Comunicazione: edificio testuale
Casa = si costruisce secondo un progetto e deve essere abitata: anche il testo deve essere abitato sia da chi lo crea sia dall’ospite che riceve il messaggio. L’Intenzione è fondamentale per comunicare, se non c’è un’intenzione il testo non veicola nulla, è efficace solo se giunge e porta con sé un vettore e una forza di comunicazione che ha una spinta decisiva. La comunicazione coinvolge l’emotività, il testo scientifico non comunica mentre il testo che si propone di comunicare deve produrre emozioni. La forma più alta di comunicazione è quella artistica, i testi che comunicano di più sono letterari e poetici, comprese le canzoni e la musica che ha una grande funzione emotiva, potenzia il messaggio delle parole.
Comunicazione come un protendersi all'altro
Comunicare significa riunirsi e accogliere il destinatario del messaggio da parte del mittente. Il mittente nel produrre un messaggio comunicativo crea un edificio testuale nel quale accogliere l’altro. Si comunica tenendo conto del contesto e di chi sta di fronte, non solo con le parole.
Comunicare = non solo passaggio di informazioni. Cum + munus = fare dono, munus in latino è il dono, dono aderente alla nostra interiorità. Comunicare significa coinvolgere l’altro perché comunicare significa accomunare l’altro, comunicare una verità, un pensiero o scintilla emotiva che suona all’interno di chi la concepisce così importante da volerla condividere. Si può condividere solo se c’è un dislivello conoscitivo tra chi comunica e il recettore, se quest’ultimo dunque non ha ancora concepito la stessa idea. Come quando in fisica si parla di entropia, l’energia può passare da un corpo all’altro solo che c'è un dislivello energetico. È importante che ogni individuo abbia la sua identità perché la comunicazione possa circolare ed espandersi, coinvolgere tante persone. Comunicare parte al presupposto del protendersi all’altro, dell’affratellamento anche affettivo dunque per raggiungere il massimo grado essa deve essere gratuita senza la pretesa di guadagno.
Comunicazione come verità
La pubblicità segue le leggi del mercato e gli espedienti che secondo la psicologia del venditore, quindi non è comunicazione perché essa si impegna a dire sempre la verità, comunicare un messaggio senza stravolgerlo. Solo così si determina una forza di comunicazione tra due esseri umani. Ogni volta che nella comunicazione si inserisce un interesse altro siamo in presenza di forme apparenti di comunicazione. La facoltà che distingue l’uomo dalle altre creature è il linguaggio ma come diceva Agostino siamo fatti per usare il linguaggio per dire la verità e non per mentire.
Comunicazione come arricchimento dialettico
La comunicazione si fonda su un fatto etico secondo cui chi comunica si impegna a dire la verità e chi riceve il messaggio si impegna a non stravolgerlo e rispettarlo nella sua specifica identità. Ma oltre a fondarsi su un fatto morale si fonda anche su un fatto gnoseologico/conoscitivo vale a dire che chi comunica si impegna a trasmettere qualcosa di sé in più, di nuovo, di ulteriore, di significativo e l’altro si impegna a prenderlo sul serio. La comunicazione oltre a determinare il rafforzarsi di una fiducia tra le persone determina anche una crescita delle persone in termini di maturazione e consapevolezza, confronto onesto e leale. La comunicazione dunque può avvenire anche con chi non la pensa come noi o è diverso senza che l’uno imponga all’altro le sue idee, può essere un arricchimento dialettico o un modo per sentirsi in relazione anche con chi è profondamente diverso da noi. Questo non significa rinunciare alla propria identità, anzi solo a patto di una consapevolezza della propria identità e di una capacità di farla crescere ed alimentarla, la comunicazione con l’altro e col diverso ci riuscirà bene e sarà fonte di arricchimento. Credere nella propria identità non significa farlo con violenza e prepotenza che è segno di incapacità di prendere decisioni, nel momento in cui si è forti di sé si riesce ad argomentare senza imporre le proprie idee.
Comunicazione come porsi in relazione
Porsi in relazione significa rendersi conto che ogni essere umano non è un’identità isolata. Quando un umano si relaziona in silenzio con se stesso per capire le proprie esigenze profonde deve tenere presente il proprio benessere che significa per raggiungere una soddisfazione di sé. Ciascuno nella propria individualità ha bisogno dell’altro e della relazione dunque ciascuno di noi si percepisce in relazione e proteso ad instaurare un reticolo di rapporti di generi e qualità diverse, un reticolato fitto, mobile, costante e intenso ricco di impegno. Questa forza che ci spinge a relazionarsi continuamente è una componente fondamentale, questa tensione continua a protendersi verso l’altro. I conflitti esistono in una dinamica in cui nessuno vuole rimanere solo quindi ciascuno è chiamato a comunicare nel modo migliore e con il nostro modo e utilizzare la propria voce per produrre idee originali.
Comunicazione come diritto di esprimersi
Non siamo in una massa anonima e indistinta e non vogliamo passare inosservati perché più comodo, abbiamo tutti il diritto di esprimerci e per farlo dobbiamo essere in grado di utilizzare la lingua per comunicare diventando cittadini anche dal punto di vista civile liberi e integrati. Film di Nanni Moretti: “chi parla bene vive bene” e chi vive bene parla bene, chi ha una propria salute interiore sta bene con se stesso parla bene. Comunicare dovrebbe contenere già di esprimersi: elaborare progetti, il primo è quello comunicativo, comunicare significa e dipende dall'avere un progetto in testa altrimenti non si comunica. Esprimerci + realizzare progetti = Prendersi il proprio tempo per capire cosa ciascuno è capace di fare, cosa che non facciamo in quanto inseguiti da un cronometro che ci incalza alla produttività: togliersi dal meccanismo che ci stringe a diventare un pezzo di ingranaggio.
Comunicazione come emozione
La comunicazione migliore riesce negli spazi di libertà e gratuità, negli spazi in cui si gioisce dell’essere in relazione. La più alta forma di comunicazione è quella artistica perché l’arte è creatività e nasce liberamente e gratuitamente per suscitare emozioni, immagini, esprime il diritto di trovare la propria esigenza profonda. Comunicare = giovare agli altri. L’uomo comunica costantemente non solo con le parole, con la prossemica. L’obiettivo con cui usare le parole è di creare il contatto. Ruolo fondamentale della parola nella creazione, la parola è demiurgica, contribuisce alla creazione e crea. La parola è comunicazione tra entità creatrice e uomo, la caratteristica più importante dell’uomo è quella di essere dotati di linguaggio.
Le intelligenze artificiali
Cicerone diceva nel de oratore che il testo che si produce deve delectare e movere dunque piacere e commuovere (adfirmare, delectare, flectere) e per farlo dobbiamo gioire. I linguisti tendono a fare della lingua un meccanismo uguale per tutti, quando si rende la lingua oggettiva con delle regole e un codice di riferimento si esclude la componente umana individuale, si va pericolosamente nella direzione delle intelligenze artificiali perché un testo fatto della combinazione logica di dati coerenti senza anima può essere prodotto da qualunque intelligenza artificiale. Quello che l’intelligenza artificiale produce è solo apparentemente un testo, un insieme di parole che non crea contatto non essendoci dietro un’anima che si percepisce in relazione e vuole instaurare un rapporto con un’altra anima. Produce informazioni ma queste informeranno soltanto ma non comunicheranno mai. Orgoglio e coscienza di agire come essere umani, dotati di autocoscienza senso etico e anima, dotati di capacità di relazionarsi dunque un testo comunicativo non potrà mai uscire da un’intelligenza artificiale e tantomeno un testo artistico. Ciò che produce l’intelligenza artificiale non è semantico, non c’è quella dimensione indicibile ma presente di un testo che riguarda la sfera dell’emozionalità, dell’etica e della vibrazione interiore. Tanto più indagheremo attraverso la lingua più saremo capaci di avere quel senso critico che ci permetterà di valutare fin dove l’intelligenza artificiale può arrivare e fin dove solo noi possiamo.
Il senso critico
Il senso critico è la caratteristica distintiva del percorso universitario, metodo attraverso cui trarre informazioni per racchiudere dati. Associato all’intelligenza critica ci deve portare a saper sempre valutare quello che ci viene proposto con la capacità personale di confrontare le informazioni che ci vengono date con la realtà e il nostro modo di vederla. Questo senso critico se coltivato con coscienza non può mai essere messo a tacere. Da tutto questo non può prescindere la comunicazione perché se è libera non prescinde anche dal nostro senso critico, dalla capacità di valutare e argomentare idee diverse, usare la lingua in modo adeguato rispetto a ciò che la nostra intelligenza critica ci suggerisce. Spesso valanghe di parole sono una cortina per nascondere il nulla che c’è dietro, ciò si capisce con il senso critico.
Il testo come spazio relazionale
“Chiamiamo testo l’oggetto che il parlante mette tra sé e il destinatario”. Il testo non è un oggetto: il testo è uno spazio relazionale, non è come un oggetto statico ma è dinamico perché è come un campo di forze. Ciascun individuo è un grumo relazionale, un insieme, dunque il testo se comunica è spazio dinamico, un campo di forze nel quale agiscono le forze di chi comunica, spazio nel quale avviene il contatto. Non è un oggetto, l’oggetto è amorfo e immobile. Inoltre non può essere in mezzo tra il parlante e il destinatario perché impedirebbe la comunicazione, in realtà è lo spazio dell’accoglienza come progetto collettivo, il testo nasce nella misura in cui chi vuole comunicare vuole accogliere, non è frapposto ma è lo spazio del campo di forze che sono le relazioni dinamiche che si instaurano tra chi comunica e chi entra in comunicazione, spazio nel quale ci si percepisce in relazione dove avviene il contatto. Usare la lingua per creare questa entità che è il testo.
Un'etica per il lettore
Questa riflessione sulla natura del testo parte dall’idea che se è vero che mentre si legge si fa qualcosa di solitario ed individuale, la lettura non è mai un monologo ma l’incontro con un altro uomo. Coinvolgimento della persona anche nell'emotività, nei sentimenti, nella fantasia, nelle immagini sono aspetti fondamentali per la comunicazione. Quest’altro uomo nel libro ci rivela qualcosa della sua storia più profonda: il culmine della comunicazione avviene qui. Qualunque testo che sia resistito nei secoli è il risultato della proiezione delle molteplici forme in cui si può dare la storia dell’autore, pone la proliferazione di parti del proprio modo di sentire e di essere. Tutto riguarda la storia profonda di chi produce il messaggio, c’è lo slancio intimo della coscienza. Non si può fare comunicazione se non coinvolgendo entrambe le parti, se il messaggio non incontra un terreno fertile cade nel nulla e scompare. La vita di un testo dipende da chi lo legge, nessuno ha il potere di creare un testo che resista da solo nel tempo e nello spazio. C’è una dimensione affettiva con cui bisogna avvicinarsi ad un testo altrimenti esso non è messo nella condizione di parlarci. Questa disposizione ad accogliere il messaggio può valere un atto d’amore, solo ciò che si ama si accoglie, si ascolta, non si può dare apprendimento di sole nozioni perché è arido terreno informativo. Tra il lettore e lo scrittore si producono lo sguardo, la coscienza, il faccia a faccia di una relazione etica dunque tutta la comunicazione si fonda su relazioni etiche da parte di chi comunica e di chi lo raccoglie, etica che viene dalla sensibilità con cui ci si pone.
Testo come laboratorio
Lo sguardo che vede e percepisce, non si può prescindere dall’esperienza per comunicare, coscienza quindi dimensione interiore e faccia a faccia. La prova migliore di una comunicazione riuscita si trova nel laboratorio dello scrittore, i modelli più efficaci di comunicazione sono gli scrittori che ci insegnano che non si arriva a comunicare bene d’istinto ma c’è un laboratorio ovvero spazio in cui si prova. Rispondere alle nostre esigenze significa aderire più schiettamente possibile a quello che vogliamo dire.
La costruzione del testo
Per scrivere un testo che veicola quello che abbiamo in mente bisogna porsi nei panni dell’altro, bisogna saper togliere quello che è di troppo e non ripetere, imparare a riunire in un discorso consequenziale e togliere tutto ciò che è ridondante. Ciò che è fondamentale è che il messaggio arrivi al volo, tanto più è fulmineo tanto più è riuscito, il periodo non deve essere pieno di subordinate e contorto, chi deve ricevere il messaggio finisce per disperdersi. Come in tutte le attività artigianali ha una prova: la sua prova cruciale è la lettura e il primo lettore è colui che l’ha scritto, il modo più efficace è ascoltare dall’esterno immaginando di essere i destinatari. Un messaggio che comunica e coinvolge non necessariamente è portatore di certezze. I testi che coinvolgono di più sono quelli che pongono domande corrodendo le certezze comuni e far serpeggiare dubbi che fanno crescere la conoscenza.
Comunicazione come tensione verso l’alterità
Quando si è capito che l’uomo non è di per sé portatore di certezze si è cominciato a produrre qualcosa di molto coinvolgente. Tenere conto che leggendo o ascoltando nella mia soggettività, sperimento la mia soggettività come tensione verso l’alterità, se vogliamo entrare in una tensione comunicativa dobbiamo realizzare che tendiamo verso la differenza. Se partiamo invece in difesa e non aperti verso la comunicazione ad assumere non il livello della condivisione ma l’atteggiamento di chi sta sopra e spesso lo si fa col diniego secco, dobbiamo essere protesi verso l'alterità perché l’altro sarà sempre diverso da noi. La differenza è propria della definizione della vita, passaggio di energia comunicativa solo se c’è un dislivello che è la differenza, apertura verso la differenza non significa riportarla a noi stessi ma nemmeno erodere la nostra identità, ma essere coscienti in modo maturo della propria identità e metterla in relazione con l’altro. Movimento e tensione propri dell’energia.
Vita e morte di un testo
Il testo è dinamico e si muove verso l’altro, spazio di relazioni dinamiche, è vivo. Fare della mia stessa identità movimento e tensione, nel testo che comunica si incarna la persona, che è un universo ricco di originalità irriducibile e personalità. Chi accoglie il messaggio è responsabile del divenire del testo: se un testo è durato e dura nel tempo è perché ha sempre trovato qualcuno che lo tramanda, può essere che alcuni interrompano la loro storia. L’esperienza dell’uomo sceglie per la vita o la morte di un testo, la forza vitale che salva i testi è forza comunicativa perché tiene desta l’attenzione del lettore e attraverso il contatto continua ad essere interpretata. Se il filo si interrompe e non c’è più nessuno interessato a far rivivere o testi nel tempo questi muoiono come gli organismi biologici. Ogni organismo testuale si nutre rispetto ad altri testi, cresce perché i rinnovamenti lo accrescono nella possibile gamma di significati, si riproduce perché genera altri testi ma può anche morire perché nel momento in cui non trova più lettori disponibili non ha futuro. Il contatto con l’opera deve sempre passare per la certezza dell'alterità, non si può mai includere un messaggio comunicativo senza considerare le differenze che l’altro vive, produce e trasmette. Il vero lettore deve essere autore ampliato, tanto è il un testo è ricco più noi nell’accoglierlo compiamo un’operazione creativa che vi aggiunge qualcosa, c’è all’inizio una componente fantastica da parte di chi legge ma anche la capacità di riferirsi ad un codice comune, la lingua della quale ci si serve tanto più ha una componente oggettiva ma ci si serve di essa facendo un uso che apparirà diverso a tutti per le sfumature che vengono percepite soggettivamente, lingua oggettiva e lingua di ciascun singolo. Non sovrapponibile alla lingua dell’altro.
Comunicazione come gioia di esprimersi in libertà
L’atto della lettura trova il suo carattere più peculiare in una esperienza di libertà con il pieno riconoscimento dell’altro: la libertà è il riconoscimento dell’altro. Questo aspetto è all’origine di tutto il vivere sociale, in piena libertà della propria espressione riconoscere l’alterità e rispettarla.
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