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Margaret Mead: sesso e temperamento

Prima parte: gli Arapesh della montagna

1.1. Vita di montagna

Dove vivono gli Arapesh, i Mundugumor e i Ciambuli.

La gente di lingua Arapesh occupa il territorio della Nuova Guinea, che si estende dalla costa verso l’interno, cioè verso occidente, raggiungendo le grandi pianure erbose del bacino del Sepik. Anche lungo la costa, questa gente è rimasta mentalmente un popolo della boscaglia. Margaret Mead definisce gli uomini e le donne Arapesh come femminili e svirilizzati.

Odiano la sabbia e per difendersene erigono piccoli ripari di foglie di palma. Gli Arapesh della costa vivono in grandi case, lunghe dai quindici ai venti metri. Le case sono raggruppate in grossi villaggi, i cui abitanti vanno giornalmente ai loro orti e ai boschetti di palma da sago. La popolazione della costa è grassa, il ritmo sulla sua vita è lento, il cibo abbonda, dalle canoe dei mercanti della costa si possono comprare recipienti e canestri, ornamenti di conchiglie e apprendere nuovi tipi di danza.

Avviandosi per i sentieri stretti che designano la loro rete precisa su per i fianchi ripidi dei monti perché la vita assuma un tono del tutto diverso. Sono abitati piccolissimi nei quali vivono tre o quattro famiglie, raggruppamenti di dieci o dodici case. Il paese è deserto e sterile.

Quando vengono dei visitatori da un altro villaggio, la prima cosa che essi chiedono e viene offerta loro, è il fuoco, dopodiché si inizia un’animata conversazione a bassa voce. Tutti gli uomini si raggruppano davanti al fuoco mentre le donne cucinano vicino. Dopo il tramonto, visitatori e ospiti si ritirano per andare a dormire nelle piccole case, dove chi ha più fortuna dorme davanti al fuoco. La mattina seguente l’ospite sollecita ai visitatori di rimanere anche se il giorno dopo le dispense saranno finite e la famiglia ospitante patirà la fame, visto che l’orto più vicino è a mezza giornata di marcia.

Si chiama “buon posto” un qualsiasi tratto di terreno pianeggiante, e “cattivo posto” un qualsiasi tratto di terreno scosceso e scomodo, come se ne possono trovare molti intorno ai villaggi.

Al centro del villaggio c’è l’agehu, ovvero il luogo delle feste e delle cerimonie. L’agehu è un luogo buono dove i bambini giocano o dove l’uomo o la donna siedono ad infilare collane di denti o opossum o ad intrecciare bracciali. I lussi e le raffinatezze come le canzoni e i passi di danza, nuove pietanze, un nuovo stile di pettinatura, sono tutte cose importate dalla costa, i quali le avevano acquisite dalle genti di lare dedite al commercio. Nelle zone della costa è arrivata l’idea di vestirsi, cosa che non è ancora arrivata nei paesi montani, dove questa idea è rimasta molto approssimativa. Anche per le donne è arrivata l’idea della moda, però piano piano, un po’ per volte ed in modo casuale.

La caccia è un’occupazione alla quale si può scegliere se dedicarsi o no, ad esempio, chi fa della caccia l’occupazione principale deve tagliarsi i capelli cortissimi.

Ogni villaggio, nel corso di un lungo periodo preliminare, pratica la raccolta dei maiali, del tabacco, delle piume e degli anelli di conchiglie, moneta degli Arapesh, con i quali comprerà una delle attrezzature complete per la danza da un villaggio vicino della costa.

Di generazione in generazione la gente della montagna risparmia e fa sacrifici per poter comperare le cose provenienti dalla costa e per comperarle da villaggio a villaggio, in modo tale che tutti al villaggio possano cantare le nuove canzoni e farsi belli della moda. Gli Arapesh considerano il mare come fonte di felicità.

La danza ha molta importanza. I villaggi della costa sono chiamati “villaggi madre” e tutti i villaggi che si addentrano su per le montagne sono chiamati “villaggi figlia”. Questi villaggi sono collegati tra loro da dei sentieri che formano tre vie principali:

  • La via del dugongo.
  • La via della vipera.
  • La via del sole che tramonta.

Per la gente della montagna, quella della costa significa novità e allegria. È dalla tribù degli Abelam che gli Arapesh hanno preso lo stile dei loro templi piramidali. Il commercio tra Abelam e Arapesh si basa soprattutto sulla produzione di tabacco e anelli di conchiglia, fabbricati con gusci di ostriche che provengono dalla costa.

Nella vita ci sono due beni incompatibili tra di loro:

  • Quelli che riguardano il sesso e la funzione riproduttiva della donna.
  • Quelli che riguardano la nutrizione e la crescita.

Occorre evitare che questi due beni non vengano a contatto tra di loro. Il dovere del bambino è crescere, e quello dell’uomo e della donna è di osservare le regole necessarie alla crescita del bambino e del cibo da cui esso dipende.

In questa avventura sono impegnati in egual misura l’uomo e la donna, si potrebbe dire che anche l’uomo abbia un compito materno.

1.2. Una società cooperativa

La vita degli Arapesh è tessuta intorno all’unione degli uomini e delle donne. È una cultura in cui uomini e donne fanno cose diverse per motivi uguali. Agli uomini viene affidata una responsabilità maggiore. Le donne sono escluse dalle cerimonie per il loro stesso bene. L’uomo concepisce la responsabilità, l’autorità, le funzioni pubbliche come qualcosa che gli è imposto. È una società cooperativa dove mancano unità politiche.

I matrimoni, le feste o i litigi avvengono tra piccoli villaggi o piccoli gruppi di villaggi. In teoria ogni villaggio corrisponde ad una famiglia patrilineare, che è distinta da un nome. Le famiglie patrilineari hanno i loro orti, i loro terreni da caccia. Sul terreno da caccia, in un acquitrino, dimora il marsalai, cioè un essere soprannaturale dall’aspetto di un serpente o di una lucertola. Nella sede del marsalai e lungo i confini delle terre ancestrali vivono gli spiriti dei morti del clan. Il marsalai può essere definito come lo specchio dei sentimenti degli spiriti ed è molto sensibile ad alcuni fatti rituali; per esempio, non ama le donne in periodo mestruale o gravide, né uomini che vanno da lui subito dopo aver avuto rapporti con la moglie.

In molte tribù della Nuova Guinea ogni coppia sposata ripulisce e recinge un suo pezzo di terreno nella zona ereditaria destinata a coltura; così l’orto diventa un luogo privato. In ciascun orto lavorano insieme da tre a sei uomini, con una o due mogli e magari con una figlia grande, però sono gruppi di lavoro instabili.

Il sistema matrimoniale è tale che la fuga di una fidanzata o di una moglie è considerata come un ratto, ovvero come un atto ostile che va vendicato. Non considerano il ratto come un atto ostile se è causato da disaccordi con il marito o se è seguito dalla nascita di nuovi legami, in questo caso è considerato un caso disgraziato.

1.3. La nascita di un bambino Arapesh

Dopo l’atto iniziale che determina la paternità fisiologica, il padre può allontanarsi e ritornare nove mesi dopo, quando la moglie è felicemente sgravata del figlio. Per loro un figlio è qualcosa che nasce dall’impegno e dalla cura del padre e della madre. Per gli Arapesh ci sono due tipi di attività sessuale:

  • Il primo ha carattere di gioco, e comprende le attività sessualità che non si traducono nella nascita di un bambino.
  • Il secondo ha carattere di lavoro, è l’attività sessuale volontaria per creare un bambino.

Il padre al momento del parto non può essere presente, dato che il sangue del parto è pericoloso, per questo la donna deve sgravarsi a sufficiente distanza dal villaggio. Durante il parto il padre aspetta a distanza di voce, stabilito il sesso del neonato, gli viene comunicato. Allora lui risponde “lavatelo” o “non lavatelo”. L’ordine “lavatelo” significa che il bambino verrà allevato. Ad esempio, quando ci sono molte femmine e il neonato è femmina, in rari casi il padre sceglie di abbandonare il bambino. Gli Arapesh preferiscono i maschi. Quando il bambino farà il suo primo sorriso al padre, gli verrà assegnato un nome, nome di uno del clan del padre.

1.4. Le prime influenze che plasmano la personalità di un Arapesh

Nei primi mesi di vita il bambino non è mai lontano dalle braccia di qualcuno. Dopo le prime settimane il bambino viene lavato con acqua tiepida ed improvvisamente si passa a fargli la doccia con acqua fredda. Tutti i bambini rimangono molto impressionati e per tutta la loro vita odiano l’acqua fredda e la pioggia.

Quando il bambino è cresciuto, gli è permesso di portare le cose dei genitori, ciò per lui è un grande segno della sua crescita. Tutta l’educazione del bambino piccolo è volta ad insegnargli a controllare le sue emozioni e ad evitare che esse danneggino gli altri.

1.5. Crescita e iniziazione di un ragazzo Arapesh

Quando il ragazzo Arapesh raggiunge i sette o otto anni, la sua personalità può definirsi formata. Per i ragazzi, l’offerta di cibo è associata a cordialità, consenso, accettazione e sicurezza; il rifiuto è segno di ostilità e di ripulsa.

Quando compaiono i primi segni della pubertà, gli adolescenti devono rispettare certi tabù. Hanno il dovere di rispettarli per far crescere se stessi secondo le regole che sono state loro insegnate. Ora l’adolescente diventa per la prima volta consapevole della fisiologia del sesso.

Il culto del tamberan, ovvero il patrono soprannaturale degli uomini adulti della tribù, non deve mai essere visto dalle donne o dai bambini non iniziati, ma tutti possono udirne la presenza nella voce di vari strumenti musicali come il flauto o il gong. Fino agli otto anni, il tamberan è uguale per entrambi i sessi. Le donne non possono vedere il tamberan perché è un culto legato agli uomini, ma anche le donne posseggono i loro tamberan: il rito del parto, della pubertà, della tintura delle gonne d’erba. A volte il tamberan soggiorna nel villaggio pochi giorni ma può anche rimanere parecchie settimane. Viene a mettere o togliere i tabù dalle palme da cocco, a presiedere alla seconda cerimonia funebre, viene al villaggio quando è costruita una nuova casa per il tamberan.

Il ragazzo Arapesh impara, crescendo, che tutto quel soffiare nei flauti e battere il gong e i tamburi non è che una pantomima tramandata di generazione in generazione, perché conservandone si aiutano i ragazzi a crescere e così si fa il bene del popolo.

Si compie una cerimonia divinatoria per stabilire se hanno avuto rapporti sessuali o meno, cosa proibita loro perché ritarderebbe la naturale crescita. Il ragazzo colpevole, come punizione, deve masticare un pezzo di noce di areca posta in precedenza a contatto con la vulva di una donna, preferibilmente la promessa o colei con la quale ha avuto il rapporto. Il sesso è una cosa buona ma pericolosa per chi non abbia completato il processo di crescita.

La poligamia de

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-DEA/01 Discipline demoetnoantropologiche

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Carlam___ di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Antropologia culturale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Firenze o del prof Zoran Lapov.
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