L'autore nascosto
Capitolo I: La trasmissione frammentaria del Satyricon
La trasmissione frammentaria del Satyricon ha condizionato la nostra percezione dell'opera petroniana, enfatizzandone ingannevolmente i tratti realistici. Nella sua lettura, Gian Biagio Conte ha cercato di ridurre quest'effetto di parzialità e di guardare invece alla struttura globale dell'opera.
Conte è partito dalla convinzione che i veri protagonisti della storia fossero gli scholastici, perseguitati dalla strategia ironica messa in atto dall' "autore nascosto". L’autore infatti, Petronio, sta nascosto fuori dal racconto e invita i suoi lettori a sorridere delle manie di grandezza di una cultura scolastica e declamatoria. È proprio per colpire la vanità di questa cultura che l’autore Petronio ha nascosto se stesso e ha mandato avanti, in primo piano, personaggi degradati nutriti di grandi immaginazioni letterarie.
“Estetica letteraria dell’eccesso”: è come se davvero gli accadimenti banali con il solo essere vissuti teatralmente potessero acquistare grandezza ed importanza, come se dicendo teatralmente la vita si potesse davvero trar senso dalle indifferenze della realtà. La letteratura gli presta la sceneggiatura di fondo con cui dare significato alle proprie esperienze: avventure e disavventure, sentimenti e passioni.
La grande letteratura diventa per lui un universo abitato da miti suggestivi, diventa anzi il mito secolarizzato di una cultura tesa a cercare emozioni intense che altrimenti le sarebbero negate nell'esperienza diretta. Lo sbalzo è notevole: "volontà e rappresentazione" di grandezza stridono con la meschinità del personaggio.
L’autore, occhieggiante dietro la narrazione di Encolpio, fa in modo che il protagonista-narratore prima riveli se stesso e la propria ingenuità, poi lo lascia privo delle coperture illusorie che il narratore stesso si è costruito: e si assicura così la reazione connivente del lettore. Autore e narratore sono voci concorrenziali: c'è una voce, scoperta, che gestisce il racconto, lo esprime, lo interpreta; e c'è l'altra che, quasi una controvoce, si percepisce implicitamente, come una cornice esterna, l'unico valido codice di riferimento assiologico.
Encolpio è narratore mitomane nel senso che, se manca in lui ogni intenzione consapevole di falsificare il racconto, gli manca anche la capacità di tenere distinti nel suo racconto il piano della fantasia mitico-letteraria e il piano delle cose che gli accadono. Il lettore è portato a identificarsi non con il protagonista, bensì con l'autore nascosto; egli prova anzi un forte senso di superiorità sul protagonista-narratore ingenuo, la stessa superiorità che l'autore ironico usa come strategia narrativa per farsi appunto complice il lettore.
Ne consegue che la fisionomia dell’autore implicito e ironizzante si può ricostruire solo in negativo, ricavandola direttamente dalle forme apparenti del discorso, vale a dire correggendo criticamente ogni volta le ingenuità del narratore. È Encolpio lo strumento principale del rovesciamento parodico che Petronio opera nei confronti del romanzo d'amore e d'avventura in cui ha deciso di farlo muovere e vivere. Encolpio nelle mani dell’autore del Satyricon diventa l'antimodello dell'eroe del romanzo idealizzato: tanto casto è quello quanto Encolpio è debosciato, tanto è moralmente forte quello quanto Encolpio è debole e rotto da ogni inganno.
Capitolo II: Il narratore mitomane e la nostalgia del sublime
L’imposizione dei nomi è un procedimento funzionale alla caratterizzazione dei personaggi: per propria forza etimologica (o paretimologica) il nome finisce per contenere le “intenzioni” dell’autore nascosto, la sua attitudine ironica, la sua regia generale del racconto. La scelta dei nomi determina le azioni e le reazioni dei personaggi: il nome, che talvolta è una riproduzione miniaturizzata del mito, è la cellula generativa che contiene il modello di riferimento su cui si costruisce l’azione narrata, denuncia la finzione mitica. Così Eumolpo è nome parlante che predetermina i comportamenti del personaggio-poeta; così tutta l’ironia dell’autore nascosto si fa scoperta in nomi come Ascilto (l’infaticabile), Trimalchione (tre volte potente signore).
Già verso la fine della grande stagione augustea doveva cominciare a prender piede l'idea che i settori più importanti della letteratura erano ormai “colmi”. Quello che c'era da fare per raggiungere le vette più alte della grande poesia e della grande oratoria era ormai stato fatto. Persino Orazio stesso confessa, nei confronti del genere tragico, di non potere provare altro che un'accorata nostalgia. Sia l’Anonimo del Sublime sia Petronio sanno che il sublime è un bene ormai perduto. Ma Petronio preferisce mostrare la cosa indirettamente, sgonfiando le ingenue illusioni di un personaggio che fa sorridere perché crede di poter ancora vivere i miti della grande letteratura. L’altro invece esplicitamente dichiara che questo è il male del secolo: la mancanza di vera grandezza poetica e oratoria.
Questo sembra un tema fondamentale del Satyricon, al punto che Petronio presta al suo protagonista parole forti che dichiarano tutta la nostalgia per quella letteratura sublime di cui erano capaci i giganti del passato. Gli fa lamentare che i giovani di oggi non promettano un Sofocle, un Euripide, tanto meno un Omero, un Pindaro, né un Platone o un Demostene o un Tucidide. È la scuola la vera responsabile del degrado, della corruzione che ha investito l’oratoria e la poesia, sostiene Encolpio. Eppure la tirata di Encolpio contro l'uso scolastico delle declamazioni è essa stessa una tipica declamazione, con tutti i difetti del genere: usualità degli argomenti, intonazione reboante. L’autore si fa gioco del protagonista facendo di lui un paradossale censore proprio di quei difetti di cui egli stesso è invece vittima inconsapevole: perciò si merita la parodia dell’autore.
Anche il moralismo satirico di Persio incontra il sofisticato disprezzo che Petronio rivolge alla ripetitiva cultura della scuola e alle grandiloquenti invenzioni dei declamatori. Un aspetto sicuramente negativo della scuola è il suo trattare la letteratura come una miniera da cui estrarre singole pietre preziose: certi brani vengono inclusi nelle raccolte antologiche e altri no, e inoltre si leggono sempre gli stessi brani.
Gian Biagio Conte sospetta che Eumolpo, mentre la tempesta infuriava si sia rinchiuso sotto coperta a scrivere un poema sulla tempesta stessa. Nulla nel testo ci dice espressamente che Eumolpo stia facendo un bel pezzo di maniera sulla tempesta, ma è certo che l’intonazione dei suoi versi è alta e reboante. L’unico segno, infatti, che gli altri naufraghi hanno della sua presenza è un rumoreggiare selvaggio, quasi feroce, proveniente dalla cabina del pilota: chiuso là dentro, Eumolpo recita a voce alta i versi che intanto viene scrivendo su un’enorme pergamena. I compagni cercano di farlo rinsavire; ma senza alcun successo: il furore, anzi, tocca punte estreme. L’intera scenetta presuppone il finale dell’Ars poetica, quei versi che Orazio aveva dedicato al poeta vesanus, personificazione dell'error e caricatura dell’invasamento poetico. Non diversamente Petronio raffigura Eumolpo mentre si abbandona al delirio del suo genio poetico. Eumolpo è il complemento perfetto di Encolpio, essendo entrambi interpreti inadeguati di una facile poetica del sublime che si attira tutte le frecce di un’ironia implacabile.
Ecco infatti che Petronio, per punizione, porta gli scholastici fuori delle aule di recitazione, dove la sproporzione di parola e di fatto risulta ancora più comicamente paradossale. La satira petroniana trasforma in narrazione continua alcuni aspetti caricaturali che erano già disseminati nell’opera di Seneca il retore. Encolpio è tutto solo scuola, non ha il talento. Cerca di compensare la sua manchevolezza esagerando il pathos; ma dimentica che l’eccesso di pathos è il vero nemico del sublime. Ma il vero difetto di chi è inadeguato al sublime-il vero difetto, possiamo dire, di Encolpio-è un cattivo uso del patetico, il falso entusiasmo, la commozione esagerata. È un patetico inopportuno e vuoto, che si manifesta là dove non c'è bisogno di pathos o che suona smisurato là dove ci vorrebbe misura.
Sembrerebbe che su di una cosa almeno l’autore nascosto si trovi d’accordo con i suoi personaggi screditati, il narratore Encolpio e il poeta-briccone Eumolpo: su un profondo senso di nostalgia per la grande letteratura passata. Solo che, mentre Encolpio ed Eumolpo pensano sempre che basti il loro entusiasmo per attingere al sublime, Petronio si serve di loro (o meglio delle loro pretese) per mostrare proprio quanto ormai esso sia irraggiungibile. Diversamente infatti dal suo ingenuo protagonista, in lui la nostalgia ha la piena consapevolezza del rimpianto. Egli sa che il sublime è ormai un bene perduto, inattuale e irrecuperabile.
Capitolo III: L'inganno del mito
Per parodiare le trite convenzioni del romanzo greco di consumo, l' “auctor absconditus” segue la via dell’esagerazione o dell’inversione, ma anche quando inverte (per esempio la coppia di innamorati fedelissimi e casti
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