1. IL PARADIGMA DELLA COMPLESSITÀ
GLOTTODIDATTICA TRANSDISCIPLINARE
APPROCCIO, METODO, METODOLOGIA
LE VARIABILI
ETICA E INSEGNAMENTO/APPRENDIMENTO LINGUISTICO
2. COME NASCE LA GLOTTODIDATTICA
TRADIZIONE FORMALISTICA E METODO GRAMMATICO-TRADUTTIVO
GLI APPROCCI NATURALI
IL READING METHOD
RIVOLUZIONE ANNI ‘60
APPROCCIO STRUTTURALISTICO
APPROCCIO COMUNICATICO E NOZIONE DI COMPETENZA COMUNICATIVA
METODI SITUAZIONALI A BASE SOCIOLINGUISTICA
METODI FUNZIONALI A BASE PRAGMALINGUISTICA
LA GLOTTODIDATTICA UMANISTICA
LA TEORIA DI KRASHEN
METODI CLINICI A BASE PSICOLOGICA
TEORIA DELL’INTERLINGUA E LA LINGUISTICA ACQUISIZIONALE
QUADRO COMUNE EUROPEO E PORFOLIO EUROPEO DELLE LINGUE
IMPATTO NUOVE TECNOLOGIE ANNI ‘90
LE TENDENZE ATTUALI
CAMBIAMENTO RADICALE
3. IL SOGGETTO DELL’ACQUISIZIONE LINGUISTICA: LO STUDENTE
IL SOFTWARE DELL’ACQUISIZIONE LINGUISTICA, IL LAD
IL PROBLEMA DELL’ATTITUDINE ALLA LINGUA
LE INTELLIGENZE MULTIPLE
STILI COGNITIVI E D’APPRENDIMENTO
TRATTI DELLA PERSONALITÀ
LA MEMORIA
LA MOTIVAZIONE
LO STUDENTE BAMBINO
IL PERIODO CRITICO
CARATTERISTICHE DELL’INSEGNAMENTO AI BAMBINI
LO STUDENTE ADOLESCENTE E IL GIOVANE ADULTO
L’ASPETTO RELAZIONALE
L’ASPETTO COGNITIVO
L’INTRODUZIONE DELLA SECONDA LINGUA STRANIERA
IL GIOVANE ADULTO
LO STUDENTE ADULTO
IL GRUPPO DI STUDENTI
4. IL REGISTA DELL’ACQUISIZIONE LINGUISTICA: L’INSEGNANTE
L’INSEGNANTE COME REGISTA NELLO SPAZIO DI AZIONE DIDATTICA
L’INSEGNANTE COME FACILITATORE DELL’ACQUISIZIONE
1
I PROGETTISTI DEL CURRICOLO E GLI AUTORI DEI MATERIALI DIDATTICI
5. LA LINGUA E I LINGUAGGI NON VERBALI
LA COMUNICAZIONE
LINGUA SECONDA, STRANIERA, ETNICA, FRANCA
LA LINGUA COME CODICE: LA COMPETENZA LINGUISTICA
I LINGUAGGI NON VERBALI: LA COMPETENZA EXTRALINGUISTICA
LA LINGUA IN USO: LA COMPETENZA SOCIO-PRAGMATICA
DALLA COMPETENZA ALLA PADRONANZA: LE ABILITÀ LINGUISTICHE
LE MICROLINGUE DISCIPLINARI
IL TESTO LETTERARIO
6. LA DIMENSIONE (INTER)CULTURALE
LA PROSPETTIVA ANTROPOLOGICA E SOCIOLINGUISTICA
LA PROSPETTIVA INTERCULTURALE
7. ORGANIZZAZIONE DEL MATERIALE DIDATTICO
L’UNITÀ D’ACQUISIZIONE
L’UNITÀ DIDATTICA COME RETE DI UNITÀ D’ACQUISIZIONE
IL MODULO
8. LO SVILUPPO DELLE ABILITÀ
LE ABILITÀ RICETTIVE: ASCOLTO E LETTURA
TECNICHE E ATTIVITÀ PER LO SVILUPPO DELLE ABILITÀ DI COMPRENSIONE
LA PROCEDURA CLOZE
LA PROCEDURA JIGSAW
TECNICHE PER GUIDARE E VERIFICARE L’ABILITÀ DI COMPRENSIONE
LA COMPRENSIONE ESTENSIVA
IL CONTRIBUTO DELLE GLOTTOTECNICHE
LE ABILITÀ PRODUTTIVE: MONOLOGO E SCRITTURA
TECNICHE PER SVILUPPARE LA PRODUZIONE ORALE (MONOLOGO)
TECNICHE PER SVILUPPARE LA PRODUZIONE SCRITTA
IL CONTRIBUTO DELLE GLOTTOTECNOLOGIE (PRODUZIONE SCRITTA)
L’ABILITÀ DI INTERAZIONE: IL DIALOGO
ATTIVITÀ PER LO SVILUPPO DELL’ABILITÀ DI DIALOGO
IL CONTRIBUTO DELLE GLOTTOTECNOLOGIE (DIALOGO)
2
LE ABILTIÀ DI TRASFORMAZIONE DEI TESTI
9. SCOPERTA, FISSAZIONE, RIUTILIZZO DELLE REGOLE E DEL LESSICO
GRAMMATICA IMPLICITA E GRAMMATICA ESPLICITA
RIFLESSIONE SULLA LINGUA E INSEGNAMENTO DELLA GRAMMATICA
METODOLOGIA PER FAVORIRE L’ACQUISIZIONE DELLE REGOLE
ATTIVITÀ LUDICHE PER L’ESERCITAZIONE GRAMMATICALE
TECNICHE BASATE SUGLI INSIEMI
TECNICHE DI MANIPOLAZIONE ED ESERCIZI STRUTTURALI (PATTERN DRILL)
LA CORREZIONE FONETICA E GRAFEMICA
L’ACQUISIZIONE DEL LESSICO
IL CONTRIBUTO DELLE GLOTTOTECNOLOGIE (ACQUISIZIONE DEL LESSICO)
10.LA METODOLOGIA CLIL
L’USO VEICOLARE DELLA LINGUA STRANIERA PER INSEGNARE ALTRE DISCIPLINE
L’ORGANIZZAZIONE DI ESPERIENZE DI USO VEICOLARE DELLA LINGUA
METODOLOGIA PER L’USO VEICOLARE DELLA LINGUA
11.LA VALUTAZIONE E IL RECUPERO
LA VERIFICA
LA VALUTAZIONE
IL RECUPERO
L’ECCELLENZA
LA CERTIFICAZIONE
12.LA LINGUA SECONDA (ITALIANO 2)
LINGUA STRANIERA E LINGUA SECONDA
COORDINATE
PROCEDURE OPERATIVE
IL LABORATORIO DI ITALIANO L2
13. 3
1. IL PARADIGMA DELLA COMPLESSITÁ
Società semplici: collocate su un piano bidimensionale
(superficie terra suddivisa in blocchi, divisi in stati, divisi in regioni, divisi in città e
campagna)
Società attuale: complessa
Ogni stato è una sfera nello spazio che ha relazioni con altre sfere -> ogni
microsfera si relaziona con tutte le altre microsfere omologhe al di là di città o stati
(ogni persona entra a far parte di microsfere, ciascuna con le sue relazioni e con il
suo stile linguistico = serve ad essere riconosciuti come membri di quella sfera)
↓
in una società in cui conta il pensiero flessibile, multiplo, le lingue sono uno
strumento essenziale
(anche sapere una lingua è divenuto un concetto flessibile)
Glottodidattica: fondata sui processi (comprensione, produzione, interazione) e deve
fornire strumenti per
un lifelong language learning
= transdisciplinare,
entità autonoma rispetto a tutte le aree da cui trae conoscenze e che trasforma
queste conoscenze in un
sistema compatto che ha come scopo la formazione di persone che padroneggiano
in vari modi e a vari
livelli lingue non native
GLOTTODIDATTICA TRANSDISCIPLINARE
Per agire e vivere nella società complessa serve una glottodidattica complessa che
parta dalla considerazione che le persone con cui opera devono:
Usare la lingua per comunicare (scienze del linguaggio, della comunicazione)
Comunicare all’interno di culture (antropologia, sociologia)
Imparare lingua non nativa (neuro-psicolinguistica, psicologia dell’apprendimento,
motivazione)
Apprendimento in ambiti finalizzati alla formazione, in situazioni di educazione
formale 4
Maggioranza delle scienze che concorrono alla conoscenza della glottodidattica:
scienze soft ↓
scienza umana, componente umana dell’allievo, dell’insegnante come condizione
naturale in cui opera
Nonostante questo, lo studioso e l’insegante devono dotarsi di modelli di riferimento,
strutture concettuali che potenzialmente sono vere sempre e ovunque
LO STRUMENTO CONCETTUALE DI FONDO: APPROCCIO, METODO, METODOLOGIA
La glottodidattica tra le sue conoscenze da varie aree scientifiche
Glottodidattica: scienza teorico-pratica
scissione della gestione della conoscenza teorica assunta dalle teorie di riferimento
o elaborata in proprio (approccio) dall’uso che di tali conoscenze si fa (metodo)
= scambio reciproco tra la glottodidattica, i mondi delle idee e quello
dell’insegnamento 5
Approccio: filosofia di fondo, idea che si ha di una lingua, di cultura, di
comunicazione, di studente, di insegnante, di insegnamento
Metodo: traduzione dell’approccio in procedure operative per mezzo delle quali
organizzare le indicazioni dell’approccio stesso
Il metodo non si occupa specificatamente delle tecniche di classe ma di strumenti
di organizzazione dell’educazione linguistica
Per trasformare il metodo in azione, gli inseganti selezioneranno delle tecniche
didattiche adeguate al metodo e coerenti con l’approccio
LE VARIABILI
Teorie di riferimento
4 ambiti essenziali:
- scienze del linguaggio e della comunicazione
- scienze neuro-psicologiche e dell’educazione
Percorso
movimento glottodidattico oggetto di analisi è:
- deduttivo (si danno regole, se ne dedurranno i comportamenti linguistici)
o
- induttivo (si lascia che sia lo studente a scoprire i meccanismi di funzionamento
della lingua)
Studente
- tabula rasa su cui incidere
o
- protagonista del suo apprendimento
Docente
- fonte di informazione, modello da seguire
o
- regista, organizzatore, facilitatore dell’apprendimento
Lingua
- insieme di regole da usare con la massima correttezza
o
- strumento di comunicazione efficace
- costruzione monolitica
o
- insieme di varietà geografiche, di registro per cui oltre la correttezza e all’efficacia
è importante anche l’appropriatezza socio-linguistica
Cultura
- letteraria, classica
o
- quotidiana
Strumenti operativi
curricolo costituito: 6
- in termini di finalità
o
- come mera lista di contenuti
Tecniche didattiche
patrimonio della metodologia didattica ricchissimo di tecniche, intese come attività
e come esercizi
Materiali
- manuali
o
-dimensione audio-video
Strumenti tecnologici
quali tecnologie caratterizzano un movimento glottodidattico
ETICA E INSEGNAMENTO/ APPRENDIMENTO LINGUISTICO
La dimensione etica, delle azioni oggettivamente buone, coinvolge varie figure
impegnate nell’insegnamento linguistico.
Etica dello studioso che scrive un manuale
predispone materiale per la formazione dei docenti, ricerca il vero e lo deve
tradurre in un discorso ha il dovere etico di farlo attraverso un linguaggio chiaro e
semplice, con lo scopo di formare chi non sa
Etica del progettista di curricoli, di sillabi, di manuali in ordine alle finalità
dell’insegnamento della lingua straniera
chi progetta un corso deve porsi il problema delle finalità del suo corso, non solo
degli obbiettivi strumentali
Mete educazione linguistica
1. Culturalizzazione: essere accettata in gruppi linguistico-culturali non nativi
2. Socializzazione: stabilire rapporti senza problemi linguistico-comunicativi
3. Autorealizzazione: realizzare un proprio progetto di vita senza che la lingua
costituisca un ostacolo
Quanto spazio è realmente dato alla dimensione culturalizzante, senza la quale non
c’è socializzazione, senza la quale non c’è autopromozione?
Etica del progettista di curricoli, di sillabi, di manuali in ordine agli obbiettivi, ai
contenuti dell’insegnamento della lingua straniera
l’obbiettivo è lo sviluppo e il perfezionamento della competenza comunicativa in
una lingua straniera, fra le cui competenze non ci sono solo quelle linguistiche ma
anche quelle extralinguistiche
Insegnante di lingua come educatore
svolge un ruolo educativo: se i manuali non rispondono al modello delle relazioni
umane, il singolo insegnante sente come dovere etico, la necessità di provvedere a
colmare la mancanza, integrando curricolo e materiali 7
Aspetto in cui le responsabilità di insegnante e studente si intersecano è la
facilitazione.
L’atto di facilitare può essere svolto in maniera da:
- rafforzare lo studente: renderlo più efficiente nell’apprendimento, sollevarlo da
alcune delle difficoltà, in modo che l’eccesso di difficoltò non lo deprima e blocchi
- viziare lo studente: dargli l’illusione che imparare non richiede impegno
- illudere lo studente: dargli l’illusione di star imparando la lingua autentica, non una
versione semplificata per facilitarlo
2. COME NASCE LA GLOTTODIDATTICA
Mondo classico, Medioevo, Rinascimento
Insegnamento delle lingue:
Essenzialmente comunicativo, basato sull’uso prima che sulla forma
Affidato all’interazione con un madrelingua
Uso dei testi classici come modelli (non c’erano grammatiche)
Secondo Rinascimento, ‘600
Nascita di centri che studiano la lingua come oggetto
Creazione dei primi dizionari, delle prime grammatiche
Il latino rimane lingua veicolare del mondo ecclesiastico e fulcro dell’educazione
linguistica nelle scuole
Nelle scuole l’insegnamento delle lingue moderne avviene secondo modalità
dell’insegnamento del latino: approccio formalistico
(domina in Italia dal ‘600 agli anni ’60)
TRADIZIONE FORMALISTICA E METODO GRAMMATICO – TRADUTTIVO
Approccio formalistico - focalizza l’attenzione sulla grammatica
- fonologia concepita come “regole di pronuncia”
- lessico appreso con liste
‘600: gli studenti ricavano le regole da un testo letterario
‘700: presenza di manuali in cui si procede per schemi grammaticali pronti, da
apprendere a memoria
(basati su un’intuitiva frequenza d’uso)
Regole: considerate stabili, immutabili (principio di purismo che condanna varianti
regionali per cui
l’unica varietà di registro è quella formale)
Strumentazione metodologica duplice:
- dimensione orale
dopo la presentazione delle regole di pronuncia con la lettura di testi, il passaggio
8
alla lettura è
effettuato per mezzo del dettato
- dimensione scritta (quella che interessa di più)
curata facendo leggere e tradurre testi stranieri classici e frasette dalla lingua
materna a quella
straniera
Schemi grammaticali: chiusi, traduzione intesa come strumento esercitativo per
eccellenza ↓
il lavoro sulla lingua dotata di significato è limitato ai grandi testi del passato o è
del tutto eluso nella traduzione esercitativa o nella lettura ad alta voce
1. Fino agli anni ’60: tutto era grammatica
2. Fino ai primi anni ’80: la base dell’insegnamento linguistico era grammatico-
traduttiva e molti degli insegnanti ritengono che la correttezza prevalga come
parametro di valutazione sull’efficacia pragmatica e l’appropriatezza socio-culturale di
un enunciato
(on-line si trovano frequentemente riproposizioni di logiche e di prassi proprie
dell’approccio e del metodo formalistico)
3. Anni ’80-’90: si elimina la grammatica, riducendo l’approccio comunicativo 9
GLI APPROCCI NATURALI
L’approccio formalistico viene messo in discussione nell’800 negli Stati Uniti, dove la
conoscenza delle lingue doveva rispondere alle esigenze comunicative di una società
multiculturale.
Nel 1972, M. Berlitz fonda una scuola di tedesco, basata sulla realizzazione
dell’approccio naturale, il “metodo diretto”:
Presenza di un docente madrelingua
Accentuazione delle abilità orali
Capacità di leggere e comprendere un testo, anche se non parola per parola
10
Accanto alla pressione multiculturale americana e quella commerciale della Prussia,
l’istanza di un insegnamento vivo viene da studi scientifici sulla lingua, in particolare
fonologici, che riportano il focus sulla lingua parlata
De Saussure formula la dicotomia fra:
PAROLE = lingua in atto
vs
LANGUE= sistema astratto dell’approccio formalistico
Tutti convergono sulla primarietà dell’oralità rispetto alla scrittura
Tutti concordano sulla difficoltà della traduzione, escludendola come tecnica
didattica, preferendo focalizzare l’ascolto e la lettura di testi resi comprensibili
dall’insegnante attraverso parafrasi
Tutte queste teorie rimangono confinate in scuole d’élite, non incidendo sulla scuola 11
IL READING METHOD
Dal 1914 e per trent’anni, la lingua smette di essere viva, orale, comunicativa,
divenendo strumento per leggere opere provenienti dall’estero 12
Reading Method:
Approccio, ha una sua filosofia precisa
Esclude lo sviluppo delle competenze orali (perno dell’approccio naturale e presenti
nell’approccio formalistico come regole di pronuncia) = primo esempio di reduced
competence course
Modifica la figura del docente come guida che insegna le strategie di decifrazione
di testi in lingua straniera e da qualche schema grammaticale come riferimento
↓
facilitatore con scarsissimo ruolo formativo, limitandosi a seguire il percorso del
manuale di letture e fungendo da dizionario
Gli studenti sono autonomi e responsabili del loro apprendimento (forte autonomia
e responsabilizzazione dello studente)
RIVOLUZIONE DEGLI ANNI ’60
Dopo la seconda guerra mondiale si ha l’opposto degli isolazionismi e con il primato
economico e militare degli Stati Uniti, i mezzi di comunicazione di massa, l’inglese
diventa la lingua della globalizzazione. L’insegnamento delle lingue straniere si
trasforma in due ambiti: 13
- l’insegnamento dell’inglese
- l’insegnamento delle altre lingue
I prodromi: ASTP, glottodidattica scientifica, diffusione di dischi e registratori
La rivoluzione degli anni ’60 è preparata da eventi e riflessioni che,
nell’insegnamento delle lingue, avvengono durante la II guerra mondiale e negli anni
seguenti.
Quando gli Stati Uniti entrano in guerra, capiscono che il Reading Method ha privato
l’America di uno strumento strategico: la padronanza delle lingue vive
4 risorse per recuperare:
Psicologia dell’apprendimento elaborata negli anni ’30 (neocomportamentismo,
neobehaviorismo) secondo la quale:
apprendimento = risultato di una serie intensiva e ripetitiva di stimoli e risposte,
seguite dalla conferma o dalla correzione (Skinner – Army Specialized Training
Program)
Teoria linguistica tassonomica: pratical ha il ruolo centrale (legame con l’approccio
naturale), si fa un’analisi delle componenti minime della lingua
Notevole quantità di immigrati, spesso accademici fuggiti dalle leggi razziali, capaci
di fornire campioni di lingua autentica
= ingresso sistematico della dimensione culturale nei corsi di lingua straniera
Risorsa tecnologica del giradischi: gli spezzoni di lingua vengono registrati con
intonazione e pronuncia desiderata per fornire lo sti
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