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Lo psicologo scolastico

Un po’ di storia

Nel secondo dopoguerra c’erano i CMPP (centro medico psico-pedagogici) che includevano prevalentemente medici e neuropsichiatri. Avevano compiti diagnostici e trattamento dei disturbi neuropsichiatrici dell’infanzia verso classi differenziali. Con il processo di integrazione (1977), i CMPP scompaiono ed emergono nuove figure tra cui l’operatore psicopedagogico e il coordinatore dei servizi di orientamento.

Nel 1990 vengono poi istituiti i CIC (centri di informazione e consulenza) con la finalità di prevenire le tossicodipendenze. Nei CIC venivano coinvolte figure interne ed esterne alla scuola. Con il tempo sono diventati spazi di ascolto e supporto per favorire il benessere psicologico degli studenti.

Oltre ai CIC, le scuole possono assumere anche psicologi libero-professionisti, collaborare con associazioni, cooperative o enti pubblici. Queste possibilità sono rese possibili grazie alle leggi sull’autonomia scolastica, che permettono di organizzare liberamente la propria offerta formativa inclusa nel PTOF.

1. Lo psicologo scolastico e la psicologia scolastica

In Italia, la professione dello psicologo è regolamentata dalla legge 56/1989, che riconosce la psicologia come un’unica professione senza suddivisioni formali in specializzazioni, anche se nei fatti esistono molteplici ambiti applicativi riconosciuti dal Ministero. Tra questi, quello scolastico rappresenta un campo di intervento sempre più significativo. La psicologia scolastica affonda le sue radici alla fine dell’Ottocento, con figure come Witmer, Cattell e Wundt, pionieri nella valutazione e nel sostegno dell’apprendimento.

L'espressione dello psicologo scolastico nasce nel 1910 in un testo di Stern, il quale indica l'esigenza della scuola di ricorrere a psicologi per ascoltare i bisogni psicologici degli allievi, specialmente di quelli che in quel contesto esibiscono un comportamento anormale. Lo psicologo scolastico è un professionista di formazione psicologica e pedagogica riconosciuto come figura professionale di recente.

Nel tempo, soprattutto grazie all’APA e all’ISPA (International School Psychologist Assosiation), la disciplina si è consolidata fino a definire il ruolo dello psicologo scolastico come un esperto dei processi educativi e dello sviluppo, capace non solo di supportare l’apprendimento, ma anche di promuovere la salute mentale degli studenti e la qualità del contesto scolastico.

In Italia questa figura non è ancora strutturalmente integrata nel sistema scolastico, ma opera attraverso incarichi temporanei, spesso concentrati in attività come lo sportello d’ascolto o interventi di prevenzione. In Italia mancano percorsi formativi specifici in psicologia scolastica e quelli che esistono sono molto rari e di recentissima istituzione.

Tuttavia, la pratica reale è molto più ampia: include la consulenza agli insegnanti, il lavoro in rete con i servizi del territorio, la valutazione e lo screening in casi specifici, e interventi volti a migliorare il clima scolastico o prevenire situazioni di disagio. Le scuole di ogni ordine e grado fanno sempre più ricorso agli psicologi, soprattutto per far fronte alle difficoltà relazionali, emotive, motivazionali e comportamentali emerse in maniera significativa anche durante il periodo della pandemia da Covid-19.

In diversi Paesi, in particolare negli Stati Uniti, il ruolo dello psicologo scolastico è definito attraverso modelli operativi consolidati. Il modello NASP (National Assosiation School Psychologists), ad esempio, distingue chiaramente tra pratiche professionali, che includono 10 domini divisi in 3 aree, e principi organizzativi, ovvero condizioni necessarie che devono essere presenti per rendere il servizio ottimale (collaborazione, formazione continua, integrazione tra insegnanti e psicologo).

Le 3 aree sono:

  • Fondamenti dell’offerta dei servizi.
  • Interventi diretti e indiretti.
  • Pratiche che permettono il servizio.

Le aree di intervento comprendono valutazione, prevenzione, interventi diretti (per studenti) e indiretti (per insegnanti e genitori), supporto alle famiglie e ai docenti, supervisione e collaborazione con il sistema scolastico.

Il modello MTSS (Sistema di Supporto Multi-Livello) mira invece a garantire supporti differenziati, fondati sulla prevenzione e sulla condivisione della responsabilità all’interno dell’intera comunità scolastica; una componente centrale è infatti la “Responsabilità Condivisa” affinché tutti siano partecipi e responsabili del raggiungimento comune, ovvero il successo scolastico e il benessere degli studenti.

Presenta 2 obiettivi principali: evitare di intervenire quando il problema è già instaurato, e fornire agli studenti il supporto che necessitano. Il modello promuove una visione multilivello del lavoro psicologico, dove interventi di base, intermedi e intensivi permettono di rispondere ai diversi bisogni degli studenti. È un sistema che funziona perché non è un sistema rigido, infatti gli studenti possono salire e scendere di livello in base ai progressi.

In Italia, il modello NASP potrebbe essere particolarmente utile perché consentirebbe di superare una visione ancora troppo centrata sulla presa in carico del singolo individuo, tipica del paradigma medico-clinico. Questo approccio rischia infatti di delegare allo psicologo la soluzione dei problemi, mentre sarebbe necessario promuovere un intervento sistemico, volto a potenziare le competenze della scuola e dei suoi membri.

La formazione degli psicologi scolastici include una formazione universitaria in triennale e magistrale (3+2) oppure un percorso quinquennale. Il percorso continua dopo la laurea con un tirocinio di 12 mesi che seguirà poi l'esame di Stato A e si diventa psicologo nella sezione A dell'albo degli psicologi. Si può poi continuare con un dottorato per quanto riguarda le attività di ricerca, oppure un master di secondo livello.

La preparazione universitaria a livello di master deve includere tutte le aree rilevanti tra cui la psicologia dello sviluppo, la psicopatologia dello sviluppo, la psicologia cognitiva e dell'apprendimento, la psicologia sociale e delle organizzazioni, tecniche di assessment e di psicoterapia e infine tecniche di intervento.

2. L’analisi dei bisogni nei contesti scolastico-educativi

La progettazione degli interventi in ambito scolastico promuove la soluzione di problematiche e produzione del benessere, richiede quindi una conoscenza approfondita del contesto. La scuola è, al tempo stesso, una comunità educativa (supporta l’apprendimento, promuove nuove conoscenze ed educa alle norme sociali della società più ampia), un’organizzazione professionale (basata su azioni coordinate e orientate a uno scopo, organizzata secondo regole interne) e una pubblica amministrazione (finanziata da soldi pubblici e deve fornire titoli di studio con valore legale), e vive dinamiche interne complesse che coinvolgono studenti, insegnanti, dirigenti, famiglie e territorio.

Per costruire un intervento efficace è indispensabile partire dall’analisi dei bisogni, che consiste nella raccolta sistematica di informazioni sulle caratteristiche, le criticità e le potenzialità della scuola, al fine di proporre possibili soluzioni. Questa fase richiede di ascoltare i diversi attori coinvolti, analizzare la domanda esplicita (ciò che il committente dice in modo chiaro) ed implicita (ciò che non viene detto chiaramente ma che emerge tramite osservazione e situazione) del committente, valutare i documenti istituzionali (come il RAV, documento che l’istituto deve compilare per analizzare il proprio funzionamento e individuare punti di forza e debolezza da migliorare), e scegliere strumenti adeguati per raccogliere informazioni.

L'analisi della domanda funge da bussola per comprendere quale tipo di azione progettuale intraprendere in quanto permette di comprendere chi sia il committente e chi sono i soggetti interni (i target direttamente coinvolti) e i soggetti esterni (i beneficiari indiretti che potrebbero trarne beneficio). Dopo aver individuato i soggetti, bisogna raccogliere le informazioni tramite diverse tecniche di strumenti.

Questi strumenti si dividono in tre categorie: qualitativi come le interviste e i focus group che raccolgono dati discorsivi permettendo una conoscenza profonda dei fenomeni, strumenti quantitativi come i questionari che permettono di quantificare le informazioni, e metodi bibliografici che riguardano documenti già prodotti, come per esempio il RAV, un documento che ogni scuola è tenuta a compilare e che si compone di 5 aree: contesto e risorse; esiti; pratiche educative e didattiche; processo di autovalutazione; individuazione delle priorità. Per analizzare il contesto bisogna prendere in

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/04 Psicologia dello sviluppo e psicologia dell'educazione

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher wtelena di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Intervento nei contesti scolastici e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bologna o del prof Matteucci Maria Cristina.
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