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Le lingue e il linguaggio

Che cos'è il linguaggio?

I. La linguistica, il linguaggio e i linguaggi

Tutti sappiamo di possedere e usare un linguaggio che si chiama il linguaggio naturale; ma esistono anche altri linguaggi: il linguaggio degli animali, il linguaggio dei computer, il linguaggio dei gesti, il linguaggio dell’arte, il linguaggio dei media, il linguaggio delle immagini, il linguaggio dei fiori...

Tutti questi linguaggi hanno un elemento in comune, sono tutti sistemi di comunicazione, servono a trasmettere informazioni da un individuo, l’emittente, ad un altro, il ricevente o destinatario. Solo la specie umana ha la capacità di acquisire il linguaggio umano e neppure le specie animali più vicine all’uomo in termini evolutivi, come le scimmie antropoidi, sono in grado di acquisire tale linguaggio, se non in forma impoverita. La linguistica è lo studio scientifico del linguaggio umano. Studio scientifico è il tipo di metodologia e di analisi dei problemi che caratterizza qualunque scienza.

II. Caratteristiche proprie del linguaggio umano

La riflessione sul linguaggio umano negli ultimi decenni è giunta alla conclusione che esso abbia delle caratteristiche molto specifiche, essenzialmente diverse da quelle dei linguaggi animali o dei linguaggi di programmazione tipici dell’informatica. Il linguaggio umano è discreto, vuol dire che i suoi elementi si distinguono gli uni dagli altri per l’esistenza di limiti ben definiti.

Esempio: i suoni [p] e [b], o [t] e [d], sono molto simili sotto vari punti di vista (i primi due sono articolati con le labbra, gli altri due tramite il contatto della lingua con i denti superiori), hanno però, per il parlante e l’ascoltatore, un effetto di, contrasto netto: patto vuol dire una cosa ben diversa da batto e tardo una cosa ben diversa da dardo. Non esistono nella mente del parlante e dell’ascoltatore, entità intermedie tra p e b, oppure tra d e t. In ogni lingua, i fonemi sono in numero limitato (in generale non più di qualche decina), mentre le parole sono migliaia, ed è sempre possibile formare parole nuove.

Quindi una delle caratteristiche del linguaggio umano è quella di poter formare un numero altissimo di segni, cioè di entità dotate di significante e significato, mediante un numero limitato di elementi (i fonemi) che non hanno significato, ma che hanno solo la capacità di distinguere significati. Questa caratteristica, chiamata doppia articolazione, sembra essere assente dai linguaggi degli animali.

Un’altra differenza tra il linguaggio umano e i linguaggi animali è data dall’inventario dei segni a disposizione in questi differenti sistemi: in generale i sistemi di comunicazione animale sono caratterizzati da un numero finito di segni; le parole di ogni lingua umana invece, non costituiscono un insieme finito, perché si creano continuamente parole nuove, e nel nostro parlare quotidiano facciamo uso, nella maggioranza dei casi, di frasi nuove, create sul momento. A questa possibilità di creazione continua di nuove frasi contribuisce in modo decisivo il meccanismo della ricorsività: esso permette di costruire frasi sempre nuove inserendo, in una frase data, un’altra frase, poi in quest’ultima un’altra frase...

Esempio: “Mario mi ha colpito.” Utilizzando un verbo come ‘dire’, possiamo trasformare questa frase in una frase complessa, cioè formata da una frase principale (i ragazzi dicono) e da una frase dipendente (che Mario mi ha colpito “I ragazzi dicono che Mario mi ha colpito.”

Possiamo poi trasformare l’intera frase in una frase dipendente da un verbo come ‘credere’. “I vicini credono che i ragazzi dicano che Mario mi ha colpito.” Se facciamo dipendere questa frase da un verbo come ‘sostenere’ la frase che risulta, è ancora più complessa delle precedenti: “I Rossi sostengono che i vicini credono che i ragazzi dicano che Mario mi ha colpito.” Come si può vedere, utilizzando un verbo opportuno (oltre a ‘dire’, ‘sostenere’, ‘credere’, si potrebbero usare ‘affermare’, ‘ritenere’, ‘pensare’), il processo potrebbe continuare all’infinito. Non c’è quindi limite alla lunghezza delle frasi di una qualunque lingua naturale. Un altro modo per formare frasi complesse di lunghezza indefinita è ricorrere all’uso della congiunzione ‘e’: Giorgio corre/ Giorgio corre e grida/ Giorgio corre e grida e suda/ Giorgio corre e guida e suda e inciampa. Il numero delle frasi possibili di qualunque lingua naturale è infinito. Le nostre limitazioni di spazio, di tempo e di memoria non ci permettono di costruire una frase di lunghezza infinita. C’è un contrasto tra la capacità potenziale di produrre frasi di lunghezza infinita e la realizzabilità effettiva di tali frasi, questo è un esempio del contrasto tra due aspetti dell’attività linguistica, chiamati uno ‘competenza’ e l’altro ‘esecuzione’. Sembra che soltanto gli esseri umani abbiano la capacità di acquisire un sistema di comunicazione caratterizzato dal fenomeno della ricorsività.

III. Il linguaggio e le lingue

In qualche lingua diversa dall’italiano, ci potrebbe indurre a pensare che tra ‘linguaggio’ e ‘lingua’ non ci sia differenza. In inglese c’è solo la parola ‘language’ che equivale tanto a linguaggio quanto a lingua. In francese, la situazione è identica all’italiano, oltre a langage esiste anche langue. Di fatto, è molto importante mantenere distinta la nozione di linguaggio da quella di lingua.

Con ‘linguaggio’ intendiamo la capacità comune a tutti gli esseri umani di sviluppare un sistema di comunicazione dotato di quelle caratteristiche proprie, e che lo distinguono da altri sistemi di comunicazione. Con ‘lingua’ intendiamo la forma specifica che questo sistema di comunicazione assume nelle varie comunità. Quando ci riferiamo al linguaggio umano, generalmente parliamo di linguaggio al singolare perché questa capacità è propria della specie umana, e comune a tutti gli esseri umani. Parliamo invece di lingua, tanto al singolare che al plurale, perché tante sono le lingue del mondo.

Quale è il rapporto tra il linguaggio da un lato e le lingue dall’altro? Quale è il rapporto delle varie lingue tra di loro? Un filosofo medievale, Ruggero Bacone, scrisse che “la grammatica è unica ed identica nella sostanza, anche se varia accidentalmente” quindi le lingue sono differenti, ma entro limiti ben definiti, ossia quelli del linguaggio come capacità umana specifica. Di conseguenza, le lingue non possono differire oltre certi limiti, ed hanno molti elementi in comune, dato che sono realizzazioni diverse dell’unico linguaggio. Nella prima metà del Novecento la maggior parte dei linguisti riteneva che non ci fosse nulla in comune a tutte le lingue del mondo, che esse cioè potrebbero, in linea di principio, differire l’una dall’altra senza limiti.

Quali sono gli elementi comuni a tutte le lingue, ossia gli universali linguistici, e quali sono gli elementi diversi da lingua a lingua, o almeno non comune a tutte? Tra gli universali linguistici, possiamo citare alcune delle caratteristiche proprie del linguaggio umano come la ricorsività e la dipendenza dalla struttura. Finora, non sono stati trovati casi di lingue in cui sia impossibile applicare il meccanismo della ricorsività, o che presentino casi di regole indipendenti dalla struttura. Una caratteristica che distingue le varie lingue o i vari tipi di lingue, è l’ordine delle parole, o l’ordine degli elementi principali della frase. In italiano, l’ordine più comune in una frase dichiarativa è quello Soggetto-Verbo-Oggetto (SVO). “Gianni scrisse una lettera.” Quest’ordine è tipico di molte altre lingue come il francese o l’inglese, ma altri ordini sono possibili, per esempio in arabo e nelle altre lingue semitiche, l’ordine è più frequentemente (VSO), in lingue come il turco o il giapponese, l’ordine è SOV.

Che cos'è una lingua?

Le lingue storico-naturali sono sistemi articolati su più livelli: quello dei suoni, quello delle parole, quello delle frasi e quello dei significati. I parlanti nativi di una determinata lingua hanno conoscenze (competenza) di ognuno di questi livelli (competenza fonologica, morfologica, sintattica e semantica). Le lingue del mondo si possono studiare sia sincronicamente (senza fare ricorso alla variabile tempo) sia diacronicamente (considerandone cioè il mutamento nel corso del tempo).

Una lingua è un oggetto tanto naturale quanto difficile a definirsi. È naturale perché, in situazioni normali, parliamo sempre senza sforzi, non dobbiamo riflettere su ciò che stiamo facendo e come: ci viene spontaneamente e siamo in grado di costruire frasi e di capirle senza sforzo apparente e soprattutto senza avere totale conoscenza di cosa sia una frase o di come funzioni il linguaggio umano.

Siamo circondati, sin dalla nascita, da atti linguistici (i genitori e i parenti parlano ai bambini) e continuiamo a vivere circondati da atti linguistici: i compagni di giochi, la radio, la televisione, la scuola, i giornali ed i libri. Viviamo in un universo di atti linguistici e ci sembra normale parlare una lingua, capire chi ci parla, farci capire ed esprimere ordini, preghiere, supplicare, minacciare, scherzare, riferire, ricordare, immaginare...

Per produrre una [b], l’organismo umano deve pompare dell’aria dai polmoni, quest’aria passa attraverso la trachea e la laringe, nella laringe si trova la glottide dove ci sono le corde vocali; l’aria, passando, fa vibrare le due corde vere (non tutti i suoni fanno vibrare le corde vocali), il velo palatino chiude il passaggio verso la cavità nasale, tutta l’aria prende la via della cavità orale, le labbra vengono chiuse ermeticamente, l’aria arriva dietro questo sbarramento e resta per un istante, poi le labbra vengono dischiuse e l’aria fuoriesce come una piccola esplosione, l’aria fuoriesce tutta ed il suono non si può protrarre nel tempo (come si può invece fare con un altro tipo di suoni, come con la [f] per esempio.)

I. Parlato e scritto

Una lingua, nelle società a noi più vicine, è sia scritta che parlata. La linguistica privilegia la lingua come espressione orale su quella scritta e ciò per diversi motivi. Esistono e sono esistite lingue che sono o sono state solo parlate e non scritte. Esempio: il somalo è stato una lingua solo parlata fino al 1972, anno in cui si è introdotto un sistema di struttura. Molte lingue indiane d’America sono e sono state lingue solo parlate.

L’aspetto orale è primario e quello scritto è secondario, derivativo. Non ci sono lingue naturali che sono state soltanto scritte ma mai parlate. Un bambino, quando impara una lingua, impara prima a parlare che a scrivere. Il bambino impara a parlare in modo naturale, anche senza insegnamento specifico, mentre per imparare a scrivere ha bisogno di addestramento specifico. Le lingue cambiano nel corso del tempo. Ciò che cambia è la lingua parlata e solo in ritardo la scrittura registra questi cambiamenti. Se una lingua è molto usata, è soggetta a cambiamenti; se una lingua è solo scritta o prevalentemente scritta non cambia ma tende a mantenersi. Molto spesso gli alfabeti (che servono a scrivere una lingua) sono in ritardo rispetto all’evoluzione delle lingue, che possono in certi periodi cambiare anche molto velocemente. Gli alfabeti sono anche contraddittori rispetto alle lingue parlate, per esempio: in inglese il suono [f] può essere scritto f, ph, gh.

La lingua scritta è importante non solo per le opere letterarie ma per il funzionamento delle società complesse di oggi, si pensi al numero di libri, riviste, lettere, fax o di e-mail che circolano per il mondo o al numero di pagine web che si possono trovare su internet. La lingua scritta fissa la lingua e la lingua parlata offre variazione e novità.

II. Astratto – concreto

Se un parlante ripete un numero qualsiasi di volte, la stessa parola non riuscirà mai a produrre due [m] o due [a] identiche, ci saranno sempre delle variazioni.

Langue e parole

Ferdinand de Saussure pose alla base del suo corso di linguistica generale, una serie di distinzioni che formano ancora oggi una base concettuale irrinunciabile per la definizione di lingua e cioè le distinzioni tra sincronia e diacronia, tra rapporti associativi e rapporti sintagmatici, tra significante e significato e, quella tra langue e parole.

Quando due individui comunicano si verifica il seguente scambio: il parlante A associa al significato ‘mano’ dei suoni, producendo quello che si chiama un atto di fonazione, i suoni giungono all’ascoltatore B che associa i suoni [mano] ad un significato ‘arto degli esseri umani’. B, a questo punto può a sua volta diventare parlante ed associare significati a suoni, produrre un atto di fonazione che giungerà ad A e così di seguito.

La parole è individuale e concreta, è un’esecuzione linguistica realizzata da un individuo, è un atto individuale. Nel circuito comunicativo appena descritto, A produce dei suoni concreti, produce un atto di parole [mano] che è individuale. La langue è sociale e astratta, l’individuo può realizzare atti di parole diversi ma non può da solo modificare la langue. La lingua esiste nella collettività ed è necessaria perché gli atti di parole siano intelligibili, ma anche gli atti di parole sono necessari perché la lingua si stabilisca e perché funzioni. Gli esseri umani comunicano attraverso atti di parole, ma il fondamento di questi atti è nella langue, perché è la langue il sistema di riferimento collettivo: è collettivamente che si è stabilito che ‘mano’ significhi quel che significa. La parole è attuazione, realizzazione, la langue è potenzialità, è sistema astratto.

Codice e messaggio

Un’altra importante distinzione, dovuta a Jackobson, quella tra codice e messaggio, si basa sulla distinzione tra un livello astratto ed un livello concreto. Il codice è un insieme di potenzialità ed è astratto. Un messaggio viene costruito sulla base delle unità fornite dal codice, ed è un atto concreto. Anche le lingue umane funzionano così, si potrebbe dire che a livello di codice esistono unità come / p, n, e, a / e che queste unità astratte possono combinarsi sulla base di determinate regole per formare dei messaggi ‘pane, pena’, come dei non messaggi ‘eanp, eapn’.

Competenza ed esecuzione

Una terza distinzione tra un livello astratto e uno concreto è stata fatta da Noam Chomsky tra competenza ed esecuzione. La competenza è tutto ciò che l’individuo sa della propria lingua per poter parlare come parla e per poter capire come capisce, l’esecuzione è tutto ciò che l’individuo fa linguisticamente. L’esecuzione è un atto di realizzazione (come la parole e il messaggio) e quindi è concreto. L’esecuzione corrisponde abbastanza bene alla nozione di parole di Ferdinand de Saussure, mentre la competenza è molto diversa dalla langue. La langue è sociale e trascende l’individuo.

III. Conoscenze linguistiche di un parlante

Competenza è l’insieme delle conoscenze linguistiche che un parlante ha.

Competenza fonologica

Un parlante italiano sa che i suoni [p, n, a, e] sono suoni della sua lingua ma che i suoni come [pf] non sono suoni della sua lingua. Un parlante sa anche fatti più sottili, per esempio sa che se una parola in italiano inizia con tre consonanti, la prima deve essere [s].

Competenza morfologica

Un parlante ha una competenza relativa alle parole della propria lingua. Sa che in italiano le parole finiscono, di norma, in vocale, tranne poche parole come ‘non’, ‘per’, ‘del’ ed alcune parole di origine straniera come ‘sport’. Un parlante conosce anche il vocabolario della propria lingua e sa che parole come ‘cane’, ‘volta’, sono parole della sua lingua, mentre parole come ‘portemanteau’ non è una parola della sua lingua o che ‘ppsss’ non sembra essere una parola possibile. Un parlante sa formare parole nuove e utilizza questa possibilità. A partire dal verbo ‘collocare’, si può formare ‘collocamento’, dall’aggettivo ‘lucido’ si può formare ‘extralucido’, a partire dal nome ‘magistrato’ si può formare ‘magistratura’. I parlanti sanno che a partire da parole semplici si possono formare parole complesse. Un parlante sa anche che a partire da un verbo italiano, per esempio ‘camminare’, si possono formare un centinaio di forme flesse ‘camminate, camminavamo, avremmo camminato, camminando, camminato’.

Quindi, un parlante conosce le parole della propria lingua e le sa distinguere da forme che non sono della propria lingua; sa anche distinguere tra parole possibili ma non esistenti e parole non esistenti. Sa formare forme complesse a partire da parole semplici ma sa anche che non è sempre possibile applicare lo stesso meccanismo. Un parlante sa che alla parola ‘libro’ si possono aggiungere molti dei cosiddetti suffissi valutativi, ma che lo stesso non può avvenire per una parola come ‘balcone’ o che ad una stessa parola si possono applicare sia...

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/12 Linguistica italiana

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Carlam___ di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Lingua italiana e comunicazione e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Firenze o del prof Ballerini Clara.
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