Da un lavoro al proprio lavoro: una teoria dell'educazione e formazione nella letteratura per l'infanzia e l'adolescenza
Capitolo I: il lavoro del bambino e dell'adolescente oltre il fenomeno verso la persona. Una premessa metodologica
Sul lavoro dell'infanzia e dell'adolescenza. Il fare prima dell'industria. Immagine dell'infanzia lavoratrice: evoca sconcertanti e violente consapevolezze, di milioni di bambini strumentalizzati, nati già adulti, avviati a un mestiere con prematuro costringimento.
Ancora oggi notizie di bambini-soldati, piccoli schiavi che sono ancora lavoratori eccellenti.
2021 -> assemblea generale delle Nazioni Unite: stabilità età minima e peggiori forme di lavoro.
Dimostra come il lavoro minorile sia un tema di grande attualità. Il fenomeno del lavoro dei bambini risiede agli albori dell'umanità stessa ed è intrinseco nella società ben prima della nascita dell'industrializzazione.
Il lavoro all'interno del nucleo familiare ha origini molto antiche ed era normale ed accettato.
Nel preindustriale i bambini venivano iniziati al lavoro e così responsabilizzati in famiglia, nei campi e anche in città.
Entravano nella vita degli adulti appena in grado di camminare e parlare con sufficiente disinvoltura.
Il lavoro era un'essenza della vita individuale, una pratica legata soprattutto alla sopravvivenza, luogo dove i bambini diventavano produttivi, apprendevano come partecipare responsabilmente alla dimensione collettiva.
Lavoro:
- Garantiva la vita.
- Orizzonte sociale/pubblico.
- Luogo di un'autentica realizzazione.
Per i membri più piccoli della società lavorare, e soprattutto imparare un mestiere, era dunque anche trasmissione di conoscenze e abilità; per questo ritenuto inseparabile dalla formazione umana, cioè dal più generale processo di formazione della personalità individuale.
Ancora prima in modo più esteso e generalizzato della scuola, furono il campo arato e la bottega artigiana ad essere cultura.
Tali consapevolezze non cancellano però la situazione in cui tanti piccoli spesso si trovavano, costretti a un generico fare e non avviati ad attività finalizzate a scopi che ripagassero lo sforzo. Petrarca testimonia navi di piccoli servi che arrivavano in Italia dalla Scizia.
L'operosità dei piccoli nell'epoca industriale e post industriale
Il lavoro dei bambini non è cominciato con l'industrializzazione, anche se l'immagine dei bambini al lavoro resta ancora legata all'impiego massiccio dei bambini nelle fabbriche, nella produzione industriale a partire dalla metà degli anni 60 del 700 e poi ancor più nella seconda rivoluzione industriale.
-> Nel momento in cui l'intero sistema produttivo subisce una trasformazione epocale, sviluppandosi in senso industriale, matura anche un modello assistenziale di stampo preventivo-familiare nei confronti dell'infanzia.
Lentamente mutano i valori di riferimento culturali: il bambino diventa destinatario di protezione, cura e tutela. Nel processo di ascesa sociale della borghesia si colloca anche il cambiamento di percezione dell'infanzia che maturò l'idea dell'infanzia come età separata dall'età adulta.
Nel diciannovesimo secolo “apogeo del privato” = famiglia divenne dimensione strutturale dello sviluppo delle economie nascenti.
Tesi di Aries: nascita di un sentimento dell'infanzia tra il 600 e il 700, imputandola al riconoscimento di un più manifesto affetto da genitori a figli.
Dibattito che ha portato ad almeno due consapevolezze:
- La storia dell'infanzia in età moderna non è risolvibile nella sola storia della famiglia e della scuola. Larghi strati della gioventù, infatti, rimasero esclusi da entrambe. È vero che per le élite sociali e i ceti alti furono proprio la famiglia e la scuola i luoghi in cui irruppe l'interesse per l'infanzia. È vero anche che, almeno sul piano della storia delle idee, tale interesse mutò decisamente tra il 700 e il 900 la concezione dell'infanzia, alimentando il dibattito sulla necessità di tutelare e valorizzare l'infanzia.
- Momento cruciale nel passaggio a una moderna concezione della fanciullezza fu la diffusione degli ideali pedagogici di Rousseau (1700).
Nel medesimo tempo storico cambiò realmente la condizione della vita infantile: per entrare nel mondo -> adulto processo lento, con protezione familiare e preparazione scolastica. Si trattava però di un immaginario, un mito dell'infanzia idealizzata che si dimenticava dei bambini veri, che non andavano a scuola e non vivevano in una famiglia borghese.
Se si guarda alle vere condizioni di vita, esse erano spesso in antitesi con le idee che stavano maturando, a testimonianza che le trasformazioni socio culturali sono ben più complesse e cariche di contraddizioni.
-> Infanzia di classi proletarie, operaie e contadine: già vittima di povertà materiali, venne resa ancor più angosciosa da processi di urbanesimo industriale che avviarono nuove pratiche di sfruttamento e violenza.
Oltre alle dure condizioni socio-economiche, faceva eco l'idea, diffusasi nelle famiglie povere, che vedeva il figlio come proprietà del genitore e per cui poteva anche cederli, abbandonarli, costringerli al lavoro o venderli.
Rousseau:
- Inaugurò per primo una nuova concezione dell'infanzia riconoscendo il diritto del bambino ad essere tale.
- Vide la perfettibilità umana come condizione di possibilità in uscita sull'educazione.
Accanto alla società civile sono anche gli Stati che lentamente si prendono carico della tutela infantile e si fanno protettori del fanciullo. Intervento protettivo diviene prassi assistenziale regolata dallo stato. Nel 1830 l'ideologia dell'infanzia inizia a influenzare la azione politica. La costruzione di un sistema assistenziale moderno, volta alla tutela dei diritti dei bambini, che si configurò in età moderna consolidò nel 900, non ha scritto la parola fine al lavoro di bambini adolescenti.
Ventesimo secolo grande attenzione sociale a investimento pedagogico verso i fanciulli, formalizzazione giuridica dei diritti dei più piccoli. Nonostante sia stato anche il fulcro di episodi gravissimi, si può comunque affermare che nel corso del 900 l'infanzia abbia iniziato a vivere secondo le regole di trasparenza che ancora gli appartengono.
Sguardo sul lavoro infantile oltre la “storia dell'infanzia” e la “storia dei bambini e delle bambine”
È nel nuovo contesto, attento al bambino, che sono sorte ricerche tese a raccontare, esplorare, analizzare e denunciare il lavoro dei bambini e degli adolescenti del passato e della contemporaneità.
Es: Dina Jovine: “L'alienazione dell'infanzia” = sfruttamento dei bambini da unità d'Italia e processi di industrializzazione.
Es: Ricerche su etica del lavoro, su lavori infantili specifici.
- Fa la sua parte anche la letteratura infantile soprattutto dell'800-900, che iniziò a restituire in modo strutturale l'immagine di un'infanzia costretta a muoversi tra le umiliazioni e le povertà, in un mondo operoso e affaticato a cui, da sempre, i piccoli avevano appartenuto ma che, con la nascita della fabbrica e della ripetizione (tipo catena di montaggio), si costituiva come processo ancor più alienante e disumanizzante.
La letteratura si fece soprattutto racconto sociale, tra realismo e moralità, tanti piccoli personaggi diventano simbolo di un'infanzia negata e sfruttata, ma anche l'incarnazione della volontà di denuncia.
Esempio: I miserabili di Victor Hugo e Oliver Twist di Dickens. Seguendo le trame di questi romanzi si possono cogliere straordinari elementi di analisi storica e sociale sull'infanzia e l'adolescenza al lavoro, i personaggi divengono bambini storici, figure paradigmatiche, testimoni di una certa epoca e di un certo sentire, simboli di questioni sociali.
Da una pedagogia del lavoro a una pedagogia della persona che lavora
- Guardare all'esperienza lavorativa significa in primis guardare un'esperienza umana in atto e come tale sempre situata e particolare.
Cercare di interpretare il lavoro del bambino adolescente secondo una prospettiva come quella della pedagogia significa rifiutare di intenderlo nell'astratto /nel generale /nel concettuale (approccio invece tipico delle scienze nomotetiche, seguendo le quali si finisce però per perdere di vista l'idiografico, cioè i singoli casi). Il lavoro di un'adolescente può essere studiato da prospettive differenti a seconda della scienza di riferimento. In questo modo però rinunciamo allo studio della persona nella sua totalità, focalizzandosi su un solo punto di vista, riflettendo il tentativo di trovare nell'esperienza umana ciò che è uguale, ripetibile e quindi trasmissibile con il logos, e quindi di giungere ad una legge universale applicabile a casi particolari.
Il logos deve invece tenere in considerazione le singolarità e unicità. La cornice epistemologica che è in grado di cogliere la dimensione esclusiva e unica dello sviluppo dell'esperienza, e quindi anche del lavoro, è invece quella della pedagogia -> è il concreto lavoratore che lavora, in relazione con altri lavoratori, in un certo contesto situato, a fare la differenza dal punto di vista pedagogico.
- Sguardo con cui la ricerca intende osservare il tema: non è semplicemente quello di una pedagogia del lavoro, ma di una pedagogia della persona che lavora che intende scendere nell'originale percorso educativo e formativo compiuto da ciascuno.
I bambini gli adolescenti presi in considerazione non sono modelli, ma vengono colti nel loro essere soggetti unici e irripetibili. Proprio la letteratura con la sua capacità di eternare offre infatti uno straordinario repertorio di figure. La vicenda di ciascuno di essi è sì rappresentativa di quella di tanti altri, ma è ancor prima la propria.
Analisi di singoli casi secondo tre direttrici:
- Figure e storie immaginarie.
- Figure reali e storie autobiografiche di autori che rileggono il proprio coinvolgimento infantile nel fare.
- Protagonisti che abitano mondi altri a metà strada tra favola fiaba fantastico romanzo di formazione.
Guardare oltre il lavoro e puntare la lente verso la persona, nel tentativo di cogliere l'unico e particolare significato che per lui il proprio lavoro ha assunto. La differenza sta tutta nella capacità e nella possibilità di una figura di individuare un lavoro come il proprio lavoro, di riconoscere cioè in un mestiere una valenza educativa e formativa. Nell'avvertire un fare che compiendosi compie anche il lavoratore, un'attività e un'esperienza capaci di spalancare le porte del meraviglioso.
Quando il lavoro del bambino adolescente si fa educativo
Oggetto di studio della pedagogia coincide con la persona colta in una situazione e in una relazione (= tesa a dare forma in modo integrale e armonico alle proprie e altrui potenzialità).
Per essere davvero educativo il lavoro deve prevedere la presenza di due persone: un minus e un magis.
Maestro (colui che mostra):
- Dovrà predisporre contesti e interventi favorevoli per far realizzare le capacità del minus.
- Dovrà affiancare il minus nell'immersione, essere facilitatore, assistere senza sostituirsi.
- Exemplum e non exemplar (= apprezza con i sensi, indica ciò che dovevo/dobbiamo imitare). Exemplum invece esige una valutazione più complessa, ha significato morale e intellettuale.
Chi apprende deve riprodurre in un'azione una determinata esperienza attraverso le imitazioni dell'esecuzione del maestro. Tale azione diviene nell'ambito del lavoro una ri-assunzione unica, personale e creativa. Proprio mentre compie l'atto lo intreccia con le informazioni provenienti dalle percezioni, dalle emozioni e dai sensi, è aiutato dal magister a “sostare”, a riflettere per cogliere ed elaborare i concetti e le cause delle cose esperite. Teoria e riflessioni nascono dunque dall'esperienza.
Il sapere dell'esperienza può essere testimoniato, ecco quindi il compito del magister. Per trasmettere questo sapere dovrà riprodurlo nella propria esperienza proponendolo a modo proprio, in modo unico e diverso ogni volta. Il maestro ha un sapere oggettivo maggiore, proprio perché e in quanto è il suo unico modo e irripetibile di essere chi è e di testimoniare la propria personale esperienza esistenziale. Proprio mentre insegna ri-apprende, ri-fa, ri-pensa per trasformarlo in una nuova esperienza.
Un'esperienza educativa autentica scaturisce da un co-pilotaggio che prevede il pieno riconoscimento della giustezza e della bontà dell'azione educativa del maestro da parte del discepolo. Duplice movimento ascensionale.
Quando il lavoro del bambino e dell'adolescente si fa formativo
Quando si incontra un magis disposto a divenire tutor-guida il lavoro diventa un processo realmente e radicalmente trasformativo. Il minus che desidera partecipare e s
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