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Introduzione alla Psicologia Sociale

La Psicologia Sociale studia, attraverso un metodo scientifico, l’interazione tra i processi psicologici

dell’individuo e le dinamiche della società.

In pratica, indaga come individui e gruppi percepiscono, influenzano e si relazionano con gli altri.

Hogg, teorico dell’identità sociale, studia come le persone si riconoscono all’interno di un gruppo e

come, questa identificazione, influenza i comportamenti.

Allport, studioso della Psicologia dei tratti, distingue tra:

 Presenza oggettiva è la relazione reale e fisica con gli altri

(Esempio: ho un pregiudizio verso gli adolescenti e un ragazzino mi si siede vicino

sull’autobus; il ragazzino mi rivolge una domanda, la mia risposta sarà condizionata

dal mio pregiudizio e dalla sua presenza fisica).

 Presenza immaginata è la relazione indiretta, cioè che avviene nella nostra mente.

(Esempio: ho un pregiudizio verso gli adolescenti e un ragazzino sale nello stesso

autobus in cui sono io; la sola presenza del ragazzino, pur non vedendolo

fisicamente, influenza i miei pensieri)

 Presenza implicita è la relazione che abbiamo con le rappresentazioni mentali degli altri.

(Esempio: ho un’idea negativa dei fast-food (può essere una categoria di persone:

adolescenti, anziani, …) allora non vado a mangiarci nella speranza che chiudano)

(Un altro esempio di Presenza immaginata sono le norme sociali, ovvero quelle “regole” utili a

rendere appropriati i nostri atteggiamenti verso il gruppo di appartenenza)

Metodi di indagine nella Psicologia Sociale

La Psicologia Sociale utilizza, come approccio di studio, un metodo scientifico.

Infatti, la conoscenza procede attraverso esperimenti replicabili, finalizzati alla verifica delle

ipotesi, grazie alla raccolta e all’analisi dei dati.

Il metodo sperimentale

È il metodo principale e consiste nella manipolazione di una o più variabili indipendenti, studiando

poi gli effetti su una o più variabili dipendenti.

Affinché la manipolazione delle variabili indipendenti sia svolta in maniera corretta è necessario

prestare attenzione che non entrino in “gioco” altre variabili ad influenzare gli effetti sulle variabili

dipendenti.

È necessario stabilire un range nel quale, le variabili misurate, hanno più probabilità di variare, ciò

per evitare determinati fenomeni:

 Effetto tetto (ceiling effect) è l’effetto che si osserva quando una variabile indipendente

non ha più effetto su una variabile dipendente, cioè il livello al di sopra del quale la

variazione in una variabile indipendente non è più misurabile.

(Esempio: il livello di difficoltà di un compito è talmente basso che tutti sono in

grado di svolgerlo)

 Effetto pavimento (floor effect) è l’effetto che si osserva quando una variabile

indipendente non ha più effetto su una variabile dipendente, cioè il livello al di sotto del

quale la variazione in una variabile indipendente non è più misurabile (opposto all’effetto

tetto). (Esempio: il livello di difficoltà di un compito è talmente alto che nessuno è in grado

di svolgerlo)

(In pratica, ciò che vogliamo misurare perde di validità se non abbiamo un campione di soggetti

nel range adatto).

 Compiacimento dello sperimentatore (demand characteristics) il partecipante, per

timidezza o educazione, risponde in modo da compiacere lo sperimentatore, non fornendo

risposte attendibili.

Un altro fattore importante da tenere sotto controllo è la validità, che può essere:

 Interna riguarda il controllo di variabili disturbanti; gli esperimenti in laboratorio

tendono a massimizzare questo tipo di validità.

 Esterna (o ecologica) riguarda il setting naturale; determina se un’osservazione è

estendibile a contesti diversi da quelli precedentemente osservati.

Il metodo quasi/non sperimentale

Nel caso in cui non è possibile manipolare una variabile si applica il metodo non sperimentale.

In questo caso, si parla di correlazione fenomeno per cui i cambiamenti di una o più variabili si

associano a quelli di altre.

Esempi di metodi non sperimentale:

 Analisi testuale o del discorso insieme di metodi utilizzati per analizzare lo stile

comunicativo delle persone.

È una procedura qualitativa ed è presente una forte componente soggettiva.

 Ricerca di archivio analisi di dati raccolti da altre persone, le quali possono non essere

attendibili.

 Studio di un caso singolo analisi approfondita di un evento o di un individuo.

I risultati possono essere difficilmente estesi ad altri casi.

 Inchieste e sondaggi di opinione un campione rappresentativo risponde a domande

dirette relative ai propri comportamenti.

 Ricerca sul campo comprende la raccolta di dati sul comportamento in un ambiente

naturale.

Per orientare la ricerca, l’Associazione degli psicologi americani ha stabilito, nel 1972 (aggiornati

nel 2002), una serie di principi di condotta etica:

 Protezione del danno;

 Diritto alla privacy;

 Non si possono ingannare i partecipanti;

 Consenso informato e partecipazione libera;

 Trasparenza.

Teorie in Psicologia Sociale

Le teorie vengono valutate sotto due prospettive sensoriali diverse:

 Bottom-up le caratteristiche dell’individuo determinano il modo in cui si comporta in un

contesto sociale

 Top-down le caratteristiche del contesto sociale determinano il modo in cui l’individuo

si comporta

Le teorie indagano il comportamento sociale di individui e gruppi, includendo i relativi processi

mentali.

Si suddividono in vari livelli:

 Paradigmi teorici basati su assunzioni generali

 Teorie a medio raggio spiegano alcuni aspetti del comportamento

 Teorie a corto raggio teorie più specifiche, definite “mini teorie”

Le principali teorie della Psicologia Sociale sono:

 Comportamentismo si concentra esclusivamente sui fenomeni osservabili, si suddivide

in: Radicale fenomeni non osservabili sono esclusi dall’indagine;

 

Neocomportamentismo considera variabili non osservabili come credenze,

 

sentimenti e motivazioni.

 Cognitivismo nasce come reazione al comportamentismo; ad oggi, è la prospettiva

dominante.

Spiega: come avvengono i processi mentali interni, come gli individui siano costruttori attivi

di significato e come i comportamenti siano il risultato di una pianificazione intenzionale.

Le principiali teorie cognitive sono:

Teoria del campo di Kurt Lewin stabilisce che il contesto sociale è visto come

 

matrice di forza in grado di generare motivazioni personali.

Teoria della dissonanza cognitiva stabilisce che le informazioni contradittorie

 

sono in grado di generare disagio, modificando il proprio comportamento.

Teoria attribuzionale viene analizzato il modo in cui viene spiegato il proprio

 

comportamento o quello altrui.

Paradigma della Social Cognition teoria dominante nella quale si analizza il

 

modo in cui gli individui arrivino a formare una propria rappresentazione cognitiva

del mondo sociale.

Altri sviluppi teorici importanti sono:

 Neuroscienze si concentrano sullo studio dell’attività cerebrale, la quale viene associata

alla cognizione sociale e ai processi/fenomeni sociopsicologici.

 Psicologia sociale evoluzionistica considera il comportamento sociale come forma di

adattamento all’ambiente, utile alla sopravvivenza della specie umana.

 Teorie sulla personalità o dei tratti le caratteristiche individuali determinano il modo in

cui l’individuo si pone in relazione al contesto sociale (bottom up).

 Teorie collettivistiche fanno parte della Psicologia Sociale sociologica; si occupano del

rapporto tra individuo e società, con un approccio top-down.

Infatti, il comportamento individuale viene spiegato partendo dalle categorie sociali e dai

gruppi.

Storia della Psicologia Sociale

La Psicologia Sociale prende origine in Germania nella seconda metà del 1800 da un gruppo di

studiosi hegeliani, i quali utilizzavano il nome di “demopsicologia”.

Essi fondarono una rivista di psicologia delle masse nel 1860.

La loro idea era quella di studiare la psicologia collettiva attraverso l’analisi dell’individuo e dei

gruppi con l’approccio bottom-up e top-down contemporaneamente.

Sugli studi della “mente di gruppo” è importante citare:

 McDougall (1920) stabilì che un gruppo avesse una propria mente e che questo

influenzasse il modo di pensare e agire dell’individuo.

Egli parla di “mente collettiva”.

 Sherif (1935) stando per lungo tempo in un gruppo si apprendono delle “norme” che

influenzano il comportamento individuale.

 Tajfel e Turner (1979) distinsero tra identità sociale associata a processi di gruppo -

identità personale e identità sociale associata a processi interpersonali.

 Zimbardo (1971) attraverso l’esperimento carcerario di Standford, dimostrò come le

situazioni di gruppo possano modificare il senso di responsabilità individuale, portando i

singoli a compiere anche azioni crudeli.

Dall’esperimento osservò il “fenomeno lucifero”.

La Psicologia Sociale sperimentale si diffonde negli Stati Uniti a partire dal 1930 attraverso lo

studio sugli atteggiamenti.

Nel 1950 nasce un altro filone di studi riguardante la dissonanza cognitiva e i cambiamenti negli

atteggiamenti; infatti, Solomon Ash dimostra come la pressione del gruppo può indurre a giudizi

errati.

Nell’ultimo periodo gli studi si concentrarono sulla Social Cognition, ovvero il modo in cui

percepiamo gli altri e sviluppiamo un’opinione su di loro.

Nel corso del ventesimo secolo, la Psicologia Sociale è stata definita una scienza americana,

soprattutto grazie alla disponibilità economica e all’interesse pragmatico.

I primi studi sperimentali di Psicologia Sociale derivano da:

 Triplett (1898) dimostrò che le persone sono spinte a compiere prestazioni migliori in

presenza di un contesto competitivo che include altre persone.

 Allport (1924) dimostrò che la presenza di altri individui influenzi lo svolgimento di

compiti assegnati.

Nel dopoguerra, tra gli studi europei più influenti ci sono quelli di Tajfel sull’identità sociale e

Moscovici sul ruolo delle minoranze nei processi di influenza sociale.

La Social Cognition

Per “cognizione” si intende l’attività conoscitiva della nostra mente, ovvero un insieme di strutture

e processi inconsapevoli.

Il pensiero è un processo riflessivo e, in buona parte, consapevole basato su linguaggio e/o

immagini mentali.

La cognizione sociale studia quei processi di conoscenza del mondo sociale, ovvero quei processi

con cui le persone acquisiscono informazioni, le interpretano, le memorizzano e le recuperano al

fine di comprendere noi stessi e il contesto sociale, adeguando di conseguenza il comportamento.

Modelli e teorie dell’attività cognitiva

Il primo approccio alla social cognition fu quello di K.Lewin che, parlando del campo sociale,

sosteneva che il mondo sociale influenza il nostro modo di pensare e di agire.

 Teoria della dissonanza cognitiva si afferma negli anni ’50, la quale stabiliva che i

cambiamenti di atteggiamento vengono motivati dal desiderio di risolvere contraddizioni e

incoerenze nelle proprie percezioni.

Questa teoria perse presto di interesse, dato che gli scienziati dimostrarono come gli

individui possono tollerare bene le contraddizioni.

 Modello dello scienziato ingenuo Il paradigma sosteneva che le persone, paragonate a

scienziati, dovevano raccogliere ed elaborare dati per comprendere il proprio mondo.

Da questa visione, definita “razionalista”, nascono le teorie di attribuzione casuale,

secondo cui le persone sono motivate a comprendere le azioni proprie ed altrui, in termini

di fattori interni o esterni, che rendono conto del comportamento manifesto.

Negli anni si dimostrò che le persone non percepiscono le informazioni in maniera

razionale e sistematico, ma sono degli “economizzatori cognitivi”, ovvero commettono una

serie di errori sistematici (bias) e utilizzano scorciatoie nei loro ragionamenti per

ottimizzare le risorse mentali (euristiche).

 Modello del tattico motivato è un modello secondo cui le presone dispongono di

molteplici strategie cognitive che vengono selezionate in base a obiettivi, motivi e

necessità personali.

 Teoria dell’infusione di affetto a partire dalla fine degli anni ’90 si criticò la tendenza di

studiare i fenomeni escludendo l’influenza emozionale.

Nasce così la teoria dell’infusione di affetto, la quale considera come l’umore possa

influenzare i giudizi sociali delle persone.

Con questo approccio si passa da una Social Cognition fredda ad una Social Cognition calda,

in cui si considerano i rapporti di reciproca influenza tra i processi cognitivi e i processi

emozionali.

 Teoria dei tratti di personalità di Asch analizzando la prospettiva teorica dei tratti di

personalità si è notato come non tutti i tratti hanno lo stesso peso nel formare la

rappresentazione degli altri.

Infatti, il modello teorico di Asch (1950) sostiene che quando conosciamo qualcuno, senza

rendercene conto, notiamo maggiormente alcune caratteristiche, cioè avranno un impatto

maggiore rispetto alle altre nel formare una rappresentazione di quella persona.

Secondo Asch, questo avviene perché alcuni tratti sono centrali (tratti che hanno una

grossa influenza sulla configurazione delle impressioni finali) e altri sono periferici (tratti

che hanno un’influenza poco significativa sulla configurazione delle impressioni finali).

La centralità dei tratti dipende anche dal contesto, ovvero dalla relazione tra le due

persone e dai loro attributi.

 Teoria dei costrutti personali negli anni ’50, il primo a stabilire che un individuo possiede

un sistema di categorie unico fu G.Kelly, sostenendo che ogni persona possiede una serie di

attributi (o categorie), chiamati costrutti, che ci costruiamo da soli attraverso i quali

interpretiamo la realtà, determinando il comportamento sociale.

Queste categorie sono coerenti e gerarchiche.

 Le teorie implicite della personalità Schneider propone che le persone sappiano

elaborare delle teorie implicite su come sono fatti gli altri e sulla natura umana in generale.

I suoi studi dimostrarono che è importante anche la sequenza con cui acquisiamo le

informazioni.

L’impressione esteriore (la prima), come le impressioni negative, gode del vantaggio

primacy (essendo la prima della “lista” viene ricordata più facilmente).

Prototipi, categorie e schemi

Adottando la prospettiva teorica dei tratti di personalità, ci accorgiamo che non tutti gli attributi

hanno lo stesso peso nel formare le rappresentazioni degli altri.

Infatti, le impressioni sugli altri sono costruite in base a stereotipi e costrutti personali

idiosincratici.

Quando ricordiamo qualcosa, in genere, lo facciamo attraverso un’opera di strutturazione delle

informazioni.

 Schemi sono strutture cognitive che rappresentano la conoscenza di un concetto.

Si formano dalle progressive esperienze, ovvero dalla rappresentazione di più informazioni

interconnesse tra loro utilizzate per comprendere la realtà.

Derivano dalle categorie.

Gli schemi possono essere:

Schemi di persona contengono le informazioni su altre persone;

 

Schemi di ruolo definiscono i comportamenti in base alla posizione sociale

 

occupata;

Script contengono conoscenze relative al modo di comportarsi in diverse

 

situazioni;

Schemi di sé contengono le informazioni che ci contraddistinguono;

 

Schemi senza contenuto non descrivono né categorie né persone, ma

 

contengono regole per elaborare le informazioni.

 Categorie insiemi sfuocato di caratteristiche organizzate attorno ad un prototipo.

 Prototipi rappresentazione ideale della categoria stessa.

Un ambito rilevante di categorizzazione per la Psicologia Sociale è quello degli stereotipi,

utili a regolare i rapporti tra gruppi.

Gli stereotipi sono schemi semplificati dei gruppi sociali che consentono di formare

impressioni rapide, utile a rafforzare la coesione del gruppo.

È legato al concetto di accentuazione, ovvero le divisioni in gruppi amplifica la percezione

di somiglianza con i membri all’interno del gruppo e amplifica le differenze con i membri al

di fuori del gruppo.

Gli schemi sono resistenti al cambiamento, dato che, nella loro semplicità, sono soggetti al “self

confirmatory bias”, cioè tendiamo a vedere, quindi a confermare, ciò che già sappiamo.

Gli schemi, per quanto resistenti, sono destinati a modificarsi seguendo 3 processi:

1. Registrazione progressiva e continua aggiunta di nuove informazioni negli schemi

esistenti;

2. Conversione crollo degli schemi esistenti per accumulo di prove discordanti;

3. Sottotipi riorganizzazione di schemi più completi, complessi e sofisticati.

Eleanor Rosch dimostrò che la categorizzazione sociale avviene in modo da ottimizzare due

esigenze, secondo il principio di distinzione ottimale:

 Categorizzazione di inclusione formazione di meno categorie: più ampie e meno

numerose (sovra-ordinate)

 Categorizzazione di distinzione formazione di più cat

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/05 Psicologia sociale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher federico.lima di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia sociale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università telematica Guglielmo Marconi di Roma o del prof Di Donato Flavia.
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