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La cicatrice d'Ulisse

Nel XIX canto dell’Odissea si apre la scena in cui la vecchia Euriclea riconosce Ulisse, di cui era stata la nutrice, da una ferita alla coscia, mentre gli stava lavando i piedi. Non appena Euriclea tocca la cicatrice, lascia cadere il piede nel bacino, e vuole gridare la sua gioia ma Ulisse sotto voce con lusinghe e minacce la trattiene. Tutto questo è raccontato con precisione. Persino nel momento del riconoscimento non si trascura di rendere noto al lettore che è con la mano destra che Ulisse afferra la vecchia alla gola, per impedirle di parlare, mentre con l’altra la trae più vicino a sé.

A questo punto vi è un’interruzione, che avviene proprio nel momento in cui Euriclea riconosce la cicatrice. Il poeta inizia a descrivere l’origine della cicatrice, una disgrazia capitata a Ulisse giovinetto cacciando un cinghiale durante un soggiorno presso il nonno Autolico. Parla anche di Autolico, del suo carattere, della parentela con Ulisse, segue poi la descrizione della partenza mattutina per la caccia, il combattimento, la ferita di Ulisse, la fasciatura della ferita, la guarigione, il ritorno a Itaca, le domande dei genitori; tutto viene minuziosamente descritto, e soltanto allora il narratore ritorna da Euriclea e Ulisse.

Questa interruzione sembra voler “ritardare” la tensione, ma secondo Erich la ragione di questo ritardare si trova nella necessità dello stile omerico di non voler lasciare nell'ombra quello che è stato accennato. Questo sta a significare che la cicatrice deve essere assolutamente spiegata, perché per il sentimento omerico è intollerabile vederla semplicemente emergere dallo sfondo scuro del passato. Essa deve uscire chiara alla luce e con essa un tratto della giovinezza dell’eroe. Le cose non vanno diversamente per gli aspetti intimi, anche di questi nulla può restare celato o inespresso. Gli uomini di Omero manifestano il loro intimo senza nulla tralasciare, quello che non dico agli altri lo dicono nel proprio cuore, così che il lettore ne venga a conoscenza. I poemi Omerici non tengono nulla celato.

Paragone tra Omero e le Sacre Scritture

Erich Auerbach ci pone un paragone tra la Sacre Scritture e le opere di Omero. La storia d’Abramo e d’Isacco non è documentata meglio di quella d’Ulisse. Sono entrambe favole. Ma le storie delle Sacre Scritture non si prodigano, come fa Omero, per attirarsi la simpatia, non ci lusingano per allietarci e incantarci, ma ci vogliono assoggettare, e se ci rifiutiamo siamo dei ribelli. Nelle storie delle Sacre Scritture s’incarnano dottrina e promessa. Esse non vogliono come Omero, farci dimenticare per qualche ora la nostra realtà, vogliono invece sottometterla a sé.

I poemi omerici hanno un determinato ciclo degli avvenimenti, spazialmente e temporalmente delimitato. Il Vecchio Testamento invece dà la storia universale, che incomincia con il principio dei tempi e vuole terminare con l’adempimento della promessa con cui il mondo deve aver fine. Questo sta a significare che Omero ci racconta dall’inizio alla fine una storia già accaduta, mentre le Sacre Scritture ci raccontano l’inizio e la fine di una storia che però in questo momento è accaduta solo in parte.

La composizione del Vecchio Testamento è meno unitaria rispetto a quella dei poemi omerici, e per questo si parla di “legame verticale” quando ci si riferisce ai testi presenti nell’Antico Testamento. Essi infatti sono racconti o gruppi di racconti che hanno un’indipendenza fra loro, ma che sono collegati verticalmente sotto la manifestazione di Dio. Esse condividono la volontà di Dio di incarnarsi e di mostrare la sua essenza. A differenza dell’Antico Testamento con i poemi omerici ci troviamo di fronte a un “legame orizzontale” che va a creare dipendenza tra un capitolo e l’altro.

Gli eroi biblici sono i rappresentanti della volontà divina, e tuttavia sono fallibili e soggetti alla disgrazia e all’umiliazione, e nel mezzo della disgrazia e dell’umiliazione si manifesta la grandezza di Dio. Umiliazione ed esaltazione sono molto più profonde ed elevate che in Omero. Ad esempio quando vediamo Ulisse mendicante sappiamo che in realtà è solo un travestimento, ma invece Adamo è davvero scacciato, Giacobbe è davvero un fuggiasco ma la loro grandezza di risorgere dall’umiliazione diventa l’immagine della grandezza divina.

La partenza del cavaliere cortese

Yvain, il cavaliere del leone è un poema cavalleresco di Chrétien de Troyes scritto nel XII secolo. Nel poema, Yvain cerca di vendicare il cugino Calogrenant sconfitto da un cavaliere nella foresta di Brocelandia. Yvain uccide questo cavaliere, Esclados, e si innamora della sua vedova, Laudine. Con l'aiuto della damigella di Laudine, Lunete, Yvain riesce a sposarla, ma Gawain lo convince a imbarcarsi in un'avventura cavalleresca. La moglie acconsente, a patto che lui ritorni dopo un anno, promessa che però Yvain non mantiene cosicché lei lo respinge.

Yvain si infuria ma alla fine decide di riconquistare l'amore della donna. Egli salva un leone da un serpente, dando poi in seguito prove di virtù cavalleresche e di lealtà con l'aiuto del felino. Alla fine Laudine permette a lui e al leone di tornare nella fortezza.

Erich Auerbach con questo poema ci introduce il “realismo cortese” poiché nota che l’autore distanzia il mondo nobile dei cavalieri da quello degli altri ceti contemporanei, i quali appaiono qualche volta solo come comparse, per lo più comiche e grottesche. Non si può parlare però di una divisione di stili, in quanto il romanzo cortese non conosce uno “stile alto”, l’ottonario rimato si adatta a ogni argomento.

Auerbach parla di questo romanzo come di una vera e propria evasione letteraria dalla realtà nel mondo della favola. È ovvio che ci troviamo nel regno della fiaba. Il castello sorto come per incanto, la curiosa accoglienza, la bella donzella, il castellano, il fauno, la sorgente incantata, sono tutti motivi fiabeschi. Altrettanto fiabesche sono le indicazioni del tempo. Per sette anni Calogrenant tace la sua avventura. Sette è un numero di fiaba, e i sette anni conferiscono un po' di atmosfera leggendaria.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/14 Critica letteraria e letterature comparate

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