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Introduzione e diritto internazionale pubblico e privato

L’Unione europea è un’organizzazione internazionale e questo termine fa riferimento ad un concetto di diritto internazionale pubblico che si contrappone al diritto internazionale privato.

Il diritto internazionale privato nasce come diritto internazionale privato, detto anche diritto interno di cui ogni diritto statale, stato si dota, che si occupa specificatamente di disciplinare i rapporti tra soggetti privati che hanno natura transnazionale, non si parla di rapporti che esauriscono i loro effetti all’interno di uno stato, per esempio un divorzio tra due coniugi di cui uno non è italiano oppure un matrimonio nel quale uno dei due nubendi non ha nazionalità italiana, quindi il diritto internazionale privato regola fattispecie o rapporti dotati di internazionalità tra privati.

Il diritto internazionale privato rileva sotto tre profili:

  • Per stabilire quale legge bisogna applicare.
  • Per stabilire qual è il giudice competente a pronunciarsi, giurisdizione.
  • Per disciplinare le modalità con le quali vengono riconosciute le sentenze straniere.

Il diritto internazionale pubblico invece disciplina i rapporti tra soggetti di diritto internazionale, cioè gli Stati, quindi sono gli stati i soggetti destinatari delle norme di diritto internazionale pubblico.

Qual è l’ordinamento giuridico di riferimento? L’ordinamento giuridico di riferimento è la comunità internazionale, cioè la comunità degli stati che si caratterizza per essere paritaria, tutti i soggetti del diritto internazionale sono posti sullo stesso piano quindi hanno stessi poteri, diritti e obblighi, e anorganica, non ci sono gerarchie dal punto di vista del ruolo dei diversi stati e non ci sono neanche organi, infatti gli stati si autoregolano e autodisciplinano i rapporti tra loro.

In questo ordinamento abbiamo due tipi di soggetti di diritto internazionale pubblico:

  • Singoli stati.
  • Organizzazione internazionale: gli stati possono associarsi dando vita a questo soggetto collettivo in quanto vogliono perseguire finalità comune.

Le fonti del diritto internazionale pubblico, cioè gli atti o i fatti che sono riconosciuti dall’ordinamento internazionale idonei a produrre norme giuridiche i cui destinatari sono gli stati e le organizzazioni internazionali, sono:

  • Consuetudini internazionali, vincolanti.
  • Accordi internazionali o trattati o convenzioni o patti internazionali.
  • Principi generali.

Nel diritto internazionale, quando gli stati vogliono costituire un’organizzazione internazionale, lo fanno attraverso le fonti del diritto internazionale, in particolare attraverso un accordo internazionale istitutivo, il corrispondente nel diritto interno è lo statuto; alcuni esempi di organizzazioni internazionali sono l’ONU, la NATO, l’UNESCO, la FAO o il Consiglio d’Europa, in particolare l’ONU è stato istituito nel 1945 con il Trattato di San Francisco o Carta delle Nazioni Unite, statuto delle Nazioni Unite.

Riassumendo, la differenza tra diritto internazionale privato e pubblico risiede nelle fonti del diritto e nell’oggetto della disciplina, in quanto il diritto internazionale privato si occupa di disciplinare i rapporti privati dotati di transnazionalità, mentre il diritto internazionale pubblico è quella branca del diritto che regola i rapporti giuridici tra stati sovrani e organizzazioni.

Nel diritto internazionale pubblico gli stati possono associarsi attraverso gli accordi internazionali dando vita ad un nuovo soggetto di diritto internazionale, cioè le organizzazioni internazionali, per esempio l’UE, l’ONU, NATO e la FAO, che sono tutte organizzazioni internazionali governative, le quali si distinguono dalle ONG, organizzazioni internazionali non governative, che sono nate non sulla base di un accordo internazionale tra stati, ma sulla base di un contratto tra privati, anche se perseguono finalità transnazionali; di conseguenza le ONG sono non soggetti di diritto internazionale pubblico.

A loro volta le organizzazioni internazionali, una volta costituite attraverso un accordo internazionale, acquisiscono la soggettività o personalità di diritto internazionale, quindi possono concludere accordi internazionali sia con altri stati sia con altre organizzazioni internazionali, per esempio l’Unesco così come la FAO, l’OMS ecc. sono nate indipendenti ed autonome ma sono legate all’ONU, in particolare sono delle agenzie dell’ONU, quindi alcuni membri dell’ONU possono partecipare e controllare le attività di queste agenzie e queste ricevono finanziamenti e possono partecipare alle attività dell’ONU, attraverso degli accordi internazionali, mentre un esempio di accordo internazionale concluso da un’organizzazione con uno stato è la CETA, cioè un accordo di libero scambio commerciale che l’UE ha concluso con il Canada.

Oppure l’accordo TT, non andato in porto, cioè un accordo di liberalizzazione degli scambi tra l’UE e gli Stati Uniti, oppure la Brexit, che è un accordo internazionale con il quale il Regno Unito definisce le modalità di recesso dall’UE.

Terminologia

Con i termini in esame ci si riferisce a organi e istituzioni che appartengono a 3 diverse organizzazioni internazionali, che sono l’Unione europea, ONU e il Consiglio d’Europa, e ognuna di queste è composta da organi: uno di solito ha potere legislativo o deliberativo, cioè un’assemblea che ha il compito di adottare gli atti legislativi dell’organizzazione, poi abbiamo organi esecutivi che si occupano di adozione e di attuazione politiche concrete e infine un organo giudiziario.

Con riferimento agli organi giudiziari di ciascuna di queste organizzazioni internazionali abbiamo:

  • Corte di giustizia dell’Unione europea o Corte di Lussemburgo: è l’organo giudiziario dell’Unione europea che si occupa di vigilare sul rispetto delle norme giuridiche prodotte dalle fonti dell’organizzazione, trattati, regolamenti, direttive ecc.
  • Corte Internazionale di giustizia: è l’organo giudiziario dell’ONU, ha sede all’Aja e si occupa di pronunciarsi su violazioni di accordi internazionali o consuetudini internazionali da parte degli stati; ha una competenza limitata agli illeciti internazionali commessi dagli stati quindi è competente a pronunciarsi solo per le controversie fra stati, non si occupa di illeciti, violazioni commesse da persone fisiche, e non ci si può rivolgere alla Corte come persone fisiche.
  • Corte europea dei diritti dell’uomo, corte EDU, o Corte di Strasburgo: è l’organo giudiziario del Consiglio d’Europa che si occupa di pronunciarsi sulle violazioni delle fonti del Consiglio d’Europa, di cui la più importante è la CEDU, convenzione europea per la protezione dei diritti dell’uomo e la salvaguardia delle libertà fondamentali, che è un accordo internazionale concluso dagli stati del Consiglio d’Europa e contiene un catalogo dei diritti umani fondamentali; a questa corte ci si può rivolgere anche come persone fisiche e di solito si tratta di ricorsi di un cittadino nei confronti del proprio stato di appartenenza, è una corte che punisce o assolve gli stati, nessun altro.
  • Corte penale internazionale: ha sede all’Aja, è stata fondata in modo permanente con un accordo internazionale però senza un’organizzazione internazionale dietro e si occupa di giudicare le violazioni commesse nell’ambito di crimini contro l’umanità, genocidio e crimini di guerra, quindi al contrario delle altre non giudica violazioni commesse dagli stati ma gravi reati commessi da persone fisiche; la differenza con il Tribunale di Norimberga è che quest’ultimo è un tribunale ad hoc, cioè fu istituito per giudicare i gerarchi nazisti a titolo di responsabilità personale per crimini contro l’umanità, competenza limitata per questa specifica situazione; stessa cosa vale per il Tribunale ex Jugoslavia, cioè per i crimini commessi durante la guerra dei Balcani, infatti anche in questo caso fu costituito un tribunale ad hoc che si occupava di giudicare gravi reati commessi da persone fisiche nell’ambito delle guerre di indipendenza balcaniche.

Il Consiglio d’Europa è un’organizzazione internazionale nata sulla base di un accordo internazionale, cioè il Trattato di Londra del 1949, e la sua fonte più importante è la CEDU, convenzione europea dei diritti dell’uomo, del 1950 e le sue violazioni sono di competenza della corte interna al Consiglio d’Europa, cioè la Corte di Strasburgo.

Il Consiglio d’Europa ha i suoi organi e si occupa solo di tutela dei diritti umani fondamentali, CEDU, quindi, anche se geograficamente si trova sempre in Europa, è un’organizzazione autonoma diversa dall’UE, infatti è formata da 48 stati membri mentre l’UE ne ha 27; inoltre sono diverse le finalità in quanto il Consiglio d’Europa è nato con lo scopo esclusivo di tutelare diritti fondamentali inviolabili, i diritti della persona, non ha scopi commerciali, al contrario dell’Unione europea che è nata proprio con l’esclusivo scopo di occuparsi di economia e di commercio, CECA, CEE, anche se le competenze dell’Unione europea sono aumentate ed oggi si occupa anche di diritti fondamentali.

L’Unione europea è nata con il Trattato di Parigi, CECA, e poi si è evoluta con il trattato di Roma, di Maastricht, di Amsterdam, Carta di Nizza e il trattato di Lisbona. Le istituzioni dell’Unione sono il Consiglio dell’UE o consiglio o consiglio dei ministri, Consiglio europeo, Parlamento europeo, Commissione europea, Corte di giustizia, BCE e corte dei conti.

In particolare il Consiglio dell’UE o consiglio o Consiglio dei ministri è l’istituzione dell’UE che condivide con il Parlamento europeo la funzione legislativa e di bilancio; ha delle riunioni calendarizzate e a seconda del tema della riunione partecipa il ministro dello stato competente.

Diverso è il Consiglio europeo, che è l’istituzione dell’UE la quale si occupa non di legislazione ma è un’istituzione politica, cioè si occupa di stabilire le priorità politiche dell’Unione ed è composto da capi di stato e di governo.

L’Unione europea e il processo di integrazione

Nel caso del diritto dell’Unione europea definire l’oggetto della disciplina è un’impresa particolarmente ardua, infatti, l’Unione europea è stata ed è segnata da caratteristiche così originali e peculiari da non consentire di assimilarla né alle tante organizzazioni internazionali nate dalla metà del secolo scorso né ad alcun altro modello di unione di Stati storicamente realizzato, federale, quasi-federale o confederale ecc.

Neppure i numerosi testi che hanno costellato il percorso del processo di integrazione europea sono riusciti a dare una risposta definitiva, infatti, in nessuno di essi la nozione di Unione europea è stata definita chiaramente; al contrario si è indicato in modo fermo l’obiettivo della sua realizzazione.

Neppure la formalizzazione dell’espressione Unione europea avvenuta con il trattato di Maastricht ha risolto il problema, quindi si può dire che la nozione di Unione europea è una nozione ambigua; con una formula poco tecnica ma efficace possiamo affermare che l’Unione europea è un’entità non che si può certo definire sul piano formale come federale, ma che è per così dire più federale delle precedenti comunità e ha i mezzi per diventarlo ancora di più.

In tutta la storia dell’Unione si nota che essa è volta a definire un impianto istituzionale più appropriato per assicurare la convivenza tra stati che hanno accettato di condividere parte della loro sovranità e al tempo stesso vogliono non perdere la propria individualità in un superstato federale, quindi si è alla continua ricerca di un punto di equilibrio in quanto si è preferito evitare di irrigidire l’Unione in uno schema predefinito.

Alle origini quello che oggi chiamiamo diritto dell’Unione europea era il diritto delle comunità europee o diritto comunitario e si risolveva essenzialmente nello studio degli aspetti giuridico-istituzionali delle tre comunità allora esistenti, CECA, CEE e EURATOM, ma già allora il processo di integrazione non si esauriva nelle predette comunità perché si erano sviluppate ulteriori forme di cooperazione.

A seguito dei progressi della costruzione europea le comunità hanno finito per assorbire quasi tutti i fenomeni che ad esse si erano venuti ricollegando proprio in conseguenza della loro crescita per poi sfociare finalmente, con il Trattato di Lisbona, nell’unica struttura formale oggi esistente, cioè l’Unione europea, anche se ancora restano modalità di cooperazione tra stati che non rientrano formalmente nel diritto dell’Unione.

Quindi il diritto dell’Unione si è ampliato e conformato in parallelo con quei progressi includendo non solo gli sviluppi quantitativi della costruzione comunitaria, aumento degli stati membri, ampliamento delle competenze delle istituzioni europee, ma anche quelli qualitativi, in quanto il diritto dell’Unione ha ad oggetto lo studio degli aspetti giuridici istituzionali di essa, ma più in generale si presta ad includere lo studio di tutte le forme e gli strumenti giuridici volti a favorire il processo d’integrazione europea.

Il diritto dell’Unione europea ha faticato non poco per affermare la propria autonomia e la propria identità; il problema si è posto rispetto al diritto internazionale, infatti inizialmente l’allora diritto delle comunità europee era considerato una mera branca di questa disciplina visto che le comunità si presentavano come organizzazioni costituite da accordi internazionali e tra stati, attraverso in particolare erano generalmente qualificate come organizzazioni internazionali a carattere regionale al pari delle altre già esistenti sul continente, NATO, OCSE, Consiglio d’Europa.

Ma lo sviluppo del processo di integrazione e la progressiva accentuazione delle specificità degli enti che ne erano oggetto hanno portato prima ad ampliare il rilievo della materia all’interno del diritto internazionale e poi a singolarizzarne lo studio; questo non soltanto per le dimensioni quantitative che aveva assunto ma soprattutto per le peculiari caratteristiche che contraddistinguevano le comunità europee rispetto alle altre organizzazioni.

In particolare, è apparso che l’Unione europea presenta tratti assai più simili a quelli di un’entità statale che di un’organizzazione internazionale e che quindi si fonda su principi e regole più vicini a quelli del diritto interno che del diritto internazionale.

In effetti l’Unione è dotata al pari appunto di un’entità statale di una propria e compiuta struttura giuridico-istituzionale, di una propria “costituzione”, di un peculiare insieme di valori, di un corpo di principi formali e materiali e di apparati organizzativi, processi decisionali, sistema di garanzie giurisdizionali e competenze sempre più estese e invasive nei diritti interni; non solo, ma l’articolazione dei suoi rapporti con i soggetti privati appare più simile a quella degli ordinamenti statali visto che si confronta con situazioni di tipo più interindividuale che interstatale.

Infatti tra le sue tante peculiarità il processo di integrazione ha una chiara vocazione a penetrare la sfera interna degli stati membri, nel senso di interferire sulle loro strutture istituzionali e politiche economiche sociali, sui fattori del processo produttivo, sull’organizzazione degli scambi e delle attività economiche, ma soprattutto a rivolgersi direttamente ai cittadini degli stati membri, a regolarne i comportamenti e ad attribuire a loro diritti e doveri, anche senza passare per il tramite dello stato nazionale, l’articolo 1 comma 2 TUE afferma che l’Unione opera il più vicino possibile ai cittadini.

Tuttavia il collegamento con il diritto internazionale è rimasto in quanto le istituzioni europee traggono pur sempre origine da un trattato internazionale, hanno come fondatori e protagonisti entità statuali e operano come attori della comunità internazionale che a quel diritto restano soggetti ma il loro studio è ormai autonomo.

Il diritto dell’Unione europea si è trovato a rivendicare la propria autonomia anche rispetto al diritto degli stati membri, infatti in ragione delle sue finalità e del suo oggetto, l’Unione opera soprattutto in direzione del diritto interno degli stati nel senso che interferisce con le branche del diritto interno al punto che ormai si parla di europeizzazione delle diverse branche del diritto interno.

Ancora oggi solo in parte il diritto dell’Unione europea regola autonomamente e regola.

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Scienze giuridiche IUS/14 Diritto dell'unione europea

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher ResPublica di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto dell'Unione Europea e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi "Carlo Bo" di Urbino o del prof Rossi Edoardo Alberto.
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