I sindacati e le organizzazioni imprenditoriali come associazioni non riconosciute
Linee generali
Le caratteristiche organizzative dei sindacati dei lavoratori e degli imprenditori risultano strettamente influenzate dalle vicende storiche e dal contesto generale dei rapporti di lavoro che si realizza in ciascun sistema. Un primo dato tipico della situazione italiana è lo sviluppo tardivo dell’organizzazione sindacale, in corrispondenza con il ritardo del processo di industrializzazione nel nostro paese. Tali fattori hanno influito a lungo sui caratteri organizzativi dei sindacati italiani dei lavoratori.
Un altro carattere storico del movimento sindacale italiano è la forte politicizzazione, intesa sia come connotazione ideologica, sia come connessione con gli stessi partiti politici. L’organizzazione sindacale degli imprenditori non risente di simili divisioni. Per il resto, la struttura organizzativa dei sindacati dei lavoratori e degli imprenditori risponde a modelli largamente comuni. Nel caso italiano, la struttura delle organizzazioni imprenditoriali si è modellata su quella dei sindacati dei lavoratori.
I modelli organizzativi
La struttura sindacale si basa su una duplice linea organizzativa: una cosiddetta verticale e una cosiddetta orizzontale. La prima ha quale elemento di aggregazione l’appartenenza dei lavoratori e delle imprese da cui questi dipendono, allo stesso settore o categoria produttiva. Le strutture organizzative orizzontali dei sindacati dei lavoratori, come di quelli imprenditoriali, comprendono tutti i lavoratori e le imprese dei vari settori merceologici presenti in un determinato ambito geografico.
La linea organizzativa orizzontale e verticale non solo coesistono entro ogni sindacato, ma consistono ciascuna di varie strutture o istanze. Nella nostra esperienza storica, l’aggregazione secondo il mestiere esercitato dai lavoratori, che è la prima forma di organizzazione nei paesi a più antico sviluppo industriale, ha avuto sempre limitata diffusione. Le strutture orizzontali culminanti al vertice nella confederazione, che costituisce il vertice anche delle strutture verticali, hanno sempre rivestito una importanza decisiva nel sindacalismo italiano, ancorché con diverse accentuazioni tra le tre maggiori confederazioni: massima nella CGIL, minore nella CISL e nella UIL.
L’importanza delle strutture orizzontali non è minore nell’organizzazione degli imprenditori, ma anche qui come effetto di adattamento e di imitazione rispetto ai sindacati dei lavoratori.
L’organizzazione sindacale: evoluzione storica
L’evoluzione sindacale nel secondo dopoguerra segue fasi significative per l’intero assetto delle nostre relazioni industriali. Nell’immediato dopoguerra e per oltre un decennio, le condizioni socio-politiche ed economiche contribuiscono a mantenere il sindacato in situazioni di debolezza organizzativa e di divisione politica. Con l’inizio del boom economico, la crescita contribuisce a rafforzare la posizione dei lavoratori sul mercato del lavoro. L’effetto è rafforzato dall’atteggiamento dei pubblici poteri, più favorevole all’organizzazione sindacale.
Comincia il processo di avvicinamento tra le tre maggiori confederazioni: CGIL, CISL e UIL; le posizioni di politica sindacale si evolvono, in particolare si delinea una maggiore attenzione ai temi dell’impresa e della contrattazione aziendale. La forza del sindacalismo dei lavoratori raggiunge nel decennio 70-80 il suo massimo per una congiuntura economica favorevole. Il decennio ’90 eredita dal passato i fattori di crisi rappresentativa del sindacato specie confederale. Nell’ultimo decennio, il mutato contesto economico e la crescente concorrenza globale hanno contribuito a indebolire il sindacato non solo in Italia. Le tre maggiori confederazioni hanno dimostrato una nuova tenuta quanto al numero assoluto degli affiliati.
Nella CGIL si è passati dalle 36 federazioni degli anni 50 alle 12-14 di oggi: una riduzione simile è verificabile anche in CISL e UIL. La crisi rappresentativa e le tensioni tra sindacati hanno reso sempre più urgente innanzitutto l’innovazione delle strategie politiche e organizzative, ma anche una urgente riforma delle regole del gioco, prevedendo criteri di rappresentatività effettivi dell’organizzazione sindacale; una condizione essenziale per poggiare il sistema contrattuale su basi solide e metterlo in grado di reggere il peso della regolazione crescente del conflitto.
L’attuale struttura organizzativa del sindacato
La struttura del sindacato risulta notevolmente complessa, con più intrecci e livelli organizzativi della maggior parte dei sindacati europei. L’attuale struttura organizzativa risulta basata su quattro livelli:
- Alla base stanno le strutture presenti nei luoghi di lavoro; delegati nel settore privato, sezioni sindacali o simili nel settore pubblico. Nell’agricoltura e nell’edilizia la struttura di base è la tradizionale lega territoriale.
- Il secondo livello è quello provinciale o comprensoriale. Qui sono presenti le strutture verticali, i sindacati provinciali delle varie categorie e le strutture orizzontali, variamente denominate: camere del lavoro per la CGIL, camera sindacale per la UIL, Unioni sindacali per la CISL.
- Il livello regionale, sia orizzontale, sia di categoria, di più recente costituzione, è provvisto di poteri crescenti anche in corrispondenza del decentramento amministrativo e regionale.
- In ambito nazionale operano tutte le strutture di vertice dell’intera organizzazione, le federazioni nazionali di categoria e la confederazione.
La distinzione tra strutture orizzontali e verticali corrisponde a una fondamentale divisione di compiti nel sindacato. Alle prime spetta di fissare gli indirizzi fondamentali di politica sindacale, economica, contrattuale per tutta l’organizzazione. Le strutture verticali sono competenti per la conduzione dell’attività contrattuale e delle iniziative di rilievo settoriale. La tipologia degli organi delle varie strutture riproduce, con maggiore articolazione, quella usuale delle associazioni.
Il sistema di finanziamento dei sindacati è complesso e talora poco definito. Le principali fonti interne sono: la quota tessera divisa tra le varie strutture, ma che costituisce il principale introito delle centrali confederali e i contributi associativi versati di solito mensilmente dai lavoratori per delega in percentuale sulla retribuzione. Una ulteriore fonte interna di finanziamento è la quota di servizio, trattenuta, specie in qualche categoria, dalla retribuzione di tutti i lavoratori per l’azione svolta dal sindacato.
Uno dei caratteri tradizionali del sindacalismo italiano è la sua organizzazione su basi pluralistiche, cioè in organizzazioni distinte a seconda di concezioni culturali, ideologiche e di ascendenze politiche. Nella CGIL sono compresenti componenti o comunque ispirazioni legate ai partiti della sinistra italiana. La CISL, di ispirazione cattolica e a lungo collaterale alla democrazia cristiana, comprende lavoratori anche di aree diverse e non allineati a posizioni politiche definite. La UIL riunisce tradizionalmente componenti socialiste, repubblicane e socialdemocratiche.
I rapporti tra le tre maggiori confederazioni hanno avuto alterne vicende. Le divisioni tradizionali sul ruolo del sindacato e sui rapporti con i partiti politici si dimostrano ostacoli insuperabili al raggiungimento dell’unità e le tre confederazioni ripiegarono sulla conclusione di un patto confederativo costitutivo della confederazione CGIL-CISL-UIL, inteso come fase transitoria verso l’unità organica. Ma i contrasti degli anni 80, culminanti nella rottura del 1984 tra CGIL, CISL e UIL, hanno portato allo scioglimento della confederazione.
Il sindacalismo autonomo tradizionale ha avuto in Italia un’importanza limitata quasi esclusivamente al settore pubblico. Nel corso degli anni 80, in alternativa al sindacalismo confederale e al sindacalismo autonomo tradizionale, prende consistenza un soggetto sindacale multiforme, di tipo movimentista o di tipo professionale.
L’organizzazione dei lavoratori nei luoghi di lavoro
I sindacati italiani sono rimasti a lungo privi di una presenza diretta nei luoghi di lavoro. L’espressione degli interessi collettivi dei lavoratori in azienda è stata, dalle origini fino agli anni 60, affidata a una rappresentanza, la commissione interna, strutturalmente diversa dal sindacato, in quanto costituita non su base associativa, ma eletta da tutti i lavoratori dell’azienda. La commissione interna è una forma rappresentativa unitaria e necessaria.
I primi delegati in fabbrica appaiono nel ’69 in alcune grandi fabbriche del nord, al di fuori dell’iniziativa sindacale, anzi spesso in polemica con le organizzazioni sindacali. I caratteri principali dei delegati sono di essere eletti in modo unitario da un gruppo ristretto di lavoratori collocato nella stessa condizione produttiva.
L’organizzazione degli imprenditori: in generale
L’organizzazione degli imprenditori è un fenomeno storicamente indotto, o di risposta, rispetto al sindacato dei lavoratori e ne riproduce i tratti organizzativi generali: doppia linea organizzativa, prevalenza delle strutture orizzontali, tradizionale accentramento. Esistono distinte organizzazioni confederali anzitutto per i grandi settori economici: la Confindustria organizza tradizionalmente gli imprenditori industriali; la Confcommercio quelli del commercio, la Confagricoltura quelli dell’agricoltura, l’ABI per le imprese di credito.
Anche la rappresentanza dei datori di lavoro soffre oggi di problemi di identità che hanno portato molte imprese ad uscire dal sindacato confederale storico per gestire a livello individuale la fase di contrattazione collettiva.
Confindustria
La Confindustria è di gran lunga l’organizzazione imprenditoriale più consistente. Le imprese associate operano non solo nell’industria ma anche nel cosiddetto terziario avanzato, il che manifesta una tendenza comune anche ad altre associazioni ad assumere un carattere più complesso per rafforzare la propria capacità rappresentativa.
La Confindustria è un’organizzazione complessa. Le sue strutture portanti sono le associazioni territoriali, ciascuna grosso modo corrispondente a una provincia. A queste fanno capo tutte le imprese della provincia. Le principali funzioni fanno capo alle associazioni territoriali, nonostante la riforma del 1970 abbia inteso accrescere il ruolo delle organizzazioni di categoria al fine di aumentare l’articolazione funzionale dell’intera confederazione.
Le federazioni di categoria hanno svolto tradizionalmente un ruolo marginale nella politica sindacale degli imprenditori. È solo del 1971 la costituzione di Federmeccanica, la più importante associazione di categoria con esclusive funzioni di rappresentanza sindacale, intesa a contrastare la crescente forza della federazione lavoratori metalmeccanici. Gli organi della Confindustria riproducono la tipologia usuale delle associazioni. Il ruolo della presidenza è stato spesso decisivo a ragione del prestigio di alcuni suoi presidenti.
La necessità di rispondere alle sfide del cambiamento economico-produttivo ha sollecitato anche le associazioni imprenditoriali ad adeguare le proprie strategie e le strutture organizzative. La tendenza più evidente, parallela a quella in corso tra le categorie sindacali, è verso l’aggregazione delle strutture categoriali. L’episodio più rilevante è l’aggregazione delle cinque maggiori confederazioni rappresentative del commercio. L’aggregazione è stata facilitata dal superamento delle divisioni esistenti tra le due organizzazioni del commercio e le due dell’artigianato che riflettevano originarie ascendenze politiche. Il nuovo soggetto R.ete. rappresenta oltre 2.3 milioni di imprese, con 14,5 milioni di addetti e il 95% del tessuto produttivo nazionale.
Organizzazioni sindacali a livello internazionale e comunitario
L’organizzazione sindacale internazionale più rappresentativa dei lavoratori è la confederazione internazionale dei sindacati liberi. Raggruppa milioni di aderenti con organizzazioni affiliate in circa un centinaio di paesi di tutti i continenti ed ha sede a Bruxelles. Nel 2006 questa organizzazione si unisce con la federazione mondiale del lavoro. A livello verticale si sono sviluppate federazioni internazionali di categoria, con compiti di coordinamento dell’azione sindacale, non escluse rivendicazioni comuni nei confronti soprattutto delle imprese multinazionali.
All’interno della comunità europea, nel 1973 si è costituita a Bruxelles la confederazione europea dei sindacati, che rappresenta oltre 30 organizzazioni. Sul versante degli imprenditori non esistono centrali interazioni degli imprenditori paragonabili a quelle dei lavoratori. Gli interessi degli imprenditori sono rappresentati da due organizzazioni, la IOE (organizzazioni internazionali degli imprenditori), competente per le questioni sociali e la ICC (camera di commercio internazionale), competente per le questioni economiche. Gli imprenditori sono altresì rappresentati all’OIL, che costituisce anche per essi una sede importante di incontro mondiale. Legami internazionali sono realizzati, anche per le relazioni industriali, dalle imprese multinazionali.
L’unione delle industrie della comunità europea, con sede a Bruxelles, raggruppa le organizzazioni padronali dei paesi membri per settori di attività; di recente ha cambiato nome in BusinessEurope.
Il sindacato come associazione non riconosciuta
Fattispecie sindacale e associazione
La mancata attuazione dell’art 39, 2ª parte, della costituzione, abbia avuto soprattutto due conseguenze sulla disciplina delle organizzazioni sindacali sia dei lavoratori che dei datori di lavoro:
- In generale una accentuazione del loro carattere privatistico;
- Più specificamente la loro appartenenza al genere associazioni non riconosciute.
Certo è invece che la libertà sindacale collettiva di cui all’art 39 cost., ha ricadute sulla stessa configurazione del sindacato che può strutturarsi secondo le più diverse modalità. Attività di autotutela collettiva possono essere svolte anche da coalizioni o gruppi occasionali, privi dei caratteri di stabilità e della strumentazione propri dell’associazione, oppure da organismi in tutto o in parte elettivi.
La disciplina codicistica delle associazioni
In quanto associazioni non riconosciute, sindacati e organizzazioni imprenditoriali sono assoggettati alla disciplina degli art 36, 37 e 38 del codice civile. Si tratta di una disciplina scarna e residuale, per questo inadeguata a spiegare la sostanza del fenomeno associativo sindacale. La residualità risulta già dal principio base sancito all’art 36, secondo cui l’ordinamento interno e l’amministrazione delle associazioni non riconosciute sono regolate dagli accordi tra gli associati, cioè dalle regole interne dell’associazione, dagli statuti e dai regolamenti, che si ritengono riconducibili al consenso dei soci. La direttiva dell’art 36 cc non risulta storicamente motivata dal rispetto dell’autonomia interna delle formazioni sociali, anche se in effetti si rivela congrua a questo fine e quindi ex post in linea con il principio di libertà dell’art 39 comma 1 cost.
Rapporti interni e democrazia sindacale
L’assenza di una disciplina tipica dell’associazione sindacale e, in generale, la consacrazione dell’autonomia organizzativa contenuta nell’art 36 cc hanno un rilievo particolare in ordine ai rapporti interni del sindacato. In presenza di sindacati di lavoratori divisi e in competizione tra loro, i problemi della tutela dei soci verso l’organizzazione, e della libertà sindacale negativa nonché della stessa democraticità interna del sindacato assumono minore urgenza rispetto alla difesa esterna della libertà sindacale nei confronti dello stato e degli imprenditori.
Il principio della democraticità interna del sindacato, richiesto dall’art 39 cost come condizione per la registrazione, deve ritenersi vigente anche per i sindacati di fatto. In assenza di tale requisito, l’organizzazione non beneficerebbe della disciplina riservata dall’ordinamento al sindacato. È usuale fare riferimento, per esplicitare il contenuto del principio, alle regole democratiche di solito accettate dal sindacalismo. Alcune di queste sono indiscusse; così ad esempio il carattere elettivo delle cariche sociali e il principio di maggioranza.
La giustizia interna dei sindacati
L’amministrazione della giustizia interna è fra i temi più tormentati della vita delle associazioni, incluso il sindacato. La carenza più grave riscontrabile in questa disciplina non sta tanto nella sommarietà delle garanzie procedurali, quanto nella loro debole effettività e nella scarsa affidabilità degli organi giudicanti.
L’orientamento originario della giurisprudenza in tema di rapporti endo-associativi è rigorosamente astensionistico. Talora è equivalente a un rifiuto di competenza a giudicare in proposito. Più spesso è limitato a dare un giudizio di legittimità e non di merito sulla controversia. Tuttavia si giunge talora a controllare la conformità degli atti associativi alle regole statuarie, dichiarando la nullità di atti contrari allo statuto.
Controversie interne, ammissione al sindacato, rapporti tra associazioni di diverso livello
I pochi casi giudiziari relativi a controversie intrasindacali sono stati originati quasi sempre da gravi tensioni interne e di solito sollevati non da singoli soci, ma da gruppi interni all’associazione. Fra i più famosi è quello conseguente alla scissione della CGIL nel 1948, riguardante il diritto della corrente.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
-
Riassunto esame Diritto del lavoro, Prof. Zoli Carlo, libro consigliato Il rapporto di lavoro subordinato, Carinci,…
-
Riassunto esame Diritto del lavoro, Prof. Carinci Maria Teresa, libro consigliato Diritto del lavoro - Vol. 2 (Il R…
-
Riassunto esame "Diritto del Lavoro", Prof. Occhino Antonella, Libro consigliato"Diritto del lavoro, Vol. II - Il r…
-
Riassunto esame "Diritto del Lavoro", Prof. Occhino Antonella, Libro consigliato "Diritto del lavoro, Vol. II - Il …