Linguaggio & comunicazione
Concetti generali sul linguaggio
Lo studio dei fenomeni linguistici può contare su concetti, procedimenti di analisi e strumenti formali, i quali creano quello che viene definito un modello scientifico. Vi sono due maniere diverse di guardare al linguaggio e alle lingue naturali:
- Un approccio esterno (formato da enunciati orali/scritti che determinano una situazione comunicativa)
- Un approccio interno (linguaggio inteso come conoscenza e proprietà della nostra mente)
Una lingua viene concepita come un insieme di espressioni linguistiche ed enunciati, il cui impiego è regolato dalle varie situazioni comunicative. Gli enunciati e le parole (dispositivi sonori linguistici) sono caratterizzati e classificati tenendo conto del loro uso, delle loro proprietà e in base alle esigenze della comunicazione.
Teorie linguistiche
Secondo Chomsky i dispositivi linguistici si riferiscono direttamente al mondo esterno, quindi vi è una relazione tra espressioni linguistiche utilizzate e referenti, che ne costituirebbe il ‘contenuto’.
Secondo Bloomfield e Skinner, il linguaggio è un accumulo progressivo di abitudini linguistiche create tramite un processo di ripetizione e senza alcuna elaborazione di tipo mentale. Gli aspetti del comportamento verbale derivano da tre variabili: lo stimolo, il rinforzo e la deprivazione.
La più grande differenza tra linguaggio naturale e sistemi comunicativi artificiali è che una lingua madre è acquisita spontaneamente dal bambino durante il periodo critico (molto precoce) della sua vita, durante il quale il bambino è molto sensibile agli stimoli linguistici. Questa è chiamata facoltà di linguaggio, cioè una facoltà innata della nostra mente.
Grammatica, semantica e pragmatica
Lo studio dei fenomeni linguistici comprende due dimensioni: i meccanismi intrinsechi della facoltà di linguaggio, che fissano principi e strutture di ogni lingua naturale, ed i meccanismi che dipendono dall’uso e da altri sistemi cognitivi.
Per Chomsky, le proprietà generali del linguaggio sono:
- Dotazione genetica, cioè le basi e ciò che sviluppiamo da piccoli (ambiente=esperienza linguistica)
- Esperienza, cioè la continua esposizione alla lingua
- Principi non specifici della facoltà di linguaggio
L’uso del linguaggio fa parte di ciò che chiamiamo comunicazione, cioè l’interazione della lingua, intesa come facoltà mentale, con fattori extralinguistici. La nozione ‘grammaticale’ non può essere identificata con quella di ‘dotato in qualsiasi senso semantico. Questo criterio tiene divise le espressioni assurde o prive di significato ma ben formate dal punto di vista sintattico, da espressioni mal formate dal punto di vista sintattico. Nozioni come buona formazione sintattica e grammaticalità definiscono le competenze linguistiche di una persona.
Il sistema di pensiero è colui che interpreta ogni espressione linguistica. La semantica studia le relazioni del linguaggio con la rappresentazione che la nostra mente ha del mondo. Sapere una lingua significa conoscere un insieme di elementi lessicali e combinarli in modo da formare delle frasi, cioè il parlante sa produrre e riconoscere le proprietà fonetiche e semantiche che caratterizzano una lingua naturale.
Una lingua quindi può essere concepita come un dispositivo della nostra mente che specifica le sequenze che abbiniamo a suoni e significati. Hauser, Chomsky e Fitch concludono che il sistema computazionale, cioè di calcolo e valutazione, è un componente della Facoltà di Linguaggio in Senso Stretto (FLN), che a sua volta è inclusa nella Facoltà di Linguaggio in Senso Ampio (FLB).
Il nostro organismo è dotato di due componenti interne:
- Facoltà di linguaggio in senso stretto, cioè la capacità di combinare parole in frasi complesse
- Facoltà di linguaggio in senso ampio, cioè il nucleo della lingua composto da due interfacce: quella Senso-Motoria (SM), relativa alla produzione e riconoscimento di suoni, e quella Concettuale-Intenzionale (CI), relativa alla costruzione del significato.
La struttura di una lingua
Una lingua X comprende:
- Lessico, cioè le proprietà concettuali fissate dalla facoltà di linguaggio
- Sintassi, cioè le operazioni per formare frasi seguendo regole
- Livelli di interfaccia CI e SM
La lingua X è un dispositivo che genera espressioni EXP, dove EXP=PHON+SEM, per cui PHON fornisce istruzioni al sistema senso-motorio quindi è la FONETICA, mentre SEM fornisce istruzioni al sistema concettuale-intenzionale quindi è la SEMANTICA. Il linguaggio rappresenta la soluzione ottimale per connettere il nostro sistema di pensiero con il sistema di produzione e percezione di suoni.
La comunicazione umana
Quando parliamo di comunicazione ci riferiamo a segnali introdotti in una situazione da un essere animato, predisposto a emettere tali segnali, come gli uomini e gli animali. Nel caso degli esseri umani, quando parliamo di comunicazione ci riferiamo al fatto che è intenzionale, cioè che il parlante ha l’intenzione di determinare nell’interlocutore una certa interpretazione. La comunicazione umana implica essenzialmente l’intenzionalità.
Grice vuole distinguere i ‘significati naturali’ e i ‘significati non naturali’, cioè separa i significati prodotti tipicamente da segni, dai significati prodotti con mezzi convenzionali, cioè parole o gesti. Per entrambi si può usare l’espressione ‘vuol dire’, ad esempio “le foglie si muovono vuol dire che tira vento”. A sua volta lui vuole separare i ‘vuol dire’ dei segni e corrispondenze abituali (significati naturali), dai ‘vuol dire’ dei mezzi convenzionali (significati non naturali). La conclusione a cui arriva è che i ‘vuol dire’ all’interno di una comunicazione per mezzo del linguaggio o di gesti include l’intenzionalità dell’emittente.
In una comunicazione che include il ‘dire’ un enunciato come risultato di un’intenzione dell’emittente, devono essere chiari i meccanismi che guidano l’interpretazione degli interlocutori, sia in riferimento alle proprietà linguistiche, sia in rapporto alle credenze e conoscenze delle due persone.
Sperber e Wilson separano l’intenzione informativa, cioè informare i riceventi di qualcosa, e l’intenzione comunicativa, cioè informare i riceventi della propria intenzione ad informare. In un atto comunicativo sono presenti entrambi. Informare corrisponde a modificare ‘l’ambiente cognitivo’ del parlante, cioè l’insieme delle sue conoscenze, quindi informare significa migliorare le sue conoscenze. Vi è una relazione tra lingua e contesto.
La distribuzione delle lingue e le loro relazioni
Le lingue parlate nel mondo ammontano a più di 6000, con una grande differenza nel numero delle persone che parlano una data lingua e nella diffusione geopolitica di queste. La lingua madre dei diversi gruppi di sistemi linguistici può essere nota, ipotizzata, riconosciuta, come il latino per le lingue romanze, o come in generale per le famiglie amerindiane, o come per le lingue indoeuropee. La diffusione di lingue europee come inglese, spagnolo, portoghese e francese in oltre parti del globo si è sovrapposta alle rispettive lingue native del luogo.
Le principali famiglie, cioè i raggruppamenti di lingue considerate discendenti da una stessa lingua originaria, sono:
- Famiglia afro-asiatica (parlata in Africa settentrionale e orientale, è suddivisa in sottogruppi fra cui le lingue semitiche)
- Famiglia indoeuropea (include molte lingua parlate in antichità e attualmente in Europa)
- Famiglia uralica (sono il finnico, l’estone e l’ungherese)
- Famiglia turco-altaica (sono il turco e le lingua dell’Asia centrale)
- Famiglia sino-tibetana (sono tutte le varietà cinesi)
- Famiglia nigerkordofaniana (lingue bantu, parlate in Africa del sud, tra cui le lingue bantu)
- Famiglia khoisan (lingue parlate nell’Africa sud-occidentale)
- Altri gruppi linguistici di difficile collocazione
In Europa le lingue indoeuropee occupano buona parte del suo territorio, infatti l’etichetta ‘indo-europee’ corrisponde alla distribuzione delle varietà linguistiche appartenenti a questa famiglia. (il latino è la lingua da cui sono derivate le lingue romanze e neolatine)
Greenberg, Shevoroshkin e Ruhlene hanno cercato di stabilire proto-famiglia che raggruppino in più ampie unità le famiglie attuali. Secondo Ruhlen una volta stabiliti i proto-lessici e le proto-forme delle diverse famiglie linguistiche, un contorno tra esse è possibile. Ciò a cui vuole arrivare è confermare la tesi che il cambiamento linguistico è un processo molto lento e che vi sono corrispondenze che rinviano a schemi lessicali fissi che si ripetono in gruppi diversi, e che non possono essere trattate come mere coincidenze. Ad esempio la parola ‘nipote’ in italiano e ‘nepot’ in rumeno.
Proprietà universali e tipologia linguistica
Pinker e Jackendoff elencano quelle che sono le proprietà condivise da tutte le lingue:
- Organizzazione fonologica e struttura sillabica delle unità linguistiche
- Parole, cioè associazione di una sequenza di suoni con un contenuto concettuale
- Sintassi, che a sua volta include quattro dispositivi per realizzare le combinazioni delle parole in frasi:
- Raggruppamento delle parole in costituenti
- Parole e costituenti presentano un ordine reciproco
- Accordo, cioè il fatto che verbi, aggettivi e altri modificatori accordano la loro flessione di genere, numero e persona con gli elementi nominali
- Caso, cioè l’uso di flessioni o altri dispositivi
L’osservazione che le lingue hanno molte caratteristiche in comune si è sempre accompagnata alla constatazione che le lingue mostrano differenze nell’organizzazione sintattica, morfologica, fonologica e lessicale. Queste differenze si possono ricondurre a tipologie generali. Con i filosofi del linguaggio del ‘700, sulle basi delle teorie della grammatica generale, vi è un tentativo di caratterizzare i differenti tipi di lingua. Beauzée, nella voce ‘Lingue’ del IX volume dell’Encyclopédie, afferma che l’organizzazione sintattica delle lingue si basa sull’ordine dei pensieri, chiamato ordine analitico. Vi distingue le lingue analitiche, che riflettono l’ordine analitico direttamente nella disposizione sintattica delle parole, e le lingue traspositive, nelle quali le relazioni fondamentali del pensiero sono espresse dalle proprietà morfologiche delle parole.
Durante gli anni vi sono stati tanti tentativi di classificazione delle varie lingua, come nel Grimm Observations sul la langue et la letterature provençales, Ueber der Ursprung der Sprache, Vergleichende Grammatik. L’unica classificazione che si affermò fu quella proposta da Schlegel. Distingue quattro tipi di lingue sulla base delle proprietà morfologiche: lingue isolanti, lingue agglutinanti, lingue flessive, e lingue incorporanti.
Tipi di lingue
Lingue isolanti sono quelle in cui le parole sono prive di flessione, come il cinese. Ogni parola coincide con una forma non scomponibile in morfemi di tipo grammaticale o flessioni, come il singolare/plurale o il tempo/aspetto del verbo. Questi significati sono generalmente introdotti da parole a sé distinte.
Lingue agglutinanti, come ad esempio il turco, i morfemi flessivi sono normalmente dotati di un unico valore, sono distinti dalla radice e possono associarsi sia con basi nominali che verbali.
Lingue flessive sono quelle in cui le radici lessicali e le flessioni si combinano in maniera stretta, come ad esempio nelle lingue indoeuropee. Le categorie di tempo/aspetto sono realizzate sia da desinenze di persona che da un suffisso (es. imperfetto) oppure da una forma specializzata della base lessicale (flessione interna o apofonia).
Lingue polisintetiche (o fotosintetiche) sono quelle in cui più elementi flessivi e radicali si fondono in un’unica parola, a cui in altre lingue corrisponderebbe una frase. Sono state chiamate ‘incorporanti’ queste lingue in quanto inseriscono all’interno della sequenza di elementi flessivi e radicali che formano il verbo una radice nominale o verbale.
Sapir contesta il fatto che si tenga conto solo degli aspetti morfologici del determinazione di ‘tipi generali’. La classificazione morfologica per Sapir rispecchia un ‘pregiudizio evoluzionistico’, nel senso che gli autori che la adottano, almeno nelle prime proposte, pensavano che le lingue flessive rappresentassero il tipo più elevato di organizzazione morfologica di una lingua. L’appartenenza di una lingua a un tipo o all’altro non può essere normalmente stabilita in maniera netta e assoluta, visto che nelle lingue tendono a coesistere proprietà di tipo diverso.
Per Sapir ‘ogni lingua può e deve esprimere le relazioni sintattiche fondamentali, in quanto ogni lingua è dotata di ‘forma’ cioè organizzazione morfosintattica. Tutte le lingue hanno le stesse proprietà fondamentali nonostante le loro apparenti differenze.’
Tipologia e universali linguistici
A partire dagli studi linguistici di Greenberg degli anni ’60, si mira ad individuare le singole caratteristiche strutturali, cioè gli ‘universali linguistici’ in quanto corrispondono a proprietà fondamentali e generali delle lingue naturali. Ogni lingua può essere considerata una combinazione unica di tali caratteristiche elementari. Gli schemi strutturali individuati dagli studi tipologici assumono la forma di universali implicazionali, cioè principi che mettono in relazione due proprietà variabili dove una richiede la presenza dell’altra.
Un caso particolare studiato è quello relativo all’ordine dei costituenti nella frase. Greenberg e Comrie notano che gli ordini dominanti più diffusi sono Soggetto-Verbo-Oggetto, Soggetto-Oggetto-Verbo e Verbo-Soggetto-Oggetto. Sono tutti con il soggetto che precede l’oggetto perché l’inverso è più raro.
Greenberg stabilisce alcune correlazioni tra l’ordine relativo al verbo e all’oggetto, che corrispondono a tendenze:
- Le lingue con l’ordine dominante VSO sono sempre preposizionali (cioè con elementi funzionali che vanno alla sinistra del nome)
- Le lingue con l’ordine SOV sono più frequentemente postposizionali (cioè con lenti funzionali che vanno alla destra del nome)
- Quando l’aggettivo descritto precede il nome, il dimostrativo e il numerali fanno altrettanto con frequenza di gran lunga maggiore
Comrie spiega la combinazione ordine test-complemento: in certe lingue ordiniamo prima la testa del sintagma mentre altre collocano prima il complemento, lo schema strutturale di un sintagma è uguale in qualsiasi classe di parole (nome, verbo…).
Nella prospettiva funzionalista l’ordine delle parole dipende da un principio pragmatico per cui ‘l’informazione nuova segue l’informazione vecchia’. La parte finale è usualmente l’informazione nuova (focus) mentre la parte iniziale è l’informazione nota (topic). La posizione del soggetto non è ancorata al contrasto tra informazione data e informazione nuova. Il topic e il focus sono proprietà che si collegano all’interpretazione della frase non alla sua struttura.
Un elemento descrittivo ampiamente utilizzato negli approcci tipologici sono le gerarchie grammaticali, esprimono il fatto che certe categorie e certi significati siamo privilegiati da parte delle lingue e che creino aspetti basici del linguaggio. Vi sono due gerarchie individuate dagli studi tipologici, cioè la gerarchia di animatezza, che ordina i tipi di elementi nominali, e la gerarchia delle funzioni grammaticali, strettamente collegata alla prima. In altre parole perché un fenomeno interessi un punto più marcato occorre che esso interessi anche i punti meno marcati.
Le lingue tendono a trattare gli elementi nominali più alti nella gerarchia, quindi in particolare i pronomi di 1/2p, come soggetti preferibili. Le ricerche sugli universali possono essere viste come un’importante base empirica per lo studio della variazione tra le lingue. Un fenomeno che compare in molte lingue è la dissociazione di persona (split) per cui i pronomi di 1/2p hanno proprietà morfosintattiche diverse dagli altri elementi nominali. Lo split si presenta anche all’interno dei pronomi nell’italiano: mi e ti si distinguono tra accusativo e dativo, mentre lo, la, li, le nella 3p troviamo gli per l’accusativo e per il dativo.
Interessante è l’accusativo proposizionale dove il complemento oggetto è introdotto da una preposizione, per lo più ‘a’, quando è animati. Per Manzini e Savoia la presenza della preposizione riflette il fatto che il riferimento a questi argomenti è fissato in rapporto al contesto del discorso. Gli argomenti pronominali sono trattati come inclusivi dell’evento espresso dal verbo, per questo si associano solo a quei sintagmi.
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