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Psicologia sociale e della devianza

Introduzione e modalità d'esame

22 Settembre 2020 - Importantissime le slide! Studiare appunti e slide per esame (libri solo consigliati per integrare). Domande a scelta multipla (4 opzioni di risposta) + 2 domande aperte con spazio vincolato. Punteggio da 0 a 30. Le risposte sbagliate = punti in meno.

Prova unica il 10 dicembre ore 9.00.

Cos'è la psicologia sociale?

È una disciplina all'interno della psicologia che ha un focus particolare in quanto, come dice Allport (1954), la psicologia sociale è il tentativo di comprendere e spiegare come i pensieri, i sentimenti e i comportamenti delle persone siano influenzati dalla presenza, reale, immaginaria o sottintesa, di altri esseri umani. Pensieri, sentimenti e comportamenti sono tre aree fondamentali nella nostra vita anche se non sempre collegati.

Non è necessario che le altre persone siano presenti per influenzarci, ma basta che semplicemente sia sottintesa. La psicologia sociale, quindi, è uno studio scientifico dell'influenza reciproca tra individuo e il suo contesto sociale: siamo influenzati dagli altri ma al tempo stesso influenziamo gli altri.

Ma sostanzialmente qual è la differenza tra psicologia sociale e altre scienze? Per questa c'è enfasi sulla persona, infatti per essa non esistono persone uguali tra loro (quindi non sulle società o le culture come la sociologia o l'antropologia). Ogni persona ha una specificità: esperienza, abitudini, tratti caratteriali, ecc. Si dà enfasi anche ai fattori situazionali che influenzano tutti gli esseri umani e non sulle differenze (psicologia della personalità) o disfunzionalità individuali (psicologia clinica).

Comportamento aggressivo

Qualunque forma di comportamento intenzionale volta a creare un danno (emotivo o fisico) a un altro essere vivente il quale è motivato a evitare tale trattamento.

Ci possono anche essere situazioni in cui si può avere un comportamento aggressivo senza raggiungere un danno emotivo o fisico (ad esempio: la bambola voodoo. Qua si inserisce un fattore culturale in quanto se la persona che la usa, la sta usando perché ci crede, allora rientra nel campo della psicologia sociale. In caso contrario, no). Non necessariamente il danno fisico è sempre maggiore rispetto a quello emotivo.

Alcuni possono essere motivati a ricevere il danno, quindi non si tratta più di criminale ma di complice (ad esempio, il masochismo o il suicidio assistito, anche se in questo caso si parla di danno estremo). Anche la legittima difesa è considerata "comportamento aggressivo" in quanto, ad esempio, se entra un ladro in casa e gli sparo per legittima difesa svolgo un comportamento atto ad arrecare danno. Nonostante questo, però, in alcuni casi, il nostro Codice Penale stila alcune situazioni in cui alcuni comportamenti aggressivi (come la legittima difesa) non vengono considerati reati.

Condizioni necessarie per il comportamento aggressivo

  • Intenzionalità
  • Danno (fisico o emotivo) danno potenziale e non necessariamente effettivo
  • Il fatto che la vittima o presunta vittima sia motivata ad evitare il trattamento

Comportamento violento e aggressività

Inoltre, bisogna differenziare comportamento violento da quello aggressivo: la violenza fa parte del comportamento aggressivo e ne è un sottotipo in quanto va a delineare i comportamenti aggressivi più feroci ed estremi (ad esempio: una persona ha un comportamento violento se attraverso calci e pugni ne uccide un'altra. Aggressivo se gli dà uno schiaffo).

Psicoanalisi e teorie dell'aggressività secondo Freud

La psicologia come scienza nasce con la costituzione di un laboratorio sperimentale. La psicoanalisi, invece, ha origine da Sigmund Freud il quale a partire dalla fine dell'800 pubblica una serie di articoli riguardanti proprio la psicoanalisi. Essa non ha un carattere improntato su una disciplina scientifica come la psicologia (infatti secondo Popper la psicoanalisi non è una scienza), ma è più un corrente di pensiero che intende studiare la mente umana partendo dal colloquio con i pazienti. È una forma di intervento con pazienti che ha una finalità conoscitiva. Questa modalità non rispetta quelli che sono i canoni scientifici perché una cosa è fare un intervento e una è quella di ricavare informazioni: questo pensiero di Freud nasce con l'incontro con i suoi pazienti quindi dal materiale che recupera con loro.

Istanza della personalità secondo Freud

  • Es: è la sede della nostra personalità che costituisce la parte più irrazionale e legata alle pulsioni e istinti (es. bisogno di cibo). Questo risponde al principio di piacere, ossia è alla ricerca continua di gratificazioni anche dal punto di vista fisico. Per soddisfare un certo bisogno o piacere ci può portare a mettere in atto scelte poco vantaggiose, soprattutto nel lungo termine.
  • Super-io: è la componente che secondo Freud si sviluppa nel corso della vita. Questa è l'istanza della nostra personalità che introietta, prendendola dalle esperienze di vita e dagli insegnamenti, tutta una serie di principi morali che vengono interiorizzati e diventano nostri diventando una sorta di coscienza morale. Esso entra in conflitto con l'Es. Quindi c'è una sorta di conflitto tra due istanze della personalità.
  • Io: è il mediatore tra Es e Super-io e inoltre anche con la realtà. L'Io quindi risponde al principio di realtà e secondo Freud è la componente più razionale in quanto connette le richieste delle sue istanze con la realtà.

Teorie dell'aggressività di Freud

Freud ha alcune teorie riguardo l'aggressività ma principalmente ce ne sono due. La prima, in ordine cronologico, è l'idea di un'aggressività come reattiva a una situazione di frustrazione, ossia nel momento in cui l'Es non ottiene una gratificazione a questo punto la persona reagisce in modo aggressivo. Aggressività che nasce come un mancato soddisfacimento del principio di piacere.

Nel 1914, però, scoppia la Prima Guerra Mondiale che vede la messa in atto di comportamenti aggressivi estremamente violenti (Sterminio di massa, si usano armi mai usate prima, ecc...). In questo momento gli intellettuali vanno incontro ad una disillusione in quanto l'umanità si mostra molto più aggressiva di quanto si pensasse. A questo punto la prima teoria non trova fondamento in quanto, ad esempio, un soldato che spara ad un altro soldato non lo fa perché non ha trovato soddisfacimento ad un bisogno ma solo perché gli è stato ordinato.

Freud, allora, riformula il proprio pensiero e sviluppa una seconda concettualizzazione dell'aggressività in cui questa viene vista come uno scontro da due pulsioni innate: l'istinto di vita (eros) e l'istinto di morte (thanatos). Questi due istinti sono in conflitto e la sua risoluzione può portare o a rivolgere l'istinto distruttivo al di fuori della persona e verso gli altri oppure svolgere una catarsi (una "purificazione" di questi istinti aggressivi) mediante attività socialmente accettabili che in qualche modo richiamano l'aggressività (per esempio, la competizione sportiva).

Psicoanalisi e scienza

La scienza, per essere tale, ha bisogno di concetti che possono essere misurati: per misurare l'istinto di vita e di morte non abbiamo strumenti (operazionalizzazione: misurare concetti). Per questo la psicoanalisi non viene considerata una scienza in quanto è costituita meramente di pensieri. Le critiche sulla teoria freudiana, infatti, sono state diverse come quella di Popper che escludeva fortemente la psicoanalisi dalla scienza.

Modello frustrazione-aggressività di Dollard e Miller

Esso deriva dalla visione di Freud di aggressività volta a soddisfare istinto di piacere. La frustrazione qui diventa antecedente causale all'aggressività. La frustrazione la definiscono come un'interferenza esterna che impedisce il raggiungimento di un obiettivo. Dalla frustrazione si origina il comportamento aggressivo inteso come un aspetto istintuale che deve essere scaricato. I due studiosi specificano che non necessariamente il comportamento aggressivo è rivolto alla causa della frustrazione.

Ad esempio, se una bambina non riceve il gelato dai genitori, lei può reagire non per forza contro i genitori che per la bambina sono la causa di frustrazione (per paura di una reazione), ma può reagire sbattendo la porta o buttando a terra oggetti. L'aggressività, quindi, viene operativizzata dal punto di vista scientifico a seguito di un fallimento nel perseguire scopi sentiti dalla persona che la porta ad una frustrazione individuale che produce un forte impulso aggressivo.

Tipi di catarsi aggressiva

  • Catarsi aggressiva palese: il comportamento aggressivo vero e proprio. Es: do un pugno al muro per scaricare l'impulso aggressivo.
  • Catarsi aggressiva simbolica: comportamenti in cui andiamo a riprodurre a livello simbolico l'aggressività che viene esibita ma non è aggressività in senso stretto in quanto non si provoca nessun danno a nessuna persona e nessun oggetto. Es: do un pugno all'aria ma lo do per liberare l'impulso aggressivo.

Critiche alla teoria frustrazione-aggressività

Questo modello presenta molte problematiche. Ad esempio comporta un rapporto biunivoco: alla frustrazione segue sempre una risposta di aggressività, l'aggressività è sempre causata da una frustrazione. Ci sono persone che non sono in stato di frustrazione e ciononostante mettono in atto comportamenti aggressivi: ci sono stati studi in cui un gruppo di persone è stato messo in uno stato di frustrazione per un mancato raggiungimento di un fine sentito, e non tutti hanno reagito aggressivamente.

Il rapporto deterministico viene trasformato in probabilistico da Miller dicendo che «la frustrazione causa un'istigazione a diversi tipi di risposte, una delle quali è l'istigazione a una qualche forma di aggressività».

Un aspetto molto critico di questa teoria è l'ipotesi catartica: nella realtà si è visto che questo assunto non ha una base scientifica. Si è visto che chi ha usato questa catarsi non è sempre vero che stia meglio, e che quindi diminuiscono la carica aggressiva, rispetto a coloro che non hanno avuto questa possibilità. Anzi, alcuni studi dimostrano come sia contraria la tendenza: chi reagisce in modo aggressivo in seguito ad una frustrazione, tenderà successivamente ad essere ancora aggressivo.

Un'altra critica è che le aggressioni si manifestano anche in assenza di frustrazioni individuali (ad esempio gli omicidi su commissione, sicari). La frustrazione, infatti, può indurre a risposte diverse dall'aggressività come il pianto, la fuga, l'apatia, ecc.

Rielaborazioni della teoria frustrazione-aggressività

Il modello Dollard, Miller et al. è stato poi rivisto da Miller et al. intendendo la relazione frustrazione-aggressività non più diretta (alla frustrazione segue sempre e comunque l’aggressività e l’aggressività è causata solo dalla frustrazione), ma il legame viene posto in senso probabilistico. Tale aggiustamento è stato quasi obbligato, gli esperimenti condotti mostravano in modo inequivocabile che le persone sottoposte ad uno stato di frustrazione solo una parte reagiva in modo aggressivo, l’altra reagiva in un altro modo, con apatia, tristezza.

Mettendo quindi in atto sentimenti non legati all’aggressività, per cui gli autori hanno dovuto prendere atto che la loro teoria formulata in questo modo non aveva nessun tipo di rispondenza rispetto ai dati raccolti.

Definizione di psicologia sociale di Allport

Allport definizione di psicologia sociale (non si interessa solo del mondo sociale, ma anche di altri fattori che riguardano il nostro ambiente, fattori culturali, ma anche quelli ambientali e fisici): criticata in quanto non è solo l’ambiente ad influenzare l’individuo, ma anche il contrario. Inoltre, la psicologia sociale non si interessa solo del mondo sociale ma anche ad altri fattori, come ambientali e fisici per cui la definizione di Allport ha elementi critici. Parliamo comunque degli anni 50 e la disciplina della psicologia sociale stava prendendo forma, stava andando definendosi, e le definizioni si stavano sperimentando, per il momento storico è stata una grande definizione comunque, vista a posteriori vi sono elementi critici.

Critiche al modello della frustrazione-aggressività

La volta scorsa abbiamo parlato del modello della frustrazione-aggressività (è stata criticata la prima formulazione e anche la seconda di Miller et al. il fatto che vi siano delle critiche è un aspetto salutare della scienza che ha un atteggiamento critico nei confronti dei modelli e cerca di metterli alla prova per vedere se reggono alla prova dei fatti, la critica fa parte del normale corso della scienza. Una delle critiche importanti: idea che un comportamento aggressivo, simbolico o palese, possa avere un effetto catartico, anzi ha un effetto di rinforzo rispetto ai comportamenti aggressivi nel futuro, altra critica non è più una relazione a uno a uno la frustrazione è un predittore dell’aggressività in senso probabilistico, nelle scienze sociali attuali non esiste nessuna legge o teoria che dica che data una determinata variabile ne segue un’altra, tutto è formulato in senso probabilistico, noi sappiamo che data una certa variabile X c’è una determinata probabilità che accada la variabile Y, noi nel linguaggio comune tendiamo a dire “se succederà questo allora sicuramente succederà quest’altro” a livello scientifico ciò non è fondato è tutto sempre probabilistico. Anche la teoria frustrazione-aggressività è una teoria che non può essere giustificata in un senso così biunivoco ma solamente probabilistico, quello che sappiamo è che le persone frustrate hanno più probabilità di mettere in atto comportamenti aggressivi rispetto a coloro che non sperimentano tale sentimento emotivo e mentale. Se c’è tale legame probabilistico quali sono le condizioni che portano a far si che vi sia una reazione aggressiva da parte di chi è frustrato e una di queste è stata identificata nella rielaborazione di Berkowitz che dice che l’aggressività è una delle tante risposte possibili, con tale termine “possibile” significa che riconosce il legame che ci può essere di tipo probabilistico, ad un sentimento negativo. Non parla più in senso stretto di frustrazione, ma parla più in generale di sentimenti negativi, allargando lo spettro delle situazioni emotive che possono portare a comportamento aggressivo, quindi parla di sentimento negativo in generale, e l’aggressività è una delle risposte possibili, ma non l’unica e non necessariamente la sola possibile.

Stimoli ambientali e comportamento aggressivo

Una delle condizioni che rendono più probabile un comportamento aggressivo in seguito all’esperienza di uno stato emotivo negativo: ci sono stimoli nell’ambiente che richiamano il comportamento aggressivo. Se io mi trovo a sperimentare emozioni negative tenderò ad essere aggressivo se nell’ambiente che mi circonda vi sono stimoli che richiamano il comportamento aggressivo. Quali sono gli stimoli ambientali che portano a rendere probabile un comportamento aggressivo? Sono stimoli che richiamano a livello simbolico e anche a livello diretto il comportamento aggressivo. E uno di questi è l’effetto arma: la persona vede un’arma e nel momento in cui prova stati d’animo negativi è più possibile che metta in atto un comportamento aggressivo.

Studio sperimentale di Berkowitz

Questa è l’idea di partenza di Berkowitz, per dimostrarla ha ideato uno studio sperimentale: quali sono le caratteristiche di uno studio sperimentale? Uno studio sperimentale è uno studio in cui devono essere presenti almeno due campioni chiamati 1) sperimentale e 2) controllo e le persone devono essere assegnate ad un gruppo o all’altro seguendo un criterio che sia casuale (gettando una monetina ad esempio) e si testa l’effetto di una variabile che viene somministrata nel gruppo sperimentale ma non nel gruppo di controllo.

Per esempio, per testare l’efficacia di un farmaco al gruppo sperimentale viene somministrato il farmaco vero e proprio, a quello di controllo viene somministrato un farmaco che all’apparenza sembra quello vero e proprio, ma in realtà è solo un placebo e non contiene il principio attivo e si va a vedere la differenza che c’è nell’effetto del farmaco sul campione sperimentale rispetto a quello di controllo.

Importanza del gruppo di controllo

Perché c’è bisogno del gruppo di controllo? Esistenza dell’effetto placebo: il solo credere di ricevere un trattamento efficace, anche se nella realtà non lo si riceve, innesta una serie di cambiamenti che portano a benefici. Gli effetti che si vogliono controllare sono diversi, ad esempio oltre al placebo, inoltre io sperimento un farmaco contro l’influenza e noi sappiamo che l’influenza va incontro a guarigione, per cui se noi non abbiamo un gruppo di controllo che ci dice che l’influenza è andata incontro a guarigione in modo più veloce e con minori sintomi rispetto al gruppo di controllo noi quello che possiamo notare è che somministrando il farmaco alle persone influenzate esse guariscono, ma può capitare anche al gruppo di controllo perché la guarigione è breve per quanto riguarda l’influenza.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/05 Psicologia sociale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher dalia.zin.eddin di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia sociale e della devianza e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bologna o del prof Prati Gabriele.
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