Prefazione
Ragion pura: facoltà conoscitiva tramite principi a priori (l’unica a fornirne di conoscitivi), critica: esame della sua possibilità nei limiti (ragione nell’uso teoretico), a prescindere dal sentimento di piacere e dalla facoltà di desiderare. L’intelletto prescrive a priori alla natura (complesso di fenomeni), tende a tiranneggiare, ma ciò che è pensabile è più vasto di ciò che è conoscibile.
Ragione: pone principi costitutivi a priori secondo la facoltà di desiderare, mette un freno all’intelletto -> fornisce principi regolativi, guida l’intelletto nell’osservazione della natura (completezza) -> promuove lo scopo finale della conoscenza. Giudizio: termine medio tra intelletto e immaginazione, ha principi a priori, medio tra la facoltà conoscitiva e di desiderare.
La critica della ragion pura è incompleta senza la critica al Giudizio. Il giudizio fornisce un concetto non conoscitivo, ma una regola soggettiva. Giudizi estetici -> bello, sublime della natura o dell’arte. I giudizi non contribuiscono alla conoscenza, ma appartengono alla facoltà conoscitiva -> relazione con il piacere/dispiacere, basata su principi a priori.
Giudizio logico della natura: esperienza presenta nelle cose regolarità, il Giudizio ricava da sé un principio del rapporto dell’oggetto naturale con l’inconoscibile sovrasensibile: enigma del principio del Giudizio. Esame della facoltà del gusto -> non per educazione, né cultura -> in prospettiva trascendentale, la critica funge da teoria.
Introduzione della divisione della filosofia
È corretto dividere la filosofia (contiene principi della conoscenza mediante concetti) in teoretica e pratica, due tipi di concetti: -natura (intelletto) -> conoscenza teoretica tramite principi a priori -> filosofia della natura; -libertà (ragione) -> principio negativo, stabilisce principi pratici che ampliano la volontà -> filosofia morale (legislazione pratica della ragione secondo libertà).
Prima di Kant si è fatta confusione -> entrambe le parti avevano gli stessi principi. Volontà: facoltà di desiderare, opera secondo concetti; praticamente possibile: ciò che è rappresentato come possibile dalla volontà. Se concetto che determina la causalità è un concetto di natura -> principi tecnico-pratici (filosofia teoretica, -> dottrina della natura); se è un concetto di libertà: etico-pratici (filosofia pratica -> dottrina dei costumi).
Le regole tecnico-pratiche (arte, prudenza): non corollari della filosofia teoretica -> possibilità delle cose secondo concetti di natura e volontà se determinata da moventi naturali (non leggi, ma precetti -> la volontà dipende anche dalla libertà). Sono leggi quelle morali. I precetti etico-pratici si fondano sulla libertà, non su condizioni sensibili, ma su un principio sovrasensibile (esercizio della sola ragione, se la causa fosse necessaria come lo è nella natura non ci sarebbe libertà).
Del dominio della filosofia in generale
Filosofia: uso della nostra facoltà di conoscere secondo principi, gli oggetti si dividono per sufficienza e insufficienza nella facoltà rispetto al conoscere. -Concetti hanno un campo se riferiti ad oggetti, a prescindere dalla loro conoscenza -> determinato dal rapporto tra oggetto e capacità di conoscere in generale).
-Territorio (territorium): parte del campo dove è possibile la conoscenza.
-Dominio dei concetti e della facoltà conoscitiva connessa: parte del territorio dove si esercita autorità legislativa -> spazio del necessario. (Concetti dell’esperienza -> territorio nella natura e non dominio -> formati secondo leggi, non legislativi, si basano su regole empiriche e contingenti.)
-Domicilio migra -> è mobile, è lo spazio contingente di ciò che avrebbe potuto essere diversamente (estetica, maggioranza dei concetti). La contingenza è il nostro dominio. La facoltà conoscitiva ha due domini -> tramite essi è legislatrice a priori:
- Concetti di natura -> legislazione esplicata tramite l’intelletto, filosofia teoretica.
- Concetto di libertà -> deriva dalla ragione, filosofia pratica, dalla teoretica deriva solo leggi pratiche.
Hanno stesso territorio nell’esperienza. Concetto di natura -> poca influenza sulla libertà; si limitano negli effetti che esercitano, domini diversi -> non ne costituiscono uno solo -> il concetto di natura si rappresenta in concetti nell’intuizione, non come cose in sé (ma come fenomeni). Il concetto di libertà fa il contrario -> nessuno arriva ad una conoscenza teoretica della cosa in sé, che è alla base non conoscibile (illusione dialettica). Sovrasensibile: illimitato e inaccessibile campo.
Non si può passare dalla sensibilità alla libertà (è illogico un influsso), ma la libertà deve influenzare il sensibile -> la libertà realizza nel sensibile lo scopo delle leggi, deve esserci un fondamento dell’unità del sovrasensibile, alla base della natura dove un concetto, privo di dominio, permetta di passare da una all’altra facoltà.
Della critica del Giudizio come mezzo per unire in un tutto le due parti della filosofia
La critica delle facoltà conoscitive non ha dominio, non è dottrina -> indaga se le facoltà possano fornirne una, ricondurle nei loro limiti. Non rientra nella divisione della filosofia -> parte della critica delle facoltà conoscitive, entrambe hanno una legislazione secondo il contenuto, Giudizio: termine medio tra le due, contiene non una legislazione, ma un principio a priori puramente soggettivo di ricerca secondo leggi (no dominio, ma territorio).
Tutte le facoltà si lasciano ridurre a tre capacità irriducibili: facoltà conoscitiva (legislatore l’intelletto, se la facoltà è riferita alla natura), sentimento piacere/dispiacere (in mezzo, si suppone il Giudizio abbia un principio a priori), facoltà di desiderare (la ragione legifera a priori). Alla facoltà di desiderare si accompagna piacere/dispiacere -> passaggio dalla facoltà conoscitiva al concetto di libertà. La critica si articola in tre parti: le facoltà sono pure perché legiferano a priori.
Del Giudizio come facoltà legislatrice a priori
Giudizio: facoltà di pensare il particolare in quanto contenuto dall’universale:
- Determinante: se dall’universale sussume il particolare. La legge gli è prescritta a priori, le forme della natura sono varie -> richiedere leggi contingenti intellettualmente, per essere considerate leggi devono essere necessarie a partire da un concetto dell’unità del molteplice.
- Riflettente: se dal particolare associa l’universale. Bisogno di un principio non ricavato dall’esperienza, il principio trascendentale se lo dà come legge (non può prescriverlo alla natura -> diventerebbe determinante), principio: leggi universali naturali hanno fondamento nell’intelletto, quelle particolari empiriche vengono considerate secondo un’unità che un intelletto non nostro avrebbe conferito loro a vantaggio della nostra facoltà conoscitiva -> possibile un sistema di esperienza secondo leggi.
Scopo: concetto di un oggetto se contiene il principio della realtà, finalità della forma: accordo della forma con la costituzione delle cose possibile mediante fini. Principio del Giudizio: finalità della natura nella varietà delle sue forme. Natura è rappresentata come se un intelletto contenesse il fondamento unitario della molteplicità delle sue leggi empiriche. Finalità della natura: particolare concetto a priori -> origine nel Giudizio riflettente.
Il principio della finalità formale della natura è un principio trascendentale del Giudizio
- Principio trascendentale: rappresentazione della condizione universale a priori perché le cose diventino oggetto di conoscenza (principio di conoscenza dei corpi come sostante, in quanto modificabili -> mutamento ha causa, metafisico se si intende causa esterna).
- Principio metafisico: rappresentazione della condizione a priori perché oggetti, con concetto dato empiricamente, possano ulteriormente determinati a priori.
Principio della finalità della natura: trascendentale -> carattere normativo, non descrittivo. Sono a priori -> per legare il predicato al concetto empirico del soggetto dei giudizi non serve esperienza. La finalità della natura richiede una deduzione trascendentale. Il concetto di oggetti è un concetto puro di oggetti di una possibile conoscenza d’esperienza -> non ha nulla di empirico. Entrambi i principi sono a priori -> per legare il predicato al concetto empirico del soggetto non serve ulteriore esperienza. Concetto di finalità della natura appartiene ai principi trascendentali.
I principi non dicono ciò che avviene, né come si giudica, ma come si deve giudicare (aspetto normativo). La finalità della natura rispetto alle nostre facoltà conoscitive è un principio trascendentale del giudizio, richiede una deduzione trascendentale.
Il Giudizio sottoposto a leggi universali di natura è determinante -> sussume sotto leggi date. Gli oggetti della conoscenza empirica sono determinati, ognuno ha la sua regola -> comporta necessità, che non scorgiamo per i limiti che abbiamo. Pensiamo la natura come un’infinità di leggi contingenti per noi -> giudichiamo contingente l’unità della natura secondo queste leggi, che va presupposta e ammessa, il Giudizio deve ammettere per il proprio uso che ciò che l’uomo trova contingente ha una connessione unitaria, anche se solo pensabile e non comprensibile a fondo.
Giudizio riflettente: pensare la natura secondo un principio delle finalità rispetto alla nostra facoltà conoscitiva -> principio soggettivo del giudizio. Quando troviamo unità sistematica delle leggi proviamo piacere. L’intelletto ha bisogno che la natura si presenti secondo un ordine nelle regole particolari, che l’intelletto pensa come leggi, se no non sarebbero costituenti di un ordine di natura. Il giudizio contiene un principio a priori delle possibilità della natura dal punto di vista soggettivo, col quale prescrive a sé una legge di riflessione sulla natura: legge della specificazione della natura rispetto a leggi empiriche. Ammette un ordine naturale conoscibile dall’intelletto. Giudizio riflettente, a prescindere dall’ordine della natura, afferma la necessità di indagare le leggi secondo quel principio.
Dell'unione del sentimento di piacere con il concetto della finalità della natura
Armonia e il nostro bisogno di trovare principi universali: contingenti, indispensabili per l’intelletto -> finalità (la natura si accorda con l’intento di conoscere). Leggi universali dell’intelletto sono leggi di natura -> necessarie, la scoperta dell’ordine della natura è compito intellettuale, seguito avendo il fine necessario dell’intelletto: unificazione dei principi di natura. Fine attribuibile alla natura dal Giudizio. Il conseguimento è accompagnato dal piacere, ed è a priori come il Giudizio riflettente -> valido per tutti, determinato dalla relazione dell’oggetto con la facoltà conoscitiva.
La scoperta di poter unificare più leggi empiriche eterogenee della natura sotto un unico principio è fonte di piacere -> ammirazione, col tempo lo si confonde con la conoscenza se senza di esso non fosse possibile produrne. Richiamo sulla finalità della natura rispetto all’intelletto, il piacere scaturisce dall’accordo intelletto-natura, puramente contingente. Il contrario è dispiacevole. Il Giudizio ci impone di procedere secondo principio di accordo natura/intelletto, senza fissarne i limiti -> impossibile determinare i confini nel campo dell’esperienza.
Della rappresentazione estetica della finalità della natura
Carattere estetico nella rappresentazione di un oggetto: puramente soggettivo -> costituisce rapporto col soggetto, valore logico: ciò che in essa determina conoscitivamente l’oggetto. Nella conoscenza sensibile dell’oggetto ci sono tutte e due le relazioni. Spazio (elemento della conoscenza): elemento soggettivo della rappresentazione -> oggetto=fenomeno. La sensazione esprime l’elemento soggettivo delle rappresentazioni delle cose esterne (elemento materiale), lo spazio esprime la forma a priori dell’intuizione.
Piacere/dispiacere: elemento soggettivo che non si trasforma in conoscenza. La finalità dell’oggetto non è proprietà dell’oggetto stesso, precede la conoscenza dello stesso -> elemento soggettivo della rappresentazione, l’oggetto: finale se la sua rappresentazione (estetica della finalità) è legata al piacere. Il piacere è riferito solo al soggetto, legato all’apprensione (paragonata all’intelletto) della forma, esprime solo l’accordo oggetto/facoltà -> finalità formale soggettiva dell’oggetto. Immaginazione si accorda all’intelletto -> piacere, oggetto è finalistico per il Giudizio riflettente, non si basa né fornisce concetti.
Oggetto: bello, gusto: facoltà di giudicare universalmente mediante il piacere (sta nella forma, non in una sensazione. Accordo immaginazione/intelletto contingente. Piacere non prodotto dalla libertà, mai considerato secondo concetti -> riconosciuto legato alla riflessione, il giudizio di gusto esige di valere per tutti (giudizio empirico e singolare) e di essere condiviso, è sempre possibile. È il piacere ad essere attribuito ad ognuno, il motivo del piacere è nella condizione universale, non si lascia legare a priori con un concetto. Principi di gusto presuppongono principio a priori (non conoscitivo -> intelletto, né pratico -> volontà) -> sottoposti a critica.
Giudizio di gusto si riferisce al bello (finalità dell’oggetto rispetto al soggetto) e al sublime (soggetto rispetto all’oggetto nella loro forma, o assenza della stessa -> libertà; scaturito da un sentimento spirituale).
Della rappresentazione logica della finalità della natura
La finalità di un oggetto può essere rappresentata:
- Soggettivamente: nell’apprensione con le facoltà conoscitive (unione intuizione e concetti) -> rappresentazione basata sul piacere immediato per la semplice riflessione della forma dell’oggetto.
- Oggettivamente: concordanza della forma con la possibilità della cosa in quanto tale -> rappresentazione ha a che fare con l’intelletto nel giudizio.
Compito del Giudizio è, partendo da un concetto, dare una presentazione -> associare concetto all’intuizione corrispondente -> nell’arte avviene tramite l’immaginazione, nella natura con la tecnica. Consideriamo la bellezza naturale come presentazione del concetto della finalità formale e i fini come finalità reale. Divisione giudizio estetico (finalità formale tramite sentimento di piacere/dispiacere, facoltà di giudicare secondo una regola e non principi -> non contribuisce alla conoscenza) e teleologico (finalità reale tramite intelletto e ragione, giudizio riflettente in generale: procede secondo concetti -> teoretica della filosofia). Il giudizio non contenendo un principio in sé contiene la regola per usare il concetto di fine per la ragione.
Il giudizio usato teleologicamente indica le condizioni sotto le quali qualcosa deve essere giudicato secondo l’idea di fine della natura.
Della connessione tra la legislazione dell’intelletto e della ragione mediante il Giudizio
Intelletto legifera a priori per la natura come oggetto dei sensi -> conoscenza teoretica, ragione legifera a priori per la libertà e per la causalità (sovrasensibile) -> conoscenza pratica. Dominio del concetto di natura e di libertà: separati, ma la libertà ha un influsso sulla natura -> scopo finale: condizione di possibilità presupposta nella natura -> il Giudizio lo fa a priori: fornisce il concetto che media tra i due: l’intelletto fornisce il fenomeno e la ragione la determinazione del sostrato sovrasensibile -> il giudizio rende possibile il passaggio da un concetto all’altro e predispone l’animo al sentimento morale.
Analitica del giudizio estetico
Analitica del bello
Primo momento: qualità -> gusto: facoltà di giudicare d’un oggetto di rappresentazione, mediante soddisfazione scevra da interesse, l’oggetto di tale soddisfazione si dice bello.
Il giudizio di gusto è estetico1: valutazione della bellezza di una cosa: rapportare la cosa tramite l’immaginazione al soggetto e al suo sentimento di piacere/dispiacere. Giudizio di gusto, non di conoscenza (non aggiunge niente alla conoscenza) -> non logico, ma estetico (principio di determinazione è soggettivo). Rappresentazioni soggettive si riferiscono al soggetto, al sentimento di piacere/dispiacere (vitale) -> espressione della modificazione del soggetto da parte della rappresentazione. Proiettare sul molteplice un ordine sentimentale.
La soddisfazione che determina il giudizio di gusto è disinteressata2: interesse: soddisfazione congiunta alla rappresentazione d’esistenza di un oggetto, rapporto con il desiderio -> condizione di dipendenza, non tipica della bellezza. Non importa dell’esistenza se si parla di bellezza -> dimensione contemplativa, importante: se la rappresentazione provoca piacere.
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