Manuale per la prova scritta del concorso scuola
Capitolo 1
- Oggetto di studio della psicologia sociale: attività mentale e comportamenti dei soggetti immersi nella vita sociale.
- Famiglia, scuola, lavoro: tre contesti primari di cui un individuo viene a fare parte nel corso della vita.
- Cinque periodi dello sviluppo: prima infanzia (0-3 anni), età prescolare (3-6 anni), età scolare (6-10/11 anni), adolescenza, fase adulta.
- Bronfenbrenner: modello ecologico intende l’ambiente di sviluppo del bambino come un sistema articolato, costituito da sistemi più specifici che sono in relazione tra loro secondo un modello di cerchi concentrici. Partendo dal più interno di essi, si trovano i microsistemi (classe, famiglia, gruppo dei pari), poi si hanno il mesosistema (scuola), l’ecosistema (situazioni in cui il soggetto non è coinvolto direttamente, ma da cui viene comunque influenzato, come il lavoro dei genitori) e il macrosistema.
La famiglia
- Esistono norme familiari, regole di comportamento comunicate mediante comandi. Il numero e contenuto delle regole è legato al confronto sociale.
- Importante anche la sfera delle aspettative nutrite nei confronti dei fanciulli.
- Quando un bambino viene concepito, ci sono tre fasi importanti: attesa (c’è la preparazione alla genitorialità), nascita (relazione primaria con la madre, 5 mesi: maturazione delle capacità di manipolazione e di coordinazione oculo-manuale, 12 mesi-2 anni: capacità di riconoscere la propria immagine allo specchio e acquisizione del linguaggio, dai 18 mesi amplia le relazioni all’esterno della sfera familiare; fondamentale è la routine, che sviluppa nel bambino una capacità di previsione e di attesa dei passaggi che compongono uno schema ed è importante anche in ambito scolastico), relazione primaria.
- Le prime relazioni che il bambino instaura sono di tipo diadico, dal latino dyas, termine che René Spitz usa per indicare la relazione madre-figlio nei primi anni di vita. Spitz individua anche tre fasi nella crescita e maturazione del bambino: il sorriso, la comparsa dell’angoscia di fronte al viso di un estraneo, la comparsa del “no”.
- Teoria dell’attaccamento di John Bowlby: riguarda la costruzione del legame madre-bambino. Nel suo testo Una base sicura usa tale espressione per descrivere il bisogno dei bambini di potersi lanciare nell’esplorazione del mondo certo di trovare nei genitori un punto di riferimento sempre. L’attaccamento è una predisposizione biologica e ce ne sono tre tipi: attaccamento ansioso evitante, attaccamento sicuro, attaccamento ansioso ambivalente. Mary Ainsworth, collaboratrice di Bowlby, definisce la procedura della Strange situation, finalizzata a individuare i diversi modelli di attaccamento tra madre e bambino (procedura che prevede che un bambino fra i 12 e i 18 mesi venga introdotto in una stanza dove c’è uno sconosciuto, …) tre pattern di attaccamento: insicuro-evitante, sicuro, insicuro-ansioso-ambivalente, disorganizzato (aggiunto da studi successivi di Main e Solomon).
- Apprendimento e sviluppo della persona è di tipo verticale, tra adulto e figlio.
- Superata la relazione diadica con la madre, il bambino si inserisce in una relazionalità di gruppo: si formano i gruppi dei coetanei o dei pari.
Animazione socio-culturale: intervento nel territorio al fine di favorire i processi di crescita delle capacità dei gruppi di partecipare e gestire la realtà sociale e politica in cui vivono.
Socializzazione: processo mediante il quale gli individui acquistano conoscenze, abilità, sentimenti, comportamenti che li mettono in grado di partecipare, più o meno attivamente, alla vita sociale. Oggi si parla più di “sviluppo sociale”, a indicare come l’individuo tragga maggiore consapevolezza del proprio ruolo in ambito sociale. Quando il bambino capisce di essere un individuo separato dagli altri (oggettivizzazione del sé) acquisisce quel sistema di norme e valori che gli garantisce di poter vivere nel proprio sistema sociale e di relazionarsi con gli altri.
Il gruppo
Il gruppo: entità diversa dalla somma delle sue parti. L’identificazione con il gruppo è positiva perché porta all’insorgere di relazioni con gli altri, è negativa perché può indurre a respingere gli estranei. Gruppo diverso dall’aggregato (insieme di persone che si trova casualmente nello stesso luogo ma che non interagisce in maniera significativa) e dalla categoria (insieme di persone che magari non si sono mai incontrate ma che sono caratterizzate da tratti comuni). I gruppi si distinguono in:
- Gruppi primari: formati da pochi individui che interagiscono per un tempo relativamente lungo (es. famiglia, gruppo dei pari, piccole comunità).
- Gruppi secondari: sorti per conseguire finalità specifiche e costituiti da persone che instaurano relazioni temporanee. Si può dire essere delle associazioni. All’interno possono esserci gruppi primari.
- I membri di un gruppo non devono essere considerati come la somma di unità individuali, ma come un complesso rapporto di relazioni. Le relazioni possono essere di tipo circolare o radiale (c’è un leader). Ogni gruppo ha il proprio patrimonio di norme, status, ruoli.
- Ci sono due tipi di leader, in base alla funzione svolta: strumentale (organizza il gruppo in vista di obiettivi) ed espressivo (crea solidarietà tra i membri). Ci sono tre tipi di leader: autoritario, democratico, laissez-faire.
Comunità di pratica: termine coniato agli inizi degli anni ’90 da Etienne Wenger per descrivere un sistema auto-organizzato che si sviluppa in tre dimensioni: campi tematici, comunità e pratica. Comunità composta da un gruppo di persone che condividono un interesse e un codice comuni. Il fine della comunità è il miglioramento collettivo.
Marshall McLuhan è tra i più importanti teorici di tale comunità; essa condivide problematiche e interessi che permettono il confronto tra i componenti.
Educazione interculturale: individuazione di un percorso di interazione fra soggetti appartenenti a diverse culture e mirate a favorire il superamento del monoculturalismo.
Paradigma assimilazionista: lo straniero si immette nella società ricevente assorbendone i valori e abbandonando quelli della società vecchia. Teoria che si è poi evoluta nel paradigma dell’assimilazione segmentata, secondo cui l’integrazione degli studenti dipende dal segmento della popolazione cui essi aspirano.
Educazione multiculturale: usa apprendimenti delle altre culture per produrre accettazione di quelle culture. Invece l’educazione interculturale aggiunge, andando oltre la passiva coesistenza, un modo di vivere insieme.
Franca Pinto Minerva: nel testo L’intercultura dice che per costruire una società interculturale è necessario che le persone coinvolte mostrino disponibilità a uscire dai confini della propria cultura per entrare in quella altrui.
Imprinting: apprendimento precoce nei piccoli di molte specie.
Capitolo 2
- Comunicazione: elemento fondante della vita sociale.
- Messaggio verbale: perfettamente comprensibile quando il messaggio ha un valore univoco e il livello sintattico è da tutti ugualmente percepito.
- Processo comunicativo: si articola in una serie di elementi: emittente, messaggio, codice (che, a sua volta, può essere verbale o non verbale), canale, ricevente, feedback, contesto, interferenze.
- Comunicazione che può essere orizzontale o verticale.
Linguaggio e funzioni
Linguaggio: sistema di comunicazione dell’uomo. Basato sull’associazione di un concetto (il significato) e di schemi di suoni (il significante); tale relazione è necessaria affinché i membri di una comunità si capiscano. Benjamin Lee Whorf disse che strutture dissimili di linguaggio generano concezioni del mondo differenti: ipotesi della relatività linguistica. Il linguaggio verbale assolve a quattro funzioni: espressiva, comunicativa, cognitiva, regolativa.
Roman Jakobson individua sei funzioni del linguaggio: emotiva, fàtica (legata al canale e ne monitora il funzionamento), conativa, poetica, metalinguistica, referenziale.
Metalinguaggio: linguaggio adottato per descriverne un altro.
Comunicazione verbale: comunicazione parlata e scritta, che assume caratteristiche diverse a seconda di chi parla; si manifesta tramite la lingua. Esistono altre forme di comunicazione, dette non verbali. I sistemi verbali sono in codice digitale (consistono in combinazione di segni) e i sistemi non verbali sono in codice analogico (riproducono ciò a cui si riferiscono). La comunicazione non verbale viene usata per svolgere le funzioni espressiva, interpersonale, regolazione dell’interazione, di supporto al linguaggio.
Prosodia: complesso di regole che governano l’accento tonico sulle parole, insieme ai gesti che sostengono il linguaggio. Rientra nella paralinguistica (termine usato per indicare quei segnali non verbali che accompagnano il parlato attraversando il canale uditivo-vocale, non dotati di musicalità).
Prossemica: scienza che studia l’uso dello spazio.
Linguaggio: per essere definito tale, un sistema di comunicazione deve possedere tre caratteristiche: semanticità (possibilità di riprodurre tutto ciò che fa riferimento a oggetti, emozioni o concetti), dislocazione (tenere in considerazione diversi parametri temporali), produttività (consentire la produzione di una serie infinita di messaggi). Katherine Nelson distingue gli stili individuali di apprendimento tra referenziale (sviluppo lessicale più rapido) ed espressivo (sviluppo sintattico più rapido); distingue anche tra stili cognitivi diversi: i bambini referenziali sono interessati a nominare gli oggetti, quelli espressivi sono interessati alle relazioni sociali e usano il linguaggio per ampliarle.
Pragmatica: competenza comunicativa che implica la capacità di usare il linguaggio e include la capacità di dialogare e la capacità di ascoltare. Sviluppo del linguaggio che ha luogo a tre livelli: fonologico, semantico e pragmatico.
Piaget e Vygotskij: il primo dice che l’acquisizione del linguaggio è indipendente dallo sviluppo, il secondo che l’acquisizione del linguaggio condiziona lo sviluppo cognitivo. Per Piaget lo sviluppo cognitivo precede quello del linguaggio, per Vygotskij il linguaggio è un mezzo di riorganizzazione interna. Bruner riporta l’attenzione sulla funzione sociale del linguaggio (teoria dell’apprendimento sociale), riproponendo i presupposti teorici di Vygotskij: il linguaggio va studiato per la sua funzione sociale.
Studiosi e disturbi della comunicazione
Molti studiosi hanno dato il loro contributo allo studio dell’acquisizione del linguaggio:
- Skinner (comportamentismo).
- Chomsky (teoria innatista): alla base dell’acquisizione del linguaggio c’è una competenza innata.
- Karmiloff-Smith (teoria neocostruttivista): tale teoria sostiene che durante lo sviluppo c’è una progressiva specializzazione delle aree emisferiche e delle funzioni da esse veicolate. Tale processo è determinato dall’interazione tra vincoli biologici ed esperienza.
- Rogers (modello della comunicazione assertiva): comunicazione che riesce a esprimere le proprie idee e far vedere il proprio punto di vista, rispettando quello altrui.
- Marshall Rosenberg: distingue tra linguaggio giraffa e linguaggio sciacallo; la giraffa ha il cuore più grande tra i mammiferi e il collo lungo; viene quindi presa a modello di empatia e lungimiranza per indicare una comunicazione che evita i conflitti e rispetta le opinioni altrui.
- Disturbi della comunicazione: possono essere fisici, psicologici, sociali, strumentali. Il rapporto comunicativo può essere ostacolato da: distrazione, saturazione, mancanza di canali, esistenza di codici incompatibili.
Capitolo 3
- La comunicazione: fondamento della vita sociale, essendo alla base delle interazioni tra individui. Esistono difficoltà comunicative, che si acuiscono nel periodo dell’adolescenza, essendo questo il momento della ricerca della propria identità.
- Oggetti mediatori: sono rappresentati da adulti significativi, il gruppo dei pari, una figura intra-familiare, attività ed oggetti con funzione regressiva.
- Pensiero ipotetico deduttivo: si sviluppa durante la pre-adolescenza, dopo gli 11 anni — responsabile della forte indecisione che molti adolescenti sperimentano dato che, posti di fronte a più alternative, non sanno quale scegliere, poiché porta ad analizzare ogni dettaglio delle diverse opzioni senza riuscire a capire quale sia la migliore per loro.
- Thomas Gordon: Modello (o Metodo) di Gordon, anni ’60, modello comunicativo incentrato sulla comunicazione e sull’importanza delle relazioni tra individui. L’educatore è un facilitatore, che attraverso l’empatia sostiene il processo di sviluppo e di crescita della persona. Deve possedere due competenze fondamentali: ascolto attivo (che consiste semplicemente nel prestare attenzione, nel lasciar parlare l’altro senza interrompere…) e messaggio io (consiste nel comunicare con l’altro come ci si sente in una determinata circostanza e in che modo il suo comportamento ci causa un problema o ci fa star male).
Le 12 barriere alla comunicazione
Ci sono 12 barriere alla comunicazione:
- 1. Essere imperativi/Ordinare/Esigere.
- 2. Avvertire/Minacciare.
- 3. Fare la morale/Fare la predica.
- 4. Dare soluzioni già pronte o consigli non richiesti.
- 5. Cercare di persuadere con argomentazioni logiche.
- 6. Complimentarsi immeritatamente.
- 7. Giudicare/Criticare.
- 8. Umiliare/Ridicolizzare/Prendere in giro.
- 9. Diagnosticare/Analizzare i comportamenti altrui.
- 10. Consolare/Minimizzare.
- 11. Cambiare argomento/Fare sarcasmo.
- 12. Inquisire/Interrogare/Mettere in dubbio.
- Linguaggio del rifiuto: quello descritto e che presenta le 12 barriere appena citate.
I social network influenzano la comunicazione, sono “luoghi virtuali” dove le persone entrano in contatto con milioni di utenti. La rete può essere definita un luogo, un ambiente comunicativo, formativo e informativo; è un ambiente culturale che determina uno stile di pensiero.
Cyberbullismo: consiste nel molestare ripetutamente e sistematicamente sulla rete una “vittima” (che può essere un minorenne, un gruppo di minorenni e\o loro familiari) mediante insulti, video imbarazzanti, foto volgari.
Capitolo 4
- I primi psicologi sperimentali si dedicano allo studio dei processi sensoriali.
- L’apprendimento risponde a una logica deterministica.
- Neotenia: contraddistingue l’uomo dagli animali e riguarda il progressivo aumento della durata dell’infanzia.
- Sviluppo: processo evolutivo di un organismo con modificazioni di struttura, di funzione e di organizzazione. Processo che può avvenire per tre cause: maturazione intrinseca, influenza dell’ambiente, apprendimento (qualunque cambiamento della condotta prodotto dall’esperienza).
- Sviluppo globale: miglioramento di tutte le realtà (economiche e socio-culturali) di una società.
- Psicologia dell’età evolutiva: si occupa di osservare e studiare ciò che avviene nella fase dell’infanzia (nascita-12 anni) sino all’adolescenza (12-18 anni). Obiettivo: sviluppo della maturità, che dovrebbe condurre all’acquisizione delle capacità cognitivo-sociali.
- Psicologia del ciclo di vita (Erik Erikson): studia come le persone si adattano alle varie tappe dell’esistenza. Scopo: costruire un senso di identità, per cui ogni tappa della vita rappresenta una svolta.
- Psicologia dell’arco di vita: sviluppatasi con Vygotskij, per comprendere lo sviluppo psicologico dell’individuo è necessario tenere in considerazione i fattori sociali e culturali in cui la persona è inserita. Secondo tale prospettiva, le età dell’uomo non possono basarsi su un ordine cronologico, ma si parla di crescita continua.
- Lo sviluppo umano è un processo dinamico. I concetti di cambiamento e sviluppo devono essere inquadrati in una prospettiva interazionista e costruttivista in cui individuo e ambiente sono strettamente collegati.
- John Locke: il bambino nasce come una tabula rasa e ogni sua caratteristica è plasmata dall’esperienza.
- Jacques Rousseau: prospettiva naturalista secondo cui le predisposizioni “naturali” minimizzano gli effetti dell’educazione e dell’esperienza.
- Charles Darwin: con la teoria evoluzionistica individua una prima fase, caratterizzata dallo sviluppo di molti individui, e una seconda fase, quella della selezione naturale. Gli assunti di base del darwinismo, fatti propri dalla psicologia, sono: il metodo dell’osservazione, l’esistenza di variazioni tra gli individui della stessa specie, le analogie tra uomo e animale, il rapporto tra comportamento e ambiente (dalla cui relazione nascono la psicologia comparata o animale, ossia lo studio delle abitudini e dell’intelligenza animale; l’etologia, ossia lo studio del comportamento animale nel suo habitat naturale; la psicobiologia, ossia lo studio delle basi biologiche del comportamento).
- Emile Durkheim (filone sociologico e culturale): sostiene il primato della società nello sviluppo individuale. Sempr
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