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Lb – Formazione primaria

Introduzione: luoghi e storie come risorse per immaginare, costruire e rappresentare la cittadinanza

Spazi e tempi della cittadinanza e per la cittadinanza. Il tema della cittadinanza, ritorna oggi ad essere prioritario perché su di esso gioca una parte non secondaria del futuro delle società e della cultura civile e politica dei paesi occidentali. La cittadinanza è frutto di un'esperienza che matura nel tempo e nello spazio per essere poi trasmessa ad altri, e luoghi, storia, cultura e formazione sono risorse per la sua costruzione e la sua rappresentazione.

Negli ultimi anni è maturato un approccio pedagogico che inizia a prendere in considerazione in bambino cittadino e la cittadinanza in classe come modalità dei bambini di esprimere attraverso diritti e doveri piena partecipazione al gruppo e quindi alla società.

Le indicazioni nazionali per il curricolo del 2012 pongono lo studio della geografia e della storia al centro di un nuovo umanesimo per le funzioni che queste discipline assolvono nel permettere al bambino di trovare il proprio posto nel mondo e di rispondere a domande esistenziali importanti a proposito della propria identità. La geografia e la storia rappresentano due chiavi centrali per affrontare lo studio del territorio, quest'ultimo inteso come elemento che si trasforma nel tempo e nello spazio attraverso le interazioni frutto di flussi, mobilità e scambi. In quest'ottica la società offre all'individuo ciò che è necessario alla sopravvivenza, come il cibo, l'acqua, un posto dove vivere, delle infrastrutture, la sicurezza e l'educazione. In cambio l'individuo dà il suo contributo alla società attraverso i servizi e il lavoro, ma allo stesso tempo è causa di problemi.

Alla scuola dell’infanzia e primaria il territorio è per sua stessa natura il collante di varie tematiche legate alla cittadinanza. Da un punto di vista didattico, certamente non potrebbe esserci educazione alla cittadinanza senza costruzione delle conoscenze sulle quali fondare i comportamenti e le pratiche dell'oggi e del domani. Inoltre, presupposto di base dello sviluppo dell'educazione alla cittadinanza è la progressiva maturazione e consolidamento delle competenze logico-linguistiche degli studenti, indispensabile per l'esercizio del pensiero critico che tale educazione richiede.

Prima parte

Geografia e cittadinanza: rendere consapevole un legame necessario

Il vissuto di ognuno di noi, e quindi le esperienze fatte, sono essenziali per una vera conoscenza del territorio, fondata sullo sviluppo dell’intelligenza spazio-temporale, la quale produce un sapere geografico e storico che permette ai soggetti di ogni società di diventare cittadini attivi in grado di valorizzare il passato, interpretare il presente e immaginare il proprio futuro.

È necessario a questo punto chiarire meglio l'ampiezza di significati del termine cittadinanza. Di tale termine non esiste infatti un'unica definizione e, si tratta di un concetto poliforme utilizzato da varie discipline.

  • In letteratura facciamo riferimento alla relazione tra individuo e Stato e quindi a tutti quei processi che determinano l’inclusione o l’esclusione di una persona da un determinato spazio.
  • Le scienze sociali, soprattutto nella persona di Edgar Morin ci propongono quella cittadinanza europea e planetaria che deriva dal modo di oggi di vivere in una rete di luoghi strettamente interconnessi e interdipendenti.
  • In geografia si parla di:
    • Cittadinanza multilivello: cittadinanza a diverse scale, locale e globale
    • Cittadinanza plurale: perché i territori sono abitati da persone formatesi in ambienti culturali diversi, che hanno quindi valori, vissuti disuguali.

Territorialità, senso del luogo e cittadinanza

Recenti studi pongono in evidenza come l’esistenza di un patto sociale (garantito dalla Carta Costituzionale) che garantisce uguali possibilità e giustizia sociale per tutti influenzi il benessere e la qualità della vita. Come postulato in premessa, la cittadinanza è innanzitutto una questione di conoscenza locale, presupposto che permette agli abitanti di vivere con maggiore consapevolezza e di avvalersi dello spazio come risorsa o patrimonio.

Dobbiamo pertanto porre l’attenzione sul concetto di territorialità, cioè sul processo di costruzione del territorio e quindi sul rapporto tra soggetti e territorio; distinguiamo perciò:

  • Territorialità passiva: processo che esclude soggetti e risorse
  • Territorialità attiva: intesa come azione collettiva territorializzata

La territorialità passiva rappresenta una causa della crisi della locale, con conseguente cittadinanza limitata e poco inclusiva perché non prevede il coinvolgimento attivo degli individui; il territorio non appartiene in modo esclusivo a chi lo abita da più tempo, o a gruppi di potere locale, ma a chi se ne prende cura, a chi vi soddisfa i propri bisogni e a chi si fa portatore di interessi collettivi.

Geografia e nuova educazione alla cittadinanza nella scuola dell’infanzia e primaria

Come richiamato dalle indicazioni nazionali per il curricolo, oggi l'insegnamento/apprendimento della geografia va strettamente collegato ai temi della cittadinanza, con l'obiettivo di fornire ai bambini le competenze necessarie per impostare un rapporto attivo con il proprio territorio e di capire e reinterpretare il patto sociale che ci lega ad esso. Le indicazioni del 2012 sottolineano l'importanza di formare cittadini in grado di partecipare consapevolmente alla costruzione della collettività, e che siano allo stesso tempo cittadini dell’Europa e del mondo.

Nel caso specifico della scuola primaria, partendo da ciò che è vicino e conosciuto si raccomanda di riconoscere le funzioni dei vari spazi e le loro connessioni. È quindi evidente che la scuola dell'infanzia e quella primaria devono puntare non tanto sugli aspetti giuridici quanto su quelli politici e sociali, più agevolmente sperimentabili in prima persona dai bambini.

Il bambino e la scoperta del proprio ruolo nell’organizzazione socio-territoriale. Il tema degli spazi della cittadinanza è importante per due prospettive:

  • Formativa: in questa prospettiva l’oggetto della geografia sono i diversi tipi di spazi presi a scale diverse, dal locale al sovralocale
  • Educativa: in tale ottica ci si pongono interrogativi a fronte di alcune problematiche quali la sostenibilità, lo sviluppo, la giustizia…

Per raggiungere questi risultati si deve però superare la concezione della geografia come materia puramente nozionistica e descrittiva. Oggigiorno, la scuola di base deve mettere al centro del processo di insegnamento/apprendimento la capacità connettiva, interpretativa e implicitamente progettuale della geografia, ovviamente ponendo al centro di tale processo i bambini e il loro vissuto. Concetti disciplinari centrali come quelli di città, periferia, città diffusa, campagna, paesaggio, vanno utilizzati nel modo più consapevole possibile fin dalla più tenera età, partendo da un approccio sensoriale e da un'osservazione attenta del proprio vissuto e del mondo esterno, evitando la semplice trasmissione di sapere astratto.

Lavorando su elementi oggettivi e soggettivi e valorizzando le componenti funzionali, affettive, simboliche ed estetiche alla base dei propri legami con il luogo: si offrono in questo modo ai bambini le prime esperienze e i primi strumenti per iniziare a prendere coscienza del proprio ruolo nell'organizzazione socio-territoriale.

In conclusione, lavorare su un'idea forte di spazialità, di senso del luogo e di cittadinanza consente di mettere in atto un vero insegnamento geografico per competenze. Impostare un percorso didattico critico di studio del territorio in ottica di cittadinanza non significa solo giungere a conoscere aspetti e concetti, ma offrire l'opportunità di sviluppare competenze che permettono di prendere parte alla vita della polis: in tal senso la geografia costituisce un ambito privilegiato di azione e partecipazione.

Cittadinanza e territorio. Una prospettiva storica

L’assedio del presente. Le storie non accadono solo nel tempo, ma anche nello spazio. Potrebbe sembrare banale affermare che la storia si svolge sia nel tempo che nello spazio, ma vero è che spesso, nella narrazione storica, la dimensione dello spazio scompare per privilegiare quella temporale. Nel nostro tempo la sensibilità storica sul tema dello spazio e del territorio sta mutando, complici la velocità dei cambiamenti imposti dalla globalizzazione contemporanea e l'uso massiccio della rete, il nuovo metaspazio mondiale, che costringono a ripensare la narrazione della storia, soprattutto per adattarla a un pubblico sempre più grande. Tali cambiamenti condizionano pure il modo con cui noi percepiamo noi stessi all'interno della società, e quindi anche dentro lo spazio in cui viviamo.

Tra le possibili soluzioni a quello che è, a tutti gli effetti, un assedio del presente, vi è la necessità di recuperare tutte le tracce storiche presenti nello spazio in cui viviamo che siano in grado di sollecitare i nostri sensi e la nostra memoria. I luoghi vanno percepiti come memoria individuale e collettiva perché la storia di ognuno di noi non può che essere raccontata in rapporto ad un luogo, ma anche allo spazio in cui la nostra vita incrocia quella degli altri e costruisce memorie collettive.

Il concetto di cittadinanza

Questa parola si distingue per una complessa polisemia difficilmente delineabile, ed è importante per fare chiarezza, considerare gli excursus storici che hanno portato all’evoluzione di questo concetto. È un concetto che esprime tante cose: uno status, dei diritti civili, una cultura, un welfare, il tutto inquadrato in fasi storiche.

Cittadino: individuo con i suoi diritti e le sue esigenze (libertà, voto, proprietà) di solito politica (città, Stato, Impero) o di un gruppo all’interno del quale vive il cittadino. Comunità: Ogni epoca storica ha fatto il suo cittadino, delimitando l'insieme dei diritti, dei doveri e dei poteri e determinando le norme del loro esercizio; il cittadino non esiste in natura, ma si costruisce dentro un processo storico e in luoghi ben precisi, tra i quali la scuola gioca un ruolo di primo piano.

Il momento storico in cui oggi ci si trova a riflettere sulla cittadinanza è quello che ci siamo abituati a definire come globalizzazione; ciò che però distingue questa fase storica da quelle che l'hanno preceduta è la percezione immediata che noi abbiamo dei suoi effetti. Il ritmo veloce con cui avvengono questi cambiamenti condiziona la percezione che noi abbiamo degli spazi in cui viviamo. La cittadinanza attiva può essere un buon modo per creare una nuova idea di “bene comune” che possa produrre utilità pubblica. Il territorio e gli spazi vanno quindi interpretati storicamente, per meglio affrontare i problemi che generano (è una sorta di memoria collettiva di saperi e culture che hanno bisogno di essere conosciuti).

Il territorio tra cittadinanza e appartenenza

Il cittadino agisce in uno spazio ben preciso cui egli appartiene per nascita o per scelta. Il legame di appartenenza è una delle prime forme dell’essere e del sentirsi cittadino che utilizza gli aspetti emotivi e sentimentali per potenziare le dinamiche di appartenenza. L’esperienza di un Paese come l’Italia ci ricorda quanto un territorio sia collettore di diverse esperienze (regioni) che possa consentire un senso di appartenenza che non sia solo giuridico ma anche scaturito da fattori emotivi. Essere cittadini attivi aiuta in tutto questo perché fa crescere motivazione e aspettative.

Il ruolo delle istituzioni

Il nostro pianeta vive oggi un periodo di grandi interrogativi a causa della crisi economica che ci affligge dal 2008 e dell’immigrazione massiccia di persone che si stanno spingendo verso l’Occidente. Questo timore verso il diverso non ci fa considerare importante l’apporto degli altri. Non si deve però avere paura di perdere le proprie tradizioni a contatto con gli altri perché se le civiltà di sono evolute è perché si sono mescolate, non perché siano rimaste ferme. Le istituzioni, gli stakeholder, le amministrazioni pubbliche, rivestono un ruolo prioritario nella trasmissione dei valori della cittadinanza e dei legami sociali. La scuola può essere utile in tal senso perché è uno dei luoghi in cui si è costruita per eccellenza la cittadinanza; essa trasmette valori, pratiche di relazione sociale. L’istituzione scolastica deve adeguarsi ai cambiamenti, deve agire oggi in uno spazio in cui gli alunni non sono solo spettatori ma vogliono partecipare. Inutile dire che il ruolo di mediazione dei docenti è fondamentale.

Spazi urbani, partecipazione, comunità: uno sguardo pedagogico

Senso di cittadinanza e logica partecipativa. Il senso di cittadinanza è strettamente legato alle esperienze di appartenenza (relazioni, vissuti, capacità di stare insieme). Tutti i cittadini, e lo sono anche i bambini, esprimono il loro essere parte di una comunità e di un luogo partecipando alla vita stessa di questi contesti. In questo processo di partecipazione l’educazione svolge un ruolo determinante creando le condizioni per lo sviluppo della cittadinanza attiva.

Essere cittadini oggi: culture urbane e identità metropolitane

La città è sempre stata, e lo è ancor più oggi, uno spazio vario ed eterogeneo e per comprenderla servono approcci complessi e sistemici. Le questioni che attraversano oggi il vivere urbano sono numerose e intricate: non mancano conflitti urbani e tensioni, spazi contesi e resistenze territoriali che minano le dinamiche di convivenza. La città non si riduce a mero setting in cui avviene la formazione dell'identità delle persone, bensì è il luogo della condivisione, della partecipazione, dell'incontro, grazie alla quale l’identità si forma.

Una città educante è un contesto che sa offrire forme diffuse di partecipazione nei diversi ambiti della vita urbana, per le diverse fasce e tipologie di cittadini. Un approccio interessante è quello del learning city, che riconosce nella città risorse capaci di generare apprendimenti. Attraverso la partecipazione si innescano dinamismi generativi, che permettono alle comunità di evolvere e alle persone di riposizionarsi in modo più creativo e attivo dentro i loro contesti di vita.

Educare le nuove generazioni alla cittadinanza, attraverso le pratiche partecipative

L'introduzione di una prospettiva più partecipativa, capace di coinvolgere e valorizzare gli stakeholders (parti interessate) più piccoli e più giovani, rappresenta un'importante occasione educativa anche per aprire nuove riflessioni sull'idea stessa di infanzia e impegnare gli adulti a considerare il modo di appartenere alla comunità dei più piccoli. La rappresentazione di infanzia sottesa alla prospettiva partecipativa permette di vedere nel bambino un soggetto competente, attivo, dinamico, ma anche un soggetto "sociale", portatore di un proprio contributo alla vita della comunità cui appartiene.

Troppo spesso il mondo adulto non favorisce il pieno protagonismo delle nuove generazioni: sono ancora molto diffusi approcci in cui i bambini sono generalmente presi in considerazione in ragione dei loro bisogni, delle mancanze che li contraddistinguono; vengono quindi designati come meri destinatari degli interventi adulti. La logica adulta, prettamente unidirezionale, fatica a farsi da parte, a favore di un approccio più razionale, passando dal controllo alla fiducia, dall'eterodirezione all'autodirezione, dalla protezione all'empowerment (processo di crescita). L'educazione alla cittadinanza si realizza attraverso la partecipazione, anche dei bambini, attraverso la sperimentazione di forme di democrazia partecipativa di cui beneficiano le comunità nella loro totalità.

Prospettive di lavoro per una pragmatica della partecipazione

Le pratiche partecipative si presentano come sfaccettate e complesse: non esistono modelli e strumenti univoci di partecipazione. Tenendo come protagonisti i bambini ci sono ad esempio i Consigli Comunali dei bambini o progetti che li vedono attivi in azioni di governance. C’è anche il modello di progettazione partecipata, che rappresenta un'efficace occasione di educazione alla corresponsabilità, anche con i bambini, in quanto prevede la loro partecipazione all'interno dei processi di pianificazione e programmazione degli spazi urbani.

Secondo il modello di Roger Hart, ci sono tre macro-livelli di partecipazione:

  • Comunicazione: implica l'impegno da parte degli adulti o delle istituzioni nel rendere comprensibili per i bambini i processi che in qualche modo toccano le loro vite in modo da dare loro informazioni necessarie a una costruzione di un processo partecipativo.
  • Ascolto: garantisce in modo autentico la possibilità offerta ai bambini di esprimere le proprie riflessioni e di esplicitare il proprio sguardo sulla realtà.
  • Coinvolgimento attivo: far entrare i bambini nel processo di partecipazione in modo propositivo e responsabile.
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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-GGR/01 Geografia

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher LAURA_BONTEMPI di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Geografia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università Cattolica del "Sacro Cuore" o del prof Molinari Paolo.
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