Appunti di Chiara Olcese
Domande frequenti economia politica
- Micro: Isoquanto e Isocosto (perché la curva è convessa)
- Elasticità (sensibilità della domanda e offerta al variare dei prezzi)
- Vincolo di bilancio
- Curve di indifferenza e utilità e Scelta del consumatore
- Funzione di produzione (nel breve tempo e nel lungo tempo) (ad un fattore variabile / a due fattori variabili) e ottima combinazione dei fattori produttivi
- Forme di mercato
- Massimizzazione del profitto in concorrenza perfetta e monopolio
- Concorrenza monopolistica o in perfetta (la domanda è più piatta)
- Macro: Modello reddito spesa
- Moltiplicatore Keynseiano
- Politiche fiscali
- Politiche monetarie
- Retta IS LM (e variazioni a seconda della politica economica applicata)
- Bilancia dei pagamenti IS LM BP (si aggiunge la condizione di un sistema economico aperto agli scambi internazionali che analizza i flussi di scambi e capitali tra i paesi)
- Curva AD e curva AS (perché aumenta l’offerta di moneta) (come varia all’aumentare o diminuire di una componente)
- Equilibrio sul mercato del lavoro
- Tasso di cambio (nel breve periodo si creano i divari del Pil, nel lungo periodo bisogna esaminare questi divari)
Appunti di Chiara Olcese
Isoquanto e isocosto (perché la curva è convessa)
Nella funzione di produzione quando abbiamo la variabilità dei due fattori produttivi nel lungo periodo (lavoro e capitale), quindi avremo una funzione Q (sovrasegnato)=f (K,L) ISOQUANTO;
Questa funzione è chiamata che che indica che la quantità prodotta data la variante dei due fattori produttivi rimane costante, quello che varia è il rapporto tra la quantità di input impiegati, cioè le differenti proporzioni con cui sono impiegati K e L.
L’isoquanto è rappresentato da una curva decrescente, convessa verso l’origine, perché in presenza di rendimenti decrescenti (che è l’opzione più frequente) sono necessarie quantità sempre più crescenti del fattore che si sta aumentando affinché il livello della produzione resti invariato.
Sulla curva dell’isoquanto si possono individuare tutti i punti di produzione data la variazione dei due fattori produttivi la cui somma darà sempre la medesima quantità (quindi lo stesso livello di produzione).
Sull’asse cartesiano avremo sull’asse delle ascisse il lavoro, sull’asse delle ordinate il capitale, possiamo rappresentare una mappa di isoquanto dove ogni curva individua un differente livello di produzione e ma mano che ci allontaniamo dall’origine degli assi individueremo la curva con un maggiore livello di produzione.
Per calcolare la pendenza, quindi il rapporto fra la diminuzione di un fattore produttivo all’aumentare dell’altro fattore utilizzeremo il saggio marginale di trasformazione.
L’isocosto rappresenta invece tutte le possibili combinazioni dei due fattori produttivi, capitale e lavoro, in corrispondenza dei quali abbiamo lo stesso costo; l’isocosto servirà dunque per la minimizzazione dei costi date le variazioni dei due fattori produttivi, o ho dato il rapporto negativo tra salario e prezzo del capitale.
C= wL + rK
L= C/r - (w/r)L
L’isocosto viene rappresentato graficamente sull’asse cartesiano dove sulle ascisse abbiamo il lavoro e sulle ordinate abbiamo il capitale, ed è una linea retta decrescente da sinistra a destra, perché al diminuire di un fattore produttivo necessariamente aumenta l’altro per mantenere il costo costante.
Se il prezzo del lavoro aumenta, la retta dell’isocosto diventa più inclinata, determinando una nuova combinazione di K e L per produrre la medesima quantità che data dall’isoquanto è costante. Nel nuovo punto di tangenza tra isoquanto e isocosto dato il maggior costo dato dal lavoro, avremo una sostituzione del capitale con il lavoro.
Perciò la combinazione sullo stesso asse cartesiano tra isoquanto e isocosto ci permetterà di trovare l’ottima scelta dei fattori produttivi; scelta punto di equilibrio (E).
L’ottima e data dal in cui la pendenza dell’isoquanto (misurata dal saggio marginale di sostituzione tra i due fattori produttivi) coincide con la pendenza dell’isocosto (che misura il rapporto fra i prezzi dei due fattori produttivi); in questo punto tangente avremo l’ottima scelta dei due fattori produttivi.
L’equilibrio si modifica solo se cambiano le variabili che l’hanno determinato, trovando così un nuovo punto di equilibrio. Type your text Isocosto (C) Isoquanto (Q) Spostamento equilibrio Equilibrio (E) data la combinazione da E in Isoquanto con B (nuova tangente) isocosto Dato l’aumento di K e la diminuzione di L
Appunti di Chiara Olcese
Elasticità (sensibilità della domanda e offerta al variare dei prezzi)
L’elasticità misura la sensibilità della domanda e dell’offerta alla variazione del prezzo.
L’elasticità della domanda; è la sensibilità della quantità domandata rispetto alle variazioni percentuali assoluti (in del prezzo; viene definita in valori quanto seguendo la legge della domanda altrimenti sarebbe sempre negativo), e misura la quantità domandata di un bene che sia in corrispondenza della variazione percentuale del prezzo.
L’elasticità dell’offerta. La principale differenza tra le due elasticità e che viene valutata in percentuale positiva perché all’aumentare del prezzo la quantità offerta aumenta.
L’elasticità dell’offerta misura quindi la variazione della quantità offerta a seguito della variazione di un prezzo.
Entrambe le elasticità vengono misurate dal coefficiente di elasticità, rappresentato dalla epsiolon.
Abbiamo cinque valori del coefficiente di elasticità che ci permettono di misurare la pendenza della retta:
- Coefficiente di elasticità è uguale a zero rigida. Se il si dice che l’offerta o la domanda è, avremo quindi una retta verticale parallela all’asse delle ordinate (perché la quantità non varia al variare del prezzo)
- Coefficiente di elasticità e inferiore all’unità. Se il si dice che l’offerta o la domanda è anelastica, avremo quindi una retta con una pendenza molto elevata (perché la quantità varia in modo meno che proporzionale rispetto alla variazione del prezzo)
- Coefficiente di elasticità è uguale a uno. Se il si dice che l’offerta o la domanda a una elasticità unitaria, avremo quindi una retta con una pendenza di 45° (perché la quantità varia in percentuale uguale alla variazione del prezzo)
- Coefficiente di elasticità è maggiore di uno elastica. Se il si dice che l’offerta o la domanda è, avremo quindi una retta con una pendenza abbastanza piatta (perché la quantità varia in modo più che proporzionale rispetto alla variazione del prezzo)
- Coefficiente di elasticità è uguale a infinito. Se il si dice che l’offerta o la domanda è perfettamente elastica, avremo quindi una retta orizzontale parallela all’asse delle ascisse (perché hai infinitesimali variazioni del prezzo seguono infinitesimali variazioni della quantità)
Elastica Perfettamente Rigida elastica
Appunti di Chiara Olcese
Vincolo di bilancio
Il vincolo di bilancio rappresenta l’ammontare totale del reddito che limita le possibilità di scelta di acquisto del consumatore.
È dato dall’equazione Prezzo uno per quantità uno più prezzo due per quantità due è uguale al reddito.
Il vincolo di bilancio dice che la spesa totale deve essere inferiore o uguale al reddito, ma partendo dal principio microeconomico che l’individuo è razionale e il suo obiettivo è la massimizzazione dell’utilità (quindi la massima soddisfazione data dall’acquisto di beni e servizi) sapremo che per raggiungere la massimizzazione dovrà impiegare tutto il suo reddito, se così non fosse non massimizzerebbe l’utilità totale.
Quindi è il reddito che costituisce il vincolo in quanto definisce la spesa massima che l’individuo può sostenere per l’acquisto dei beni necessari per soddisfare i suoi bisogni.
Lo rappresentiamo graficamente sull’asse cartesiano, dove sulle ascisse riportiamo la quantità del bene uno e sulle ordinate riportiamo la quantità del bene due, il vincolo di bilancio è una retta decrescente da sinistra verso destra la cui inclinazione si ricava dalla differenza tra la variazione della quantità di un bene e la variazione della quantità dell’altro bene.
Ovviamente tutto questo si basa su un mercato di consumo senza credito.
Perciò il punto di intersezione tra la retta e l’ascissa misura la quantità massima del bene riportato sull’ascissa se il consumatore non acquistasse nessuna quantità del bene sul ordinata; questo punto si trova perciò con la relazione tra il reddito e la quantità acquistata del bene sull’ascissa.
Il punto di intersezione tra la retta e l’ordinata misura la quantità massima del bene riportato sull’ordinata se il consumatore non acquistasse nessuna quantità di bene dell’ascissa; questo punto si trova perciò con la relazione tra il reddito e la quantità acquistata del bene sul ordinata.
Tutti i punti che troviamo sulla retta di bilancio indicano l’ottima combinazione di acquisto dei due beni riportati sull’asse cartesiano per avere la massimizzazione del benessere del consumatore.
Tutti i punti che troviamo sotto la retta di bilancio indicano la combinazione dei due beni con i quali non si spende tutto il reddito e quindi non si massimizza il benessere.
Tutti i punti che si trovano sopra la retta di bilancio indicano la combinazione dei due beni con i quali si spenderebbe più del proprio reddito.
Essendo che il vincolo di bilancio viene studiato nella teoria microeconomica, e come detto prima presuppone che l’individuo sia razionale e quindi spenda tutto il suo reddito, dobbiamo tenere conto che in un mercato reale una quota di reddito in realtà verrà invece destinata al risparmio.
Se R aumenta Se diminuisce p1 Poiché aumenta p2 Poiché diminuisce p1 Se aumenta p1 Se R diminuisce Variazione Variazione del Variazione del del reddito prezzo del bene prezzo di entrambi Retta di bilancio beni sull’ascissa
Appunti di Chiara Olcese
Utilità, curve di indifferenza e scelta del consumatore
L’utilità totale è il livello di soddisfazione che il consumatore ottiene grazie all’acquisto di un determinato bene.
Perciò rappresenteremo graficamente sull’asse cartesiano dove avremo sull’asse dell’ordinata l’utilità totale (UT) e sull’asse dell’ascisse la quantità (Q); la curva dell’utilità totale parte dall’origine degli assi (O) in quanto a una quantità zero avremo utilità zero, la curva è crescente da sinistra verso destra, in quanto al crescere della quantità del bene posseduta la soddisfazione aumenta, ma all’ennesima aggiunta del medesimo bene la soddisfazione inizierà a diminuire progressivamente, questo farà in modo che la curva che inizialmente era crescente inizierà a decrescere fino a raggiungere l’intersezione con l’asse dell’ascisse dove avremo il punto di saturazione (S).
Curva di indifferenza prima crescente e poi decrescente fino alla saturazione.
Per calcolare la variazione dell’utilità totale all’ennesima aggiunta del medesimo bene utilizzeremo l’utilità marginale; che misura la variazione dell’utilità totale al variare della quantità di bene posseduto curva di indifferenza.
Rappresenteremo quindi la che è una curva decrescente da sinistra verso destra concava verso l’origine degli assi sulla quale avremo tutte le combinazioni dei due beni che danno al consumatore il medesimo livello di utilità (soddisfazione).
Ipotizzeremo quindi la presenza di solo due beni; sull’asse cartesiano avremo sull’ascissa q1 sull’ordinata q2 sull’asse delle ascisse; tutti i punti sulla curva di indifferenza rappresentano tutte le combinazioni dei due panieri, per il quale il consumatore è indifferente, che danno la medesima utilità.
Per calcolare la pendenza della curva di indifferenza dovremmo calcolare il saggio marginale di sostituzione che indica il rapporto tra le variazioni della quantità dei due beni, oltre che l’inverso del rapporto tra l’unità marginale dei due beni.
Questo indica il fatto che la curva di indifferenza è decrescente.
Specifichiamo che ogni curva di indifferenza non si interseca mai con un’altra curva riportata nella mappa delle curve di indifferenza e che la curva più lontana dall’origine degli assi è quella con la migliore combinazione dei beni per avere una maggiore soddisfazione, al contrario la curva più vicina all’origine degli assi è quella che dà minore soddisfazione.
Per trovare il punto di massimizzazione tangente dell’utilità andremo a riportare sull’asse con la curva di indifferenza il vincolo di bilancio; la tra il vincolo di bilancio e la curva d’indifferenza indica il paniere che massimizza l’utilità del consumatore (la combinazione dei due panieri che danno minore soddisfazione).
Inoltre ogni curva di indifferenza deve soddisfare appieno i sei assiomi: completezza. I tre principali sono la (dice che il consumatore è indifferente all’utilizzo di uno o l’altro paniere. dati due panieri; può essere che il punto A sia maggiore o uguale al punto B), la transitivita’ (dice che il consumatore è in grado di ordinare le proprie preferenze. dati tre panieri; se riflessività sappiamo che A>B e che B>C, conseguentemente A>C), la (dice che ogni paniere è non saturazione, l’indifferenza, stretta convessità. indifferente a se stesso), la e la.
Noi dovremmo dunque trovare il punto di massimizzazione dell’utilità dato il vincolo di bilancio;
La tangente tra il vincolo e la curva indica il paniere che massimizza l’utilità del consumatore dato dall’equilibrio (E) dell’Ottima scelta del Consumatore.
Mappa delle Curva di Equilibrio del curve di indifferenza consumatore indifferenza Curva di indifferenza/retta di bilancio
Appunti di Chiara Olcese
Funzione di produzione (nel breve tempo e nel lungo tempo) (ad un fattore variabile / a due fattori variabili) e ottima combinazione dei fattori produttivi
Lavoro (L), capitale (K) Sapendo che fattori della produzione sono il e materie prime (L) e il avremo la seguente funzione.
Quindi la funzione di produzione misura il legame fra il livello di produzione ottenuta e la quantità di fattori produttivi utilizzati per l’ottenimento della produzione.
Perciò la quantità aumenterà all’aumentare dei fattori produttivi.
Dobbiamo differenziare la funzione di produzione nel tempo;
Nel breve periodo potremmo modificare solo il fattore produzione variabile lavoro.
Nel lungo periodo potremmo modificare anche i fattori di produzione fissi.
Per misurare la variazione del prodotto totale al variare del fattore produttivo utilizzeremo la produttività marginale (o prodotto marginale).
Sarà importante analizzare anche la produttività media (o prodotto medio) che è dato dal rapporto fra i livelli di quantità prodotta il livello del fattore produttivo.
Analizzando la funzione di produzione nel breve periodo dato l’aumento dell’impiego del solo fattore lavoro dato che il fattore capitale è fisso; gli incrementi possono essere di tre tipi:
- Produttività marginale costante. Con quando all’aumentare del lavoro, il prodotto cresce in misura uguale all’incremento del lavoro. Avremo quindi una funzione di produzione lineare, crescente da sinistra verso destra la cui pendenza è uguale al prodotto marginale, maggiore la pendenza e maggiore sarà il prodotto a parità di ore lavorate. Una maggiore pendenza rappresenta un miglior modo di impiegare la tecnologia.
- Produttività marginale crescente. Con quando all’aumentare del lavoro, il prodotto cresce in misura più che proporzionale all’incremento del lavoro. Avremo quindi una funzione di produzione con una curva crescente da sinistra verso destra, perché l’aumentare dell’impiego del fattore lavoro la quantità prodotta aumenta con incrementi sempre più crescenti.
- Produttività marginale decrescente. Con quando all’aumentare del lavoro, il prodotto cresce in misura meno che proporzionale all’incremento del lavoro. Avremo quindi una funzione di produzione con una curva decrescente da sinistra verso destra, perché all’aumentare dell’impiego del lavoro gli incrementi della quantità saranno sempre più piccoli.
Una rappresentazione più reale della funzione di produzione e data dal fattore variabile in cui la curva inizialmente è crescente, in quanto aumentando i lavoratori l’output aumenta fino a raggiungere il massimo dopo il quale la curva inizia a decrescere fino a diventare negativo.
Funzione di produzione Funzione di Funzione di Funzione di decrescente produzione produzione produzione crescente lineare variabile
Analizzando la funzione di produzione nel lungo periodo, quindi con la variazione di entrambi l’isoquanto. fattori produttivi troveremo La cui funzione è data dalla quantità che resta costante al variare dei due f
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