Filologia Slava ( Modulo A)
FILOLOGIA SLAVA (MODULO A)
Introduzione
La filologia slava è la disciplina che studia i testi slavi (inteso come qualsiasi
documento scritto), non si occupa solo di linguistica ma anche del contesto storico-
culturale in cui si colloca la lingua. Le considerazioni linguistiche, quando si parla di
filologia slava, sono abbastanza importanti perché le lingue slave hanno molte
affinità tra loro, soprattutto nell’antichità, a causa della loro compattezza geografica.
Carta delle lingue slave
Il concetto linguistico di Slavia è usato per indicare il territorio abitato da
popolazioni che parlano lingue slave. Si inizia a parlare di lingua slava nel VI secolo
dopo Cristo in testi greci o bizantini.
Attualmente gli slavi sono suddivisi in orientali, occidentali e meridionali: Orientali
= russi, ucraini, bielorussi -> Federazione Russa, Bielorussia, Ucraina;
principalmente di religione ortodossa
Occidentali = polacchi, cechi, slovacchi, serbo-lusazziani (detti anche sorami) ->
popolazioni slave stanziate al confine tra Polonia e Germania; principalmente di
religione cattolica
Meridionali = sloveni, croati, serbi, bosniaci, montenegrini, macedoni, bulgari (in
origine non slavi); principalmente di religione ortodossa
Per quanto riguarda i macedoni, inizialmente erano inglobati nella Iugoslavia,
successivamente guadagnarono l’indipendenza e diventarono la Repubblica di
Macedonia; la Macedonia del Nord, ancora sotto il dominio greco, fece un accordo
con quest’ultima e diventò autonoma.
Una buona parte della popolazione macedone è musulmana.
In Slovenia e in Croazia la maggioranza è invece cattolica; in Serbia e Montenegro
la maggioranza è ortodossa; mentre in Bosnia-Erzegovina vi è prevalenza
musulmana, con presenza di ortodossi e cattolici.
Suddivisione delle lingue
Lingue slave orientali = russo, ucraino (con variante russino), bielorusso (alfabeto
cirillico)
Lingue slave occidentali = polacco, ceco, slovacco, serbo-lusazziano (o soramo)
(alfabeto latino) -> nella zona della città di Danzica, nel nord della Polonia, si parla
un dialetto trasformato in lingua, il casciubo; vi sono anche lingue slave occidentali
estinte, come il polabo (estinto nel XVIII secolo, parlato verso la Germania), e lo
slovinzio (estinto a inizio XX secolo, sempre a cavallo tra Germania e Polonia)
Lingue slave meridionali = sloveno (alfabeto latino), bulgaro (alfabeto cirillico), macedone
(alfabeto cirillico), e infine il cosiddetto BCMS (Bosnia, Croazia, Montenegro, Serbia),
acronimo legato alla distruzione della Iugoslavia che portò all’indipendenza anche linguistica
dei vari paesi: croato (latino), serbo (cirillico), bosniaco (cirillico/latino), montenegrino
(cirillico/latino).
Il serbo-croato si divide invece in varianti: štokavo / kajkavo / čakavo
Ad esempio in croato -> jekavo mentre in serbo -> ikavo.
Tra le lingue slavo meridionali che non vengono parlate vi sono lo slavo ecclesiastico e il
paleoslavo: è la lingua slava più antica, che si svilupperà poi in slavo ecclesiastico nell’XI
secolo (lingua strettamente ecclesiastica).
L’etnonimo slavo
Non si hanno notizie (intese come testimonianze dirette) degli slavi fino al VI secolo; nelle
testimonianze indirette vengono indicati come sklabenoi, sklavenoi, sklabinoi (greco
bizantino), nelle fonti latine si trova sclavin, sclaveni.
Secondo un’etimologia popolare, la radice slav- deriverebbe da un termine, “slava”, che
significa gloria (è tutt’ora presente in nomi propri slavi).
Un’altra teoria fa derivare slav- da “slovo” (parola), in contrapposizione a “němoj” (muto):
quindi gli slavi sarebbero coloro che "hanno la parola” in confronto a quelli che non parlano
la loro lingua, come polacchi e tedeschi.
3 tipi di lingua slava
Protoslavo = non attestata
Paleoslavo = attestata dal VI sec di cristo
Slavo ecclesiastico = attestata dal XI secolo
I testi in paleoslavo (lingua ecclesiastica attestata, diverso dal protoslavo – o slavo comune -
che non è attestata). Il protoslavo viene studiato e mettiamo la stella prima per spiegare che la
lingua non è attestata ed è ricostruita. Il paleoslavo è stato utilizzato da Cirillo per tradurre i
testi. Lo slavo ecclesiastico invece è lo sviluppo del paleoslavo a partire dall’XI secolo.
Viene anche menzionata la radice sklav- che deriva dal latino “cloaca”, ma fa riferimento
comunque a qualcosa che ha a che fare con l’acqua.
ƀ
[ě è la trascrizione latina di “iat”, vocale ormai inesistente, che a sua volta derivava
dall’indoeuropeo /e con il trattino lungo come in latino/]
Le etimologie più attendibili però sono quelle legate alla derivazione da fiumi e corsi d’acqua
(idronomi): ad esempio quello legato al fiume Dniepr, allora chiamato Slovutičĭ. E’ quindi più
probabile che il nome derivi dalle popolazioni che vivevano vicino a corsi d’acqua, ancora
adesso presenti.
Nel IX secolo iniziano ad esserci fonti dirette provenienti dagli abitanti originari (cioè gli
slavi stessi) di Salonicco (Tessalonica), i quali si definiscono slavi (slověne) in paleoslavo
(cioè lingua attestata). Questa parola veniva attestata per indicare gli slavi che si trovavano a
Salonicco.
Da dove deriva questa lingua?
1. La parola slava deriva da slava (gloria)
2. oppure slovo (parola ->coloro che parlano), in russo si usa *niemci (= muti ->
tedeschi, quelli che non parlano).
In realtà, se noi prendiamo la forma ricostruita di *slověne (ovvero slavi) e *němci (ovvero
tedeschi).
/Ě/ = [je]
A partire dal suffisso -ěn che significa abitante di “qualcosa”, emerge una teoria che fa
decadere le precedenti teorie (gloria e parola) inerenti alla radice gloria o parola.
3. ma *slou- (che ha a che fare con il fluire) indica le popolazioni che abitavano
vicino ai corsi d’acqua. Quindi, dagli idronimi capiamo che molti fiumi in Europa
hanno la radice *slou-, e quindi sono abitanti che abitano presso corsi d’acqua.
La cloaca ad esempio, ha la radice in comune con *slou-. Il fiume di Dniepr, in un testo molto
antico veniva definito Slovutič.
Nelle fonti latine/greche si incontrano altri nomi per indicare gli slavi: il termine “sclaveno” si
trova in un testo greco dello storico Protopio di Cesarea che racconta le abitudini degli slavi;
questo termine si trova anche nella storia dei Goti di Giordane (storico dei Goti ca 550 d.C) il
quale usa 3 termini per indicare gli slavi a seconda della posizione geografica:
1. sclaveni (usato anche dagli slavi stessi) – verso Dniepr
2. Veneti (non usato dagli slavi per indicare loro stessi) - in fonti latine di solito, indica
gli slavi che erano arrivati sulla Vistola, a Varsavia, e avevano occupato le popolazioni
precedenti e venivano chiamato in questo modo dalle altre popolazioni.
3. Anti (non usato dagli slavi per indicare loro stessi) - disposti sul Mar Nero.
Vi sono anche fonti che citano il termine “anti", probabilmente di origine iranica che indica
coloro che vivevano al confine: probabilmente poteva riferirsi ai popoli stanziati nella zona
meridionale, i quali vengono a contatto con popolazioni iraniche, soprattutto gli sciiti (infatti è
un termine utilizzato anche in fonti non slave).
Derivazione geografica degli slavi
La zona dei monti Carpazi è indicata come zona di provenienza degli slavi, da cui
poi si espansero: questa espansione viene collocata tra il V e il VII secolo d.C., che è
anche l’epoca delle invasione barbariche, quindi gli slavi vengono a contatto con
quelle popolazioni e iniziano a scontrarsi con altri popoli, scendendo sempre di più
verso la penisola balcanica, soprattutto nell’espansione del VI secolo (probabilmente
spinti dagli Unni), la quale si trova ancora sotto il dominio bizantino; fino a metà
secolo si spingono solo fino al Danubio. Dalla seconda metà del VI secolo, invece,
dilagano nella penisola balcanica, occupandola interamente nel VII secolo, arrivando
fino a Tessalonica.
Le popolazioni slave
Lo stanziamento slavo era circondato dall’impero bizantino a sud (che cristianizzerà
parte dell’impero), e dalle popolazioni germaniche (Franchi, Goti e Variaghi) a
occidente. I Variaghi nel IX secolo si spostano verso il nord della Russia e si
mescolano agli slavi stanziati in quella zona; essi sono gli antenati di quello che sarà
la prima entità statale degli slavi (la Rus’ di Kiev). Questa contaminazione è evidente
nei primi nomi della dinastia che governerà la Rus’ di Kiev e poi la Moscovia: Rjurik
(capostipite della dinastia) e Igor’ (primo principe di Kiev), che infatti non sono di
origine slava ma normanna; inoltre, in greco bizantino Rōs vuol dire normanno.
I bulgari originariamente non erano slavi ma di origine turca, poi si sono slavizzati.
La civiltà slava era formata da agricoltori abbastanza sedentari, i loro trasferimenti
erano dovuti sostanzialmente da movimenti o invasioni di altri popoli, oltre alle
migrazioni delle popolazioni germaniche. Questo è evidente nel calendario slavo,
basato sulle stagioni; in polacco e in ucraino i nomi dei mesi sono ancora legati ai
cicli delle stagioni e al calendario lunare, oltre che al lavoro agricolo.
Ad esempio novembre in polacco è listopad (mentre in russo è nojabr’) che vuol dire
la caduta delle foglie; in russo dicembre è decabr’, ma in polacco è grudzien’,
ovvero cumuli di fango rappresi dal ghiaccio; aprile si dice invece kwiecien’, che
vuol dire fiore.
Il regno dei franchi
Le popolazioni germaniche si dividevano in 3 gruppi:
Gruppo occidentale – franchi
Gruppo orientale – goti
Gruppo settentrionale – variaghi
Ognuno di questi gruppi ha un ruolo importante nella formazione degli slavi.
Nello specifico, i Variaghi (o russi) - tribù germaniche settentrionali - si sono
spostati nel nord e questo comporta che si mescolano con i slavi e hanno una
funzione molto importante nella formazione della prima entità statale dei territori
slavi.
I capostipiti di due dinastie importanti sono di origine germanica (normanni): Rjurik
e Igor (primo principe di Kiev).
Territori degli slavi orientali – I goti
(ciò che c’era prima dell’Ucraina, Russia e Biellorussia)
I germanici si spostano verso nord mescolandosi con i slavi = Variaghi.
Nell’area orientale la prima entità statale sarà Rus’ di Kiev (989 d.C) grazie allo
spostamento dei germanici nei territori slavi. Tant’è che Rjurik e Igor non sono nomi
slavi, ma normanni.
Il nome Rus’, in realtà era il nome di una tribù nordica. Nel greco dell’epoca –
bizantino - i normanni venivano chiamati Ros.
La parola Ruotsi indica gli svedesi, ovvero una popolazione nordica.
Territori degli slavi occidentali – I franchi
I franchi si sono spostati verso est e hanno occupato la parte centrale: Carlo Magno
sposta i franchi verso est e inizia a sottomettere le popolazioni slave che già erano lì
a Baviera, Carinzia etc.
Questo dato è molto importante perché i primi slavi sono stati cristianizzati dai
franchi.
Territori degli slavi meridionali
In Panonia (dove erano stanziati gli Unni e abitavano gli slavi-> vengono invasi dai
maggiari nel X secolo e la storia cambia. Questi vengono sostituiti dai maggiari,
popolazione ungro-finnica.
Religione e mitologia slava
Non è stato possibile ricostruire esattamente il culto pagano, in quanto non abbiamo
testimonianze dirette prima del IX secolo. Gli slavi si cristianizzarono più o meno
nel VIII-IX secolo ma vi sono stati casi di conversione da parte dei Franchi anche
nell’VIII secolo (863). Gli slavi orientali invece si cristianizzarono nel X secolo
(989).
Noi non abbiamo testi mitologici slavi, ma ricostruiamo la mitologia slava sulla base
delle fonti secondarie e indirette. Questo significa che non avendo indizi degli dei da
parte dei credenti, dobbiamo stare attenti perché le fonti possono essere manipolate.
Le fonti documentate sono:
1. le cronache medievali in tedesco e latino scritte da osservatori, viaggiatori e
autori slavi del medioevo;
2. gli annali compilati quando gli slavi erano stati cristianizzati (parlano sia
della cristianizzazione che dell’epoca precedente alla cristianizzazione)
3.
4. Autori bizantini
5. Descrizioni geografiche
6. Raccolte e credenze folcloriche di epoca successiva
La mitologia slava era fatta da:
1. Un panteon di divinità superiori
2. Un panteon di divinità inferiori
A livello superiore si trovavano due divinità:
1. Perun, che nel pantheon mitologico slavo era il dio della tempesta
(paragonabile un po’ a Giove): abita in cima a un monte e si scontra con un
nemico Veles, che sta invece in basso, in terra, ed è il Dio del bestiame rubato
a Perun (insieme alla moglie e agli uomini). Stando in terra, Veles poteva
trasformarsi in qualsiasi di terreno (animale, albero etc.) e la vittoria deriva
dalla pioggia che porta fertilità.
E’ una delle divinità più importanti, e quando arriva la cristianizzazione,
alcune divinità slave traslano questi dei in santi -> nel caso di Perun, le sue
prerogative passano al profeta Elia. Nella tradizione popolare egli è colui che
comanda il tuono e la pioggia, infatti da lui dipendono i raccolti. La sua festa
è il 20 luglio, secondo il calendario giuliano, o il 2 agosto, secondo il
calendario gregoriano.
2. Un’altra divinità importante è Veles (o Volos), che è il dio del bestiame,
protettore di quello domestico e dio della ricchezza; il suo culto si confonde
spesso con quello dell’orso come padrone degli animali. Con la
cristianizzazione le sue prerogative passano al santo Vlasij. La sua festa è l’11
o il 24 febbraio.
(*) Quindi, durante la cristianizzazione questi due Dei v
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