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Fondata sulla conoscenza

Tra le molte dicotomie che da sempre affollano i tentativi di spiegare qualunque produzione artistica, l’architettura, per condizione natura è forse la più difficile: la razionalità si trova frequentemente opposta ad altre facoltà, come l’emotività, l’istinto, l’intuito, l’immaginazione. Per chiarire la fittizia contrapposizione tra il vasto mondo della razionalità e quello della sensibilità, ci si appella a un’epoca e a un saggio.

Architettura: saggio sull’arte di Boullée

Parliamo dell’Illuminismo e del saggio scritto fra il 1796 e il 1797. Stampato per la prima volta a Londra nel 1953 e arrivato nelle biblioteche degli architetti italiane sul finire degli anni '60, nella traduzione con l’introduzione di Aldo Rossi.

Contro il luogo comune che identifica l’Illuminismo con la supremazia totalizzante e un po’ opprimente della ragione, la cultura dell’epoca e lo scritto concordano nell’asserire con forza la complementarità di razionalità ed emotività. Quella sostenuta dall’Illuminismo è un’idea della conoscenza totale, universale, un’idea che tende a mettere a sistema tutte le attività e le facoltà dell’uomo, intende studiarle e ordinarle.

Il problema che investe Boullée non riguarda solo il modo in cui si produce architettura, ma ha a che fare con il suo statuto, con la sua definizione. Egli affronta il problema alla radice, a partire dalla domanda più estrema, da cui si diramano una serie di considerazioni, la nuova visione di una nuova architettura più efficace e vera.

L’architettura è un’arte e ciò riguarda in primo luogo la sua finalità. Solo ridefinendo con chiarezza il suo obiettivo e il suo statuto è possibile mettere in discussione modi, strumenti e tecniche di produzione, sotto una nuova luce del pensiero astratto, conquista del secolo dei lumi. Vista sotto la specie dell’arte, può finalmente dichiarare la sua finalità espressiva, il suo essere votata, come ogni altra arte, alla rappresentazione. Possiede certamente temi specifici, problemi pratici a cui dare risposte; fra tutti, il costruire, tanto importante da essere visto da Vitruvio quale ragione prima dell’architettura, piuttosto che mezzo della stessa.

L’intenzionalità rappresentativa è una priorità che deve essere chiarita ed esplicitata per essere ben presente a chi si appresta ad affrontare il progetto. Resta da chiarire quale sia l’oggetto di tale rappresentazione, ora definitivamente svincolato da ogni idea naturalistica mimetica dell’arte: ciò che l’architettura deve rappresentare è il carattere degli edifici.

La nozione di carattere

La nozione di carattere è il centro del trattato. È ciò che sinteticamente identifica un oggetto, il suo tratto fondamentale, l’idea che lo definisce: è questione di sostanza di senso, di significato, decisiva per l’architettura. L’idea astratta deve diventare concreta e manifesta ai sensi, assumendo una sembianza una materia. Relativamente ai meccanismi della produzione artistica mette in luce una doppia questione: l’identificazione del carattere, ciò che Panofsky chiama idea.

Il carattere degli edifici si precisa in risposta alla domanda all’inizio di ogni progetto: che cosa è il soggetto stesso? L’esempio di Boullée della Biblioteca pubblica è uno dei più belli ed esemplari. La biblioteca pubblica è una delle massime istituzioni civili, il luogo dove sono raccolte tutte le conoscenze dell’umanità, il tempio laico del sapere. Una conoscenza unitaria, immensa, illuminista che egli rappresenta attraverso la vastità e l’unicità di un’aula. La vastità e il carattere proprio della biblioteca, l’aula e la volta ne sono la rappresentazione.

La definizione dei principi, dei modi e degli strumenti di base con cui rappresentare tali caratteri. La costruzione non è né il fine né la ragione dell’architettura, ma solo il mezzo. Strumento proprio di quest’arte è la composizione, che consente di stabilire le relazioni fra gli elementi che sono offerti dalla natura, storie di semplici ed effetti della luce.

Con il suo trattato intende indicare una via razionale dell’architettura, la via illuminata dalla ragione, ma è chiaro che non esclude la presenza di sentimento. Non a caso egli è considerato ‘visionario’, nella definizione che ne dà Aldo Rossi. Egli colloca l'architettura in un mondo in cui l’arte mira a suscitare sentimenti, produce effetti che mirano ai sensi e non solo all’intelletto.

Riflessione sull'architettura

Sorprendente constatare che è un secolo dopo, dall’altra parte del mondo, alla ricerca di un modo autenticamente americano di fare architettura, Sullivan ripercorre una strada parallela. Individua anche lui nella rappresentazione di un carattere proprio la ragione che guida l’architettura e, posto di fronte a un tema nuovo, si chiede: qual è il carattere del grattacielo, qual è la sua qualità intrinseca e il suo carattere distintivo? Ogni atto creativo ha come condizione necessaria la libertà, per capire a fondo il significato delle cose e rappresentarlo con evidenza.

La riflessione sull’architettura apre orizzonti ampi e spinosi. L’architettura è disciplina complessa, appartiene a tutti, ed è davanti ai nostri occhi, viviamo dentro l’architettura, in un mondo costruito dall’uomo, per l’uomo. Viene definita, per questa ragione, l’arte collettiva per eccellenza: i luoghi sono fruiti da tutti, solo un bene collettivo e che ognuno è in diritto di valutare, discutere, criticare.

Architettura come arte

Architettura è arte, affermazione importante, fatta in un momento di crisi per cercare dei fondamenti su cui basare questa attività. Forse per noi è scontata, ma nella storia dell’architettura ha sempre avuto uno statuto ondivago: nell’antichità non era considerato un’arte liberale perché sostanzialmente aveva uno scopo pratico, materiale, utilitaristico. Nel secolo dei lumi invece è stato riaffermato l’appartenenza al mondo dell’arte. Questo perché: è vero che l’architettura si deve far carico di risolvere molti problemi di natura tecnica, pratica, organizzativa, funzionale, ma si pone, nella soluzione di tutti questi problemi, con una finalità essenzialmente artistica, espressiva, rappresentativa.

Nel progetto sono compresenti diverse competenze, in questo processo l’architetto dovrebbe essere la figura che sta al timone e mantiene la rotta di queste scelte, indica la direzione verso la meta. L’architetto è regista di un film: deve chiarire le finalità e la struttura del racconto, porta a sintesi il lavoro di tutti, facendolo confluire verso un unico risultato formale compiuto. La meta dell’architettura non è solo una questione di funzioni dell’edificio, l’architettura stessa deve rappresentarci l’idea, il carattere dell’edificio: una chiesa bella e una chiesa brutta assolvono comunque la stessa funzione, ma entrare in una bella chiesa quando non c’è la messa deve suscitare un’emozione.

Impegno civile nell'architettura

L'architettura deve riflettere nelle sue forme un mondo in cui potersi riconoscere; infatti, prima che un'arte, è una forma di impegno civile da parte di chi la produce. Questa accezione è ancora più evidente nell’attributo collettivo di quest’arte, imprescindibile nelle operazioni: l’interpretazione della cultura in cui ci si trova. Questo discorso architettonico non vale solamente per i singoli edifici, ma a maggior ragione riguarda i luoghi della città, gli spazi aperti, quelli realmente collettivi pubblici.

Anche i luoghi aperti hanno una forma propria, definita, un’identità che rappresenta il significato che attribuiamo a quel luogo. Chi organizza gli spazi aperti, i luoghi della città? Sono ancora e solo le architetture, le grandi piazze e la loro identità sono definite dalle singole architetture. Che cosa definisce la piazza della Scala? La presenza di alcuni edifici importanti, naturalmente la Scala, Palazzo Marino, la Galleria; e poi, soprattutto, la loro disposizione reciproca, la loro composizione.

Metafora della tavola

La tavola ha un ordine: un ordine formale preciso, che deriva dal significato generale dell’atto che si sta per compiere, dal valore che noi, la nostra cultura, attribuiamo a quell’atto. Ha un significato che si svela grazie a quell’ordine, che risulta dal concorrere di più fattori. Lo stesso avviene per la città. Abbiamo detto che le architetture costruiscono e definiscono i luoghi, che luoghi e architetture sono inscindibili e, che le architetture non sono oggetti che si muovono liberi senza tener conto del luogo dove si collocano e che modificano. Anche la città, grande architettura fatta di architetture, è una forma propria, rappresentativa e significativa.

La modernità del classico

La classicità ha ancora una sua versione moderna? Una riflessione sul tema della classicità dovrebbe in primo luogo confutare l’interpretazione, la concezione della classicità come immutabilità delle forme, cioè associare la classicità ad una visione statica dell’architettura. In secondo luogo, il classico può ancora far parte del moderno, non vi è un contrasto fra i due, ma piuttosto continuità.

Continuità nel ruolo e nel significato che viene attribuito all’arte. Significa concordare ad un’interpretazione dell’arte come ricerca continua, che rappresenta la vita nei suoi aspetti più generali, in ciò che è comune a tutti gli uomini. Attraverso l’arte, e dunque attraverso l’architettura, si partecipa a qualcosa di universale ed eterno.

Per quanto riguarda direttamente l’architettura: metodo e finalità possono essere indicati come i tratti distintivi di un atteggiamento classico: un metodo governato dalla ragione, che ha il fine di stabilire rapporti precisi, evidenti, tra le ragioni del progetto e le forme che lo rappresentano. Questo rapporto di rispondenza, o di adeguatezza, è governato dal principio di decoro, che da molti è stato riconosciuto come principio distintivo dell’età classica. Per tutte queste ragioni non c’è contrapposizione con la modernità. Anche l’architettura della modernità si fa interprete della propria cultura e conforma su questa l’architettura e la città.

Bramante è contemporaneamente: architetto classico che guarda l'antico alla ricerca dei principi base per fare arte; architetto moderno impegnato nel rinnovamento dei mezzi espressivi dell'architettura e personaggio attivo nella cultura del suo tempo.

Continuità

L’idea di continuità di Rogers è uno dei contributi più importanti nella teoria dell'architettura: riporta la storia con un'idea di modernità che non si definisce in opposizione alla storia stessa, passata; la storia è continuità. Non vi è continuità nelle forme, ma nelle idee e nelle generalità dei principi. Riconosce l’esistenza di principi generali, nei quali l’architettura si declina.

Architettura come impegno civile: Rogers e Sullivan

Il primo luogo è necessario confutare l’idea che identifica impegno civile con impegno politico. L’architettura non si fa portatrice di istanze non sue, esterne, non si mette al servizio di un’ideologia. Mentre l’impegno civile è insito nell’architettura stessa, gli appartiene in quanto arte. Il secondo aspetto è l’impegno all’espressione, alla rappresentazione. L’architettura, per suo statuto, ha valore di civiltà, di comunità. La qualità dell’architettura si misura nella adeguatezza della risposta alla domanda di impegno civile.

Ragione e sentimento

La ragione degli edifici è la vera questione centrale di ogni progetto di ogni architettura, dovendo dare un senso al proprio agire. Poi questa realtà riconosciuta deve essere messa in scena, resa emozionante, poetica. Lo stupore di cui parla Monestiroli è dovuto al riconoscimento di un valore.

Imitazione e analogia

Imitazione e analogia sono due modi della produzione artistica. Sono concetti che percorrono tutta la storia del pensiero e dell’arte occidentale. Fino all’epoca dell’Illuminismo l’imitazione era considerata il principio indiscusso su cui fondava la produzione artistica: l’arte si definisce come imitazione della natura, dove la natura è da intendere come ciò che più si percepisce attraverso i sensi. L’imitazione riguarda la forma sensibile, stabilisce un rapporto diretto di somiglianza fra le forme e la rappresentazione. Significa trasferire alcuni caratteri formali da un oggetto all’altro.

Il concetto che definiva la condizione dell’arte nell’antichità e precisava la sua relazione con la natura era la mimesis, più preciso e complesso dell’imitazione. Infatti, il rapporto che si instaura fra l’oggetto dell’imitazione e il prodotto di tale imitazione diventa di verosimiglianza nelle forme d’arte che ne risultano.

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Ingegneria civile e Architettura ICAR/18 Storia dell'architettura

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher SaraMaine di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Caratteri tipologici dell'architettura e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Politecnico di Milano o del prof Cagliano Raffaella.
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