Corso 3 – Introduzione alla psicologia evoluzionistica
- 1. Le basi della moderna psicologia evoluzionistica
- 2. Opporsi alle forze ostili della natura
- 3. Strategie femminili di scelta del partner a lungo termine
- 4. Strategie maschili di scelta del partner a lungo termine
- 5. Strategie sessuali a breve termine
Con la psicologia evoluzionistica sembra quasi di andare a giustificare (nella scelta del partner a lungo termine) alcuni comportamenti sessuali, suscitando quindi ambivalenza. Ma la distinzione è che un livello biologico non è un livello culturale: quindi se a livello a biologico ci siamo evoluti in un certo modo, questo può spiegare perché alcuni elementi culturali si realizzano in un certo modo: non è un caso che tutte le culture siano patriarcali, con una difesa del potere maschile.
Questo è l’esito, la concretizzazione, la sedimentazione di processi che sono pre-culturali e che, come andremo a vedere, hanno delle ragioni biologiche di evoluzione della specie che in qualche modo spiegano, non giustificano, perché alcuni comportamenti sono così frequenti (soprattutto se non siamo esposti a un processo culturale).
Andiamo a vedere come la teoria della selezione naturale può giustificare perché si siano evoluti certi meccanismi che abbiamo iniziato a studiare dall’inizio del corso: perché abbiamo un cervello cablato in questo modo, perché ci comportiamo così, perché abbiamo certe caratteristiche di modelli mentali.
Che cos’è che determina la costruzione della nostra mente-cervello così come la abbiamo e perché si è evoluta in questo modo e non in un altro modo.
E questo è quello che si chiede la psicologia evoluzionistica.
La psicologia evoluzionista non è una psicologia che definisce la selezione naturale come selezione di uno specifico comportamento, ma come un meccanismo psicologico che si è evoluto per rispondere a problemi ambientali. Il che vuol dire che avendo migliaia di meccanismi cerebrali, noi non abbiamo un comportamento determinato, perché il comportamento sarà l’esito dell’interazione complessa di migliaia di meccanismi che si sono evoluti nel nostro cervello, e non solo un meccanismo.
Ecco che ridurre una teoria della selezione naturale nel dire che siamo tutti preordinati è una grandissima cavolata, ma si sono evoluti tutta una serie di meccanismi psicologici per risolvere specifici problemi adattativi, ma il problema è che l’ambiente ha presentato un’infinità di problemi adattativi a volte concorrenti (da una parte devo avere un meccanismo che mi impedisca di toccare una persona che abbia del pus, devo avere un meccanismo di disgusto, insula, che mi faccia evitare di compiere quel gesto ma allo stesso tempo ci vuole un meccanismo che dica di superare il disgusto per prendermi cura magari del figlio malato, dell’amico o parente: sono appunto meccanismi concorrenti).
Perciò, quando parleremo di meccanismi psicologici evoluti non stiamo dicendo che è stato selezionato un comportamento, un meccanismo psicologico per risolvere un problema: il comportamento sarà poi l’esito dell’interazione di questi meccanismi. E siccome questi meccanismi computazionali per risolvere problemi adattativi sono migliaia, l’esito è imprevedibile nella misura in cui è frutto della complessità (seppure determinati dai meccanismi).
Le 4 questioni cruciali della psicologia evoluzionistica
- 1. Perché la mente è quella che osserviamo, cioè quale processo causale l’ha creata e modellata nella forma attuale?
- 2. Come è progettata la mente umana, cioè quali sono i suoi meccanismi e le sue componenti, e come sono organizzati?
- 3. Quali sono le funzioni delle componenti e le loro strutture organizzate? Cioè per che cosa è progettata la mente?
- 4. In che modo l’input proveniente dall’ambiente attuale interagisce con i meccanismi mentali per produrre il comportamento?
1.1 Tappe fondamentali nella storia del pensiero evoluzionistico
Charles Darwin si è posto il problema (già posto anche in precedenza come, ad esempio, da Lamarck) della speciazione: cioè, perché sulla terra ci sono specie diverse.
Cioè, ci sono specie diverse perché sin dall’origine dell’universo ci sono specie così generate o c’è un processo per cui una specie si trasforma in un’altra specie e così via. E questo è un problema in quanto se io dico che ci sono specie differenti allora io devo anche indicare quali sono le tappe per cui da una specie siamo passati ad un’altra specie.
(Il creazionismo invece ci dice che non c’è una modifica all’interno di ciascuna specie: che tutte le specie sono così dall’inizio, che non c’è passaggio da specie a specie: cioè, siamo sempre stati homo, mai scimmie, mai pesci).
Darwin affrontò questo viaggio nelle Galapagos (situazione di nicchia ecologica: sono un arcipelago; e come arcipelago ogni isola costituisce un mondo. E le Galapagos sono molto importanti in quanto sono un arcipelago di isole molto distanti tra loro, ma non così lontane da non avere avuto una stessa colonizzazione. La lontananza è importante in quanto c’è stata un’originaria invasione di una specie di uccelli che riuscì a colonizzare diverse isole, molto lontane tra loro, pur essendo raggiungibili tra loro e che potevano essere abbastanza grandi da costituire un ambiente di sopravvivenza.
E trovando un ambiente ottimale per la sopravvivenza, ricco di nutrimento, e volare da un’isola all’altra non era così facile, ma non ne avevano nemmeno bisogno, quegli uccelli si sono riprodotti solamente con partner della stessa isola. E le modifiche sono state fatte adattandosi a quell’isola, la stessa cosa è avvenuta per altri avi che avevano colonizzato poi un’altra e un’altra isola ancora, e via via riproducendosi hanno creato specie differenti tra loro. Dunque, le stesse originarie specie si sono trasformate adattandosi ad un’altra isola, specie simili ma con caratteristiche molto diverse tra loro).
E Darwin iniziò ad elaborare una teoria, riprendendo anche teorie precedenti, diventata poi capolavoro della scienza moderna che è: L’origine della specie (1859).
In questa famosa conferenza che è stata tenuta dalla “linear society” di Londra con due teorici che avevano raggiunto entrambi la stessa teoria: Darwin e Wallace, entrambi avevano dimostrato una teoria della speciazione con gli stessi principi.
(Poi Wallace riconobbe a Darwin la primazia, motivo per cui questa teoria viene conosciuta come teoria di Darwin).
- (1809-1882) Charles Robert Darwin → In che modo emergono nuove specie e altre scompaiono?
- Perché le diverse parti che compongono gli organismi biologici – il lungo collo delle giraffe, le ali degli uccelli, le proboscidi degli elefanti – esistono in quelle forme particolari?
- Viaggio nelle Galapagos (1831-1836) col brigantino Beagle → L’origine della specie (1859).
1.1 Tappe fondamentali nella storia del pensiero evoluzionistico
Teoria della selezione naturale
Teoria della selezione naturale (Darwin e Wallace) →
E quali sono i principi su cui si basa la teoria della selezione naturale? Questi sono 3, e sono:
Quello che noi osserviamo è l’esito: quando io dico adattamento io osservo l’esito di questo processo in cui una modifica casuale (che non ne conosciamo i determinanti, non che non ha ragioni fisiche) del corredo genetico.
- Variazione: cambiamento genetico ereditario nel DNA dovuto a processi casuali (determinati, ma non prevedibili), determina la variabilità tra individui rispetto a una determinata caratteristica che è alla base dei processi evolutivi.
(Per Darwin la natura è proprio salvaguardata da chi non è secondo natura: è il diverso la forza della vita, non il normale)
Anzi, in qualche modo è l’individuo contronatura (natura che è stata fino a ieri, fino a quella di mio papà) che può determinare il successo della vita, perché modificandomi io posso avere caratteristiche adattative che i miei genitori non hanno e quindi, forse, se il mondo cambia avrò risorse che tu non hai: non c’è nessuna variazione acquisita che può essere ereditata (differenza principale tra Darwin e Lamarck).
Siccome la variazione è avvenuta nel mio DNA, io la posso trasmettere se sopravvivo e se faccio sesso.
- Ereditarietà: trasmissione delle variazioni ereditarie ai figli.
Se queste variazioni determinano una maggiore probabilità di adattamento all'ambiente, cioè mi danno la possibilità di avere più risorse (economiche per gli esseri umani, economiche in senso lato: maggiore accesso al cibo, al potere e quindi maggiore forza fisica) allora se questo avviene è perché c’è stata una buona interazione tra la variazione ereditata e le condizioni ambientali, e quindi questa variazione sarà selezionata: cioè, ha avuto un successo riproduttivo.
Esempio: il becco dell’uccello, becco più lungo e corto, in base all’ambiente dell’isola come, ad esempio, un tipo di fiore che aveva i pistilli più profondi e quindi per raggiungere il nettare serviva becco più lungo. Ma è per fortuna che all’improvviso sono nati uccelli con becco più lungo, e siccome questa caratteristica gli dava la possibilità di accedere ad un maggior numero di fiori, questi in forze, si sono riprodotti in modo maggiore e hanno continuato la specie.
- Selezione: determina quali variazioni siano utili per la sopravvivenza e la riproduzione.
Si pensi, per esempio, ad un ambiente nel quale la risorsa primaria di cibo sono i frutti con il guscio. In questo caso i fringuelli che possiedono un becco più adatto a rompere gusci saranno avvantaggiati rispetto ad altri.
L’evoluzione per selezione naturale si basa sul successo riproduttivo differenziale che deriva dal possesso delle varianti ereditarie; il successo (o il fallimento) riproduttivo differenziale si definisce come successo (o fallimento) riproduttivo rispetto ad altri individui.
Quelli che non falliscono determinano il successo riproduttivo, cioè si sono adattati.
Variazione: cioè tutti gli individui variano di qualcosa nella riproduzione genetica, nel passaggio da genitore-figlio, tra riproduzione, c’è sempre che i geni commettono degli errori, queste variazioni le chiamiamo malattia genetica, le variazioni possono essere anche piccole come nei che es. non hanno nessuno dei genitori. La variazione avviene indipendentemente dall’ambiente, non dipende da esso. È puramente casuale. Ha a che fare con le mutazioni genetiche.
Ereditarietà: solo le variazioni genetiche sono trasmissibili ai figli, non qualunque variazione. Esempio: se mio padre avesse avuto un incidente stradale che lo ha privato di un arto, io non nasco senza arto perché non dipende. Un cambiamento acquisito non ne comporta uno genetico e quindi non è trasmissibile.
Selezione: così come varia l’organismo così varia l’ambiente, quelle variazioni che meglio si adattano o rispondono ai problemi sollevati dall’ambiente. L’ambiente selezionerà quelle variazioni che meglio si adattano a quell’ambiente in quel momento. Quelle variazioni o quei varianti che meglio si adattano o rispondono ai problemi dell’ambiente, saranno selezionati, perché quei varianti riescono a risolvere i problemi dell’ambiente mutato. Non tutti otteniamo lo stesso successo riproduttivo, maggiori sono le nostre variazioni che meglio si adattano all’ambiente maggiore sarà la possibilità che noi trasmettiamo ai nostri figli caratteristiche adattive.
Queste caratteristiche (variazione, ereditarietà, selezione) spiegano e sono alla base del successo riproduttivo. Una specie che ha più opportunità avrà più possibilità di riprodursi, meno possibilità di distinguersi e di sopravvivere.
Ciò che determina la possibilità di sopravvivenza di una specie è la mutazione.
Le variabilità genetiche nella selezione naturale permettono la sopravvivenza, è la variazione che potrebbe garantire la sopravvivenza del genere umano. Alcuni tratti diventano più o meno comuni in base alla capacità di un individuo di sopravvivere e procurarsi risorse.
Telmo Pievani e la teoria dell’evoluzione
Uno degli studiosi principali italiani è Telmo Pievani, il quale denuncia il tentativo di matrice clericale, che mirava ad abolire l’insegnamento della teoria dell’evoluzione biologica dai programmi scolastici, durante il governo Berlusconi del 2001-2005. L’allora ministra Moratti, quindi, si vide costretta a riammettere gli studi di Darwin limitandoli solamente alla terza media.
La sua opera fondamentale è “La teoria dell’evoluzione”, nel quale spiega il passaggio dagli ominini agli ominidi all’Homo Sapiens. Gli ominini sono ancora i nostri antenati comuni con le scimmie. Poi c’è stata la separazione e con ominidi intendiamo le scimmie antropomorfe e le specie umane africane. Come vedremo la teoria di Lamarck comporta che non ci sia una variazione del corredo genetico, le variazioni acquisite sono caratteristiche acquisite ma non modificano il corredo genetico a lungo andare.
Epigenetica ed espressione genetica
Viene ripreso da una teoria epigenetica, nel quale non c’è una modifica del corredo genetico, bensì una modifica dell’espressione genetica.
(Esistono infatti due teorie: una è quella della variazione genetica, di Darwin ecc; l’altra è quella epigenetica, dell’espressione genica).
Epigenetica → anche se abbiamo tutti lo stesso corredo genetico non tutti i geni si esprimono allo stesso modo, perché dipenderà dall’ambiente. Non c’è una modifica del corredo genetico in epigenetica, c’è una modifica dell’espressione del gene. Nessun carattere acquisito può essere trasmesso alla prole, perché non modifica il corredo genetico e questo vale anche per l’epigenetica. Quello che è possibile modificare come carattere acquisito è l’espressione genetica, i geni rimangono sempre gli stessi. Anche noi abbiamo geni neri ma non vuol dire che avremo la pelle nera, quindi non esiste la razza bianca, quello che caratterizza l’individuo non è il gene ma la sua espressione, che può essere trasmessa alla prole. È possibile incidere sull’espressione genetica non di trasmettere un gene. Quello che ci distingue, infatti, non è il corredo genetico, cioè il genoma, bensì la loro espressione.
Questa può essere trasmessa alla prole.
Secondo la teoria dell’epigenetica di Meaney del 2004, i cuccioli di madri ratto più attente (quelle che allattano spesso, puliscono e leccano i loro cuccioli), e che, quindi hanno un attaccamento positivo come direbbe Bowlby, diventano adulti con livelli di glucocorticoidi più bassi, con meno ansia, migliore apprendimento e ritardato invecchiamento cerebrale. Il cortisolo viene rilasciato dalle ghiandole surrenali quando c’è uno stato di stress. Questi cambiamenti sono epigenetici, cioè lo stile materno altera l’interruttore on/off in un gene, rilevante per la risposta allo stress cerebrale. Quindi, tali cuccioli di ratti diventano, a loro volta, madri più attente, passando questo tratto epigeneticamente alla generazione successiva, così il comportamento adulto produce cambiamenti, molecolari persistenti del cervello nella prole programmandoli, in modo da poter replicare quel comportamento distintivo in età adulta.
L’evoluzione per selezione naturale si basa sul successo riproduttivo differenziale che deriva dal possesso delle varianti ereditarie; il successo (o il fallimento) riproduttivo differenziale si definisce come successo (o fallimento) riproduttivo rispetto ad altri individui.
Nella teoria evoluzionistica si ha una duplice evoluzione, un’evoluzione dell’ambiente e un’evoluzione biologica dell’organismo. La variazione non è determinata dall’ambiente, essa è selezionata. La variazione è determinata dalla mutazione genetica. La selezione naturale seleziona e determina una variazione. La selezione ambientale non determina la variazione ma la seleziona.
Il carattere è qualche cosa che caratterizza l’individuo nel suo processo di sviluppo e quindi è determinato dall’ambiente e dall’apprendimento. (Esito dell’interazione dei tratti di un individuo legati al corredo genetico e all’ambiente).
Il tratto o tratti sono caratteristiche della personalità e del comportamento che non sono appresi ma sono geneticamente trasmessi, legato a una caratteristica del gene.
Alcuni animali possiedono caratteristiche che sembrano contraddire la teoria della selezione naturale, subentra quindi un altro principio, che basandosi sulla selezione naturale, spiega alcune caratteristiche che dal punto di vista della selezione sessuale sono vantaggiose.
Questa teoria è integra nella selezione naturale.
Geni e ambiente
- È nell’interazione tra geni e ambiente ove la selezione opera.
- Gli adattamenti [...] sono manifestazioni di interazioni evolute tra geni e ambiente.
Adattamenti e sottoprodotti
Non tutte le variazioni sono determinate o sono esito di un adattamento, cioè non hanno migliorato il nostro successo adattativo (come, ad esempio, il colore rosso del sangue).
- La diversità della vita ha due componenti principali: gli adattamenti e gli effetti degli adattamenti noti come sottoprodotti (by-product).
- Gli adattamenti sono tratti formati direttamente da pressioni sel
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