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Economia politica

Linguaggio e strumenti dell'economia

L’economia politica è la scienza che studia le modalità con cui una collettività organizza la propria attività economica (di produzione, distribuzione e scambio) utilizzando in maniera efficiente le risorse scarse di cui dispone, al fine di soddisfare al meglio i suoi infiniti bisogni, ottenendo il più alto livello possibile di benessere sociale.

Microeconomia e macroeconomia

  • Microeconomia → Studia i complessi meccanismi che regolano e coordinano le scelte economiche dei singoli individui o agenti economici.
  • Macroeconomia → Studia i complessi meccanismi che regolano il funzionamento di un’economia nazionale.

Legge economica

Legge economica = Regolarità di comportamento ricavata dall’osservazione della realtà. Le regole economiche registrano e descrivono l’esistenza di un legame, cioè di una relazione causa-effetto, tra due o più fenomeni economici, misurati e rappresentati mediante variabili.

Le relazioni causa-effetto possono essere:

  • Positive, o dirette → Ad un aumento (o riduzione) di un fenomeno economico, corrisponde un aumento (o riduzione) di un altro fenomeno economico.
    • È la funzione del consumo, che rappresenta la relazione positiva tra la spesa per i consumi di una famiglia (C) e il loro reddito (Y). Relazione positiva significa che all’aumento del reddito delle famiglia Y corrisponde un aumento delle spese per consumo C. C è funzione positiva di Y, dunque varia positivamente al variare di questo.
    • È la funzione dell’offerta, che rappresenta la relazione positiva tra la quantità offerta sul mercato di un generico prodotto (Q) e il suo prezzo unitario di vendita (Px). Q è funzione positiva di Px, dunque varia positivamente all’aumentare del prezzo.
  • Negative, o inverse → Ad un aumento (o riduzione) di un fenomeno economico, corrisponde una diminuzione (o aumento) di un altro fenomeno economico.
    • È la funzione della domanda, che rappresenta la relazione negativa tra la quantità domandata sul mercato di un generico prodotto (Q) e il suo prezzo unitario di acquisto (Px). Relazione negativa significa che all’aumento del prezzo unitario del prodotto, la sua quantità domandata sul mercato diminuisce. Q è funzione negativa di Px, dunque varia negativamente all’aumentare di questo.
    • È la funzione degli investimenti, che rappresenta la relazione negativa tra la spesa per investimenti effettuati dalle imprese (I) e il tasso di interessi reale (r). I varia negativamente al variare di r, dunque è funzione negativa del tasso di interesse reale.

È importante non solo individuare il segno (positivo o negativo) della relazione, che viene rappresentato nel piano cartesiano dall’inclinazione della curva, ma anche l’intensità di questa relazione, che può essere costante (proporzionale), crescente (più che proporzionale) o decrescente (meno che proporzionale); l’intensità è rappresentata nel grafico di una curva dalla sua pendenza.

Tipologie di leggi economiche

Le leggi economiche possono essere di tre tipologie differenti:

  • Definizioni → Forniscono la definizione di un fenomeno economico, e per questa ragione sono sempre vere e dunque sempre verificate; corrispondono, nel linguaggio matematico, alle identità.
    • (Profitto di impresa = Ricavi totali - Costi totali) Π = R - C
    • (Ricavo totale = Prezzo unitario di vendita x Quantità totale venduta) RT = P x Q
    • (Domanda aggregata = Spesa per consumi delle famiglie + Spesa per investimenti delle imprese + Spesa pubblica + Esportazioni - Importazioni) DA = C + I + G + X - M
  • Leggi di comportamento → Descrivono l’esistenza di una relazione di causalità, positiva o negativa, tra due o più variabili economiche; in particolare descrivono il comportamento di una variabile dipendente in funzione di quello delle variabili indipendenti. Questo tipo di legge può essere rappresentata analiticamente da un’equazione, nella quale il valore assunto dalla variabile dipendente varia al variare di quello della variabile indipendente.
    • (Quantità offerta sul mercato dipende dal prezzo del prodotto) Q = f(P)
    • (Quantità domandata sul mercato dipende dal prezzo del prodotto) Q = f(P)
  • Condizioni di equilibrio → Situazione in cui tutti gli agenti coinvolti sul mercato sono soddisfatti e non hanno incentivo a modificare le loro scelte. L’economista cerca di rappresentare la situazione di equilibrio, individuando la situazione economica che la determina; inoltre è necessario dimostrare che tale situazione di equilibrio è stabile. In economia, quando variabili esterne (esogene) alterano un equilibrio, entrano in funzione meccanismi automatici di aggiustamento che riconducono all’equilibrio. Un esempio di condizione di equilibrio è quella che consente di individuare l’equilibrio di mercato (tra domanda e offerta) di un generico bene: Qd = Qs.

Ogni legge economica può essere rappresentata graficamente in un piano cartesiano mediante una curva, e il grafico costituisce uno strumento che permette di valutare la relazione di causalità tra due variabili di una legge di comportamento. I grafici possono essere impiegati per rappresentare le caratteristiche, o l’evoluzione nel tempo, di un fenomeno economico.

Esempi di funzioni economiche

Funzione del consumo: Come si costruisce e legge il grafico di C = f(Y) = 1000 + 0.8Y?

  1. Si deve stabilire quale variabile rappresentare sull’asse verticale (ordinate) e quale su quello orizzontale (ascisse). Per convenzione si è soliti misurare sull’asse delle ordinate la variabile dipendente (in questo caso C), e sull’asse delle ascisse quella indipendente (Y).
  2. Il segno positivo davanti alla variabile indipendente sta a significare che tra le due variabili intercorre una relazione positiva, e che quindi all’aumentare di quella indipendente consegue un aumento di quella dipendente.
  3. Il termine noto (in questo caso 1000) rappresenta l’intercetta verticale della retta.
  4. Il coefficiente (0,8) rappresenta la pendenza positiva e costante della retta.

Funzione di domanda: Per la funzione di domanda Q = f(P) = 100 − P, si riscontrano alcuni cambiamenti:

  • Il segno negativo davanti alla variabile indipendente indica l’esistenza di una relazione negativa tra le due variabili.
  • Il coefficiente (1) che precede la variabile indica la pendenza negativa e costante della retta.
  • Il termine noto (100) indica l’intercetta verticale della retta.

Ogni volta che la variabile indipendente varia, la corrispondente variabile dipendente varia a sua volta. Da ciò deriverà un movimento lungo la curva.

In realtà, la domanda potrebbe variare anche in relazione al variare di altre variabili: si parla delle cosiddette variabili terze, o esogene. Un esempio si riscontra con la modificazione del reddito dei consumatori, che può modificare sensibilmente la quantità domandata di un generico bene; in particolare:

  • Se il reddito (Y) aumenta, la quantità domandata del bene, a parità di prezzo, aumenta.
  • Se il reddito diminuisce, la quantità domandata del bene, a parità di prezzo, diminuisce.

La variabile esogena si ritrova inserita nella funzione sotto forma di termine noto, e la sua variazione comporta degli spostamenti della curva. In particolare, considerando il reddito e la sua influenza sulla curva di domanda:

  • Se il reddito aumenta si avrà uno spostamento della curva parallelamente in alto a destra (Q1).
  • Se il reddito diminuisce si avrà uno spostamento della curva parallelamente in basso a sinistra.

Effetti delle variazioni delle variabili

In sintesi, gli effetti sulla variabile dipendente di:

  • Una variazione della variabile indipendente posta su uno dei due piani cartesiani si rappresenta graficamente con uno spostamento lungo la curva.
  • Una variazione di una variabile esogena si rappresenta graficamente con uno spostamento della curva.

Modello economico

Modello economico = Struttura logica costituita da un insieme di leggi tra di loro coerenti, mediante la quale è possibile descrivere, in maniera semplificata, i complessi meccanismi che regolano il funzionamento di un’economia nazionale (modelli macroeconomici) oppure regolano le scelte economiche individuali (modelli microeconomici). Un modello è dunque costituito da un insieme di relazioni che illustrano i legami di causalità esistenti tra le diverse variabili prese in esame, le quali possono essere:

  • Endogene → Il loro comportamento è spiegato all'interno del modello, ed esse sono misurate e rappresentate all’interno degli assi cartesiani.
  • Esogene → Il loro andamento non è spiegato dal modello, ma assume un valore dato e noto in anticipo; esse determinano la posizione e gli spostamenti delle curve nel piano, oltre che le eventuali variazioni di equilibrio.

I due obiettivi dei modelli economici sono il determinare il livello ottimale, o di equilibrio, delle variabili endogene e, per un dato valore di quelle esogene, nonché di individuare gli effetti che i cambiamenti delle variabili esogene producono rispetto alle situazioni di equilibrio.

I modelli possono essere:

  • Deterministici → Non contengono alcun elemento aleatorio e il verificarsi del fenomeno studiato, in funzione delle variabili prese in esame, si determina in modo certo. Degli esempi sono i modelli della fisica e della geometria.
  • Probabilistici o stocastici → Sono modelli più complessi, che richiedono una maggiore semplificazione e nei quali le variabili in gioco risentono di elementi esterni al sistema stesso. Questa è la tipologia dei modelli economici.

Ogni modello è rappresentabile analiticamente mediante un sistema di equazioni (comprendente tutte le equazioni delle leggi economiche in esso contenute) e graficamente mediante un sistema di curve sul piano cartesiano: la soluzione del sistema di equazioni e l’intersezione dell’insieme di curve individuano il valore di equilibrio delle variabili endogene del modello, per un dato valore assunto da quelle esogene.

Un esempio di modello economico è il funzionamento del mercato relativo a un generico bene, che è costituito da:

  1. Legge di comportamento della domanda di mercato → Qd = f(P)
  2. Legge di comportamento dell’offerta di mercato → Qs = f(P)
  3. Condizione di equilibrio, soddisfatta quando sono uguali quantità complessivamente domandata e offerta del bene sul mercato → Qd = Qs

In economia si è soliti sottoporre a verifica empirica le leggi economiche: l’esito di tale verifica consentirà di affermare se una legge economica è confermata o se non è confutata. Essendo leggi di natura sociale, queste sono difficilmente assoggettabili ad esperimenti di laboratorio, ma l’economista può disporre di statistiche relative a comportamenti concreti. Una volta ottenuti i dati, proseguirà il suo lavoro con metodo scientifico verificando le ipotesi della legge economica sulla base dell’esperienza passata. Ad ogni modo è irrealistico pensare che possano esserci situazioni di perfetta corrispondenza tra realtà e previsioni, di conseguenza i modelli economici elaborati sono comunque sempre soggetti ad errore.

Ragionare da economisti

La microeconomia studia i meccanismi che regolano e coordinano le scelte economiche dei consumatori e delle imprese. In particolare, si assume che ciascun agente economico prenda le proprie decisioni, compiendo dunque le proprie scelte economiche, utilizzando in modo ottimale le risorse delle quali dispone, che non sono infinite bensì scarse, al fine di ottenere il massimo benessere economico personale. Si parla di scelta economica perché viene presa avendo a disposizione risorse scarse (e quindi non infinite), che non devono essere sprecate ma utilizzate in modo efficiente.

Dunque la microeconomia è la teoria delle decisioni economiche individuali, i cui meccanismi sono studiati assumendo i principi alla base della cosiddetta teoria della scelta razionale, per cui ogni decisione si basa sul calcolo e sul confronto dei costi e dei benefici. Questa teoria parte dall’ipotizzare un agente economico che sia contemporaneamente:

  • Rappresentativo → È un generico consumatore, o una generica impresa, che nelle sue caratteristiche generali assume un comportamento economico considerato rappresentativo di quello di tutti i consumatori, o di altre imprese.
  • Massimizzante → Compie le proprie scelte utilizzando in modo ottimale le risorse scarse di cui dispone, al fine di ottenere il massimo benessere economico personale possibile.
  • Razionale → È sempre in grado di prendere decisioni economiche attraverso una corretta applicazione dell’analisi costi-benefici, in modo tale da ottenere sempre un beneficio netto positivo, o surplus, tale che B - C > 0.
  • Egoista → Nel prendere le proprie decisioni, considera solo i benefici e i costi che lo riguardano.

Per applicare l’analisi costi-benefici alle scelte economiche individuali occorre:

  • Individuare i benefici Bx associati alla scelta di fare x. Vanno considerati sia i benefici espliciti, facilmente individuabili, sia i benefici impliciti; in generale il beneficio è rappresentato dal valore che il consumatore attribuisce al bene x, e questo valore rappresenta il prezzo massimo che il consumatore è disposto a spendere per acquistarlo: è il prezzo di riserva del consumatore.
  • Individuare i costi Cx associati alla scelta di fare x. Anche in questo caso esistono dei costi espliciti, che consistono in esborsi di denaro, e costi impliciti, corrispondenti al prezzo minimo che l’imprenditore vuole ottenere per vendere un bene o servizio: i costi impliciti corrispondono al prezzo di riserva dell’imprenditore, e sono i costi impiegati dall’imprenditore per produrre e vendere il bene.

Nell’analisi costi-benefici, si giunge a una scelta economica corretta solamente quando si considerano i costi e i benefici effettivamente rilevanti. Nel fare ciò, l’agente economico può incappare in 2 diversi errori:

  • Ignorare i costi impliciti rilevanti → Scegliendo di fare x, l’agente economico esclude tutte le possibili alternative ad x, rinunciando al beneficio che la scelta y provocherebbe. La rinuncia al beneficio di y consiste in un costo implicito, nominato costo opportunità di fare x. Ovviamente il non scegliere y significa non affrontare alcun costo esplicito, e di conseguenza a ciò corrisponde anche un beneficio implicito.
  • Considerare costi espliciti irrilevanti → Ci sono dei costi fissi non recuperabili, detti anche sunk cost, che sono già stati sostenuti dall'agente economico, e che quindi non possono essere recuperati in alcun modo, rimanendo completamente indipendenti rispetto alle decisioni intraprese. Questi costi già sostenuti devono sempre essere ignorati al fine di compiere la migliore scelta economica.

La scelta economica individuale non si esaurisce a una corretta analisi costi-benefici, ma implica un passaggio legato alla quantità che si desidera consumare, piuttosto che a quella che l’impresa decida di produrre: occorre dunque decidere quante unità di bene x consumare o produrre. In questo caso si fa ricorso sempre all’analisi costi-benefici, ma applicata al margine. Compiere scelte al margine significa rinnovare la decisione ad ogni unità aggiuntiva del bene che si sta consumando o, per un’impresa, producendo.

Per una corretta analisi bisognerà considerare il beneficio marginale di x (BMAx), cioè quello derivante da ogni unità aggiuntiva, che verrà confrontato con il costo marginale di x (CMAx), che è il costo sostenuto per ogni unità marginale. Se:

  • BMAx > CMAx → L’individuo razionale aumenta di un’unità il consumo o la produzione.
  • BMAx < CMAx → L’individuo razionale ridurrà di un’unità la produzione o il consumo.

La condizione di equilibrio corrisponde alla regola di scelta ottima della quantità di consumo o di produzione, che corrisponde a BMAx = CMAx; dunque la quantità ottima di x è quella per cui il beneficio marginale è pari al costo marginale. Nella posizione in cui tale condizione è soddisfatta, cioè il punto E, che corrisponde a una quantità del bene Q*, l’agente economico ha ottenuto il massimo beneficio netto possibile, compiendo la scelta economica ottimale.

Il grafico si costruisce a partire da:

  • Sull’asse delle ascisse viene indicata la quantità del bene x.
  • Sull’asse delle ordinate vengono indicati sia il beneficio, sia il costo marginale:
    • Beneficio marginale → In base al principio di sazietà (il consumatore diventa sempre più sazio) che regola ogni scelta di consumo, sarà positivo ma decrescente all’aumentare della quantità complessivamente consumata.
    • Costo marginale → Ogni unità di bene avrà sempre lo stesso prezzo (in questo caso 5 euro), perciò è rappresentato da una retta parallela all’asse delle ascisse.
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Scienze economiche e statistiche SECS-P/01 Economia politica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Alearrius17 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia politica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Milano o del prof Parravicini Paola.
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