richiesta è il Tp (Fut = i), per cui l’incorporazione si ferma a T°. Se non c’è il morfema di accordo con il verbo, esso non sale. Il verbo si muove fino a che ha morfemi da incorporare. Per il principio di economicità non si sposta se non deve incorporare. Lo SPLIT IP dimostra la gerarchia delle categorie “TAM”.

Incorporazione fonologica

Dirlo in forma fonetica ci sono i fenomeni non avvenuti in sintassi (elisione).
Avresti = irr. Perf. Pres.
Avessi = irr. Perf. Pst.

Teoria del caso

Funzione sintattica, tutte le lingue hanno caso, solo alcune lo realizzano attraverso marche esplicite, come il latino. L’italiano, pur non avendo un sistema di caso paragonabile a quello del latino, utilizza una strategia relativa alla distribuzione dei costituenti, per indicare le funzioni sintattiche. Sarebbe sbagliato sostenere che l’italiano non ha caso in assoluto, perché è una lingua dotata di caso. È stabilito dalla condizione del filtro del caso, l’assegnazione viene fatta attraverso la reggenza (relazione di c-comando).

Tipi di caso

  • Caso astratto (o analitico) come in italiano, francese e inglese = funzione sintattica non espressa in specifici morfemi ma dalla posizione del sintagma = non hanno morfemi di caso.
  • Caso morfologico (o sintetico) = il caso è realizzato con marche esplicite.

Costituenti nominali

Possono svolgere diverse funzioni in una frase. Nelle lingue tali funzioni sono correlate alla presenza di specifiche Marche che indicano il Caso dei vari NP. CASO = FUNZIONE SINTATTICA

Filtro del caso

Tutti i DP espliciti devono essere marcati per il caso. Ogni DP realizzato fonologicamente (con l’eccezione del PRO) deve essere dotato di caso. Il caso viene assegnato in SS (IP) e non in SP (VP) e può essere assegnato una sola volta.

In SP e SS

  • In SP = ruoli tematici (Caso)
  • In SS = ruoli argomentali (O)

Distinzioni di caso

  • Caso inerente = GEN e DAT = funzioni sintattiche assegnate da una testa a un suo argomento in base al ruolo tematico, indipendentemente dalla configurazione strutturale. Rapporto semantico.
  • Caso strutturale = dipende dalla posizione nella struttura e non dal ruolo argomentale, hanno bisogno di teste assegnatrici = ACC e NOM = si utilizza la reggenza.

Assegnatori di caso e configurazioni strutturali

Esistono degli “assegnatori di caso” e delle “configurazioni strutturali” in cui può avvenire tale assegnazione. Due nozioni importanti:

  • Dominio = un nodo domina un nodo se è possibile tracciare una linea continua verso il basso da α β.
  • Reggenza = un nodo regge un nodo se e solo se = è una testa; la prima proiezione massimale che α domina domina anche β. Tipo di c-comando da parte di una testa. Una testa regge sempre i due elementi che occupano le posizioni di Spec e Compl.

Reggenza canonica e non canonica

  • Reggenza canonica: da destra a sinistra = testa > compl = caso ad un DP da un verbo o preposizione
  • Reggenza non canonica: da sinistra a destra = testa > spec = caso assegnato da un verbo flesso I°

Assegnazione del caso

  • Non tutte le teste assegnano caso, lo assegnano V, I e P.
  • V = caso Accusativo canonico = oggetto diretto di un verbo, assegna caso al DP suo fratello
  • I = caso Nominativo non canonico al costituente nel suo Spec = relazione che rende possibile sia l’accordo verbo-soggetto sia l’assegnazione del caso. Il caso nominativo viene assegnato dalla flessione verbale, quando la testa I° contiene i tratti di flessione = NO Infinito = il verbo rimane in V°, I° rimane vuoto e non può assegnare caso allo SpecIP.
  • P = caso Accusativo canonico = oggetto di preposizioni

L’assegnazione di caso avviene in base alla relazione di reggenza (canonica e non) e se non interviene nessuna testa tra l’assegnatore di caso e il DP che lo riceve. L’assegnazione del nominativo e dell’accusativo è indipendente dal ruolo argomentale svolto dal DP che riceve caso. Infatti, l’elemento che si sposta in SpecIP riceve caso Nominativo a prescindere dal ruolo argomentale. Il caso Accusativo può essere assegnato ad altri ruoli argomentali oltre che al <paziente>.

Accusativo e paziente

Il caso Accusativo deriva da un’inserzione lessicale. Il paziente non sarà mai soggetto, ma ci sono lingue in cui il paziente non prende accusativo, come nelle strutture ditransitive (in italiano non esistono) = I gave John a book. I nomi non prendono oggetto diretto perché il nome non è una testa che assegna caso per questo un NP non è uguale al VP. Possessivo prende caso Nominativo inerente. Qualsiasi cosa in SpecIP prende caso nominativo. Gli avverbi non assegnano caso = uso preposizione “di”.

ECM

Assegnazione eccezionale di caso Accusativo. Sono strutture come “L’ho vista ballare” = frasi subordinate di verbi di percezione. Nella principale c’è un verbo di percezione come sentire, vedere, ascoltare. Prendono come oggetto anche delle frasi di modo finito/infinito.

  1. *[Him/he] to win would be a pity
  2. [for him] to win would be a pity

Il fatto che lui vinca sarebbe un peccato= in 1) nessuno assegna caso (perché V non è flesso e I° è vuoto) = inserendo P abbiamo una struttura si ECM: il DP soggetto può ricevere caso ACC in modo “speciale” dalla P. Ho visto Maria provarsi il vestito = io ero lì, vedo con i miei occhi = c’è una necessaria contemporaneità tra il momento della percezione e l’oggetto che la determina. Ho visto che Maria ha provato il vestito = ho intuito tramite altro, vedo il risultato come ad esempio il vestito sgualcito. = l’evento esiste, è esistito o esisterà indipendentemente dal soggetto della frase matrice. È una percezione indiretta, mediata. “Che Maria ha provato il vestito” è un tema proposizionale.

Subordinate di un verbo di percezione

  • La subordinata di un verbo di percezione NON può essere resa ipotetica o dubitativa. Ho sentito che Sara forse canta/canterà al concerto. *Ho sentito Sara forse cantare al concerto.
  • La subordinata di un verbo di percezione NON può essere negata. Li ho sentiti parlarne con Sara. Ho sentito che Mario non ha suonato il piano. *Ho sentito Mario non suonare il piano.

“Sara l’ha vista uscire” = vista seleziona <agente> e <paziente> = quel “l” è oggetto di vedere ma soggetto di uscire = è oggetto della percezione di vedere. La subordinata di un verbo di percezione NON è un atto linguistico, NON ha forza illocutiva indipendente dalla principale; infatti, l’ECM è l’unica frase senza CP perché non è una frase, non è un atto linguistico malocutivo, dipende dalla forza locutiva del verbo di percezione. Quando il soggetto subordinato non è oggetto della mia percezione, quella frase ha un CP, quindi, è introdotta da una complementare. Posso sostituire l’OD con un pronome = L’ho vista provare il vestito. Se Maria ricevesse il caso NOM oltre al caso ACC violerebbe il filtro del caso. Il tempo del verbo dipende dal tempo della principale. Non c’è un CP anche per lo spostamento del clitico quando è all’infinito = il clitico sale al verbo della principale. Il clitico nasce come DP con caso NOM (sogg) poi prende caso ACC e diventa clitico.

Verbi a sollevamento

<Tema proposizionale> composto da una intera proposizione = assume sempre la forma di una frase. L’unico verbo a sollevamento è sembrare, che si trova nella principale.

a) Sembra che Leo sia uscito (parlo di Leo, “che Leo sia partito” è <tema>, OD).
b) Leo sembra essere uscito (l’argomento è il tema proposizionale = sembra seleziona sempre un argomento = preferita dalla sintassi, non c’è il pro espl).

B frase infinitiva di A. differenza pragmatica = nella B Leo è in posizione di foreground, in evidenza. Un verbo come sembrare ha sempre come soggetto un elemento che non è un suo argomento. Il verbo sembrare non è un verbo di percezione e dunque non consente un’asse azione speciale del caso Accusativo, in quanto tra V° e IP si interpone la testa C°.

Small Close

Non ha VP. Sembrare = CP – VP – PP. Mario sembra essere stanco = lo vedo con i miei occhi. Così come i verbi di percezione come l’esempio di vedere, due frasi simili con significato totalmente opposto.

  • Leo sembra essere partito in ritardo.
  • Leo sembra aver mangiato troppo.

Non può passare in SPEC, VP un COMPL, VP = violerebbe il criterio tematico = si assegna un solo ruolo argomentale. Non fa parte della struttura argomentale del verbo. Leo sembra essere uscito. Presenza CP, verbo inaccusativo. “Sembra” assegna caso nominativo a Leo.

Il soggetto della subordinata

Non passa mai per VP. “Chi sembra essere partito?”

Pro

È alla base della teoria del controllo, che sembra sia semantico e non sintattico. Si trova nelle strutture infinitive subordinate aperte da preposizione dove il soggetto è sempre categoria vuota e non soggetta a filtro del caso = strutture a controllo. Il controllo si esprime con PRO, che non sottostà al filtro del caso. Vi sono dei motivi per cui anche nelle frasi infinitivo la posizione di SpecIP è occupata da una categoria vuota: in base al principio di proiezione esteso e al criterio tematico, poiché la mancata realizzazione di un argomento dovrebbe causare una violazione del criterio tematico e quindi l’agrammaticalità.

Gianni ha detto a Maria [di uscire] = il <tema> della frase subordinata coincide con Gianni, che è anche l’<agente> della principale = non è possibile assegnare due ruoli argomentali allo stesso costituente = tale DP non può essere contemporaneamente <tema> e <agente>. La necessità di rispettare il CT rende necessario ipotizzare l’esistenza di un elemento a cui venga assegnato un ruolo argomentale = PRO = generato all’interno del VP subordinato in base alla selezione argomentale del verbo e poi sollevato tramite movimento-A nella posizione di SpecIP della frase subordinata.

“Leo ha promesso a Mario di partire”. Si possono invertire <beneficiario> e <paziente> criterio prosodico = il costituente a destra è il più pesante. Il pro è il soggetto nullo delle frasi finite e instaura una relazione Spec-Testa con il verbo flesso in I°, per cui è sempre marcato per il caso nominativo.

Il PRO

Il PRO non ha caso ma è un pronome con ruolo argomentale, altrimenti si violerebbe il criterio O, soddisfa l’EPP, è un soggetto nullo, ma in I° non va mai. Il PRO è il soggetto nullo delle frasi infinitive. Il soggetto della subordinata è dovuto dalla semantica. Il PRO è una categoria vuota che troviamo come soggetto in tutte le lingue, che si differenzia anche per questo aspetto dal pro, la cui presenza in una data lingua dipende invece dal valore del Parametro del Soggetto Nullo.

Teoria del controllo

Tiene conto di strutture e interpretazioni di verbi a controllo = regola l’interpretazione del PRO dipende dalla semantica del verbo della principale.

Tipi di controllo

  • A controllo del soggetto = s1=s2 = da verbi come promettere, garantire. Sono verbi orientati verso il soggetto (commitment = prende responsabilità) = il soggetto della subordinata infinitiva coincide con quello della principale.
  • A controllo dell’oggetto (indiretto) = OI1=s2: da verbi come ordinare, esigere, chiedere, suggerire. Non sono verbi di percezione e quindi il clitico non sale. Non sono verbi a sollevamento perché c’è già un soggetto nella principale = il soggetto della subordinata è colui a cui viene rivolto l’ordine.
  • A controllo ambiguo/arbitrario, verbi come dire (lo intendiamo come sinonimo di ordinare), condizione senza c-comando = ho detto a Luisa di fare una dieta = controllo oggetto. Ho detto a Luisa di fare una da 5 mesi e non ho perso un 1 kg = controllo soggetto = manca un possibile controllore = tutto dipende dal contesto. Dire può significare sia suggerire che narrare.

Lui mi ha promesso di diventare ministro degli esteri = controllo oggetto perché è l’oggetto che diventerà ministro.

Esempi

Esempio in A = lui mi ha promesso [di andare a casa] = lui.
Esempio in B = lui mi ha ordinato [di andare a casa] = io.

PRO e pro

PRO = infinito; pro = flesso. Soggetto di una frase infinitiva dove c’è controllo, questo è l’unico DP che non è soggetto al filtro del caso = ogni DP realizzato fonologicamente è soggetto al filtro del caso.

  • Carlo1 sembra [t1 andare d’accordo con tutti] = sollevamento
  • Carlo1 desidera [PRO1 andare d’accordo con tutti] = controllo

A livello strutturale la struttura a sollevamento ha una traccia nella posizione subordinata di soggetto, quella a controllo ha un PRO come soggetto della frase incassata. Per distinguerle è necessario considerare da quale verbo è selezionato l’elemento che appare come soggetto della principale. Mentre nel sollevamento quest’ultimo è un argomento del verbo della subordinata, nel controllo esso è selezionato da quello della principale.

Possibili domande

Il pro piccolo deve...

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SSD
Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-LIN/01 Glottologia e linguistica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher grzfnc di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Linguistica generale 2 e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi Roma Tre o del prof Frascarelli Mara.
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