Demografia
È lo studio quantitativo della popolazione umana e delle biografie individuali che la costituiscono. Come la statistica, non si occupa dei singoli casi, ma a partire dall'informazione raccolta sui casi individuali cerca di derivare regolarità che hanno carattere più generale. Così, la demografia non si occupa di per sé delle singole vite, ma a partire dall’informazione sulle singole persone fornisce risultati conoscitivi che hanno valore generale.
Per rispondere alle esigenze conoscitive che descrivono e regolano la crescita della popolazione e i cambiamenti nella vita delle persone, la demografia ha sviluppato un apparato teorico-concettuale e metodologico distintivo e specifico rispetto alle altre discipline che studiano l’uomo (come la biologia umana e le scienze sociali).
Studia elementi da molte materie, cioè è multidisciplinare: statistica, sociologia, medicina, economia. Ha un suo codice proprio. L'Italia è un caso importante, essendo uno dei paesi con il più basso tasso di fecondità. Ogni donna mette al mondo 1.3 figli. L’Italia è molto studiata per questo motivo. Cause: problemi economici e sistema di valori, si esce tardi di casa. Es Bulgaria da comunista a liberale ha avuto un problema di bassa fecondità ma poi ha avuto un recupero.
Popolazioni dinamiche
Le popolazioni non sono entità che restano stabili nel tempo, ma sono entità dinamiche che si modificano nel loro ammontare e nella loro struttura e composizione. La popolazione italiana dall'unità di Italia, e quindi la prima rilevazione, si ha nel 1861. Si tratta di dati di censimento, censuari, uno strumento per rilevare l’ammontare di una popolazione in una data circoscrizione temporale caratteristica tentativo di contare tutti gli elementi della popolazione.
Analisi su una popolazione che sono le analisi su dati censuari e spesso non si ha accesso ai dati censuari, quindi si estrae un campione che si spera essere rappresentativo della popolazione. Quindi quando si parla di campioni, allora noi abbiamo solo una parte parziale della popolazione quando invece abbiamo l’intera popolazione abbiamo dati che provengono da un censimento.
In Italia i censimenti sono stati fatti fino al 2011, ogni 10 anni si fa, ma nel '41 non è stato fatto perché era un periodo bellico ed è stato fatto allora nel 1936. Il censimento è molto conosciuto nella demografia compare addirittura nel Nuovo Testamento dei vangeli (censimento romano quando Erode voleva uccidere i bambini maschi).
Nel 1861 erano 22,176 milioni e nel 2001 56,306 milioni e nel 2011 59 milioni. Asse ordinate entità della popolazione e ascisse gli anni si forma una curva crescente, ammontare della popolazione è dinamico e si muove nel tempo. Esistono momenti in cui ad esempio epidemie, peste del '600, guerre ecc. hanno avuto momenti di flessione. La popolazione ha velocità diverse.
Cambiamenti storici nella popolazione italiana
Questo movimento non implica solo un cambiamento del quantitativo complessivo della popolazione, ma implica anche un cambiamento della struttura della popolazione. Cosa cambia dal 1861 al 2001: il tasso di natalità generico (ogni mille abitanti) era 36 per mille nel 1861 (ogni mille abitanti nel 1861 si avevano 36 figli ogni anno) e 9.2 per 1000 (ogni mille abitanti nel 2001 si avevano 9.6 figli ogni anno); quindi, si è ridotta la fecondità e perché? Perché si è ridotta la mortalità e specialmente quella infantile, allora il bisogno paradossalmente di mettere al mondo meno figli per sapere che almeno qualcuno di loro sopravviverà fino all’età adulta.
Il tasso di mortalità si misura con i morti ogni mille abitanti ogni anno. Sono misure grezze che non tengono conto della struttura della popolazione, ma sono misure importanti. Nel 1861 il tasso di natalità era superiore a quello di mortalità, mentre nel 2001 il tasso di natalità è inferiore a quello di mortalità. Ciò indica che la popolazione invecchia anche perché la natalità era più alta prima. Il numero medio di figli per donna nel 1861 era 5 (fecondità molto alta) ora è 1.2.
Su 1000 bambini nel 1861 ne morivano 230. La speranza di vita è cambiata di molto da 30 a 70/80. Nascono meno bambini e le persone anziane vivono di più. Invecchiamento dall’alto e dal basso. Età media al primo matrimonio cambiava, ad esempio nel Danubio 500 e 600 era tardivo in altre precoci. Analfabeti sono calati.
Fondamenti concettuali della demografia
Le unità elementari costitutive della popolazione vengono prodotte in modo endogeno, ovvero la popolazione si rinnova da sola. Rinnovo endogeno è possibile perché le unità che formano la popolazione sono dotate di due proprietà:
- Durata limitata di permanenza nella popolazione (vita a termine)
- Possibilità di generare altri individui (nuovi ingressi nella popolazione).
Quest’ultima proprietà distingue una popolazione in “senso demografico” da una popolazione in “senso statistico”. NB: Popolazione in senso statistico è anche un insieme di lampadine, o di automobili, o di spettatori di un film al cinema. La persistenza nel tempo grazie ai processi di riproduzione assicura che la storia umana non si concluda con una singola generazione ma continui con le successive, con l’avvicendarsi dei figli alla generazione di padri e madri. Esseri vivente: individui che sono in grado di autoriprodursi autonomamente quindi il meccanismo data la popolazione di riproduzione è endogeno, è fatto da individui stessi appartenenti alla popolazione.
Movimento e variazione della popolazione
Una popolazione in senso demografico è una popolazione che ha la caratteristica di rinnovarsi continuamente, questo vuol dire che cambia il suo ammontare ed esistono delle variazioni. Demografia include quelle componenti che determinano lo stato, l’ammontare e la variazione del totale della popolazione. Quindi il primo ingrediente è la variazione della popolazione.
Come variazione della popolazione significa che esiste una popolazione a un tempo t ed esiste una popolazione a un tempo t+1 ove t+1 è l’istante successivo a t. Quanto la popolazione finale t+1 è uguale alla popolazione iniziale t non c’è stata una variazione, cambiamento. In contabilità della popolazione, la popolazione cambia per effetto di alcuni movimenti e questi movimenti possono essere originati dalla morte di individui che quindi agiscono in senso negativo, dalla nascita in positivo.
Se la popolazione t e ci sommiamo i numeri di nati accresce ma decresce per effetto dei decessi ma le grandezze che influenzano il movimento della popolazione possono non essere soltanto la nascita all’interno della popolazione o il decesso ma può essere anche dato dal numero di persone che immigra o emigrati.
P t+1 = P t + N t – D t + I t - E t
P t+1 e P t sono quantità stock.
N D I E sono quantità di flusso tra T e T+1.
Rinnovo della popolazione
Nel corso di un generico anno t, il rinnovo si ottiene con:
- Uscita di alcuni individui per morte (tD)
- Entrata di altri individui per nascita (tN)
Nascite e decessi costituiscono il movimento “naturale” della popolazione. Possiamo allora, ad esempio, scrivere:
1.1.2001P = 1.1.2000P + 2000N - 2000D
Relazione che vale per la popolazione mondiale o per una popolazione “chiusa” (assenza di movimenti migratori). Saldo naturale= nascite-morti. Saldo migratorio= numero immigrati - numero emigrati (vado fuori). Una popolazione chiusa ha il saldo migratorio pari a zero. L’Italia ha saldo naturale negativo e un surplus nel saldo migratorio.
Nell’equazione di bilancio della popolazione compaiono alcune grandezze di “stato” (o di “stock”) ed altre di “movimento” (o di “flusso”). STATO della popolazione: è l’ammontare della popolazione in un dato istante temporale.
MOVIMENTO della popolazione: corrisponde alle uscite e alle entrate nella popolazione in un dato intervallo di tempo. Ad esempio, in un istante infinitesimale di tempo la popolazione italiana sarà pari ad un certo ammontare mentre se misuriamo, ad esempio, l’ammontare delle nascite in preciso istante infinitesimale il valore sarà sempre 0 o al max 1 (se becchiamo l’esatto istante in cui avviene una nascita). Le “grandezze di movimento” corrispondono alla somma di eventi accaduti alla popolazione in un prefissato intervallo temporale.
Tassi generici
Lo studio del movimento della popolazione implica la misura e l’analisi delle sue componenti (naturali e sociali). I valori assoluti delle nascite e dei decessi avvenuti in un dato anno non ci dicono però molto sull’intensità dei fenomeni che producono tali eventi. Ad esempio, nel corso del 2000 vi sono stati nel comune “A” 141 decessi, mentre nel vicino paese “B” si sono osservati 282 decessi. È autorizzato allora il sindaco di A ad affermare che nel suo paese il rischio di morte è la metà? La risposta è evidentemente no. Nel misurare la mortalità bisogna almeno tener conto della popolazione totale da cui derivano tali decessi. L’operazione che facciamo è allora quella del calcolo dei tassi generici.
Calcolo dei tassi generici
Tasso (o “quoziente”) generico si ottiene dal rapporto tra eventi avvenuti in un dato anno e la popolazione media dell’anno. Usualmente viene moltiplicato per mille (numero eventi ogni mille abitanti).
Esempio: Nel 1999 a Milano si sono avute 10460 nascite, mentre in Italia sono state 537087. È evidente che tali due valori non sono direttamente confrontabili. Passiamo allora ai tassi. Ovvero rapportiamo il primo valore alla popolazione media milanese, ed il secondo alla popolazione media italiana. Otteniamo un tasso pari 8,0 a Milano e pari a 9,3 in Italia. Possiamo ora dire che la natalità è stata più bassa a Milano rispetto al totale del Paese.
Tasso generico di natalità = numeri nati nell’anno / pop media. Tasso generico di mortalità = decessi / pop media. Tasso generico di immigrazione = immigrati / pop media. Gli immigrati sono iscritti alle liste del comune o municipalità. Tasso generico di emigrazione = emigrati / pop media. Gli emigrati sono cancellati dalle liste del comune o municipalità.
Tassi generici a partire dagli elementi dell’equazione di bilancio:
Formalmente:
- Tasso di mortalità: m = D / P
- Tasso di natalità: n = N / P
Con P indichiamo la popolazione media, viene usualmente calcolata come semisomma tra la popolazione ad inizio dell’anno t e quella ad inizio dell’anno t+1. Ad esempio, nel comune lombardo visto prima, nel 2000: P = (16495 + 16526) / 2 = 16510.5. Quindi: m = 141 / 16510.5 = 0,00845 (8,45‰). Se invece nel comune vicino = 66042, D=282 → m = 4,27‰. Quindi, pur avendo il doppio dei decessi risulta avere un tasso di mortalità che è la metà rispetto al comune precedente.
NB: D’ora in poi indicheremo la popolazione media semplicemente con P. Tasso di incremento naturale: r = S / P = (N - D) / quindi: r = n - m.
Demografia d’impresa
L’Istat pubblica ogni anno alcuni indicatori di demografia d’impresa che derivano dall’aggiornamento dell’archivio statistico ASIA (“Archivio statistico delle imprese”). Tra gli indicatori usati ci sono i tassi di natalità e mortalità (delle imprese). Tasso di natalità: rapporto tra numero di imprese nate nell’anno t e popolazione di imprese attive nell’anno t. Tasso di mortalità: rapporto tra numero di imprese cessate nell’anno t e popolazione di imprese attive nell’anno t. Le imprese possono nascere o essere liquidate cioè morire.
Italia è la seconda manifatturiera dopo la Germania. Tasso di turnover differenza tra tasso generico di natalità e di mortalità applicato alle imprese. Tassi generici (dati pluriennali). I tassi sono sempre riferiti ad un intervallo annuale (in modo che il confronto venga effettuato non solo a parità di popolazione sottostante, ma anche a parità di periodo considerato). Quindi se vogliamo confrontare la mortalità tra comune A e comune B nel periodo 1995-1999:
- Comune A: 850 decessi (nel periodo 1995-1999)
- Comune B: 470 decessi (nel periodo 1995-1999)
- Comune A: 18 mila abitanti (pop media 1995-1999)
- Comune B: 4,2 mila abitanti (pop media 1995-1999)
NB: Pop media 1995-1999 = (1.1.1995P + 1.1.2000P) / 2. Tasso generico di mortalità (periodo 1995-1999): Comune A: (850 / 5) / 18000 = 0.0094 (9,4‰) Comune B: (470 / 5) / 4200 = 0.0224 (22,4‰).
Fonti dei dati demografici
Censimento della popolazione
Un breve cenno alle fonti dei dati demografici. Per fonte statistica si intende lo strumento istituzionale o organizzativo tramite il quale vengono raccolti i dati di interesse. Censimento della popolazione: fonte di “stato” che fornisce il ritratto (consistenza e struttura) della popolazione (residente e presente) in un dato istante temporale. Requisiti:
- Individuale: la rilevazione va fatta specificamente su ciascun individuo della popolazione di interesse
- Universale: la rilevazione deve raggiungere tutti gli individui della popolazione di interesse
- Simultaneo: le informazioni sugli individui vengono rilevate per tutti nello stesso momento temporale (idealmente in un unico giorno)
- Periodico: usualmente è utile che la rilevazione abbia una cadenza regolare nel tempo (tipicamente ogni 5 o 10 anni)
- Non deve avere finalità diverse da quelle scientifico-amministrative.
Per le imprese prendo il registro delle imprese. La fonte di stato cioè di stock, in un dato momento e la più imponente è il censimento della popolazione. La fonte di movimento è una variazione dovuta al movimento della popolazione, non registra l’ammontare. Stock finale = stock iniziale + o – movimenti.
Censimento
In Italia viene condotto dall’Istat (Istituto nazionale di statistica). Unità di rilevazione: famiglia. Strumento di rilevazione: questionario auto-compilato.
Contenuti e utilità del censimento
Attraverso i dati del censimento conosciamo: quanti siamo in Italia, la nostra età, il grado di istruzione, il tipo di lavoro, gli spostamenti che facciamo per lo studio e il lavoro, le situazioni nelle quali viviamo, le caratteristiche strutturali delle abitazioni.
A chi serve? Se ne servono il Parlamento, la Presidenza del consiglio, le amministrazioni centrali e locali e gli altri organi dello Stato. L’informazione censuaria è utile anche alle aziende per programmare le attività, ai giornalisti per attingere a dati attendibili e obiettivi, agli studenti e ai ricercatori come mezzo di studio e analisi e, naturalmente, ad ogni cittadino per comprendere meglio la realtà del proprio paese.
Censimento tradizionale
Tipi di errore: omissioni, doppi conteggi, mancate risposte parziali, risposte errate, errori di registrazione e codifica. Vantaggi e svantaggi (val la pena continuare a farlo?):
Punti di forza:
- Rilevazione simultanea ed omogenea su tutta la popolazione
- Elevato dettaglio territoriale (sub-comunale: sez. di censimento)
- Fornisce i valori della popolazione legale (es. per elezioni)
- Consente di aggiornare l’anagrafe comunale
Limiti:
- Fornisce dati solo ogni 10 anni
- Dettaglio di informazioni limitato
- È molto costoso
- Complicato da realizzare e pesante a livello organizzativo in ogni fase (il che compromette qualità e tempestività rilascio dati)
Novità del censimento 2011
Novità principali rispetto ai censimenti precedenti:
- Spedito direttamente a casa usando le liste anagrafiche (LAC) aggiornate (anziché consegnato a mano casa per casa)
- Possibilità di compilare online (riduzione costi e tempi, aumento qualità)
- Domande aggiuntive: (fonti di energia utilizzate nell’abitazione; luogo di nascita dei genitori; condizione disabilità anziani).
Questo rimarrà l’ultimo censimento decennale.
Censimento permanente
Aspetti generali del censimento permanente
Obiettivi: Il censimento permanente della popolazione e delle abitazioni (CP) viene effettuato allo scopo di:
- Produrre un quadro informativo statistico sulle principali caratteristiche strutturali della popolazione a livello nazionale, regionale e locale
- Determinare la popolazione legale nel territorio di ciascun comune
- Fornire dati e informazioni utili all'aggiornamento e alla revisione delle anagrafi comunali della popolazione residente (art. 46 del D.P.R. 30 maggio 1989, n. 223) e dell’Anagrafe nazionale della popolazione residente, ANPR
- Produrre informazioni sulla consistenza numerica delle abitazioni e sulle caratteristiche di quelle occupate
Strategia del censimento permanente
La strategia del censimento permanente della popolazione e delle abitazioni (CP) è basata sull’integrazione di dati amministrativi e dati da indagini statistiche campionarie, con l’obiettivo di produrre informazioni ogni anno e contenere i costi e il disturbo statistico sulle famiglie. L’obiettivo primario dell’impianto metodologico del censimento permanente è quello di mantenere l’elevato livello di dettaglio classificatorio garantito tradizionalmente dal censimento decennale per un insieme di variabili fondamentali (di natura demografica, sociale ed economica), aumentando, altresì, la frequenza temporale dell'informazione prodotta e la tempestività della sua diffusione.
Il passaggio a un nuovo modello di censimento è reso possibile dall’acquisizione, dal trattamento ed all’utilizzo a fini statistici di fonti amministrative che generano, mediante processi di validazione dei dati, registri statistici aggiornati con elevata frequenza temporale.
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