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Macroeconomia lezione 11° marzo

Capitolo I introduzione

Le banche centrali gestiscono l’economia mondiale in maniera aggregata.

L’inflazione comporta l’aumento generalizzato dei prezzi e per contenere il livello di inflazione intorno al 2%, la BCE regola i seguenti tassi.

  • Tasso d’interesse depositi;
  • Tasso operazioni di finanziamento principali: prestiti ad una settimana;
  • Tasso operazioni di finanziamento marginali: prestiti a breve termine.

Tassi di interessi alti per contrastare l’inflazione. L’aumento del costo dell’energia ha aumentato i prezzi generali e per questo la BCE ha iniziato a contrastare l’aumento dei prezzi, utilizzando i tassi d’interesse.

Ci possono essere dei fattori esogeni che influiscono sull’aumento dei prezzi.

Dal 2013 in poi la strategia economica della BCE è cambiata, passando da utilizzare tassi pari a zero e negativi, politica espansiva, a tassi d’interesse sempre più alti, politica restrittiva.

Crisi del 2008-2009

Nel 2008, l’economia mondiale è stata colpita da una disastrosa crisi economica.

Al tempo, le banche prestavano denaro a tutti e si scambiavano tra di loro titoli di credito chiamati sub-prime. I prestiti venivano divisi e condivisi tra altre banche.

Nel 2008, i debiti non vengono ripagati e falliscono banche importanti.

Conseguenze: riduzione dei consumi nazionali e delle importazioni e riduzione degli investimenti.

La riduzione delle importazioni, e l’evoluzione della crisi finanziaria si espanse anche fuori i confini americani diventando una crisi economica mondiale.

La crisi bancaria diventa nel corso dei mesi una crisi economica a livello mondiale, rischiando di far fallire il governo greco.

La pandemia del 2020

Le recessioni causate da una pandemia sono diverse, non sono provocate da alcuno squilibrio nell’economia, ma da uno shock esogeno e inatteso. Questo colpisce l’economia in tre modi:

  • Spezzando le catene produttive chi usava prodotti intermedi importanti ha fermato le produzioni, shock costo dei beni;
  • Per rallentare il diffondersi del virus, gran parte dei paesi ha scelto di limitare la mobilità delle persone e molti hanno smesso di lavorare e questo ha comportato uno shock che ha limitato la produzione, shock domanda di personale;
  • La caduta dei redditi familiari ha provocato un improvviso rallentamento dei consumi, shock dei consumi.

Uno degli obiettivi di uno stato è quello di aumentare il PIL, nonostante questo indice non indichi la qualità della vita e la distribuzione della ricchezza.

Indicatori macroeconomici:

  • Livello della produzione aggregata, PIL;
  • Livello del reddito pro capite, PIL pro capite;
  • Indice di Gini, indica distribuzione egualitaria della ricchezza in un paese.

Variabili macroeconomiche:

  • Tasso di crescita della produzione: tasso a cui la produzione varia nel tempo;
  • Tasso di disoccupazione: proporzione di lavoratori non occupati e in cerca di occupazione; disoccupato: chi ha l’età per lavorare ma non lavora e cerca lavoro ma non lo trova. (2): sbilanciamento tra domanda ed offerta di lavoro.
  • Tasso di inflazione: tasso di crescita del prezzo medio dei beni nell’economia.

Lezione 22 marzo

Capitolo II introduzione

Produzione aggregata: produzione e reddito.

La misura principale della produzione aggregata, ossia totale, nella contabilità nazionale è chiamata prodotto interno lordo, PIL.

Esistono tre modi equivalenti de definire il PIL di un’economia:

  1. Valore dei beni e servizi finali prodotti in un’economia in un dato periodo di tempo, dal lato della produzione;
  2. Somma del valore aggiunto in una economia in un dato periodo di tempo, dal lato della produzione;
  3. Somma dei redditi, da lavoro e da capitale, dell’economia in un dato periodo di tempo, dal lato del reddito.

Es:

Impresa 1 output Impresa 2 output

Ricavi 100 ricavi 200

Costi 80 costi (100+70) - salari

Profitti 70 profitti 30

Output impresa 1: bene intermedio

Output impresa 2: bene finale à PIL: 200 = ai prodotti finali

Reddito da lavoro: salario, costo.

Reddito da capitale: profitto.

PIL nominale e PIL reale

Nel 2018 il Pil dell’UE era di 13.700 miliardi di euro, rispetto ai 2.598 miliardi di euro del 1980. Tuttavia, la produzione aggregata dell’UE non è stata cinque volte più alta nel 2018 che nel 1980. Gran parte dell’aumento riflette variazioni dei prezzi dei beni e servizi e non delle quantità prodotte. Questo ci porta a considerare la distinzione tra Pil nominale e Pil reale.

  • À PIL nominale: somma della quantità dei beni finali valutata ai prezzi correnti Qn*Pn;
  • PIL reale: si riferisce alla produzione di beni e servizi misurata in prezzi costanti relativi a à un determinato anno, anno base, di solito, Q *Pn-1 n n-1.

Il PIL nominale ed il PIL reale possono differire enormemente.

Il PIL nominale cresce nel tempo per due ragioni:

  • La produzione cresce nel tempo;
  • Il prezzo cresce nel tempo.

Il PIL reale deve essere definito come una media ponderata della produzione di tutti i beni finali.

Al giorno d’oggi, la misura del PIL reale nel sistema di contabilità nazionale dell’UE usa pesi che à riflettono prezzi relativi e che cambiano nel tempo PIL reale con indice a catena.

Oggi, l’anno base adottato dall’UE è il 2015, anno in cui il PIL nominale coincide con il PIL reale.

Livello o tasso di crescita?

Per valutare l’andamento di un’economia da un anno all’altro, gli economisti considerano il tasso di crescita del PIL reale, chiamato semplicemente crescita del PIL.

Crescita del PIL al tempo n: tasso di crescita del PIL reale al tempo n. Tenore di vita di un determinato paese.

("#$"#$%) Formula: "#$%

I tassi di crescita del PIL di diversi paesi sono utilizzati anche per valutare per fare comparazioni.

La crescita del PIL è determinata da periodi di:

  • Espansione: periodo di crescita positiva;
  • Recessione: periodo di crescita negativa.

In quanto misura della produzione aggregata, il PIL è chiaramente la variabile macroeconomica più importante. Ma altre due variabili, la disoccupazione e l’inflazione, rilevano aspetti altrettanto importanti dell’andamento di un’economia.

Il tasso di disoccupazione

  • Occupato: persona che lavora;
  • Disoccupato: persona che non lavora ma che è in cerca di un’occupazione;
  • Fuori dalla forza di lavoro: persona che non lavora e che non cerca un’occupazione;
  • Lavoratori scoraggiati: persone che escono dalla forza lavoro. Potrebbero lavorare ma non trovano occupazione poiché scoraggiati.

Forza lavoro (l): occupati + disoccupati.

Tasso di disoccupazione (u): disoccupati/forza lavoro.

Tasso di partecipazione: rapporto tra la forza lavoro e la popolazione in età lavorativa.

La fonte principale in termini di occupazione in Europa, da settanta anni, è la Labour Force Survey.

Il tasso di disoccupazione varia considerevolmente nel tempo e nello spazio, sia in risposta a recessioni ed espansioni, sia come conseguenza di mercati del lavoro differenti tra loro.

Lezione 37 marzo

Il tasso di inflazione

  • Inflazione positiva/inflazione: aumento sostenuto del livello generale dei prezzi, il processo;
  • Tasso di inflazione: tasso a cui il livello dei prezzi aumenta nel tempo;
  • Inflazione negativa/deflazione: riduzione del livello dei prezzi, ossia quando il tasso di inflazione è negativo.

Il problema pratico è come calcolare il livello generale dei prezzi affinché sia possibile misurare l’inflazione.

Il deflatore del PIL

Un aumento del PIL nominale può derivare da un aumento del PIL reale o da un aumento dei prezzi.

Il deflatore del Pil (P) permette di calcolare il prezzo medio dei beni finali prodotti in una economia. Quanto i beni venduti oggi valgono se venduti nella stessa quantità, all’anno prima.

Si mantiene la quantità fissa. € = =

Il deflatore del Pil è un numero indice: il suo livello viene scelto arbitrariamente, uguale a 1 per l’anno base, 2015.

Il deflatore cambia secondo l’anno di riferimento, anno t o anno 0, e secondo le quantità.

Queste formule sono una approssimazione del Consumer Price Index.

À à Paache quantità dei beni all’anno t sottostima il CPI.

À à Laspeyres quantità dei beni all’anno 0 sovrastima il CPI.

Il tasso di variazione del deflatore del Pil rappresenta il tasso di inflazione. − − 1 − 1

PIL nominale = PIL reale * deflatore del PIL.

Il tasso di crescita del PIL nominale è uguale al tasso di inflazione più il tasso del tasso di crescita del PIL reale.

N.B.: Il deflatore del PIL contiene tutti i beni presenti in una determinata economia, no import, mentre il IPC contiene tutti i beni consumati, anche se importati.

BIG MC INDEX: serve per valutare come il prezzo degli ingredienti del panino, influenza il prezzo del prodotto finale nei diversi paesi. Per valutare il livello dei prezzi tra paesi.

L’indice dei prezzi al consumo

L’indice dei prezzi al consumo misura il livello dei prezzi medi al consumo ed esprime il costo in valuta, euro, ad esempio, di un determinato paniere di consumo di un tipico consumatore urbano, tiene conto anche dei beni importati da altre economie.

L’indice dei prezzi al consumo (IPC) è un numero indice: il suo livello è scelto arbitrariamente.

Il tasso di variazione dell’IPC rappresenta il tasso di inflazione.

A livello europeo, con lo scopo di fare comparazioni tra i paesi membri, viene calcolato l’Indice armonizzato dei prezzi al consumo (Iapc), costruito da Eurostat, e composto agli Iapc di ogni nazione. Il paniere utilizzato cambia nel tempo, secondo i beni più utilizzati.

Il tasso di inflazione

Anche se esistono eccezioni, di solito il deflatore del Pil e il Iapc hanno lo stesso andamento. Per questo motivo si può parlare anche solo del livello dei prezzi (), senza fare distinzioni.

Queste eccezioni sono generalmente dovute all’aumento del costo delle importazioni.

Perché l’inflazione è così tanto importante?

Inflazione pura: incremento proporzionale di tutti i prezzi e salari, no aumento prezzi relativi.

Nella realtà l’inflazione pura non esiste:

Durante le fasi inflattive, non tutti i prezzi e i salari aumentano proporzionalmente. L’inflazione influenza la distribuzione del reddito. À L’inflazione crea altre distorsioni economiche le variazioni dei prezzi relativi generano un clima di incertezza rendendo più difficile per le imprese prendere decisioni per il futuro, come quelle sugli investimenti. Anche la tassazione influisce.

Dall’altra parte, una deflazione alta crea gli stessi problemi di un’alta inflazione, dalle distorsioni all’aumento dell’incertezza.

Produzione, disoccupazione e tasso di inflazione

Le tre variabili descritte finora, produzione, disoccupazione e inflazione, sono collegate tra loro.

Gli economisti considerano due relazioni:

  • La legge di Okun: mette in relazione, negativa, inclinazione -0,3, la crescita della produzione e le variazioni del tasso di disoccupazione.

Ogni punto rappresenta una determinata economia. Una maggiore crescita della produzione è associata ad una diminuzione della disoccupazione.

À Infatti, in quasi tutte le economie se aumenta il PIL diminuisce la disoccupazione se si produce di più, più gente lavora. Questo è molto forte in America, meno in Europa dopo il mercato del lavoro è più regolamentato, l’offerta di lavoro è inelastica, con alcune eccezioni.

Considerazioni:

  • La retta interseca l’asse orizzontale nel punto in cui la crescita trimestrale della produzione è uguale allo 0,50 % che equivale ad un tasso di crescita annuo del 2%;
  • La retta di regressione ha pendenza negativa;
  • In Italia la pendenza della retta è leggermente inferiore.
  • La curva di Phillips: mette in relazione, negativa, il tasso di disoccupazione e l’inflazione.

Se cambia il livello di occupazione, cambia il livello di inflazione.

Se l’economia cresce, più persone vengono assunte, crescono i redditi e le imprese aumentano i à prezzi dei prodotti finiti l’economia si surriscalda, quando cresce troppo velocemente perché le à risorse sono utilizzate in modo inefficiente, aumenta l’inflazione.

Considerazioni: à La relazione tra le due variabili è meno forte la curva cambia nel tempo, in termini sia di inflazione che disoccupazione.

L’inflazione è un fenomeno naturale di crescita à dell’economia inflazione del 2% = crescita stabile dell’economia.

Breve, medio e lungo periodo

Il livello di produzione aggregata è determinato da:

  • À La domanda di beni nel breve periodo, cioè nell’arco di qualche anno può variare a seconda di vari fattori e portare. Periodi recessioni o espansione;
  • Il livello di tecnologia, lo stock di capitale e la dimensione della forza lavoro nel medio periodo, cioè nell’arco di un decennio;
  • Altri fattori come il sistema educativo, il tasso di risparmio e la qualità del governo nel lungo periodo, cioè nell’arco di qualche decennio o più.

Lezione 48 marzo

Capitolo III il mercato dei beni

Composizione del PIL:

Quello che produce una economia è composto da:

  • C: consumo à servizi e prodotti finiti consumati dalle famiglie;
  • I: investimento à talvolta chiamato investimento fisso per distinguerlo dall’investimento in scorte. Si tratta di somme messe da parte, con la aspettativa che producano reddito in futuro. È la somma dell’investimento non residenziale, fatto dalle imprese, e residenziale, fatto dalle famiglie;
  • G: spesa pubblica à insieme dei beni e servizi acquistati dallo stato e dagli enti pubblici. Non include né i trasferimenti, assistenza sanitaria e sociale, né gli interessi del debito pubblico;
  • IM: Importazioni à acquisti di beni e servizi dall’estero effettuati dai residenti, consumatori, imprese, governo. Sono dei debiti per lo stato;
  • X: Esportazioni à gli acquisti di beni e servizi nazionali da parte del resto del mondo;
  • NX: esportazioni nette à esportazioni-importazioni;
  • X>IM: avanzo commerciale/bilancia commerciale in positivo;
  • X<IM: disavanzo commerciale/bilancia commerciale in negativo;
  • Investimenti in scorte à differenza tra beni prodotti e beni venduti in un anno, cioè differenza tra produzione e vendite. Si spera di vendere quei beni l’anno prossimo.

È sempre un valore vicino allo 0.

  • Þ Produzione > Vendite le scorte aumentano;
  • Þ Produzione < Vendite le scorte diminuiscono.

La domanda di beni

La domanda totale di beni, Z, può essere scritta come:

Z=C+I+G+X-IM

Questa equazione è un’identità che definisce Z come la somma di consumo, investimento, spesa pubblica ed esportazioni nette.

Per studiare con più facilità quali siano i fattori determinanti di Z introdurremo alcune à semplificazioni, che abbandoneremo in seguito Spesa in beni e servizi dei residenti: si considera solo il consumo, gli investimenti e la spesa pubblica.

Z=C+I+G

Caratteristiche:

  • Le imprese producono uno stesso bene che può essere usato come bene di consumo, bene di investimento e come spesa pubblica.
  • Le imprese forniscono qualsiasi quantità di tale bene a un dato prezzo, P. Questa ipotesi è valida solo nel breve periodo.
  • L’economia è chiusa: non avvengono scambi con il resto del mondo. Esportazioni e importazioni sono uguali a zero.

1. Consumo

Le decisioni di consumo dipendono innanzitutto dal reddito (Y) ed in particolar modo, al reddito disponibile (Y).

D = −

Infatti, Y è il reddito aggregato e T rappresenta le imposte al netto dei trasferimenti.

Dato che esiste una relazione positiva, se aumenta il reddito, aumentano anche i consumi, tra il consumo e il reddito disponibile, si può scrivere:

= () à funzione del consumo

Il consumo non è necessariamente uguale al reddito disponibile perché gli individui risparmiano parte del reddito. Questa è chiamata equazione di comportamento, poiché deriva dal comportamento dei consumatori.

È possibile assumere che la forma funzionale della relazione tra il consumo e il reddito disponibile sia lineare: = + Dove: à C : Consumo Base rappresenta il consumo in corrispondenza di un reddito disponibile nullo.0 Ossia il livello di consumo quando il reddito disponibile è zero. Anche in questo caso il consumo sarebbe pero positivo, e gli individui sarebbero costretti ad indebitarsi per mangiare.

C può anche rappresentare il cambiamento nelle preferenze di consumo pe un dato livello di reddito disponibile. À C : Propensione marginale al consumo quanto in più consumiamo per un incremento unitario1 del reddito. Il consumo aumenta con l’aumentare del reddito disponibile, ma meno che à proporzionalmente perché parte del guadagno potrebbe essere risparmiata un minor valore di C sposta tutta la retta verso il basso.

È sempre un valore tra 0 e 1.

  • Se è uguale a zero significa che il reddito guadagnato non viene consumato.
  • Se è uguale a uno significa che tutto il reddito guadagnato viene consumato.

L’equazione può essere rappresentata con u

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/01 Economia politica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher annaira20 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di introduzione alla macroeconomia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia o del prof Cantarella Michele.
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