Capitolo 1: Le prime gazzette a stampa
Le prime gazzette a stampa, quindicinali e settimanali compaiono ad Anversa, Augusta e Strasburgo tra il 1605 e il 1609; nel giro di 12 anni seguono Amsterdam, Parigi, Vienna e Londra. Negli stati della penisola: Firenze e Genova sono le prime ad avere una gazzetta: quella fiorentina nasce nel 1636 ma non c’è traccia sicura, mentre di quella genovese è documentato e datato 1639. Il termine “gazzetta” deriva da un avviso veneziano del 1563 messo in vendita ad una “gazeta”: moneta d’argento. Come gli avvisi, la maggior parte delle prime gazzette esce senza titolo e contiene, in genere, alcune notizie dell’estero riguardanti le corti e un minimo notiziario locale. L’attività libellistica rimane confinata nei fogli volanti, quasi sempre manoscritti.
Le prime gazzette hanno il formato dei libri (15x23 cm) ed escono a due, o a quattro pagine. Le 8 pagine e la periodicità bisettimanale arrivano, in qualche caso, nella seconda metà del '600, quando alle vendite effettuate alle stamperie e in qualche bottega di libraio si aggiungono i primi abbonati. In tutta l’Europa l’esercizio della stampa e l’attività giornalistica sono sottoposti al regime di esclusiva (il privilegio concesso al principe, da qui la definizione di “gazzetta privilegiata”) e alla censura preventiva. Il compilatore può essere un funzionario, o un fiduciario della corte o del governo.
Diversità tra stampa europea e italiana
Se lo status è comune, non poche differenze corrono fra la stampa dei paesi più avanzati d’Europa e quella che sta crescendo in Italia per le diverse condizioni politiche e religiose:
- Da una parte c’è stata la Riforma; con la pace di Vestfalia che conclude nel 1648 la guerra dei Trent’Anni, si è aperta l’era dei grandi stati secolarizzati nei quali comincia a farsi strada la tolleranza religiosa.
- Dall’altra la Controriforma; ci sono la frammentazione della Penisola, i roghi dell’Inquisizione, l’Indice dei libri proibiti e una censura ecclesiastica severa, che si somma o si sovrappone a quella esercitata dal sovrano.
Il sistema di privilegio comporta sovvenzioni, agevolazioni e il monopolio dell’informazione politica. Negli stati accentrati dell’Europa continentale, soprattutto nella Francia di Luigi XIV, il sistema dà alle gazzette della capitale e dei maggiori centri una certa stabilità. Esempio: “La Gazette” comincia ad uscire a Parigi nel 1632 per volere di Richelieu. All’inizio, la diffusione della “La Gazette” che esce a quattro pagine in piccolo formato, non arriva alle mille copie. Renaudot (ex medico) rende “La Gazette” via via sempre più attraente inserendovi supplementi dedicati ad eventi particolari e soprattutto piccoli annunci particolari: questo tipo di pubblicità consente a Renaudot di diminuire il prezzo di vendita, così nel 1672 “La Gazette” può contare su 12k abbonati. Il primo quotidiano esce a Lipsia nel 1660.
Eccezioni nelle regole dell’assolutismo
- Amsterdam è già all’avanguardia per attività di stampa e come mercato delle informazioni commerciali.
- In Inghilterra, è la guerra civile ad aumentare le rivendicazioni della libertà di espressione e le richieste di abolire il privilegio e la censura preventiva. Quest’obiettivo viene raggiunto nel 1695 quando il Parlamento abolisce il Licensing Act.
Nel 1702, nasce il Daily Courant; per la sua durata (33 anni), per i suoi contenuti e per la diffusione favorita dall’avvio del servizio postale, va considerato il primo quotidiano moderno della storia. In Francia, si dovrà aspettare fino al 1722 per il primo foglio quotidiano: “Journal de Paris”. La stampa inglese è la prima che può affrontare liberamente temi politici; nel 1787 il liberale Edmund Burke può proclamare che la stampa è il “quarto potere”. Tra i polemisti spiccano scrittori come Daniel Defoe (primo romanziere che apre la lunga serie dei feuilletons pubblicando Robinson Crusoe a puntate sul Daily Post nel 1719.
Nella penisola, tra la fine del '600 e i primi del '700, si amplia la rete delle gazzette privilegiate: a Torino, Bologna, Mantova, Messina, Parma, Modena e anche Rimini (fa parte dello Stato della Chiesa); all’inizio quasi tutte sono prive di titolo e molte di numerazione, perciò, non è possibile stabilire la data del primo numero e risolvere le dispute di primogenitura (es. Parma e Mantova).
Tra le gazzette del Seicento vanno ricordati:
- “Il Sincero” di Genova
- “I Successi del mondo” di Torino
Questi due durano a lungo (30 anni) e mostrano il duplice ruolo che il principe affida alle gazzette: quello di divulgare notizie addomesticate e quello di aggregare attorno alle oligarchie nobiliari il consenso di quelle di toga e degli affari che sono in rapida ascesa. “Il Rimino” che esce nella cittadina adriatica è la prova che le gazzette dei piccoli centri sono spesso meno conformiste di quelle delle capitali.
Il mestiere del gazzettiere è pieno di rischi, soprattutto nello Stato della Chiesa: nel 1719, Clemente XI manda a morte l’abate Gaetano Volpini ritenendosi calunniato dal suo scritto; numerose sono le bolle papali emanate contro i gazzettieri. Alla fine del '600 e nella prima parte del '700 si stringono i lacci della censura o si inventano altri interventi, come il diritto di bollo che l’editore deve pagare su ogni copia stampata, per rendere difficile la vita dei giornali o per scoraggiare i propositi di farne dei nuovi.
“Journal des Sçavans” (poi “des Savants”) è il primo periodico diretto al pubblico più colto. Nasce nella Parigi di Luigi XIV e comincia ad uscire nel 1665. In Italia la prima esperienza di giornalismo letterario avviene a Roma nel 1668 con il trimestrale “Giornale dei letterati”. La città dove questo genere di giornalismo trova le condizioni per una grande fioritura è Venezia (fin dal Risorgimento considerata capitale dell’arte della stampa). Il suo mercato librario è florido perché dopo il concilio di Trento è rimasto aperto agli apporti stranieri.
- Il battistrada è “Il Giornale dei letterati d’Italia”, promossa nel 1710 da Scipione Maffei, Antonio Vallisnieri e Apostolo Zeno.
- La terza esperienza di rilievo, questa volta a periodicità settimanale, nasce a Firenze nel 1740 e si intitola “Novelle letterarie”.
Questi periodici hanno in comune il fatto di essere frutto di un lavoro articolato tra gli esperti che segnalano i libri e li commentano e gli estensori che scrivono gli articoli. Il contenuto abbraccia: la storia, la teologia, la scienza e il diritto. Il primato letterario del giornalismo Venezia lo consolida dopo la metà del secolo, quando tra i ceti colti delle città italiane meno oppresse dall’assolutismo cominciano ad essere influenzate dall’illuminismo, dalla massoneria e dalla lezione di quel giornalismo culturale di tono morale creato a Londra da Richard Steele e Joseph Addison con il “Tatler” e lo “Spectator”.
Il primo a tradurre il modello dello “Spectator” per l’ambiente veneziano è Gaspare Gozzi, la sua “Gazzetta Veneta” esce nel 1760 due volte a settimana, e dura due anni. Gozzi ne riempie da solo 8 pagine con racconti che prendono spesso spunto da fatti di cronaca e con una corrispondenza con i lettori basata su lettere autentiche o inventate. Quando la “Gazzetta Veneta” chiude, è la “Frusta letteraria”, il quindicinale di Giuseppe Baretti, a tenere il campo dal 1763 al 1765. Oltre alla lezione giornalistico-culturale di Addison, in Italia comincia a circolarne una più rivoluzionaria: la lezione illuministica dell’Encyclopédie di Diderot e D’Alembert che trova alcuni adepti a Venezia, ma soprattutto a Milano. A raccoglierla e tradurla in un giornale “Il Caffè” (miglior prodotto italiano dell’illuminismo) sono Pietro Verri, suo fratello Alessandro, Cesare Beccaria (che nel 1764 pubblica “Dei delitti e delle pene”), e altri.
“Il Caffè” esce prima a Brescia e poi a Milano dal 1764 al 1766. È un foglio di stampa pubblicato ogni dieci giorni che contiene cose inedite, fatte da diversi autori e dirette alla pubblica utilità. I contenuti che prendono il sopravvento sui temi letterari sono agricoli, tecnici e scientifici. Anche nella penisola, nel corso degli ultimi decenni dell’ancien régime, si sviluppa l’attività editoriale e giornalistica. 81 sono i periodici che vedono la luce: nessuno esce quotidianamente, ma al massimo, due o tre volte alla settimana; molti durano poco perché la loro diffusione non supera le 200/300 copie. Nei centri maggiori alcuni fogli superano le 1500 copie. La “Gazzetta Universale” vanta la diffusione record di 2500 copie.
In una prima fase, sono i detentori del potere ad assegnare alle gazzette un ruolo complementare a quello di dispensare informazioni manipolate; che è quello di organizzare il consenso tra i diversi gruppi che ormai partecipano all’amministrazione del potere. Nell’età delle riforme e dei primi sconvolgimenti politici e sociali che segnano la crisi dell’ancien régime, sono le notizie stesse a produrre marcati cambiamenti nell’informazione. Le notizie delle lotte per l’indipendenza dei coloni nel Nord Africa e il delinearsi del crollo dell’ancien régime in Francia e in altri paesi hanno ripercussioni enormi in Italia.
Nascita del giornalismo politico (Capitolo 2)
La grande Rivoluzione dà al giornalismo un impulso straordinario. L’articolo XI della Dichiarazione dei diritti dell’uomo, proclamata il 26 agosto 1789, dice “la libera comunicazione del pensiero e delle opinioni è uno dei diritti più preziosi dell’uomo”. Nel 1791 questo diritto viene sancito dal primo emendamento della Costituzione Nordamericana. Con la nascita del giornalismo politico si forma l’opinione pubblica.
Un effetto della Rivoluzione è l’aumento della diffusione ma soprattutto del numero dei lettori delle gazzette nei caffè o in quei “gabinetti di lettura”. Quasi tutte le gazzette danno conto delle decisioni dell’Assemblea nazionale e della costituente e pubblicano i documenti rivoluzionari: es. Giuramento della Pallacorda, Dichiarazione dei diritti dell’uomo. L’atteggiamento verso la Rivoluzione, in genere, è aperto. Alcuni giornali vantano positivamente gli atti e gli intenti virtuosi dei protagonisti e sottolineano le grandi speranze che gli eventi di Francia suscitano nel mondo.
Sulle posizioni politicamente più avanzate c’è la “Gazzetta Universale” di Firenze, diretta dall’abate Vincenzo Piombi. Aperto e accurato nelle informazioni e negli articoli che di tanto in tanto fanno il punto della situazione, è il periodico "Notizie del Mondo" diretto dall’inizio del 1789 da Giuseppe Compagnoni. Orientamenti favorevoli si ritrovano anche in alcuni fogli pubblicati nello Stato della Chiesa come la “Gazzetta di Bologna” e le “Notizie politiche” di Roma. La “Gazzetta Universale” e “Notizie del Mondo” sono i più diffusi.
Nelle città principali arrivano inoltre, in maniera limitata e per abbonamento, vari periodici stranieri (soprattutto francesi e svizzeri); questa fase di relativa tolleranza da parte dei censori dura poco. A Milano, il Consiglio di governo comincia ad applicare più rigidamente, fino al 1790, le norme in atto, che comprendono la facoltà di proibire qualsiasi libro e qualsiasi giornale, e a controllare severamente la circolazione dei fogli stranieri. I caffè e i gabinetti di lettura sono strettamente sorvegliati dalla polizia. A Roma, “Notizie politiche” viene soppresso. Da Milano, nel 1792, parte la proposta ai governi dell’Italia settentrionale e centrale, di una stretta collaborazione per impedire la circolazione dei libri e dei giornali definiti sovversivi. Ma il contrabbando non viene stroncato.
Il contrabbando riguarda soprattutto i giornali e gli opuscoli della propaganda della Repubblica francese. Più di venti copie del “Moniteur universel”, fondato a Parigi allo scoppio della Rivoluzione, arrivano clandestinamente a Milano. Il giornale straniero più diffuso dell’Italia del Nord è la “Gazzetta di Lugano”, talmente tanto da indurre tre stampatori milanesi (tra cui Pirola) a chiedere alle autorità austriache di intervenire per salvaguardare le gazzette nazionali. Il fatto che sia scritto in lingua italiana facilita la diffusione del foglio ticinese, ma il desiderio di leggerlo e l’apprezzamento che suscita nascono dall’accuratezza e serietà con cui informa sugli avvenimenti di Francia.
L’evolversi della guerra e della situazione interna francese, e soprattutto il susseguirsi delle stragi e il ricorso al Terrore, provocano in quasi tutti gli Stati italiani l’intensificarsi della propaganda controrivoluzionaria. Nello Stato della Chiesa, è più intensa: le decine di libri, opuscoli e periodici che escono nei domini papali combattono non solo le dottrine rivoluzionarie, ma anche gli ideali di libertà e di uguaglianza. I principi illuministici, dovunque si siano manifestati, vanno sradicati: tra i bersagli della chiesa, dunque, ci sono anche le monarchie dell’assolutismo illuministico.
“Giornale ecclesiastico di Roma” è la voce più importante dello schieramento papale. Esce dal 1785 al 1798. La sua impostazione è tale che, a un certo momento, il governo austriaco ne proibisce l’ingresso nei territori che controlla.
Novità: Comparsa dei primi periodici femminili
- Nel 1791 esce a Firenze il “Giornale delle dame”.
- Altre due riviste del genere si intitolano “La donna galante ed erudita di Venezia” e “Giornale delle nuove mode di Francia e Inghilterra” che esce a Milano.
Napoleone Bonaparte entra a Milano il 15 maggio 1796: esplode una grande fioritura di giornali che lui stesso vuole. Cadono le restrizioni sulla stampa e si costituisce nelle repubbliche, anche per periodi limitati, un’autentica libertà di stampa. In tre anni escono a Milano circa quaranta giornali: una ventina a Genova e una decina pubblicati a Venezia, Roma e Napoli. Compaiono i primi fogli quotidiani che però hanno vita breve. Molti periodici escono due o tre volte alla settimana. Nascono le prime forme di giornalismo politico. I nuovi fogli dedicano la maggior parte dello spazio alle notizie italiane. Temi di discussione continua sono la libertà di stampa.
L’unità d’Italia non è più un’utopia; nasce il tricolore su proposta di Compagnoni. Posizioni politiche:
- Reazionaria, che è in minoranza dappertutto
- Moderata
- Democratici e patriottici che comprende i “giacobini”
Napoleone volge le proprie preferenze ai moderati e non mantiene fede allo Statuto della Repubblica Cisalpina che egli stesso aveva dettato. Art. 354: si assicura la libertà di espressione e si esclude ogni tipo di censura preventiva. La capitale della stampa è diventata Milano.
Primo foglio libero milanese esce il 23 maggio 1796: “Giornale degli amici della libertà e dell’uguaglianza” compilato da Resori. Un mese dopo segue il “Termometro politico della Lombardia” il cui animatore è il Salvador e che dura quasi tre anni ma con alcune sospensioni. All’inizio del 1797 nascono il "Giornale dei patrioti d’Italia", foglio degli emigrati meridionali, il "Tribuno del popolo" del Custodi e "L’Amico del Popolo" del Ranza, soppressi solo dopo pochi numeri. La soppressione di questi e di altri giornali, considerati ostili dai governanti francesi, induce Carlo Barelle (liberale) a far uscire un foglio senza titolo né data, molto spregiudicato nei contenuti e nel tono. Enorme successo: 4000 copie (molte per quel tempo). Poiché i lettori lo chiamano il giornale senza titolo, Barelle adotta la definizione come testata.
Giornale più famoso del Triennio è il “Monitore italiano” (poi “Monitore cisalpino”): comincia ad uscire all’inizio del 1798 e apre la serie dei “monitori” che appariranno a Venezia, Bologna, Genova, Firenze, Roma e Napoli.
Differenza tra le due edizioni del “Monitore” che escono a Milano:
- Il primo è un foglio da battaglia: ci collabora Foscolo ed è redatto da Gioia e Custodi.
- Il secondo è un foglio democratico ma di tono moderato che gode della protezione finanziaria delle autorità francesi; diretto dal Compagnoni.
Va ricordato “Il Redattore”: foglio ufficioso compilato dal Lauberg, perché la sua testata porta alla ribalta il termine con cui ancora oggi vengono definiti i giornalisti che compilano i mezzi dell’informazione. Nel corso del 1798, alcuni giornalisti milanesi conoscono la galera: A cominciare da Foscolo, alcuni giornalisti si ritirano, come Barelle nella letteratura o in altre discipline.
Fra i giornali usciti negli altri centri della Cisalpina i più importanti sono:
- Il “Monitore bolognese”
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