Indice degli argomenti presenti
- 1. Introduzione.................................................................................................................................... pag. 2
- 2. Il metodo sperimentale e l’osservazione in psicologia .............................. pag. 4
- 3. I metodi psicometrici................................................................................................................. pag. 6
- 4. I metodi clinici................................................................................................................................ pag. 7
- 5. La percezione................................................................................................................................... pag. 10
- 6. L’apprendimento........................................................................................................................... pag. 13
- 7. La memoria......................................................................................................................................... pag. 17
- 8. Le motivazioni................................................................................................................................. pag. 21
- 9. Le emozioni......................................................................................................................................... pag. 23
- 10. Le regole della comunicazione........................................................................................ pag. 27
- 11. La comunicazione funzionale e disfunzionale.................................................... pag. 32
Introduzione
La psicologia è un insieme di processi mentali che hanno una base organica: il cervello, che è in continua interazione con l’ambiente.
Non solo il cervello, ma tutto il corpo è in interazione con l’ambiente; noi, quindi, siamo il risultato di questa interazione.
La mente elabora gli stimoli, le informazioni dall’esterno e dall’interno e le trasforma - sulla base di quelle che sono già le nostre predisposizioni, la nostra genetica, gli apprendimenti fatti nel corso della nostra esistenza - in comportamenti, emozioni, sensazioni...
Non esiste una malattia solo fisica; ogni malattia tocca anche il cervello, la parte psicologica di una persona.
Un bravo operatore sanitario (un bravo medico), deve saper essere empatico, ovvero deve avere la capacità di mettersi nei panni dell’altro, ma non solo dal punto di vista emotivo ma anche di cognizione.
Io per sentire e capire l’altro, devo avere una mente capace di comprendere come l’altro.
La storia di Giuda
I vangeli canonici dicono che Giuda è stato amico di Gesù, ma che lo ha tradito per 30 denari.
I vangeli apocrifi parlano della storia della famiglia di Giuda: vissuto in una famiglia violenta, è stato lui stesso vittima di violenza.
Il clima famigliare ha costruito Giuda.
Capitolo 1: introduzione
1.1. Modelli teorici della psicologia
I vari modelli descrivono la diversità in ambito psicologico.
La psicologia è una disciplina giovane e, essendo tale, ci sono molti modelli interpretativi della stessa.
La mente è un argomento molto vasto, che porta molto facilmente alla confusione, alla sovrapposizione dei docenti.
Vari modelli si sono susseguiti e hanno posto le loro differenze nell’oggetto dello studio e nel metodo utilizzato.
Un primo tentativo di definizione scientifica fu dato dal comportamentismo.
1.2. Il modello comportamentista
Il modello comportamentista ha l’obiettivo di portare la psicologia all’interno della scienza.
Infatti il modello comportamentista è in grado di comunicare con le altre scienze in quanto studi qualcosa di oggettivo, verificabile e misurabile.
L’oggetto dello studio dei comportamentisti è, appunto, il comportamento.
Il comportamentismo è una scienza comprabile - che usa il metodo sperimentale - in grado di comunicare con le altre scienze.
Viene studiato, quindi, qualcosa che sia oggettivo, verificabile, misurabile.
L’oggetto studiato è il comportamento, che a differenza del pensiero e dell’emozione, può essere misurato, condiviso, standardizzato: è il comportamento non il pensiero.
Il comportamento oggettivo, secondo la definizione di Watson, è quando ci troviamo nella situazione in cui colui che sta dietro lo sperimentatore vede la stessa cosa dello sperimentatore.
Ad esempio: la fame non è un concetto misurabile, possiamo farlo tramite le ore di deprivazione di cibo, ovvero: se prendiamo tre topolini - uno a digiuno da 10 ore, l’altro da 24 e l’ultimo da 36 - e mettiamo del cibo alla fine del labirinto, possiamo notare se la fame incide sulla velocità di percorrenza del labirinto.
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Al termine della sperimentazione si nota che è il secondo topolino (e non il terzo) che raggiunge prima il cibo; quindi è stato quello più motivato nel compiere il labirinto.
Deduciamo che entro certi limiti la deprivazione di cibo aumenta la velocità di esecuzione del compito, oltre certi limiti la diminuisce.
Ripetendo una seconda volta l’esperimento si nota che la velocità di percorrenza del labirinto - aumenta poiché vi è, nel topolino, un aspetto di motivazione.
La terza volta la velocità di percorrenza aumenta ancora di più poiché il topolino ha appreso e si è fatto un’idea del circuito del labirinto.
Questi sono fenomeni che non sono materia di studio del comportamentismo...
1.3. Il modello cognitivista
Una branca del comportamentismo che si allontana leggermente da esso è il cognitivismo.
Esso afferma la presenza di fenomeni indirettamente osservabili, ma che sono comunque importanti, e sono le variabili cognitive.
Il modello cognitivista, a differenza di quello comportamentista, non studia solo cosa è direttamente osservabile, ma anche cosa può essere inferito/dedotto da esso.
Il cognitivismo è il modello più scientifico che esista nel campo della psicologia poiché ha perfezionato il metodo sperimentale giungendo alla conclusione di non arrivare ad una definizione se non ci sono certezze di metodo rispetto ciò che va a studiare.
1.4. Il modello psicoanalitico
Un modello completamente differente dai primi due è il modello psicoanalitico.
La psicanalisi introduce un nuovo oggetto di studio: l’inconscio.
Per definizione data dal fondatore della psicanalisi, Freud: l’inconscio è tutto ciò che è stato rimosso dalla coscienza perché doloroso e sofferente.
Freud riteneva che, alla base dei sintomi, vi erano traumi subiti, che la coscienza aveva rimosso poiché portavano a troppa sofferenza.
L’essere umano è dotato, quindi, di un meccanismo automatico non cosciente per cui la mente mette in atto un fenomeno di dissociazione dalla coscienza.
L’esempio per capire è l’iceberg: la punta dell’iceberg è la coscienza, la quale però è “sorretta” dalla parte nascosta che è l’inconscio.
I traumi e i conflitti al nostro interno provocano dei sintomi.
Il metodo analista utilizza:
- L’ipnosi. Mettendo il paziente in uno stato ipnotico si aggirava la coscienza e si cercava di arrivare al nodulo dei problemi e capire quali erano i fattori a provocare un determinato sintomo. Per lo più si trattava di disturbi nevrotici (ad esempio: l’ansia). L’ipnosi non era, però, adatta a tutti e non tutti erano ipnotizzabili.
- Le libere associazioni. Il soggetto viene invitato a raccontare quanto passa per la mente, in un flusso di pensieri. Questo metodo porta piano a raggiungere l’inconscio, se il paziente non pone limiti nel dire ciò che pensa. Lo psicanalista doveva trovarsi dietro al paziente in modo da non avere nessun contatto.
1 regola della psicanalisi: Avere nessun contatto.
La psicanalisi è un modello che, a differenza di quello comportamentista e di quello cognitivista, nasce dalla clinica, quindi dalla valutazione diagnostica più che dalla sperimentazione.
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Capitolo 2: il metodo sperimentale e l’osservazione in psicologia
2.1. Metodo sperimentale
Il metodo sperimentale consiste nel definire un’ipotesi nel rapporto tra due variabili, quella chiamata indipendente e l’altra chiamata dipendente, e quindi verificare se variando la variabile indipendente, c’è una variazione di quella dipendente.
Ad esempio.
Per riprendere l’esperimento dei topolini: [vedi esempio § 1.2.]
- La variabile indipendente è la privazione di cibo (Fame);
- La variabile dipendente è la velocità.
Tramite un apparato sperimentale (il labirinto nel nostro caso) si riesce a verificare l’ipotesi della relazione tra la variabile indipendente e quella dipendente.
Molti casi richiedono l’utilizzo di soggetti differenti che quindi danno origine ad un esperimento non necessariamente vero in quanto, essendo soggetti diversi, sono coinvolte una serie di variabili, dette variabili di confusione, che influenzano i risultati dell’esperimento stesso.
La veridicità di un esperimento è data dal fatto che si abbia una riduzione al minimo delle variabili di confusione.
Per capirci: Se voglio monitorare la differente scelta dell’alimentazione (variabile dipendente) in base all’età del soggetto (variabile indipendente) ho due possibilità:
- Seguo per un numero di anni il paziente nelle sue scelte riguardo l’alimentazione;
- Vedo la scelta dell’alimentazione di vari soggetti con età differenti.
La prima opzione sarebbe quella che dà origine ad un esperimento con risultati più veritieri poiché posso valutare le stesse variabili nello stesso soggetto.
Ovviamente questa tipologia si protrae troppo nel tempo.
La seconda è quella più veloce, ma che comprendendo più soggetti, è probabile che le varie scelte compiute dai singoli non siano il frutto solo dell’avanzare dell’età, ma anche di altri fattori (ovviamente diversi in ognuno) che sono appunto i fattori di confusione.
In psicologia, soprattutto nel sociale, non sempre si può utilizzare il metodo sperimentale.
2.2. Metodo dell’osservazione
Il metodo dell’osservazione si basa, appunto, sull’osservazione di un fenomeno.
Esso si divide in:
- Osservazione naturalistica, che consiste nell’andare a verificare un fenomeno nell’ambiente in cui si realizza. Il vantaggio sta proprio qui, nel vedere il fenomeno nella sua “naturalità”.
- Osservazione partecipata, in cui lo sperimentatore fa parte del fenomeno stesso che viene osservato. Quindi ci troviamo davanti ad un’osservazione dall’interno, che a volte può essere migliore rispetto all’osservazione dall’esterno.
2.3. Metodo dell’inchiesta
Il metodo dell’inchiesta (o del cosiddetto questionario) è utile soprattutto per studiare atteggiamenti, tendenze e valori del periodo.
Esistono questionari di vario tipo, in generale:
- Questionario a domande aperte, in cui il soggetto risponde apertamente a dei quesiti. Ad esempio: Cosa ne pensa di questo fenomeno?
- Questionario a risposte chiuse, in cui il soggetto deve scegliere tra alcune risposte già fornite, in base a quella più affine al soggetto stesso.
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Il problema quale è?
I questionari a risposta aperta permettono di cogliere per vero tutte le possibili risposte che semmai lo sperimentatore neanche immagina e, quindi, deve riuscire a codificare tramite un lungo lavoro.
I questionari a risposta chiusa invece, senza un’analisi a monte, non permette di prevedere alcune risposte che potrebbero essere interessanti e, quindi, non permetterebbe di cogliere il fenomeno nella sua totalità.
Non a caso le inchieste vengono effettuate in due momenti:
- In un primo momento si fornisce un questionario a domande aperte ad un numero ristretto di campioni. Si codificano le risposte e, con queste, si va a creare un questionario a risposte chiuse.
- Nel secondo momento si fornisce il questionario a risposte chiuse ad un numero più elevato di campioni.
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Capitolo 3: i metodi psicometrici
3.1. Introduzione
Il metodo psicometrico è il metodo che utilizza test.
I metodi psicometrici si credevano non andassero bene in quanto noi esseri umani siamo diversi l’uno dall’altro e un metodo standardizzato non sarebbe adatto.
Questo è vero ma in parte.
Esistono molte similitudini e comunanze tra di noi proprio in quanto esseri umani.
Ad esempio: i test sono utilizzati in ambito giuridico in quanto, oggettivamente, confermano o meno quanto io ho osservato in un soggetto.
Il test permette di esaminare una persona anche dal punto di vista emotivo.
Esistono vari tipi di test:
- Test della personalità, utilizzato per dare un quadro generale della personalità di un soggetto, permettendo anche di evidenziare eventuali aree patologiche. Un importante test utilizzato in tutto il mondo, anche dall’esercito, è l’MMPI: un test che dà un quadro generale sulla personalità del soggetto, mettendo in evidenza se ci sono critiche o di patologie sviluppate nel paziente come ansia, attacchi di panico, depressione... Esso è anche quello più riconosciuto a livello giuridico.
- Test proiettivi: tra questi test di Rorschach attraverso, appunto, il meccanismo della proiezione. Le immagini non hanno un significato in sé, ma è l’essere umano che proietta su stimoli ambigui quelle che sono le sue tendenze, le sue emozioni, le sue storie, le sue dinamiche emotive.
- Test di intelligenza, che misurano il livello intellettivo della persona. Ad esempio il più utilizzato nei bambini è il WISC. Essi sono test che possono dare sia un risultato generale sia uno specifico.
- Il risultato generale ci fornisce il quoziente intellettivo (QI) del paziente. È molto importante per capire se, a livello scolastico, si ha bisogno di un aiuto come un sostegno (QI < 60).
- I risultati specifici ci forniscono un quadro di specifiche aree. Ad esempio un soggetto ha dei disturbi dell’apprendimento come dislessia, discalculia... Un test di intelligenza non condiziona l’altro. Ad esempio un soggetto dislessico può avere un QI basso come può averlo alto.
- Test psicoattitudinali, ovvero quei test che ci forniscono un quadro generale delle attitudini specifiche utili a livello orientativo (ad esempio a lavoro...).
Tutti questi test cambiano continuamente nel corso degli anni poiché vengono rinnovati di volta in volta a seguito del cambiamento della popolazione.
NB.
I test validi sono solo quelli scientifici approvati.
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Capitolo 4: i metodi clinici
4.1. Introduzione
Nella storia della psicologia il metodo clinico è stato introdotto successivamente al metodo sperimentale, in un primo momento come strumento polemico contro la psicologia accademica, sperimentalista per definizione in quanto atomistica, frazionata, statica, meccanica e sterile; questa polemica, al momento, non è del tutto superata.
I metodi clinici non utilizzano strumenti ma si basano sull’osservazione del comportamento verbale e non verbale nel paziente avendo così un quadro generale di quella che è la sua storia ottenendo una prima anamnesi socio-psicologica.
I due aspetti fondamentali dell’osservazione clinica sono:
- Il metodo del colloquio
- Il metodo psicoanalitico
4.2. Metodo del colloquio clinico
Generalità, varietà delle situazioni e degli obiettivi.
Il colloquio clinico è una tecnica di osservazione e di studio del comportamento umano.
L’obiettivo base del colloquio è quello di delineare la struttura della personalità del soggetto.
In un colloquio clinico possiamo vedere le modalità di relazione di una persona prendendo informazioni sia tramite il linguaggio verbale, sia tramite l’osservazione (linguaggio non verbale) riuscendo a capire l’attività interattiva del soggetto.
Quindi la caratteristica del colloquio clinico è che fa ricerche nell’ambito privato, effettuando quindi un’indagine personale.
Gli scopi più generali sono quelli di:
- Raccogliere informazioni (colloquio diagnostico);
- Motivare ed informare (colloquio terapeutici e di orientamento).
I problemi del colloquio clinico sono:
- Eventuale suggestione indotta dalle formule usate nell’interrogatorio;
- L’intervento della personalità dell’esaminatore, che suscita emozioni e motivazioni nell’esaminato;
- Valutazione critica della testimonianza del soggetto, cioè della sua fedeltà e della sua completezza;
- Distorsione interpretativa.
Il colloquio clinico è utilizzato in occasioni differenti:
- Nel campo della selezione e dell’orientamento professionale;
- Nel campo più strettamente clinico;
- Nel campo medico-legale.
Il colloquio non è l’unica fonte alla quale è possibile attingere per ricostruire la personalità del soggetto; il documento autobiografico (sia redatto liberamente, che vincolato ad un questionario preciso e dettagliato) fornisce elementi di valore eccezionale.
Il colloquio, tuttavia, presenta una caratteristica peculiare che lo rende insostituibile: permette una conoscenza diretta della sua dinamica interpersonale.
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Il concetto di “multivalenza” della personalità.
L’utilizzo del colloquio a scopo diagnostico e prognostico si basa su di un presupposto fondamentale: che i tratti, le disposizioni rilevate in una persona in occasione del colloquio, non sono caratteristiche incidentali, casuali, limitate nel tempo e nello spazio alla situazione in esame, ma possono essere trasferite ad ambiti più vasti del comportamento.
Il comportamento di una persona non è una serie incoerente di atti variabili a caso.
È questa coerenza al
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