Filosofia teoretica: criteri della conoscenza
La filosofia teoretica si indaga sul tema fondamentale della conoscenza e sulla filosofia della scienza e sull'epistemologia. L'epistemologia è proprio lo studio critico della natura e dei limiti della conoscenza scientifica, con particolare riferimento alle strutture logiche e alla metodologia delle scienze; negli ultimi decenni, il vocabolo viene sempre più usato per designare la teoria generale della conoscenza, ossia la gnoseologia. Indica più specificamente la pertinenza ai fondamenti generali della scienza: così la filosofia teoretica è da un lato la filosofia della conoscenza, ma dall’altro anche una realtà distinta sia dalla filosofia morale, sia dalla storia della filosofia. Essa si fa domande su ciò che è vero e reale e su ciò che è conoscibile, e procede per domande e risposte; utilizza quindi il metodo dialettico, nato con Socrate nel momento in cui faceva domande al popolo. La filosofia si pone continuamente quesiti e si dà molteplici risposte: deve esserci un punto di partenza per la nostra indagine, si procede poi con domande, e infine con tentativi di risposta e obiezioni; è una continua messa in discussione delle nostre convinzioni.
Nozioni su Aristotele
Aristotele muore nel 322 a.C. Del filosofo ci sono pervenuti testi (pubblicati tra il 20 e il 40 a.C.) che lui utilizzava per le sue lezioni, ma non pensati per la pubblicazione. Il titolo è infatti stato proposto dagli editori, e i testi sono gli assemblaggi di questi appunti. Andronico di Rodi, un suo discepolo, riorganizzò i suoi testi e chiamò la prima parte Organon: logica, ossia strumento. Questa prima parte parla di logica: essa comprende le norme dell’argomentazione corretta, procede per ragionamenti corretti. Non è proprio una scienza, ma è propedeutica, è ciò che bisogna necessariamente conoscere per non cadere in errore (ad esempio il ragionamento "Socrate è bianco, il bianco è un colore, quindi Socrate è un colore", è sbagliato). Le altre parti sono: la Fisica, il De Anima (psicologia, studio della psiche), storia degli animali (zoologia), Sulla generazione e la corruzione. In seguito le opere di etica: Etica Nicomachea, Etica Eudemia, Grande Etica. Poi l’Economia e la Politica; la Retorica e la Poetica.
La fisica di Aristotele rimane fino alla rivoluzione scientifica, la sua zoologia rimane anch’essa fino a tanti secoli dopo. Tutte queste discipline si renderanno autonome in seguito (1700/1800). La filosofia di Aristotele si occupa di tutti questi ambiti, che poi diventeranno delle scienze autonome ed indipendenti. Andronico ha inoltre trovato dei testi non classificabili in nessuna di queste scienze, che trattavano dell’ente in quanto ente. Li ha raggruppati sotto un libro chiamato Metafisica. La metafisica è la scienza universale che va oltre la fisica; si occupa dell’ente in quanto ente, e non cade in nessuna disciplina scientifica. Va oltre l'esperienza sensibile, si occupa degli aspetti più autentici e fondamentali della realtà, secondo la prospettiva più ampia e universale possibile. Essa mira allo studio degli enti «in quanto tali» nella loro interezza, a differenza delle scienze particolari che generalmente si occupano delle loro singole determinazioni empiriche, secondo punti di vista e metodologie specifiche. All'ambito della ricerca metafisica tradizionale appartengono problemi quali la questione dell'esistenza di Dio, dell'immortalità dell'anima, dell'essere "in sé", dell'origine e il senso del cosmo, nonché la questione dell'eventuale relazione fra la trascendenza dell'Essere e l'immanenza degli enti materiali (differenza ontologica).
Testo della metafisica di Aristotele (Libro IV 1 e 2)
Ontologia = studia ciò che esiste in quanto esiste, l’essere in quanto essere. Non analizza le proprietà dell’essere. Aristotele parla di "essere in quanto essere", ossia le cose che esistono indipendentemente dalle loro proprietà. Se prendo in considerazione una serie di oggetti, essi hanno in comune una serie di proprietà: hanno una collocazione spaziale e temporale, hanno un peso (quantità), una forma, una qualità, una relazione. Per Aristotele le sostanze, gli oggetti, godono di una serie di proprietà. Ci deve essere però una scienza che studia gli oggetti in maniera universale, generale. Già altri prima di Aristotele hanno cercato di indagare su questa scienza, di comprendere le cause dell’essere: i presocratici (o naturalisti), "i fisici" come li chiama Aristotele, che si interrogavano sul cosmo e sulle caratteristiche necessarie dell’essere, ad esempio Talete (per cui il principio, la causa di tutte le cose era l’acqua), Anassimandro, Empedocle. Aristotele chiama accidentale ciò che può essere diversamente e non è necessario (ad esempio il colore in sé può essere accidentale perché può cambiare. Un oggetto non può non avere un colore), cioè qualcosa di "aggiunto" alla cosa, non facente parte dell'essenza di quella cosa. Dobbiamo indagarci sulle cause più lontane dell’essere, le cause prime, ciò che è originario.
Se prendiamo in considerazione un microfono, esso è il soggetto, ed ha molte proprietà, categorie (qualità, quantità, ecc.). Le categorie sono tutte relazionate ad un soggetto. Secondo Aristotele la sostanza è l’essere in quanto essere. L’ontologia studia le cose in quanto sostanze, il soggetto, ossia ciò che sta sotto e che sorregge tutte le altre cose. Quando Aristotele parla di sostanza, egli fa riferimento a tutto ciò che è. La Metafisica è lo studio delle cause dell’essere, della struttura delle cose. Le cose hanno una causa materiale (materia di cui è fatto qualcosa), una causa formale (si tratta della forma della cosa), causa efficiente e causa finale (scopo per cui è stata creata una cosa).
Testo della metafisica di Aristotele (Libro VI)
Ci sono 3 tipi di scienze specifiche secondo Aristotele:
- Pratiche: Le scienze pratiche (che rispondono alla domanda "che cosa devo fare?") sono l’etica, la politica o l’economia, che hanno a che fare con le azioni degli uomini, il modo in cui noi ci comportiamo ed agiamo nel mondo.
- Produttive: Una scienza produttiva ha a che fare con la produzione di oggetti, con gli artefatti. Lo sono l’architettura, la musica, la poesia, la danza e la retorica. Nelle scienze produttive il principio risiede in chi produce in quanto “fa” qualcosa (oggetto prodotto). Sia le scienze pratiche che produttive hanno un fine, mentre quelle teoretiche no.
- Teoretiche: Le scienze teoretiche si occupano delle cose in sé, dell’essere in quanto essere, e non hanno un’applicazione pratica. Sono quelle la cui conoscenza è fine a se stessa. Esse hanno a che fare con l’intelletto, non con le cose sensibili. Esse riguardano quegli eventi che non possono non avvenire nella maniera in cui avvengono. Non studiano allora ciò che è accidentale. Il fine di queste scienze è la verità. Tutte le scienze vertono su un «genere», ossia un oggetto specifico, per esempio i minerali, gli animali (zoologia) le piante (botanica), ma non si occupano dell’essere in quanto essere, dell’assoluto; la filosofia teoretica viene anche definita "Filosofia prima" (poi verrà chiamata Metafisica), ossia che viene prima di tutte le altre. Alcune scienze partono da ciò che è percepibile coi sensi (ad esempio la zoologia), altre fanno delle ipotesi, delle assunzioni iniziali e fanno delle dimostrazioni (ad esempio la matematica).
Aristotele scrive in un testo che noi uomini proviamo piacere nella conoscenza, la quale nei filosofi è maggiore. L’ignorante, secondo Socrate, sta addirittura al di sotto del mentitore perché se il sapiente ha possibilità di dire il vero o falso, un ignorante non ha questo potere poiché non sa. I primi a potersi dedicare alla conoscenza furono i sacerdoti proprio perché non dediti al lavoro.
Quali sono le scienze teoretiche secondo Aristotele?
- Fisica: La fisica (la physis) si occupa di ciò che è in movimento, delle sostanze mobili. Verte intorno a cose separate, ma non immobili.
- Matematica: La matematica studia ciò che è sotto l’aspetto della quantità e all’interno della quale è pensabile l’infinito. Alcune parti della matematica vertono intorno a cose immobili, ma non separate.
- Teologia: La teologia si indaga sul divino. La scienza prima verte invece intorno a cose separate e immobili. Se ci fossero solo sostanze mobili, allora la fisica sarebbe la scienza prima. Le scienze teoretiche secondo Aristotele sono quelle che meritano di essere scelte più di tutte le altre scienze, e la teologia merita di essere scelta più di tutte le altre scienze teoretiche (secondo Aristotele esiste un Dio che esercita il movimento per attrazione. Il divino è una delle cause delle cose che sono). La filosofia prima coincide con la teologia? La Metafisica è anche teologia, ma non si esaurisce in essa.
L’errore che hanno fatto i presocratici/naturalisti (ma anche alcuni filosofi posteriori) è stato pensare che ciò che esiste riguarda solo le cose sensibili. Per Platone ad esempio esistono due diversi livelli di realtà:
- Il sensibile è percepibile con i sensi.
- L’intelligibile/ il sovrasensibile è il mondo delle idee, ciò che si può capire solo con l’intelletto. Ci sono molte cose che non esistono, che non sono percepibili coi sensi, ma che condizionano comunque la nostra vita (ad esempio la giustizia e la bontà, ossia i valori, le figure geometriche). Per Platone il mondo delle idee è innanzitutto il mondo dei valori, la vera realtà per lui è ciò che non muore. L’anima, prima di essere corpo era nel mondo delle idee, è per questo che il corpo, appartenente al mondo sensibile, si converte in una prigione per l’anima; con la morte l’anima ha modo di ricongiungersi col mondo delle idee, essa non ha paura della morte. Per comprenderci tra di noi, secondo Platone utilizziamo dei concetti generali: i libri hanno delle caratteristiche in comune, quando parliamo usiamo termini generali ma ognuno ha delle idee diverse di libro. Ci sono tante cose che non esistono più, ma rimane comunque l’idea di esse. Il mondo intellegibile è il mondo vero, incorruttibile e al di fuori del mondo sensibile. L’arte ad esempio per Platone è una rappresentazione degli oggetti, quindi una imitazione, che lui stesso critica (il pittore fa un quadro e copia gli oggetti); l’arte è copia di una copia (copia delle idee).
L'ordine delle cose: Aristotele vs Kant
Mettiamo in relazione Aristotele e Kant per quanto riguarda il concetto di ordine. Il mondo ha già un suo ordine o siamo noi soggetti che lo ordiniamo procedendo a costruire ciò che noi chiamiamo oggetto?
Secondo Kant il soggetto ha un ruolo più attivo: ciò che noi chiamiamo oggetto, è risultato di un’attività del soggetto sulle cose (percezione, come posso dire che esiste se qualcosa non cade sotto la mia percezione?). Secondo lui l’oggetto è prodotto dell’intelletto nel momento in cui elabora le impressioni che gli arrivano attraverso l’intuizione sensibile. Non c’è quindi un ordine nella natura, poiché l’intelletto è il principio da cui ha origine l’ordine universale della natura. Secondo lui l’intelletto ordina (secondo Platone è il demiurgo che ordina le cose) e senza il suo intervento non ci sarebbe il cosmo ordinato. L’intelletto senza le intuizioni è vuoto e viceversa senza intelletto non ci sarebbero intuizioni. Senza il pensiero non ci sarebbe un mondo inteso come l’insieme strutturato dei fenomeni (qualcosa ci sarebbe, ma non qualcosa di organizzato).
Attraverso l’intuizione sensibile, giungiamo ad un materiale (le sensazioni) che è già dato ma non è strutturato, è un materiale “grezzo” che rimarrebbe tale senza l’intervento dell’intelletto (intuizione sensibile). “L’intelletto è il principio da cui ha origine l’ordine universale della natura (per Aristotele essa era già ordinata); e l’intelletto stringe tutti i fenomeni sotto le proprie leggi”. Le cose si devono adattare al nostro modo di conoscere, così facendo Kant capovolge un modo di vedere le cose che era stato tale per millenni (rivoluzione copernicana). Le intuizioni, senza l’intelletto che le organizza, sono cieche: senza l’intervento dell’intelletto non ci sarebbe il mondo, cioè il cosmo ordinato (senza il pensiero ci sarebbe comunque qualcosa, ma questo qualcosa non è ordinato).
Secondo Aristotele la natura ha un proprio ordine (l’ordine è tutto un logos, ossia un rapporto logico), c’è un ordine nella natura, e ciò che noi possiamo fare è scoprire questo ordine. Il termine "ordine" in greco si dice in tanti modi, e uno di questi è proprio "cosmo".
Russel: “partiamo tutti dal realismo ingenuo (dottrina che le cose sono come ci sembrano). Ma la fisica (teoria delle categorie collegata alla fisica, anche se quella di Aristotele e quella del 900 non sono la stessa cosa) ci assicura che la bianchezza del latte, la durezza delle pietre e la freddezza della neve, non sono la bianchezza, la durezza e la freddezza che conosciamo attraverso la nostra esperienza, ma qualcosa di molto diverso. L’osservatore è convinto di stare osservando una pietra che sta osservando in realtà, se si deve credere alla fisica, gli effetti della pietra su di lui.” Vuole dirci che quello che noi osserviamo, non è altro che l’effetto delle cose su di noi.
Immanuel Kant
Immanuel Kant nacque a Konigsberg, città della Prussia orientale, nel 1724 da una modesta famiglia di artigiani, probabilmente di origine scozzese. Il padre Giovanni Giorgio era sellaio, sua madre Regina Reuter era casalinga. La famiglia fu duramente provata dalla morte di ben 6 figli. In una lettera Kant ricorda i genitori come modelli di onestà e riconosce di aver ricevuto una eccellente educazione. Regina Reuter gettò nell’animo del figlio i semi del bene e li fece crescere, facendo nascere in lui un profondo sentimento per la bellezza della natura. L’impronta della madre si fece sentire soprattutto nell’educazione religiosa: lo crebbe nel rigorismo del pietismo e volle che anche la sua formazione scolastica fosse improntata in questo senso, iscrivendolo al Collegium Fridericianum (a lui non piaceva questo collegio; "schiavitù giovanile"). Qui imparò molto bene il latino e male il greco. Per un periodo della sua vita dovette fare il precettore: un mestiere per il quale non era portato. Nel 1755 entrò nell’Università di Konigsberg in qualità di docente, ed insegnò fino al 1770. In vita fu avversissimo ad ogni forma di carrierismo, in onore di un lavoro dignitoso e fondato sulle proprie forze. Il barone von Zedlitz gli offrì una cattedra il cui stipendio era triplo, ma lui rifiutò.
Nel 1781 uscì la sua prima critica (della ragion pura) cui fecero seguito quella del 1788 (della ragion pratica) e quella del 1790 (del giudizio). Gli ultimi anni della sua vita furono turbati da diversi eventi, tra cui fu costretto a tacere sulle idee espresse nell’opera La religione nei limiti della sola ragione quando salì al potere Federico Guglielmo II. Gli anni della sua vecchiaia furono molto tristi, in quanto divenne quasi cieco e perse memoria e lucidità intellettuale. Morì nel 1804. Non si allontanò mai da Konigsberg; fu molto scrupoloso ed estremamente abitudinario: levata mattutina alle 5 e passeggiata sempre alla stessa ora. Si dice che i suoi concittadini di Konisberg tarassero gli orologi proprio sulla sua passeggiata mattutina. Kant dedicava il tempo dalle 16,27 alle 18,36 alla scrittura nel suo studio. Nella sua tomba viene scritta una celebre frase della Critica della ragion pratica: "il cielo stellato sopra di me e la legge morale dentro di me".
Gli studiosi del pensiero kantiano distinguono due periodi ben precisi della sua produzione:
- Periodo "precritico": Inizia nel 1747, quando Kant ancora studente, a 23 anni, pubblicò lo scritto "Pensieri sulla vera valutazione delle forze vive"; si chiude nel 1770, anno in cui pubblicò la "Dissertatio", opera con cui ottenne la cattedra di Logica e Metafisica (corrispondente alla cattedra moderna di filosofia teoretica). Nel 1796 lasciò l’insegnamento universitario. In questo periodo è possibile notare un’evoluzione del pensiero kantiano dalle posizioni del razionalismo di Leibniz e di Wolff a quelle dell’empirismo di Hume. Kant sostenne infatti che fu proprio Hume a svegliarlo dal "sonno dogmatico" della metafisica tradizionale (quella leibniziano-wolffiana).
- Periodo critico: Con la Dissertatio Kant scopre che lo spazio e il tempo sono le forme a priori della sensibilità, una facoltà autonoma rispetto all’intelletto. Questo periodo è centrato sulle sue tre critiche.
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