Introduzione
Il percorso verso la sostenibilità comporta la ricostruzione di quei legami tra l’economia reale e l’economia finanziaria.
Dalla fine della Seconda Guerra Mondiale fino alla svolta degli anni 70 del ventesimo secolo la finanza, insieme agli interventi statali a favore delle imprese e del benessere della società e degli accordi internazionali basati sul cambio a tasso fisso delle valute agganciate al dollaro, hanno assicurato per molti decenni stabilità macroeconomica al mondo occidentale.
Inoltre, forti shock determinati da fattori di natura politica ed economica, hanno avviato una fase di destabilizzazione e cambiamento delle interrelazioni tra finanza ed economia reale, provocando un andamento negativo della produzione industriale con conseguenti perdite di posti di lavoro, diminuzione dei consumi, e cambiamenti delle politiche economiche. Il sistema finanziario, guidato dagli input delle normative di liberalizzazione, deregolamentazione e privatizzazione emanate negli anni 80 del ventesimo secolo dagli USA e dal Regno Unito e successivamente adottate da tutti i Paesi sviluppati, si è progressivamente allontanato dalla sua funzione principale di sostegno dell’economia reale. La libertà dei flussi di capitali di circolare al di fuori dei confini nazionali e la possibilità di spostarsi da un investimento ad un altro più profittevole, grazie anche allo sviluppo della tecnologia, ha conferito alla finanza una maggiore autonomia non solo rispetto alle attività produttive ma anche rispetto ai poteri dello Stato creando così un modello economico e sociale di “consumo senza risparmio” basato sull’indebolimento e sul trasferimento dei rischi a terzi attraverso congegni.
L’anomala fase di sviluppo del sistema finanziario che si è verificata intorno agli anni 90 del ventesimo secolo ha determinato nel 2007 una crisi globale che ha coinvolto aziende di credito, assicurazioni, investitori istituzionali, risparmiatori di tutto il mondo e speculazioni dei mercati sui debiti sovrani. Sebbene la ripresa sia stata rapida, anche se non in maniera uguale in tutti i Paesi, non sono stati rimossi gli evidenti segni di criticità di un sistema economico e sociale dominato dalla finanza.
Negli anni più recenti, pandemia, catastrofi naturali connesse ai cambiamenti climatici, sconvolgimenti geopolitici hanno riportato l’attenzione sull’avvento di un nuovo ordine mondiale e una nuova fase di globalizzazione. A ciò si aggiunge l’esigenza di un ripensamento dei processi di privatizzazione e di un rinnovato impegno dello Stato nei servizi essenziali per la salute, l’educazione e il benessere sociale.
Nei cambiamenti che coinvolgono il mondo di oggi al sistema finanziario si domanda un ruolo di primario rilievo, in particolare una ricomposizione di quei rapporti virtuosi con l’economia reale per il conseguimento degli obiettivi di sviluppo economico. Sembra così iniziata una collaborazione tra i soggetti istituzionali e gli attori finanziari. A questi cambiamenti gli autori assegnano particolare attenzione per comprendere se le strategie stimolate da direttive istituzionali e messe in atto dal sistema finanziario sono adeguate per affrontare le sfide poste in essere dagli obiettivi di un’economia sostenibile ed inclusiva, basando l’analisi sull’assunto dell’interdipendenza tra il sistema finanziario e il contesto geografico di riferimento.
Sulla base di queste riflessioni: 1
Capitolo 1: Il sistema finanziario tra dinamiche globali e locali
Il sistema finanziario
L’origine del sistema finanziario risale molto indietro nel tempo. Nel dodicesimo secolo la ripresa e l’espansione degli scambi commerciali tra luoghi distanti hanno determinato l’esigenza di nuove modalità di pagamento per la difficoltà del trasporto fisico del denaro che aumentava all’incremento del volume e del valore delle merci. Nacque così la lettera di cambio che consentiva di effettuare transazioni commerciali senza l’uso del denaro ma sulla base della fiducia e della reputazione dei cambiavalute, soggetti in possesso di grandi ricchezze che garantivano la solvibilità del contratto tra il venditore e il compratore. La lettera di cambio conteneva la somma e il nome del cambiavalute presso il quale il creditore poteva riscuotere il denaro. Tale operazione costituiva la prima forma di intermediazione finanziaria.
Più tardi, nel quattordicesimo secolo e ancora di più nei secoli successivi, l’ampliamento della rete dei commerci connesso alle grandi scoperte geografiche insieme ai bisogni di capitali da parte dei regnanti per le conquiste militari di nuovi territori e nuovi mercati, hanno stimolato l’adeguamento del sistema finanziario alle nuove necessità. L’istituzione dei Banchi cittadini segnò la nascita di quello che in futuro sarebbe stato il sistema bancario contemporaneo.
Il sistema finanziario è un complesso congegno che consente il movimento del denaro nello spazio e nel tempo:
- Il movimento nello spazio è stato agevolato dalla smaterializzazione del denaro che può essere trasferito attraverso una numerosa categoria di strumenti finanziari tra soggetti in surplus, hanno un surplus di capitali, e soggetti in deficit, hanno un deficit di risorse.
- Il trasferimento nel tempo consente a quei soggetti in deficit di ottenere prestiti quando occorrono e di restituire il capitale migliorato con gli interessi nel momento stabilito. 2
Il movimento di capitali può avvenire anche in modo diretto, ossia senza la figura di un intermediario, sul mercato mobiliare dove si svolge la compravendita di azioni, obbligazioni ed altri prodotti finanziari.
Sul mercato azionario le operazioni di scambio possono avvenire anche in assenza di un operatore che assiste le due parti contraenti.
Seppur integrati in un sistema finanziario globale, ogni sistema finanziario conserva le peculiarità istituzionali, economiche e sociali dei diversi contesti nazionali. 3
Il sistema finanziario globale e le differenze nei contesti locali
Per sua natura il sistema finanziario è ritenuto globale fin dalle sue origini. Tuttavia, nell’accezione attuale, la formazione di un sistema finanziario globale è avvenuta a partire dagli anni 80 del ventesimo secolo allorché politiche di liberalizzazione e di deregolamentazione insieme allo sviluppo di nuove tecnologie informatiche hanno prodotto profonde trasformazioni nell’organizzazione economica, sociale e politica del mondo.
Tra la fine degli anni 80 e la svolta del decennio successivo lo sviluppo delle grandi multinazionali ha impresso una spinta decisiva alla globalizzazione del sistema finanziario. I processi di liberalizzazione e di deregolamentazione sono stati avviati negli USA e nel Regno Unito e successivamente adottati in tutti gli altri Stati del mondo sviluppato, compresa l’Italia. 4
Per quanto riguarda il sistema finanziario, la deregolamentazione ha comportato anche processi di de-specializzazione che hanno annullato la divisione delle funzioni tra i vari intermediari finanziari consentendo di operare in tutti i settori del sistema.
Un fattore di primario rilievo nella formazione del sistema finanziario globale è stato svolto dal progresso delle Information and Communication Technologies (ICT). Esse, abbreviando i tempi necessari per l’acquisizione di informazioni e per la conclusione delle operazioni, hanno eliminato l’ostacolo della distanza geografica contribuendo nel processo di integrazione dei mercati mondiali e quindi nella formazione del sistema finanziario globale.
Nonostante la globalizzazione della finanza e la sua progressiva autonomia rispetto alla sfera politica per l’attribuzione di poteri sempre maggiori agli investitori istituzionali e ai mercati, i sistemi finanziari dei vari Paesi sono comunque soggetti alle regole e alla vigilanza delle rispettive istituzioni pubbliche nazionali.
In base ad alcuni parametri, come il grado di intervento dello Stato nel sistema economico, le caratteristiche del welfare, le normative sul mercato del lavoro sono stati individuati due modelli in base al peso dello Stato nel sistema economico: 5 6
Caratteristiche dei sistemi market-based e sistema bank-based
| Capitalismo anglosassone (market-based) | Capitalismo renano (bank-based) |
|---|---|
| Non interferenza dello Stato nel sistema economico | Presenza dello Stato nel sistema economico |
| Debole potere degli stakeholder | Forte potere degli stakeholder (sindacati, pubblica amministrazione, ecc.) |
| Libera concorrenza come elemento centrale dell’Intero sistema economico | Meno concorrenza |
| Welfare limitato | Welfare sviluppato |
| Forte presenza dell’iniziativa privata | Meno iniziativa privata |
| Divisione tra proprietà e management dell’impresa. Libertà di azione dei manager | Gestione congiunta di manager, grandi azionisti, rappresentanti dei dipendenti |
| Ruolo predominante del mercato azionario | Ruolo predominante delle banche |
Le differenze tra le due grandi categorie del sistema finanziario occidentale sono state interpretate dalla teoria Timing of Industrialization (TOI) che ha correlato la diversa struttura del sistema finanziario Market Based e del sistema finanziario Bank Based ai diversi tempi della fase del decollo industriale.
Nel Regno Unito dove la rivoluzione industriale ha avuto origine e negli Stati Uniti dove si è rapidamente diffusa e sviluppata, le imprese sono state in grado di finanziare i nuovi investimenti utilizzando i loro profitti o mediante le emissioni di titoli sui mercati finanziari già relativamente avanzati. Invece in Germania e nei Paesi laddove il processo di industrializzazione è iniziato più tardi le imprese sono state svantaggiate dalla forte concorrenza del sistema industriale britannico e statunitense da tempo molto progrediti. Alla competizione delle imprese straniere si deve aggiungere la debolezza del mercato borsistico ancora scarsamente sviluppato e il comportamento prudenziale degli investitori orientati prevalentemente ai titoli più sicuri del debito pubblico.
La sinergia tra questi fattori ha determinato il ruolo prevalente delle banche non solo nell’erogazione del credito ma anche nella loro partecipazione societaria all’interno delle imprese. 7
Finanza islamica: rispetto della shari’a e diffusione in Occidente
Nel sistema finanziario globale quello islamico costituisce una categoria particolare regolamentata dai dettami religiosi del Corano.
I criteri di lecito (halal) e di proibito (haram) non limitano la loro influenza alla sfera religiosa e privata ma regolano ogni settore della vita pubblica, delle relazioni sociali e delle attività economiche.
Per adeguarsi alle regole del sistema finanziario occidentale i giuristi musulmani hanno elaborato strumenti in grado di conciliare l’operatività della finanza e il rispetto delle leggi coraniche che proibiscono la ribba e l’interesse in tutte le sue forme indipendentemente dalla tipologia del prestito e la speculazione (maysir).
Il primo esperimento di finanza islamica è per opinione condivisa rappresentato dalle istituzioni nel 1963 della Mit Ghamr Savings Bank in Egitto organizzata sul modello delle banche cooperative di credito tedesche.
La banca però chiuse la propria attività solo quattro anni più tardi per motivi politici e per il mancato riconoscimento da parte della banca centrale egiziana.
L’esigenza di un sistema finanziario efficiente si ripresentò però negli anni 70 del XX secolo per investire gli ingenti capitali derivati dall’aumento dei proventi correlati al rialzo del prezzo del petrolio in seguito alla prima crisi del mercato energetico del 1973.
Altre tappe significative della nascita della finanza islamica si hanno negli anni 80 con la fondazione dell’Islamic Development Bank (IDB), la banca di sviluppo con sede a Jeddah impegnata nella mobilizzazione e nell’utilizzo di risorse per il progresso economico e sociale dei Paesi membri e delle comunità musulmane nei Paesi terzi, della Dubai Islamic Bank seguite dalle istituzioni di altre banche islamiche in Sudan, Egitto e Malesia.
Nel giro di pochi anni la finanza islamica ha assunto un’efficiente e specifica organizzazione a cui ha fatto seguito una forte espansione e diffusione nel mondo occidentale e l’inserimento nel sistema finanziario globale.
Giuristi ed economisti islamici hanno elaborato principi normativi per conformare le regole della finanza ai precetti della shari’a.
In particolare la proibizione dell’interesse è stata superata con l’introduzione del principio della condivisione che prevede diverse modalità di contratti basati sulla formula del Profit Loss Sharing (PLS) e del Non Profit Loss Sharing (NPLS). 8
Anche l’organizzazione e l’operatività delle imprese di assicurazione è basata sui precetti coranici della mutua assistenza, della solidarietà, dell’eliminazione dell’incertezza, del profitto e della speculazione così come in tutti gli altri comparti della finanza. A questi principi è conforme lo strumento del takaful che significa solidarietà e mutua assistenza e gli assicurati assumono il profilo di donatori volontari che costituiscono un fondo comune che in caso di eventi avversi soccorre i donatori stessi o le persone da essi indicate. I takaful si distinguono in:
- General takaful: protezione di imprese e famiglie per coprire perdite e danno materiali.
- Family takaful: protezione per gli eredi o i beneficiari dell’assicurato.
Anche per il mercato mobiliare la giurisprudenza musulmana ha elaborato linee guida per consentire l’organizzazione societaria delle imprese e la quotazione in borsa vietando le scommesse sui rendimenti futuri e gli investimenti in attività considerate illecite. Il sukuk (certificato) nelle sue varie tipologie è il contratto finanziario islamico più diffuso, assimilato spesso alle obbligazioni tradizionali, dalle quali differiscono per la loro conformità di principio del profit and loss sharing. L’investitore non è un semplice creditore, ossia non percepisce alla fine del contratto un profitto garantito, ma un interesse che dipende dalla performance di un progetto concreto, condividendo perciò il rischio di impresa.
Nel giro di pochi anni il valore della finanza islamica ha registrato aumenti tali da costruire un segmento considerevole del sistema finanziario globale e, a seguito della crisi del 2007, ad essere guardato come un modello alternativo alla finanza occidentale per la maggiore resilienza che ha dimostrato durante quell’evento e durante la pandemia del 2019.
Anche nel mondo islamico esistono differenze tra i sistemi finanziari connesse a fattori politici e ideologici che marcano una linea di confine tra i Paesi con finanza completamente islamica quali l’Iran, il Pakistan e il Sudan e Paesi con sistema misto.
La stabilità, il rapido sviluppo insieme ai principi analoghi a quelli di sostenibilità hanno suscitato l’interesse del mondo occidentale verso il sistema finanziario islamico.
Un altro aspetto che interessa le istituzioni finanziarie occidentali è il contenuto etico della finanza islamica che rappresenta una fonte di idee per l’innovazione e l’orientamento verso l’equità sociale della finanza convenzionale.
In un primo momento la finanza islamica si è diffusa in quei Paesi occidentali che hanno accolto immigrati dai Paesi musulmani. Le banche tradizionali hanno organizzato speciali 9 strutture a gestione separata, le Islamic Windows, per erogare i servizi di deposito, credito e trasferimento di denaro alle comunità di religione islamica.
Solo più tardi si è sviluppato un vero e proprio sistema shari’a compliant in particolare nei Paesi con una regolamentazione flessibile e una favorevole normativa fiscale per consentire un’agevole operatività dei prodotti finanziari basati sui principi religiosi.
Il Granducato del Lussemburgo è stato il primo Paese ad ospitare nel 1983 una compagnia assicuratrice basata sui precetti coranici, a quotare nel 2002 e sul mercato il primo sukuk ed ad emettere nel 2014 un sukuk denominato in euro diventando una delle maggiori piazze occidentali per i fondi islamici.
La finanza islamica ha un peso considerevole anche nel Regno Unito che nel 2000 ha concesso l’autorizzazione ad operare nel Paese a cinque banche islamiche, apportando modifiche al regime fiscale con l’emanazione del Financial Act del 2003 e nel 2014 ha emesso un sukuk sovrano.
Dopo la Brexit l’orientamento verso i capitali islamici si è rafforzato e la City-Londra è diventata uno dei più importanti Hub della finanza islamica in Occidente.
La Francia ha iniziato a considerare con più attenzione la finanza islamica a partire dal 2007 cercando di creare un ambiente istituzionale favorevole agli investimenti vincolati dai principi imposti dal Corano. A un’apposita commissione, la Islamic Finance Commission, è stato affidato il compito di attirare investitori dai Paesi del Golfo sul mercato parigino. A sua volta l’Autorité des Marchés Financiers (AMF) ha introdotto regole per la quotazione dei prodotti conformi alla shari’a istituendo un segmento sukuk con parità di trattamento rispetto ai prodotti convenzionali.
In Italia al contrario lo sviluppo della finanza islamica è stato fortemente condizionato dalla mancata predisposizione di una normativa favorevole.
Tuttavia a partire dal 2010 la forte ascesa del comparto ha attirato l’attenzione della Banca d’Italia e dei maggiori gruppi bancari e assicurativi italiani che hanno commissionato studi di fattibilità per l’introduzione nella propria offerta di strumenti e servizi shari’a compliant.
Nel 2017 una prima proposta di legge sembrava orientata a regolamentare alcuni prodotti finanziari islamici con l’obiettivo di definire un preciso quadro normativo fiscale. La proposta non ha avuto
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