CAP1.LA LETTERATURA DEL POTERE,IL POTERE DELLA
LETTERATURA
Quando nasce la letteratura latina ?
In quasi tutte le letterature del mondo,l’epoca delle origini sfuma nel vago
- LETTERATURA GRECA nasce sicuramente con Omero
—> non è possibile stabilire con precisione quando il materiale destinato all’Iliade e all’Odissea è stato creato ( si può
stabilire solo in linea generale l’epoca)
- LETTERATURA ITALIANA = prima metà del XIII secolo
—> attività potete di corte di Federico II ( Scuola Siciliana )
- LETTERATURA LATINA = 240 a.C (metà III secolo )
—> venne messa in scena per la prima volta un’opera teatrale ( non sappiamo se una commedia o una tragedia )
da parte di un greco romanizzato che si chiamava LIVIO ANDRONICO
N.B non significa che per la prima volta si rappresentò un’opera teatrale MA.. vuol dire che per la prima volta si trattava
di una tragedia o di una commedia regolare, con un copione scritto,del quale era individuabile l’autore ( Forme di
spettacolo esistevano già ma si fondavano sull’improvvisazione )
Data di morte della letteratura latina ?
DIPENDE.. prima bisogna definire cosa sia la letteratura latina
PRODUZIONE LETTERARIA IN LATINO ?
•
allora dovrebbero farne parte ,ad esempio, i poemetti latini di Giovanni Pascoli morto nel 1912
STORIA POLITICA ?
•
476 d.C ,quando crollò definitivamente il cosiddetto impero romano D’Occidente
MA.. alcuni manuali universitari includono nella storia della letteratura latina anche SEVERIO BOEZIO:il quale nacque
certo quando l’impero romano era ancora in piedi,anche se trasformato in una sorta di protettorato barbarico .A sua volta
egli operò alla corte di Teodorico ,in un Italia ormai nelle mani degli Ostrogoti
Tra l’altro ,a partire dall’inizio del III secolo,quando ancora la caduta dell’Occidente era lontanissima,la produzione
letteraria comincia sempre più ad essere egemonizzata da intellettuali che si riconoscono in una nuova istituzione = LA
CHIESA CATTOLICA . Questi intellettuali scrivono in latino ma la loro visione del mondo di cui sono portatori introduce
una rottura nei confronti della cultura precedente,che ora viene bollata come “pagana” e dalla quale molti prendono le
distanze
(essendo un’introduzione faziosa il libro si occupa di I-II-V secolo )
Chi sono i letterati ? A Roma esiste una figura di intellettuale in senso proprio ?
No.
A Roma infatti ,almeno per tutta l’epoca repubblicana,ma in gran parte anche dopo,non esiste una figura di
intellettuale nel senso proprio del termine
= qualcuno che trae il proprio sostentamento esclusivamente o prevalentemente dalla sua attività di scrittore o di
letterato
( la figura dell’intellettuale è di recente nascita nella cultura occidentale ed è legata allo sviluppo di un’editoria
industriale,al riconoscimento del diritto d’autore…)
A Roma, i letterati:
1. o sono essi stessi membri dell’élite dirigente (magistrati ,senatori aristocratici..)
2. oppure sono figure legate all’élite stessa da rapporti di dipendenza personale
(questo rapporto fra produzione letteraria e governo politico-sociale caratterizza la letteratura latina per almeno tutta l’età
repubblicana e in parte anche durante i primi due secoli dell’impero )
Perché diventa così importante la letteratura e si sente questo desiderio di “adottare”letterati?
—> N.B Il 240 a.C è l’’anno immediatamente successivo alla conclusione della prima guerra punica; con la sconfitta e il
ridimensionamento di Cartagine Roma si impone ormai come potenza a livello internazionale
E’ in questo contesto che all’interno dell’élite di governo si affaccia l’esigenza di affiancare all’esercizio dell’egemonia
politica anche quello dell’attività intellettuale,di dotare la città di un patrimonio letterario e culturale all’altezza del ruolo di
Roma
1. l’attività letteraria è un aspetto collaterale del loro impegno nella vita della città : è un’attività che si esercita a
margine di quella che rimane in ogni caso l’attività principale di questo ceto. Oppure è un’attività che viene rimandata
alla vecchiaia quando,impossibilitati di compiere impresi non possono far altro che limitarsi a raccontarle
2. poeti e scrittori giunti a Roma da varie parti dell’impero (dapprima L’Italia,poi via via le diverse province romanizzate )
o persino come prigionieri di guerra la seguito del generale vincitore,estranei dunque all’élite di governo ma che si
legano a quest’ultima in un rapporto che prende il nome di CLIENTELA
in che cosa consiste il rapporto di clientela ?
Si instaura quando un’individuo si lega ad un esponente dell’élite politico-sociale attraverso una relazione che
prevede :
- fedeltà e rispetto
- protezione e sostegno morale
Perché nasce questo rapporto ?
Per una qualche ragione marginale come l’estrazione sociale,la provenienza geografica,una precedente condizione di
schiavitù..
Tra i letterati fatti prigionieri di guerra possiamo trovare:
- LIVIO ANDRONICO (Taranto)
- TERENZIO (Cartagine)
- CECILIO STAZIO ( Milano)
Mentre dalla provincia italica venivano
- NEVIO ( capuano )
- ENNIO ( apulo = pugliese)
- PLAUTO (umbro )
Livio,Cecilio e Terenzio portavano il nome dei patroni aristocratici che li avevano presi sotto la propria protezione e
liberati da una originaria condizione di servitù.
Ennio fu una sorta di poeta di corte di Scipione l’Africano il quale, sconfisse Annibale alla fine del III secolo
A Scipione era legato anche Terenzio che si diceva fosse solo un prestanome e che le sue commedie fossero scritte in
realtà dai suoi aristocratici protettori ( la copertura si rendeva opportuna perchè l’attività teatrale era giudicata disdicevole
per un nobile )
Nevio fu talmente coinvolto nella lotta politica tra i grandi clan aristocratici da finire in carcere
QUINDI ….
La letteratura latina è ,direttamente o indirettamente,espressione dell’élite di governo,della sua visione del mondo,dei
suoi interessi immediati o di lungo periodo
Quali sono i generi letterari affrontati ?
Tra letterati appartenenti in prima persona all’élite e letterati a quest’ultima legati da rapporti di clientela sembra esistere
a Roma una sorta di “RIPARTIZIONE DEI COMPITI “
- generi letterati DELEGATI agli intellettuali dal ceto dominante
- generi letterari che il ceto dirigente si riserva (RISERVATI) per se stesso . Probabilmente generi strettamente
legati all’esercizio del governo dell’impero e alla proprio auto-legittimazione come classe dirigente e quindi,argomenti
troppo pericolosi da mettere in mano ad altri
Quali sono quindi i generi-chiave?
TRATTISTICA GIURIDICA
la LETTERATURA RELIGIOSA
Per capire cosa significasse per la classe dirigente romana quell’insieme di credenze e pratiche si può far riferimento ad
una pagina di POLIBIO
= uno storico greco che giunse prigioniero a Roma all’indomani del 168 a.C dove si legò al gruppo di intellettuali e
filosofi che faceva capo a Scipione l’Emiliano
Polibio consacra un intero libro,il sesto,ad un esame a tutto tondo del sistema romano . Egli prende ad esame non solo
le istituzioni e le magistratura ma anche quella che è “ la mentalità diffusa” l’immaginario collettivo dei romani
TEST.1.1 Polibio,Storie,6,55,6-15
Viene diffusa la credenza che gli dei siano malvagi,vendicatori … per cui i romani sono portati a comportarsi bene sia
nella vita pubblica che in quella privata perché ne hanno il timore ; temono di provocare la loro ira
( es: I romani maneggiato grosse somme di denaro ma ,a differenza di quello che succede in altri popoli dove qualcuno
“intasca “ o si comporta slealmente, a Roma è raro osservano il proprio dovere in virtù del giuramento di lealtà che
hanno pronunciato )
L’uso della religione a Roma come strumento di controllo sociale: uno strumento che sarebbe superfluo in una
società di uomini saggi del quale pertanto l’élite dirigente può fare a meno nei proprio rapporti ma che tenere a freno i
comportamenti dei ceti subalterni attraverso la paura di una punizione divina in questa vita o nell’altra
Polibio lo ritiene un’arma irrinunciabile per garantire gli equilibri sociali
Di questa necessità erano convinti anche i membri più consapevoli del ceto dirigente romano,come Marco Tullio
Cicerone.
Nel primo dei due libri sulla Divinazione,che hanno la forma di un dialogo fra Cicerone stesso e suo fratello
Quinto,quest’ultimo difende la credibilità della divinazione (apparato di riti e procedure).
Cicerone invece nega la validità della divinazione attraverso una serrata critica EPPURE… Cicerone era membro del
collegio degli auguri,uno dei sodalizi sacerdotali cui spettava il compito di occuparsi concretamente di pratiche divinatorie
—> sintomo di incoerenza?
In realtà è allo stesso Cicerone a fornire una giustificazione di questa doppia morale
TEST.1.2 Cicerone,La divinazione,2 ,28
Cicerone è intimamente scettico nei riguardi della divinazione,specie in certe sue forme come l’aruspicina
= l’esame delle viscere che si compiva alla vigilia delle assemblee popolari o delle elezioni dei magistrati
Ritiene però che sia un bene,nell’interesse dello stato e la possibilità per il sacerdote di denunciare la presenza di segni
infausti e dunque di invalidare l’assemblea o l’elezione era un formidabile strumento di controllo della volontà popolare
N.B Va tenuto presente che quest’opera letteraria circolava entro una ristretta èlite, alla quale si poteva anche rendere
noto il proprio scetticismo
Cosa succede se un testo religioso di contenuto eterodosso invece prende a circolare proprio tra quelle
masse,sfuggendo al controllo preventivo dell’èlite?
Test.1.3 Tito Livio,Storia di Roma, 40,29
Nel 181 a.C Tito Livio ci racconta che dei contadini mentre smuovevano la terra nel campo di uno scriba (del segretario
di un magistrato ) trovarono due arche di pietra
Entrambe recavano iscrizioni in latino e in greco:
- l’una indicava che nell’arca era sepolto Numa Pompilio
- l’altra che la seconda arca conteneva i libri di Numa
Quella che doveva contenere il corpo del re,fu trovata vuota ,nell’altra invece vennero trovati sette libri .
Ad una lettura sommaria, ci si rese conto che si trattava di affermazioni in grado di mettere in pericolo la religione
I libri di Numa sono chiaramente un falso,o almeno come tali li presenta Livio;sopratutto però,sono un testo pericoloso .
La loro fruizione inizialmente è rimasta circoscritta all’interno di una cerchia ristretta,formata dal proprietario del campo e
dai suoi amici
E’ solo più tardi,quando i libri di Numa iniziano a diffondersi al di fuori di quella cerchia,che il potere si mobilitò.
I libri divulgati non vanno semplicemente eliminati, la loro cancellazione viene operata all’interno di una cerimonia
collettiva,alla quale l’intero corpo civico è chiamato ad assistere.
La distruzione dei libri di Numa avviene così nel comizio,un luogo simbolico
Il rogo viene appiccato dai victimari,ministri dei sacrifici.
I libri stessi diventano così delle vittime,cioè assolvono alla stessa funzione degli animali offerti agli dei in occasione dei
sacrifici allo scopo di placarne la prevedibile irritazione
TRATTISTICA RETORICA (strettamente legata alla politica)
Nell’Atene del V secolo a.C tutte le decisioni sulle sorti della città ,sulla sua politica estera,sui diritti dei cittadini passano
attraverso il voto dell’assemblea popolare,alla quale sono ammessi con pari diritti,in via di principio tutti i cittadini
liberi,maschi e adulti . In quel contesto si diffonde non a caso l’insegnamento dei SOFISTI un’agguerrirà pattuglia di
pensatori e filosofi ma anche di maestri di retorica,provenienti da varie parti del mondo greco
Naturalmente, i frequentatori dei sofisti appartenevano alle famiglie più abbienti,le uniche che potevano sostenere i
costi vertiginosi dei loro corsi
A Roma invece la situazione era diversa. L’ambito privilegiato in cui si esercita la capacità oratoria dell’uomo politico è il
Senato,più che l’assemblea popolare.
Il Senato è per tutta l’età repubblicana,il luogo sovrano di esercizio del potere a Roma ed è dunque anche il luogo nel
quale la classe dirigente si confronta ed eventualmente si spacca
E’ in questo contesto che va inquadrata la nascita,all’inizio del I secolo a.C
- di una trattatistica di argomento retorico scritto in latino
- l’istituzione,nel 93, della scuola dei “Retori latini”. Una scuola che ebbe però vita breve perchè appena l’anno
dopo venne chiusa da una decisione dei censori in carica uno dei quali era Crasso
Perché venne chiusa ? (ci è giunto il testo esatto del provvedimento di chiusura)
Test. 1-.4 SVETONIO ,Grammatici e retori,25
“..queste novità,che sono in contrasto con la consuetudine e il costume degli antenati,non ci piacciono e non le riteniamo
valide .Perciò rendiamo nota la nostra disapprovazione…
Negli stessi anni in cui maturava il provvedimento dei censori,Cicerone,seguiva l’insegnamento privato dei due massimi
oratori dell’epoca,Antonio e lo stesso Crasso;più tardi si recherà a perfezionare alla sua formazione in Grecia,presso i
grandi centri universitari di Atene e Rodi
L’istituzione di una scuola retorica a Roma,nella quale per di più l’insegnamento era impartito in latino,avrebbe
comportato una sorta di democratizzazione nell’accesso a questo tipo di formazione e alle chances di successo
politico che essa garantiva a chi ne beneficiava
Circa settant’anni prima,nel 161 a.C, un provvedimenti di bando cacciava in massa da Roma tutti i filosofi e i retori ,il
probabile ispiratore del provvedimento era a sua volta un oratore,, Marco Porcio Catone , il Censore
Riflettendo in una delle sue opere sulla figura del perfetto oratore,Catone coniò una definizione
“vir bonus dicendi peritus”
vir bonus,in latino indica anzitutto l’esponente dell’aristocrazia,colui che appartiene alle classi proprietarie e
sostiene il sistema politico-sociale.
La retorica è quindi un “abilità nel dire” riservata esclusivamente a questa figura sociale
(Questa definizione così pregnante era inserita da Catone in una sorta di enciclopedia da lui composta a
beneficio del figlio,a noi purtroppo non pervenuta )
STORIOGRAFIA
( genere letterario nel quale,forse la classe dirigente romana si impegnò in prima persona)
La storiografia antica,ma anche quella latina , è una storiografia che si occupa sostanzialmente delle sole vicende
politico-militari :
- E’ pragmatica : prende in esame i fatti
Questioni sociali,mentalità, e immaginari collettivi,credenze religiose,problematiche economiche…restano fuori
dall’orizzonte dello storico antico,o comunque sono marginali
- La storiografia è la biografia collettiva della classe dirigente,di quella classe che è chiamata a farsi carico del
governo dello stato e della direzione della guerra .
La classe dirigente ha preteso che nessun altro ne raccontasse il passato:la storia di Roma è la sua storia e può
essere ricostruita solo dalla classe che l’ha creata
Le opere degli storici latini,sono anche la testimonianza preziosa di un dibattito interno all’élite,rappresentano la forma in
cui i membri culturalmente più attrezzati e politicamente più sensibili discutevano , i modi più idonei per affrontare la crisi
di un sistema al quale però nessuno di loro intendeva rinunciare
A partire dal 40 a.C, i due principali leader che si contendono l’eredità politica di Cesare
- il figlio adottivo Ottaviano
- l’ex luogotenente Marco Antonio,
si spartiscono l’impero : al primo L’Italia e le province occidentali,al secondo l’Oriente
Di fatto gli anni 30 furono un lungo decennio di guerra fredda tra i due potenti,che affilarono le armi in vista dello scontro
finale
E’ in questo contesto che Ottaviano e il suo entourage sviluppano l’idea che la battaglia contro Antonio deve essere
condotta e può essere vinta anche sul piano culturale,attraverso una mobilitazione delle forze intellettuali affinché
contribuiscano a creare consenso intorno alla sua figura
Viene così messo in campo uno sforzo di grande portata per reclutare e organizzare le figure intellettuali di spicco al fine
di mediare la legittimazione di Ottaviano e del suo progetto politico agli occhi del ceto dirigente.
Per mettere in campo questa strategia Ottaviano si affidò a Gaio Cilnio Mecenate (cavaliere di origine etrusca) il
quale, adempì al ruolo di una sorta di “ministro della cultura”,operando come cinghia di trasmissione fra Ottaviano e
il mondo dei letterati
Intorno a lui si radunarono nomi come
- VIRGILIO
egli aveva celebrato nelle Bucoliche Asinio Pollione,che era stato vicino a Cesare per poi schierarsi dalla parte di
Antonio alla sua morte
- ORAZIO
egli aveva combattuto contro Ottaviano e dalla parte dei cesaricidi
- PROPERZIO
il suo libro d’esordio si concludeva con due carmi che rievocavano la guerra di Perugia combattuta nel 41-40 e vinta da
Ottaviano. Egli condanna questa guerra
- TITO LIVIO
storico di Padova chiamato “pompeiano” per le sue giovanili simpatie
In questi casi,Mecenate ebbe l’intelligenza di sorvolare sui trascorsi filo-repubblicano dei suoi intellettuali e di
lavorare per piegarsi alle esigenze del nascente regime
Con l’ascesa ai vertici del potere di Ottaviano ( dal 27a.C in poi Augusto) in poi qualcosa
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