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L'altro e l'altrove

L'occhio dello straniero

Il turismo è una delle più diffuse pratiche moderne di incontro. È fatto di incontri con persone diverse, con oggetti, costruzioni, monumenti e paesaggi che non si trovano nella nostra quotidianità. Il turismo implica quasi sempre una rottura della quotidianità, costringe a rapportarsi con un altro e un altrove. La conseguenza di tutto ciò è una modificazione delle nostre capacità percettive.

Non sono però soltanto l'altro e l'altrove a condizionare il modo di vedere il mondo del turista. Accade anche il contrario: i turisti modificano ciò che li circonda perché immaginano e leggono quei luoghi, quei monumenti e quelle persone sulla base di una loro visione culturale. L'immaginario turistico condiziona fortemente la nostra percezione. Nessuno si reca in un luogo del tutto sconosciuto, quando si sceglie la meta di un viaggio, lo si fa sulla base di immagini o letture già acquisite. Il viaggio, da scoperta, diventa sempre più una forma di verifica.

A sua volta, l'immaginario in cui siamo immersi si fonda su una base di elementi culturali dati dalla tradizione, dalle arti della pubblicistica specializzata che rimodella il nostro sguardo e condiziona la nostra maniera di guardare al mondo. Lo sguardo del turista ha modificato il modo di leggere il paesaggio riportando tutto alle forme della pittura. Così è nato un gusto del bello che, applicato alle località turistiche, ne ha modellato l'aspetto fisico, rendendole simili a ciò che il turista vuole più che a ciò che erano realmente.

Non esiste uno "sguardo del turista" in senso assoluto, esso varia a seconda della società, del gruppo sociale e del periodo storico. Tali sguardi sono costruiti attraverso un processo di differenziazione. Lo sguardo è costruito in relazione al suo contrario, a forme di esperienza e coscienza sociale. Ciò che costituisce uno sguardo del turista dipende da ciò che gli è opposto.

La costruzione dell'alterità

La costruzione dell'alterità inizia con i primi resoconti di viaggio, da cui emergono immagini di mondi diversi e genti dagli usi e costumi che agli occhi dei viaggiatori apparivano selvaggi. La letteratura ha contribuito alla creazione di diverse forme di esotismo e alla costruzione di stereotipi, che hanno condizionato in modo determinante la prospettiva sul mondo fuori da casa nostra. Un famoso esempio è quello del romanzo di Joseph Conrad "Cuore di tenebra", in cui il viaggio si carica di valori emozionali ed esistenziali, il dramma dell'uomo si intreccia con l'ambiente naturale che lo circonda, la foresta viene descritta come oscura. L’oscurità e la non conoscenza danno origine a misteri e paure. Addentrarsi in quella foresta, che per chi la abita è una madre protettrice e sicura, diventa per l'estraneo uno scavare nelle proprie emozioni più profonde, un rimpiangere la propria presunta civiltà abbandonata nell'intraprendere quel viaggio. Tutto è altro in quel viaggio.

Nel suo "Orientalismo" (1999), Edward Said afferma che l'immagine dell'Oriente non nasce da una visione oggettiva, ma da una costruzione che ha come chiave di lettura la contrapposizione all'Occidente. L'Oriente non esisterebbe in quanto tale, ma in quanto rappresentazione di ciò che l'Occidente non è.

La creazione dell'altro e dell'altrove è un processo utile a forgiare l'identità del turista. La creazione del "noi" si basa sulla necessità di specchiarsi nel diverso: siamo ciò che gli altri non sono. Il turismo e il viaggio sono alcune tra le esperienze di interculturalità che caratterizzano la realtà attuale. Da un lato si cerca il diverso, ma allo stesso tempo si rimpiange ciò che è familiare.

La dicotomia oppositiva noi/loro è il frutto di proiezioni di carattere etnocentrico. Non c'è gruppo, comunità o popolo che non tenda a pensarsi migliore degli altri.

Le immagini del turismo

Lo spazio turistico come immagine immediatamente accessibile

L'attrattività turistica è fondata su un repertorio di immagini. Le conseguenze di un accesso praticamente istantaneo a immagini di ogni tipo e la facilità con la quale le immagini possono essere manipolate devono essere ancora valutate adeguatamente.

Per quanto riguarda il mondo dell'iconografia turistica, la rivoluzione digitale sembra avere avuto notevoli conseguenze, tra le quali:

  • La moltiplicazione delle immagini prodotte in virtù dei minori costi derivati dall'abbandono dell'utilizzo delle pellicole. Dal momento che si possono scattare infinite fotografie, il numero degli scatti fotografici effettuati dai turisti si è esponenzialmente moltiplicato. Dunque, il tempo che ciascun turista passa a scattare fotografie e a organizzarle in archivi digitali è aumentato in relazione alla facilità ed economicità con cui oggi si possono scattare immagini.
  • L'accessibilità pubblica di queste immagini è aumentata grazie a Internet. Possono anche essere spedite in formato digitale in un numero di copie potenzialmente infinito. L'immagine, che prima aveva una circolazione limitata legata ai contatti sociali dell’autore e della sua cerchia familiare, ora è potenzialmente accessibile per chiunque, in qualunque parte del mondo ci si trovi.
  • La velocità di circolazione delle immagini è aumentata. Il tempo che intercorre tra il momento in cui un'immagine viene scattata e il momento in cui essa è virtualmente spedibile o accessibile si è ridotto a zero. Il rapporto tra l'esperienza vissuta e la sua reinterpretazione e rivisitazione attraverso i documenti fotografici è ormai estremamente ravvicinato: la realtà viene verificata attraverso il visore della camera digitale, che restituisce immediatamente gli scatti che si sono effettuati.

Il predominio dell'immagine tende a imporre una progressiva smaterializzazione delle rappresentazioni territoriali.

Il concetto di "immagine territoriale" si è avvicinato progressivamente ad una dimensione virtuale, aprendosi a un patrimonio conoscitivo che attinge indifferentemente a esperienze reali, iconografie consolidate nella storia e nelle tradizioni, repertori informatici.

L’immagine pre-esiste all’esperienza reale del luogo

Il nome di una città può evocare un mondo di rappresentazioni anche presso un pubblico che non può contare su alcuna esperienza diretta dei luoghi in questione. L’immagine turistica pre-esiste al viaggio. Le immagini, che sono state alla base del desiderio di partire, tendono anche a guidare l'esperienza reale. Non solo si sceglie di andare in un luogo perché la sua immagine risulta attraente; una volta che vi si arriva, si andranno a vedere i monumenti, i punti di riferimento, i panorami che erano rappresentati nelle immagini viste prima di partire.

Il turismo rappresenta oggi una delle principali industrie del pianeta. I turisti costituiscono una componente rilevante della rete di flussi globali che mettono in movimento e in contatto tra di loro persone e idee. Questi flussi danno vita a nuovi panorami culturali che gli individui e le comunità si costruiscono, fondandoli non più sul legame con il territorio d'origine, ma sulla base di nuove realtà più o meno immaginate.

L’immagine turistica all’interno delle pratiche di marketing territoriale

Il ruolo dell'immaginario geografico e antropologico correlato al turismo non può essere compreso senza prendere in considerazione il fatto che il repertorio iconografico e lessicale sul quale si appoggia viene utilizzato all'interno di un ambito promozionale che ubbidisce alle leggi del marketing. La definizione di immagine territoriale offerta nel mondo del marketing tende a enfatizzare la dimensione impalpabile delle convinzioni e delle idee che circolano nella coscienza individuale o delle consapevolezze socialmente condivise: con immagine si intende l'insieme di credenze, idee, informazioni che il pubblico ha su un luogo.

L'immagine del luogo (place image) si accompagna da una parte alla personalità del luogo (place personality, ne incarna le vocazioni territoriali), dall'altra all'identità del luogo (place identity, indica le modalità con cui il territorio viene rappresentato). L'immagine di un luogo risulta essere la combinazione del suo profilo di base (caratteristiche morfologiche, dotazioni climatiche) e delle identità che ad esso vengono attribuite nel mondo della comunicazione e nelle rappresentazioni culturali.

Sei leader di una città riescono a trovare un modo per proiettare sul mercato internazionale immagini di rango mondiale legate alla vitalità urbana, allora possono migliorare le loro chances di convincere i turisti e le multinazionali a investire nella loro città e non nelle altre. La competizione si gioca principalmente sulla capacità di elaborazione di immagini vincenti.

I processi di formazione di un’immagine turistica

La formazione di un'immagine turistica è il risultato di un processo storico di accumulazione di rappresentazioni territoriali. L'immagine turistica di un luogo rappresenta una negoziazione costante di influenze e spinte provenienti da diverse direzioni: dal mondo dei mass-media, dal dibattito culturale, dalle mode. L'immagine turistica di un territorio si configura dunque come il risultato di una serie di processi di mediazione e di selezione della complessità territoriale in elementi facilmente riconoscibili, identificabili ed evocativi.

Per comprendere la profondità e la complessità dell'immagine turistica, si può fare riferimento alla distinzione tra personalità di luogo e identità di un luogo. La personalità è legata a elementi concreti, mentre l'identità è strettamente correlata al dibattito massmediatico e al mondo della comunicazione.

La messa a fuoco dell'immagine turistica è un'operazione che può essere influenzata attraverso specifiche strategie comunicative.

L’immagine di un luogo cambia a partire da una campagna di promozione di marketing, che contribuisce a orientare gli sforzi di valorizzazione portati avanti nella pianificazione urbanistica e territoriale.

Nella disseminazione dei segni di marketing turistico lungo le principali vie di accesso, acquisiscono un ruolo primario i negozi e gli uffici di promozione presenti negli snodi di trasporto più frequentati: aeroporti, ferrovie, porti, autostrade. Nell'attraversamento di questi non-luoghi, gli occhi del turista vengono esposti ripetutamente, in un ambiente che pervade quasi totalmente la percezione multisensoriale, alle immagini dei luoghi di destinazione.

Le distanze “liquide” del mondo turistico

L'interesse nei confronti dell'altro e dell'altrove si manifesta soprattutto attraverso una distanza, che si può declinare in diverse direzioni. Può essere una distanza fisica, quella di uno spazio la cui profondità va attraversata nel suo tangibile spessore. Le epopee del viaggio si nutrono, nel mondo turistico, di un senso di lontananza. Ciò che è distante dal punto di osservazione del potenziale turista appare ammantato di una certa intrinseca allure proprio perché per essere raggiunto occorre pagare un prezzo fatto di attraversamento spaziale. L'esistenza di un "vicino" con cui si è a contatto nella quotidianità, fornisce implicitamente senso di "lontano". Il viaggio non è più associato, grazie al progresso tecnologico, a estenuanti camminate o cavalcate. L'esposizione alle immagini dell'altrove avviene in tempi molto più contratti. La distanza temporale si è sempre più divaricata dalla distanza spaziale, in quanto i tempi di attraversamento dello spazio definiscono una geografia irregolare, basata sullo sviluppo di infrastrutture di trasporto. La spazialità del mondo si contrae e si allarga proprio in base a questi valori di accessibilità temporale.

La multiscalarità dell’immagine turistica

Le immagini territoriali correlate all'attrattività turistica possono consolidarsi su diverse scale territoriali, a partire da quella continentale per arrivare a quella municipale.

Oltre all'orientalismo, si possono osservare processi di stereotipizzazione anche in altre direzioni, o sulla stessa direzione, ma in verso contrario. Si parla a tal proposito di occidentalismo per indicare processi di essenzializzazione e semplificazione dell'identità occidentale.

Gli immaginari geografici scivolano dall'alto verso il basso, il senso di ampiezza geografica, cioè a partire dalla microscala del continente verso quella locale, e si muovono per osmosi dal basso verso l'alto, cioè dalle specificità del municipale verso le dimensioni collettive del regionale e del nazionale. Le influenze e le sovrapposizioni sono trasversali alle diverse scale dimensionali. A questo proposito è utile considerare i concetti di “transcalarità forte” e “transcalarità debole”, messi a fuoco dal geografo torinese Bonavero. Quella debole si esprime nell'utilizzo di strumenti applicabili a diverse scale geografiche; quella forte si traduce nell'utilizzo di strumenti in grado di considerare congiuntamente diverse scale geografiche e di analizzare i rapporti tra esse. Diverse immagini territoriali possono funzionare a differenti scale contemporaneamente e coniugare connotazioni e caratterizzazioni leggermente diverse in virtù degli scarti dimensionali correlati alle diverse dimensioni territoriali.

Una parte per il tutto: la selezione della complessità territoriale nell’iconografia turistica

Esistono tipologie differenziate di turismo, classificate sulla base delle mete di destinazione, che danno vita a immaginari spaziali differenti. Essi sono strutturati intorno ad alcune icone facilmente riconoscibili, che possono rappresentare singoli elementi estratti all'interno di una complessità paesaggistica o visioni panoramiche di insieme che rimandano a paesaggi-tipo.

Il concetto di paesaggio tipico ha segnato molta ricerca geografica. La tipicità di un paesaggio era considerata strettamente correlata all'espressione delle caratteristiche più originali del territorio. L'approccio geografico al problema della classificazione dei paesaggi ha fatto sì che, nella ricerca della tipicità, si cercassero le occorrenze ricorrenti, le ripetizioni del paesaggio.

La natura identitaria dell'altrove, nella comunicazione turistica, trova uno dei propri fondamenti comunicativi nell'identificazione di alcuni specifici elementi evocatori (landmarks). In un paesaggio, vengono selezionate alcune immagini chiave, che servono come riassunto del territorio. Si tratta di una selezione basata soprattutto sul valore di riconoscibilità di questi elementi.

Processi di formazione dell’immaginario geografico nel turismo

La scelta di elementi rappresentativi rappresenta una delle operazioni chiave della comunicazione turistica ed una delle discriminanti principali per il successo di una destinazione. Le immagini turistiche estremamente riconoscibili possiedono una lunga inerzia, perché il loro valore d'uso aumenta con il tempo. Tanto più un’immagine è diffusa, meglio viene riconosciuta; più è riconoscibile, più è conveniente usarla e così via.

La riconoscibilità di questi elementi iconografici si fonda sulla loro capacità di sopravvivere nel tempo e il loro successo risulta evidente anche dalla capacità di entrare nel mercato dei souvenir e dei gadget turistici.

Il mondo, per l'industria della promozione turistica, si configura come un atlante di immagini selezionate. Questo repertorio iconografico serve a rendere identificabili le macro-aree geografiche di destinazione, che diventano portatrici di specifici valori di attrazione.

Le immagini della natura

Una prima grande tipologia di immagini che compongono il catalogo iconografico del turismo attinge al mondo della natura. Il denominatore comune del vasto menù di immagini simboliche a cui fare riferimento nella promozione di determinate destinazioni turistiche affonda in un preciso sentimento dell'altrove: un altrove risultato di un ritorno alla natura, all'interno di un processo fisico e mentale di riavvicinamento alla concreta esistenza di un mondo preesistente ed estraneo alla presenza dell’uomo.

La natura viene rappresentata come un mondo potente, luogo altro per eccellenza. Uno scenario naturale può costituire un concreto diversivo dalla normalità urbana dell'esistenza quotidiana. La natura non pone problemi di identità; l'uomo può provare diverse e contrastanti reazioni di fronte alle sue manifestazioni, può amarla, temerla, sfidarla, ma alla fine la natura rimane un elemento esterno.

L’altrove come spazio mitico dell’ignoto: fra scoperta e invenzione del luogo turistico

Il viaggio è sinonimo di avventura e di scoperta dell’ignoto. L'occhio eurocentrico ha storicamente consolidato un interesse per la scoperta di aree esterne al continente. La mitologia dell'inesplorato alimenta ancora anche il mondo del turismo.

La scoperta turistica rappresenta una sorta di secondo disvelamento della ricchezza e della varietà del mondo. Una volta che un luogo è stato scoperto dagli esploratori e posto nel planisfero, inizia un'opera di conquista e addomesticamento, che porta i primi flussi turistici e poi un consolidamento dell'offerta turistica nell’area. Tale sviluppo può poi procedere verso la formazione di vere proprie località turistiche.

Nessuno vuole sentirsi turista, categoria squalificata da chi si reputa non massificato e immune dall'accusa di introdurre rapporti mercantili all'interno del viaggio. È nata così una retorica del viaggia

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-GGR/01 Geografia

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