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Introduzione

Il libro tratta le differenze tra le culture ad oralità primaria e le culture chirografiche. Analizza

il pensiero e la sua verbalizzazione in una cultura orale, per successivamente analizzare il

pensiero scritto in rapporto con l’oralità.

L’approccio ai temi è di tipo diacronico/storico per la quale vengono messi a confronto

periodi successivi.

La società si sviluppa inizialmente con l’aiuto del discorso orale, conoscendo la scrittura in

un secondo momento. Dopodiché ebbe inizio l’alfabetizzazione e ad uno stato successivo la

stampa e l’elettronica.

La diversità fra mezzi elettronici e stampa ci ha reso consapevoli delle differenze precedenti

tra scrittura e comunicazione orale (tutto ciò comporta un mutamento nella mentalità).

1 L’oralità del linguaggio verbale

La mente alfabetizzata e il passato orale

Le ricerche sul campo riguardanti le società orali sono state eseguite da antropologi,

psicologi e sociologi.

La fonologia è il modo in cui la lingua è agganciata al suono: le parole sono suoni, non

lettere. La lingua è sempre parlata e udita.

Con scrittura si intende affidare la parola ad uno spazio, il che amplia enormemente la

potenzialità del linguaggio e del pensiero stesso, ma la scrittura non può mai fare a meno

dell’oralità.

Il suono è l’habitat naturale della parola (leggere significa convertire il testo in suono con

l’immaginazione).

La scrittura è il sistema secondario di modellizzazione che dipende sempre da quello

primario ovvero l’oralità. Nonostante ciò le creazioni orali sono spesso viste come varianti di

produzioni scritte o non ne viene data la seria attenzione.

Parlare di “letteratura orale”?

Letteratura significa “cose scritte”, ma non esiste un termine analogo per indicare un’eredità

puramente orale. Oggi le parole appaiono simili a cose, segni visibili, residui, che la

tradizione orale non ha.

Per questo hanno iniziato ad usare il concetto sbagliato di letteratura orale. Sbagliato perché

è un termine che riduce le parole a varianti della scrittura: descrive un fenomeno primario

attraverso uno secondario.

Il termine corretto da usare è EPOS (voce) che descrive le produzioni orali come espressioni

vocali. 2 La scoperta delle culture orali primarie

I primi segni di consapevolezza dell’esistenza di una tradizione orale

I letterati hanno continuato ad inserire nei loro testi massime derivanti dalla tradizione orale,

a partire dal medioevo nella cultura occidentale. Loro traevano “i detti” non direttamente

dalla lingua parlata, ma da altri scritti.

Poi il Romanticismo si interessò particolarmente al passato, lavorando su materiale orale

restituendo ad esso una nuova rispettabilità.

La questione omerica

Lo studio di Omero è un contesto ideale per osservare le differenze fra la scrittura e l’oralità.

La questione omerica nasce nel Diciannovesimo secolo ma ha origini più antiche.

L'Iliade e l’Odissea sono state ritenute i poemi più ispirati del patrimonio letterario

occidentale. Il classicista americano Milman Parry ha affrontato la poesia omerica “primitiva”

con le sue proprie categorie. La critica attaccò i poemi perché malamente strutturati e

spregevoli eticamente e teologicamente.

La scoperta di Milman Parry

Egli disse che nei poemi omerici la scelta delle parole e delle forme espressive dipendeva

dalla struttura dell’ esametro composto oralmente. Dimostrò che la sua forma dipendeva

dalle condizioni nelle quali era stata prodotta, ovvero dai metodi di composizione orale.

Omero utilizzò un frasario ripetendo una formula dopo l’altra, ricadendo nel clichè. Oltre alle

formule standardizzate utilizzò anche temi standardizzati tipici della narrativa orale. I due

poemi furono poi trascritti nel nuovo alfabeto greco intorno al 700 a.C.

I poemi, secondo Parry, valorizzano ciò che si è sempre svalutato: la frase fratta e il clichè.

I contemporanei di Omero apprezzavano i cliché perché l’intero mondo poggiava sul

pensiero formulaico dell’oralità.

Nel tempo di Platone, i greci avevano già interiorizzato la scrittura, possedevano un nuovo

modo di immagazzinare il sapere che liberava la loro mente permettendo loro di formulare

pensieri astratti e originali.

Questo è il momento storico che segna il momento in cui una cultura alfabetica scritta si

scontrò con l’orali

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-DEA/01 Discipline demoetnoantropologiche

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher lara.palazzo di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Antropologia culturale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Accademia di Belle Arti di Brera - Accademiadibrera o del prof Giudici Lorella.

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