Capitolo 1
Lesioni cerebrali e disturbi linguistici
Lesioni di specifiche aree cerebrali inducono disturbi del comportamento linguistico. Lo studio delle lingue ha beneficiato del contributo delle neuroscienze, cognitive in particolare. L'oggetto della neuropsicologia è lo studio della relazione tra il cervello e il comportamento umano. La disciplina ha origine nell'ambito delle grandi scuole cliniche neurologiche e psichiatriche, dall'osservazione di pazienti con lesioni cerebrali. I primi studi sul cervello venivano fatti utilizzando il metodo di sintomi delle associazioni e delle dissociazioni sintomatologiche.
L'associazione si verifica quando lo stesso paziente presenta alterazioni riguardanti compiti e funzioni cognitive differenti risultando, ad esempio, incapace di comprendere parole sia presentate oralmente che per iscritto. L'associazione di un certo numero di sintomi costituisce la sindrome. Per dissociazione semplice si intende una condizione nella quale un determinato paziente non può più eseguire l'operazione X (perdita selettiva), ma è in grado di eseguire l'operazione Y (risparmio selettivo), allora la dissociazione di X da Y suggerisce che le due operazioni sono eseguite da meccanismi diversi (paziente Tan, afasia di Broca). Invece le doppie dissociazioni riguardano due gruppi di pazienti che si cimentano in due tipi di compiti: si parla di doppia dissociazione quando il gruppo A presenta difficoltà nel compito X ma non in quello Y e il gruppo B presenta il comportamento opposto.
Caratteristiche delle lingue storico-naturali
Il linguaggio è tra i codici comunicativi più sofisticati e potenti che si conoscano. Le lingue storico-naturali sono caratterizzate da:
- Uso del canale vocale per l'auditivo e la produzione
- Doppia articolazione: sono costituite da un numero limitato di unità non significative (fonemi) grazie a cui vengono formate una quantità illimitata di unità significative (le parole)
- Creatività: capacità di produrre enunciati mai uditi prima ma che siano comprensibili
La scienza descrittiva delle lingue storico-naturali è la linguistica, ulteriormente suddivisa in vari ambiti. La fonologia e la fonetica studiano le proprietà acustiche dei suoni di una data lingua (fonemi). Con il termine fonema si indica il suono minimo che distingue due parole per il resto uguali (b/elle e p/elle). Le diverse modalità di produzione di un fonema vengono chiamate allofoni. Un tratto distintivo è la più piccola differenza tra due fonemi.
Classificazione dei fonemi consonantici italiani
- Sonori: un suono del linguaggio può essere prodotto con vibrazione delle corde vocali (+sonorità) o senza vibrazione delle corde vocali (-sonorità). Durante la produzione dei fonemi senza sonorità (fonemi sordi) le corde vocali rimangono aperte come durante la respirazione normale. I fonemi sonori, prodotti con vibrazione delle corde vocali, includono tutte le vocali e alcune consonanti (b,d,g,v)
- Occlusivi: durante la produzione di un fonema occlusivo il passaggio dell'aria viene momentaneamente ostruito in alcuni punti del tratto vocale: sulle labbra (b,p); in prossimità dei denti (d,t); nella regione del velo palatino (g,k)
- Costrittivi: il flusso dell'aria deve passare attraverso un'apertura molto stretta del tratto vocale, creando attrito fra l'aria e le strutture anatomiche della bocca e della faringe
- Affricati: vengono prodotti con un'iniziale occlusione delle strutture vocali a cui segue una costrizione (dz, ts)
- Nasali: vengono prodotti quando l'aria fluisce attraverso le fosse nasali e contemporaneamente vi è occlusione delle labbra (m); a livello alveolare (n); oppure a livello del palato
- Liquidi: vengono realizzati con un parziale restringimento del tratto vocale durante la loro produzione
La morfologia è quella parte della linguistica che studia la concordanza delle parole e la formazione interna delle parole. Il morfema è la più piccola unità linguistica dotata di significato. L'unione di più morfemi forma parole morfologicamente complesse. I morfemi si distinguono in morfemi liberi, in grado da soli di esprimere significati completi, e morfemi legati che per esprimere significati completi devono unirsi ad una forma libera (bar-ista).
La semantica si occupa del significato delle parole. Modelli psicolinguistici postulano che le parole sono elaborate nel lessico mentale in due stadi: lessicale, concernente i significati, e semantico, riguardante la sequenza dei fonemi/grafemi corrispondenti alla parola che si vuole produrre o comprendere. Poiché il processo di comprensione di una parola può basarsi su un'analisi uditiva o visiva, è stata ipotizzata l'esistenza di due componenti lessicali in ingresso: ortografica e fonologica. Analogamente è stata postulata l'esistenza di un lessico fonologico e uno ortografico di uscita chiamati in gioco in compiti di produzione orale e scritta delle parole.
Lo studio della sintassi riguarda le modalità con cui le parole vengono collegate per comunicare mediante frasi i significati desiderati. La pragmatica studia la conoscenza delle regole di adattamento ottimale dell'uso di una lingua al contesto, rendendo il linguaggio estremamente peculiare.
Capitolo 2
Filogenesi e sviluppo del linguaggio
Filogenesi è l'insieme dei processi di sviluppo di una specie. In accordo con l'assunto fondamentale dell'embriologia, secondo il quale lo sviluppo di un singolo individuo (ontogenesi) riepiloga quello della specie (filogenesi), la capacità del bambino di produrre i fonemi più complessi sembra legata all'abbassamento della posizione della laringe nel tratto vocale, che ha luogo tra gli 11 e i 18 mesi dopo la nascita. Un altro fattore che ha influito sullo sviluppo del linguaggio articolato è lo stabilizzarsi del gene FOXP2, situato sul cromosoma 7, che codifica delle proteine regolatrici dello sviluppo della corteccia cerebrale nell'uomo, nei primati non umani e in altri mammiferi. Probabilmente questo gene è molto legato al linguaggio articolato perché la mutazione di una copia di esso comporta gravi problemi di prassia bucco-facciale e linguistici.
Tra i fattori che hanno portato alla nascita del linguaggio articolato vanno considerati anche quelli "cerebrali", cioè riguardanti lo sviluppo delle aree corticali che risultano attive in compiti linguistici o la cui lesione produce deficit nella capacità di produrre o comprendere il linguaggio. Aree neocorticali, in particolare frontali (area di Broca) e temporali (area di Wernicke), sembrano aver raggiunto il maggiore sviluppo dal lato sinistro del cervello già nell'Homo habilis. Mentre il legame tra gesto e linguaggio può aver avuto inizio un paio di milioni di anni fa, la piena autonomia del linguaggio dal gesto sembra essere molto più recente, forse in coincidenza con la stabilizzazione dei geni FOXP2 e con la discesa della posizione della laringe nel tratto vocale.
Teorie sulla nascita del linguaggio articolato
Vi sono due teorie sulla nascita del linguaggio articolato:
- Catastrofica: il linguaggio articolato è emerso in modo improvviso nell'Homo sapiens (mutazione genetica improvvisa)
- Transizione graduale: il linguaggio è emerso progressivamente, attraverso una serie di cambiamenti graduati e di adattamenti nel sistema nervoso e nella struttura del cervello
Ontogenesi e acquisizione del linguaggio
L'ontogenesi è l'insieme dei processi di sviluppo dell'individuo. L'uomo sembra possedere un'innata predisposizione alla comunicazione verbale. La voce umana, specie quella materna, viene percepita, riconosciuta e memorizzata dal feto già all'interno dell'utero. Il processo di acquisizione del linguaggio si basa sull'immersione dell'individuo in un ambiente linguistico specifico, dove l'esposizione ripetuta alla lingua madre permette di apprendere le regole grammaticali e lessicali del linguaggio. Entro il primo anno di vita gli esseri umani sono potenzialmente pronti a discriminare e ad apprendere tutte le lingue umane, e con la crescita perdono gradualmente la possibilità di acquisire con facilità e in modo informale altre lingue.
Meccanismi di apprendimento del linguaggio articolato
- Fenomeno del contagio: subito dopo la nascita i neonati sono in grado di imitare inconsapevolmente un'espressione facciale mentre non sono ancora in grado di produrre la stessa espressione volontariamente. Si ritiene che la capacità di imitare comportamenti facciali sia innata. I fenomeni di imitazione del comportamento riscontrati nei neonati interessano anche l'espressione verbale.
- Comportamento ecolalico: consiste nella ripetizione di parole o frasi, senza che queste siano necessariamente comprese.
- Accomodazione vocale: consiste nella tendenza a rendere la propria espressione verbale sempre più simile alle caratteristiche vocali dell'interlocutore. Aumentando gli aspetti simili del comportamento comunicativo e verbale e riducendo quelli diversi, chi parla cerca di esercitare una sorta di attrazione sull'interlocutore.
- Sensibilità al ritmo del linguaggio: il dispiegarsi del linguaggio nel tempo più che nello spazio, sembra innata.
Acquisizione della lingua: dai 12 ai 18 mesi enunciazione di parole che sintetizzano il valore di una frase; tra i 10 ed i 20 mesi il vocabolario raggiunge circa 50 parole; verso i 24-36 mesi inizia a produrre frasi lunghe ma telegrafiche, senza cioè elementi grammaticali obbligatori; a 6 anni il linguaggio è simile a quello dell'adulto; a 10 anni è in grado di comprendere i significati non letterali delle espressioni verbali, apprezza le battute umoristiche.
Fase della lallazione: apertura e chiusura della bocca;
Fase d'immagazzinamento del linguaggio (6-20 mesi): le parole e le frasi vengono immagazzinate nella loro globalità.
Fase analitica computazionale (20-37 mesi): si inizia a formulare espressioni che si basano su regole morfosintattiche. Bambini espressivi=presentano un vocabolario che si riferisce prevalentemente a loro stessi / bambini referenziali=ampio vocabolario di parole che si riferiscono agli oggetti.
Capitolo 3
Vocalizzazioni e produzione del suono
Le manifestazioni sonore che non presentano una struttura a doppia articolazione vengono definite "vocalizzazioni". In tutte le specie capaci di vocalizzazione sono stati descritti tre sistemi necessari per produrre un segnale vocale:
- I polmoni, che durante l'espirazione producono l'energia per la vocalizzazione
- La laringe, che rappresenta la sorgente del segnale vocale al momento del passaggio dell'aria emessa dai polmoni attraverso la rima glottica
- Il tratto vocale sopralaringeo, che, agendo come un filtro, determina le caratteristiche definitive dei suoni del linguaggio
Proprietà fisiche del suono
Frequenza: numero di vibrazioni complete che avvengono in un secondo, si misura in hertz. Lo spettrografo permette di visualizzare le formanti del parlato rappresentandole come tracciati su carta. Questo tipo di analisi permette di identificare una componente legata al contributo delle corde vocali nella realizzazione del suono (F0 o frequenza fondamentale) così come una serie di componenti che dipendono dal tratto vocale sopralaringeo (frequenze formanti, F1 F2 F3). La frequenza fondamentale varia anche quando le frequenze formanti rimangono simili. L'altezza della voce, legata a F0, è diversa nei bambini e nelle donne rispetto ai maschi adulti, ma la categorizzazione del suono (frequenze formanti) sarà stabile. La categorizzazione di un suono definito dalle prime due frequenze formanti da parte di un largo campione di persone ha consentito di definire l'area di esistenza per una data vocale. Le vocali che maggiormente si distinguono l'una dall'altra, quindi più reciprocamente distanti in quest'area di esistenza, per la lingua italiana sono i, a, u.
Substrati anatomici della produzione dei suoni del linguaggio
- Si ha innanzitutto una chiusura della rima glottica (controllata dal nervo laringeo) e l'inizio della fase espiratoria. La pressione nelle vie aree subglottidee crescerà fino ad aprire improvvisamente le corde vocali, che rimarranno aperte per poco tempo per poi richiudersi in seguito a una forte depressione causata dal passaggio dell'aria ad alta velocità. Le corde vocali continueranno ad aprirsi e chiudersi, cioè a vibrare, fino a quando arriveranno impulsi.
- Tra le strutture più importanti legate alla produzione delle vocalizzazioni: il grigio periacqueduttale mesencefalico: rappresenta il più antico "generatore" di vocalizzazioni, nell'uomo una lesione del grigio periacqueduttale è causa di mutismo;
- Il centro ventrolaterale pontino: la sua distruzione provoca alterazioni notevoli della capacità di vocalizzare, mentre la stimolazione elettrica di quest'area produce vocalizzazioni in tutte le specie;
- La corteccia anteriore del cingolo: lesioni bilaterali a questa struttura eliminano le vocalizzazioni nelle scimmie e provocano mutismo transitorio nell'uomo;
- L'area corticale laringea: se stimolata l'area motoria della rappresentazione della laringe si produce la chiusura delle corde vocali;
- L'ipotalamo: la stimolazione elettrica di alcuni punti dell'ipotalamo provoca nel gatto delle vocalizzazioni che assomigliano a quelle del miagolio spontaneo;
- L'area motoria supplementare: anche la stimolazione di quest'area determina nell'uomo e in altri primati la produzione di vocalizzazioni.
Sistema nervoso periferico e vocalizzazioni
Il sistema nervoso periferico è importante nelle vocalizzazioni sia perché invia al cervello informazioni sensoriali sulla posizione degli organi articolatori sia perché veicola i comandi provenienti dai centri corticali per il controllo motorio nelle strutture laringee e sopralaringee coinvolte nella produzione linguistica. Prima di giungere alla corteccia le informazioni sensoriali vengono riorganizzate nel nucleo sensoriale del rispettivo nervo cranico e nel talamo. Dal talamo le informazioni raggiungono le aree corticali sensoriali, quindi le aree premotorie e infine le aree motorie della bocca, della faringe e della laringe. Da queste aree parte quindi una via nervosa, il fascio piramidale, che controlla sul piano motorio i nuclei motori dei nervi cranici coinvolti nella produzione del linguaggio: il nervo trigemino, il facciale, il glossofaringeo, il vago e l'ipoglosso. Questo controllo diretto sembra essere una delle basi nervose che permettono all'essere umano di apprendere con relativa facilità l'insieme dei movimenti che determinano la produzione del linguaggio.
Sistemi di memoria e linguaggio
Memoria di lavoro è quel sistema che contiene ed elabora le informazioni solo temporaneamente e che partecipa anche ad altri compiti cognitivi essenziali come il ragionamento, la comprensione, l'apprendimento e la consapevolezza. La memoria di lavoro consta di un esecutore centrale e una serie di sistemi sussidiari, il più studiato dei quali è il "circuito fonologico". L'esecutore centrale è un sistema che integra e controlla le informazioni contenute nella memoria a breve. Il circuito fonologico è a sua volta formato da due sottosistemi: il magazzino fonologico e il processo di ripetizione articolatoria. Una parola per essere analizzata nel sistema della memoria a breve termine deve essere prima depositata nel magazzino fonologico dove permane per 1-2 secondi per poi decadere se non viene ripetuta interiormente mediante il sistema di ripasso articolatorio. Questo meccanismo viene definito ripasso subvocale e permette di conservare una serie di stimoli verbali per circa 10 secondi.
Memoria dichiarativa consente di memorizzare informazioni esplicitamente consapevoli, come eventi autobiografici o conoscenze semantiche. Questo sistema è strettamente collegato al linguaggio, in quanto l'accesso alle informazioni contenute nella memoria dichiarativa richiede l'utilizzo del linguaggio.
Memoria non dichiarativa si riferisce a quelle forme di apprendimento che avvengono implicitamente, attraverso l'esperienza e la ripetizione. Questo sistema non è direttamente collegato al linguaggio, anche se può influenzarlo indirettamente.
Rapporti tra memoria e linguaggio
La lingua madre sembra maggiormente legata alla memorizzazione implicita perché è acquisita in modo naturale, senza la necessità di un coinvolgimento conscio ed esplicito della memoria dichiarativa, e perché è spesso associata a un forte carico affettivo ed emotivo. Ad esempio, durante la comprensione vengono attivate contemporaneamente componenti della memoria esplicita per il riconoscimento del lessico e componenti della memoria implicita per la comprensione sintattica. Invece, l'apprendimento della seconda lingua avviene in modo più conscio ed esplicito, spesso attraverso l'istruzione formale e l'esposizione a regole grammaticali specifiche; richiede un maggiore coinvolgimento della memoria dichiarativa e sforzo cognitivo.
Capitolo 4
Tecniche per lo studio del linguaggio
Le tecniche d'indagine per lo studio e la diagnosi in ambito cognitivo sono molto importanti per la comprensione delle basi neurali del linguaggio. Queste tecniche d'indagine sono descritte sulla base di 3 principali caratteristiche:
- Risoluzione spazio-temporale
- Grado d'invasività
- Tipo di informazione fornita (correlazionale o causativa)
Correlazionale: studio della relazione tra un dato comportamento e l'attività cerebrale.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
-
Riassunto esame Teorie e tecniche, prof. Bucca, libro consigliato Neuropsicologia del linguaggio, Fabbro
-
Riassunto esame didattica delle lingue moderne, prof Roccaforte, libro consigliato Neuropsicologia del linguaggio, …
-
Riassunto esame Psicopatologia del linguaggio, prof. Cardella, libro consigliato Trattato di Psicopatologia del Lin…
-
Riassunto esame Filosofia della comunicazione, prof. Bucca, libro consigliato Breve introduzione alla biologia del …