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Lesson 1: La nascita della città

Fase antica del diritto romano (dal verde all’azzurro). Dal 700 a.C. il diritto romano rimane vigente. Si conclude con la caduta dell’impero d’Occidente (1453). Viene poi usato nel XI secolo come diritto comune (base comune delle norme giuridiche basate sul diritto romano).

Riuso del diritto romano

In che modo è stato usato? Attraverso il c.d. riuso che vale sia per la fase antica del VII sec a.C al V secolo d.C. Corso di Storia di diritto romano (diritto pubblico della Roma imperiale) diritto privato romano.

Secondo Sesto Pomponio, giurista della metà del II secolo d.C., la nascita del diritto avviene nello stesso momento in cui nacque la città di Roma. Questo infatti lo scrive nella sua opera dell’Enchiridion riportando le c.d. fonti letterarie che ci permisero di comprendere cosa i romani sapessero dalle origini della loro civiltà e di conseguenza di conoscere quindi il diritto di quel momento storico (queste infatti vengono considerate i fonti del diritto).

Inoltre, queste fonti erano unite ad altre fonti chiamate materiali (come ad esempio le lastre delle persone defunte dove sono presenti dei testamenti, e dal quel materiale si poteva difatti ricavare informazioni riguardanti il processo del testamento di quel periodo). Fonti papiracee (dai papiri).

Come detto prima, Pomponio considerava l'inizio della città di Roma corrispondente all'inizio del diritto. Infatti, l’introduzione del diritto avviene dopo la comparsa di un monarca (Romolo) il quale introdusse un sistema amministrativo che suddivise il popolo in 30 unità chiamandole curie dopo il quale introdusse le leggi curiate.

Nella zona del Lazio durante l’età del bronzo finale vivevano i popoli albenses (Alba Longa - città principale) e sul monte questi popoli si riunivano a mascellare un toro in 30 parti.

Organizzazione sociale e culturale

I 30 villaggi latini della prima ora (chiamati latini prisci) erano strutturati in centri abitati, piccoli villaggi abitati e le campagne (pagi). A poco a poco iniziarono a strutturarsi in modo gerarchico secondo in forza di carisma e potenza economica che iniziano a proteggere i più deboli. Le famiglie più potenti che vengono considerati i capi venivano chiamati gentes. Al di sotto si trovavano i cliente ossia le famiglie locali che si stanziavano nella Lazio antica. Queste famiglie erano di fato patriarcali e il capo famiglia il princeps poteva essere considerato ad un feudatario in quanto possedeva potere sia sulla famiglia che sul patrimonio e considerato il pater famiglia o patrizi.

Le comunità di vita che si mettono insieme tra loro covirites, poi quiriti, sono il nucleo proto-urbano di Roma dividevano le loro zone di influenza. Queste zone però non erano omogenee infatti dalla mappa possiamo notare tre diverse matrici culturali: Sabina a nord (tizie o tizienses), Latini a est (ramnes) a sud gli Etruschi (i Luceres dal re Lucomone di origine etrusca) e vengono indicate con il nome di tribù. Queste tre etnie occupavano i territori che convergevano nella zona del Tevere che si fondono dando l’origine ad una matrice proto-urbano di Roma. L’agglomerato a cui da vita si divise poi in quartieri o curie.

Questa realtà secondo Pomponio avvenne prima dell’arrivo di Romolo, dove era presente un assetto sociale organizzato sull’eccesso di norme. In quanto il diritto era fondato su 3 poli:

  • Potere Familiare (pater familia): relazioni personali che regolano la vita di tutti i giorni
  • Consuetudini Vincolanti: modi di fare vincolanti anche secondo i presenti (MOS MAIORUM)
  • Sfera Sacrale: Riguarda l’approvazione celeste degli dei (FAS)

Davanti alle pressioni degli etruschi e sabini i gruppi protourbani (dove erano presenti zone prosperose) avevano bisogno di difendersi e per questo motivo accettarono l’arrivo di un uomo forte che prese incarico le redini, comando di questi gruppi abitati (Romolo). Non solo prese in mano il comando della zona ma si proclamò Rex (da un re) che costruisce il proprio palazzo (monte Palatino) e si circonda di un gruppo di consiglieri (consiglium) e inizia ad organizzare la città. I consiglieri erano i patres (patrizi) il cui poi si evolverà diventando Senato.

Iniziò a riorganizzare la città alla base delle curie e tribù, ristrutturando villaggi albenses in 30 curie ripartita tra le tribù (10 curie per una tribù). Queste svolgevano delle assemblee che prendevano il nome di comizi curiati (riguardanti il atti di diritto pubblico e atti di diritto privato come ad esempio il testamento calaticomizis) e comizi tributi.

Quando il popolo si riuniva (in particolare le curiae) e esprimeva la sua dichiarazione questa viene poi chiamata Lex o lex curiata (legge curiata).

Lesson 2: Dalla monarchia alla repubblica

Nel 1546 vengono ritrovati nella parte orientale del foro a Roma (tempio di Oscuri) dei frammenti di tavole di marmo che vengono pubblicate subito da un erudito, li stampa in un'edizione che viene poi pubblicata successivamente, a disposizione di questi frammenti anche delle altre fonti rinascimentali inclusa una serie di disegni di un architetto napoletano Pirro Ligorio dove illustrano il luogo dove erano stati trovati e del monumento che presumibilmente ospitava queste trascrizioni. Il manoscritto di Ligorio è ora conservato nella biblioteca di Torino tiene un resoconto e una pianta di questo edificio.

La ricostruzione di questi frammenti ora si trova nel palazzo capitolini a Roma e contiene una serie di nomi di politici del passato, e che prendono il nome di fasti capitolini. La prima lista (483 a.C e 13 a.C fasti consolari) prevedeva una lista di nomi di consoli mentre la seconda lista (753 a.C al 19 a.C. fasti trionfali) prevedeva i nomi di trionfatori, tutti i comandanti trionfatori che festeggeranno la vittoria.

Queste rappresentavano un altro tipo di fonte, un altro tipo di documento. I fasti trionfali partendo dal 753 coincideva con la fondazione di Roma, infatti prevedeva il nome di Romolo. La prima lista dei fasti consolari (magistrati) comincia circa 300 anni dopo la fondazione di Roma. Questa frattura fra i fasti corrisponde alla notizia di un cambio di marcia della Roma più antica. Una frattura che porta da una fase di monarchia a una fase di repubblica con la presenza dei magistrati.

La cronologia tradizionale delle fonti epigrafiche indica come date della fase monarchica: il 753 a.C. (la fondazione di Roma) e il 509 (anno della caduta della monarchia secondo l’erudito Marco Terenzio Varrone) ma altri fonti come i fasti consolari invece indicavano come caduta della monarchia il 483 a.C. Tutte le fonti concordano nel dire che intorno l’inizio del V secolo a.C ci fu una cesura che porta dalla fine della monarchia all’inizio della repubblica.

L’incendio a Roma da parte dei Galli nel 390 distrusse le testimonianze della Roma più antica. Della fase precedente all’incendio quindi rimasero davvero poche notizie. Notizie che però sono conservate dalla memoria degli antichi tra cui la serie dei 7 nomi di Roma. Nomi convenzionali o a loro volta simbolici. Questi nomi servirono a farci intuire che ci fu una prima fase (primi 4 re) di dominio del centro italico (latino-sabina) mentre l’ultima fase (ultimi 3) di dominio dell’elemento etrusco.

Infatti, le documentazioni archeologiche sembrerebbero confermare che intorno alla fine del VI secolo il popolo etrusco vivesse un periodo di particolare splendore e potenza all’interno dell’Italia centrale. Inoltre, a quest’epoca risalgono le testimonianze di una Roma che viveva un periodo di relativa espansione.

Struttura sociale dell'età della Roma Regia

Durante l’età della Roma Regia ci fu una struttura sociale fondata sulla tripartizione della città in tribù, in curie e gentes. Le gentes raccoglievano le famiglie più potenti del luogo (tradizioni e economica). I patres delle gentes erano i detentori del potere insieme al re. Di fronte alle gentes e i patres ci stavano coloro che potere non ne avevano la plebe o pleps ossia coloro che non appartenevano alle élite locali.

Durante il dominio degli etruschi il predominio dei patres si indebolì. Difatti, i re etruschi iniziarono a favorire non gli aristocratici ma nuove classi che si insediarono nel territorio attratti dalla ricchezza e potere di Roma.

Alcuni storici mettono in relazione queste divergenze tra i re etruschi e patrizi con l’introduzione del nuovo sistema assembleare. In particolare il re etrusco Servio Tullio introdusse il nuovo sistema dei comizi centuriati che erano sistemi di reclutamento dell’esercito, di riscossione dei tributi e di votazione per cui incidevano sul funzionamento politico di Roma.

La popolazione per i comizi centuriati viene divisa in c.d. centurie: ossia unità militari (organizzazione dell’esercito oplitico), unità di leva (distretti dove si attinge l’esercito), unità tributari e unità di voto.

  • Classi di Fanteria (fanti) divisi in 5 classi di censo: divise a loro volta in ordine di ricchezza e con un totale di 170 centurie.
  • I: 80 centurie: popolazione più abbiente, dovevano provvedersi gli armamenti di bronzo
  • II: 20 centurie
  • III: 20 centurie
  • IV: 20 centurie
  • V: 30 centurie era invece armata di fionde e pietre.

All’interno delle centurie vengono poi divisi in età di cui i giovani juniores che erano coloro mandato in fronte a combattere, gli anziani- seniores che invece avevano il compito di proteggere la città.

Esistevano poi altre 4 centurie destinate per i servizi ausiliari dell’esercito:

  • Falegnami e Fabbri che erano aggregate per il voto alla I o II classe (macchine d’esercito)
  • Suonatori di corno e di tuba che erano aggregate per il voto alla V o IV classe (fanfara)

Al di sopra della fanteria però c’erano i membri della cavalleria (18 centurie) (più abbienti della I classe dei fanti in quanto non solo potevano permettersi l’armatura ma potevano comprare e mantenere il proprio cavallo da guerra).

Al di sotto della V classe dei fanti e artigiani c’era un’ultima centuria di cittadini che non riuscivano a raggiungere la soglia minima del reddito e venivano censiti non per il reddito ma perché erano persone per questo venivano chiamati capite censi (caput-testa).

L’inquadramento nelle classi all’inizio spettava prima dal re poi dai consoli e dalla metà del V secolo (443 a.C) dai censori. I censori inquadravano la popolazione nelle classi di censo attraverso il censimento. Da questo inquadramento per ogni centuria si reclutavano lo stesso numero di soldati, il problema stava che nelle liste più corte avranno più probabilità nell’essere chiamati (i più abbienti), anche nella riscossione dei tributi si dovevano ottenere lo stesso gettito.

Ad ogni centuria complessivamente spettava un voto data dalla maggioranza dei suffragi espressi al proprio interno. Nelle centurie meno affollate il voto valeva di più. In quanto la maggioranza delle 193 centurie equivaleva al 97 voti bastavano le prime classe dei più abbienti per avere la maggioranza. Inoltre, il voto non era simultaneo per tutti ma si veniva chiamati uno alla volta per centuria dalla prima classe. Questo modo veniva chiamata prerogativa. Il risultato del voto essendo pubblico e influenzava le successive.

Questo dava vita ad un carattere timocratico (potere attribuito alla ricchezza) a differenza del carattere gerontocratico (dove il potere era distribuito in base alla vecchiaia, rappresentava quindi peso politico individuale maggiore agli anziani).

Riforma di Servio Tullio e caduta della monarchia

Servio Tullio organizza un sistema nella quale al centro non stava più l’aristocrazia più antica, i quiriti, ma la nobiltà di censo che è fatta anche da nuovi ricchi. Questa riforma viene quindi messa in relazione al favore dei re etruschi accordato alla plebe che aveva acquisito nuove ricchezze e non più ai patres, e da questo si può spiegare la ribellione da parte degli aristocratici antichi ottenendo la caduta del rex e facendo subentrare i magistrati. In questo ordinamento repubblicano i magistrati venivano occupate dagli aristocratici dai patres. La monarchia vitalizia viene quindi sostituita dalla monarchia duplice di consoli. Si apre così una nuova fase di Roma (Fase Repubblicana).

Le magistrature

Il lessico della magistratura viene legato non solo all’idea di guidare ma guidare con moderazione, dare equilibrio con i giusti mezzi.

  • Magister: maestro, colui che ha la possibilità di dirigere con equilibrio comunità di diverso tipo.
  • Magistrato (dove però il magis è quello che ha più capacità, potere degli altri in relazione a qualcuno e mai in assoluto, in quanto possiede l’imperium)

Il magistrato possedeva un potere pubblico l’imperium: una facoltà che la società organizzata concedeva ad alcuni soggetti di esercitare legittimamente la forza nei confronti degli altri. Questo imperium serviva solo per regolare le funzioni pubbliche e non per far valere il proprio arbitrio privato.

L’imperium spettava:

  • Ai consoli (i c.d. successori del re al comando della gerarchia istituzionale), in quanto hanno un imperium generale (senza una specifica funzione, senza limitazioni di comparto).

Nascono poi nuove magistrature specializzate che iniziano a prendere al console alcune competenze specifiche. Come ad esempio i tribuni della plebe (magistratura plebea) che rappresentavano il contraltare del console. Tutti i consoli presentavano le stesse attribuzioni:

  • Cariche onorifiche/cariche gratuite: comportano degli onori (in quanto si diceva che il magistrato romano non viveva di politica ma per la politica. “senza retribuzione”)
  • Cariche di estrazione elevata: ossia un valore basato sul ceto infatti solo coloro che avevano prestato servizio come cavalieri per 10 anni potevano essere consoli almeno per l’inizio
  • Cariche elettive: i consoli, pretori e censori venivano eletti dai comizi centuriati mentre i comizi tributi eleggevano gli edili curuli, questori e altri magistrati minori mentre la concilia della plebe eleggeva i magistrati della plebe. Inoltre venivano deputate al voto nonostante io 10 anni di servizi; eccetto i magistrati straordinari eletti in caso di emergenze rappresentate dai dittatori/dictator che è un commissario straordinario che possedeva poteri superiori ai consoli.
  • Cariche collegiali ad eccezione della dittatura. Ciascun titolare deteneva tutto il potere, ma proprio per la necessità che questo potere veniva limitato venne concessa al collega di opporre un veto, un freno all’attività di uno.
  • Cariche temporanee la permanenza durava per un anno, i censori duravano 18 mesi, mentre il dittatore restava fino allo stato di emergenza.

Conflitto tra patrizi e plebei

Società per cui il potere politico e familiare apparteneva ai maschi. I patrizi reagirono e probabilmente si accordarono con la plebe che non erano stati privilegiati con l’ultimo sistema messo dal re. Intorno alla metà del V secolo ci fu una graduale rivolta da parte dei plebei. Le fonti frammentarie permisero a ricostruire linee generali dell’evoluzione di questa rivolta che si manifestano in scontri a livello politico. Durante il V secolo come primo frutto di questa rivolta per la conquista della parità sociale si instaurò il tribunato della plebe.

Durante il 494-492 a.C secondo la tradizione, cioè a una quindicina di anni dopo la cacciata dei Tarquini (509) e la Repubblica che era sorta ad opera di queste élite vecchie e nuove si era venuta come una comunità egemonizzata di nuovo dal patriziato antico. I patrizi eleggevano i magistrati maggiori in mano loro si trovava la ricchezza.

In questa fase Roma si va espandendo e i territori conquistati dal nemico appartenevano allo Stato o alla Res Publica (cosa del popolo) questi territori andavano a formare l’ager publico (territorio pubblico) poi distribuito ai singoli cittadini che si chiamava divisio o azzignazio. Questa assegnazione si eseguiva tramite le assemblee dei comizi centuriati escludendo la plebe, generando una crescita esponenziale della ricchezza in mano ai potentati.

Il catalizzatore di ricchezza prevedeva quindi l’esclusione della plebe sia dal potere economico sia dal potere politico. La plebe oppressa dalla situazione delle campagne militari (in cui ci si allontanava dal proprio lavoro) ricorreva ad indebitarsi con i patrizi. Il sistema dell’asservimento volontario era la c.d. garanzia del creditore per il pagamento del debitore dove il debitore garantiva con il suo corpo, il suo lavoro e la propria mano d’opera per ripagare il creditore.

Questo avveniva tramite il nexum ossia un atto librale (cioè per aes et libram) con cui si poteva vincolare il proprio corpo a garanzia di una prestazione. Peraltro l'adempimento del nexus, o quello di colui che fosse stato dato al suo posto, non bastava a liberarlo, perché il negozio librale postulava che fosse annullato da un altro adempimento eguale e contrario, quale era appunto, come già si è accennato, la solutio per aes et libram, si svolgeva, tramite la bronzea bilancia (dove il pagamento del debito doveva essere uguale al peso del bronzo).

Questa situazione di esasperazione la plebe che si accampa nel monte Aventino rifiutando la leva militare, scioperando finché la città non accettano le loro rivendicazioni. La plebe rivendica:

  • Liberazione dai debiti (condono dei debiti)
  • La città patrizia deve riconoscere un’elezione di un capo da parte della plebe stessa (istituzione dei rappresentati)

A fronte di questa situazione un patrizio Menenio Agrippa va a trattare con la plebe e ha successo stringendo un'alleanza. Innanzitutto sono eletti i capi della plebe sono i tribuni (originariamente erano 2) che potevano agire soltanto all’interno di Roma, e possedevano il potere di intercessio che prevedeva nel poter porre il veto in tutti gli atti delle magistrature patrizie, attuare misure coercitivi comprese i magistrati come la confisca del patrimonio. Inoltre, si instaurò la riunione della plebe.

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Scienze giuridiche IUS/18 Diritto romano e diritti dell'antichità

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher chimmyzpnr di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Elementi di diritto romano pubblico e privato e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Milano - Bicocca o del prof Battaglia Federico.
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