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PSICOLOGIA DINAMICA
La psicologia dinamica può essere intesa come un corpus contenente varie teorie e modelli. Freud ha
dato un contributo fondamentale, mettendo in evidenza il concetto di inconscio, concetto cardine della
psicologia dinamica. L’obiettivo è quello di definire delle coordinate per comprendere il funzionamento
della psiche, non solo per quanto riguarda le malattie, ma anche per quanto riguarda la quotidianità.
Non esiste psicologia individuale che non sia prima di tutto psicologia sociale.
ALCUNE DEFINIZIONI DI PSICOLOGIA DINAMICA
Il termine dinamica deriva dal greco forza come se, dovessimo guardare oltre al comportamento e
interrogarci su cosa lo provoca.
● Psicologia dinamica come psicologia della motivazione, perché essa avrebbe come scopo
comportamento → ci si è però resi
principale l’identificazione dei fattori alla base del nostro
conto che nonostante la motivazione sia un costrutto importante per la psicologia dinamica,
non ne esaurisce la ricchezza.
● Psicologia dinamica come psicologia del “profondo” → alcune di queste forze sono
inconsapevoli (quelle nell’inconscio). La psicologia dinamica interrogandosi sulle forze in
campo cerca di comprendere cosa c’è dietro a quel comportamento.
● Psicologia che studia la complessità dei processi della mente e le relazioni che quest’ultima
trattiene con il mondo esterno
● Psicologia che si propone di “formare un’attenzione” o di mostrare come “apprendere ad
apprendere” → ossia ci permette di essere più consapevoli di ciò che apprendiamo → questo
capacità intuitive.
concetto si basa sulle nostre
LA MOTIVAZIONE AL COMPORTAMENTO
Come reazione all'ambiente
● L’ipotesi comportamentista → il comportamento è l’esito (R) di un certo stimolo (S) e
viceversa → i comportamentisti percepiscono la mente come una scatola nera, non danno
modello S-R →
importanza ai concerti di inconscio, conscio e preconscio, utilizzando invece il
i comportamentisti criticano la concezione psicoanalitica di Freud, sostenendo che, per
modificare comportamenti disfunzionali non dobbiamo interrogarci sulle motivazioni inconsce,
ma bensì dobbiamo trovare lo stimolo che modifica la risposta. Watson paragona la nostra
scatola nera (“black box”).
mente a una
● L’ipotesi cognitivista → la mente viene percepita come elaboratore di informazioni → il
comportamento è l’esito dell’elaborazione dell’informazione (modello TOTE)
Come soddisfacimento dei bisogni:
● Maslow → piramide dei bisogni → ciò che motiva il nostro comportamento è il
soddisfacimento dei bisogni che seguono un ordine gerarchico in base alla loro
importanza.
● Esito di prevalenti forze interne → la tendenza attualizzante, componente presente
consistente in
in ogni individuo secondo Rogers, come spinta vitale verso l’autorealizzazione,
uno stadio di minor conflittualità possibile e di maggiore energia a disposizione per una vita
produttiva.
● Esito di prevalenti forze esterne → la teoria dinamica della personalità è basata sulla
presenza di un equilibrio precario tra individuo e ambiente → i punti attrattivi per un bambino
piccolo sono minori di quelli di una persona adulta → la mente dell’individuo è costituita da fini
che si ampliano nel corso della vita.
La motivazione porta a un cambiamento del nostro modo di relazionarci con gli altri. Esistono
cambiamenti inevitabili e altri evitabili. Il non cambiare mai è una sensazione sgradevole, motivo per
cui abbiamo una spinta al cambiamento. 1
Quali sono le conseguenze di un cambiamento comportamentale? Cambiare implica una capacità di
adattamento.
La psicoanalisi si interroga su quali siano le cause che determinano un comportamento:
● Causalità lineare: dall’evento A consegue l’evento B → causa netta tipica
delle scienze esatte
● Causalità circolare: da un evento A non consegue con certezza un evento
B → tipica della psicologia → è possibile che la causa non sia una sola e
questo complica il processo di comprensione.
DIAGNOSI
La ricerca delle cause entra a far parte anche del discorso diagnostico. Diagnosi = “dia” un percorso
ben mirato “gnosi” conoscenza → processi mirati alla conoscenza. Si potrebbe definire la diagnosi
una sorta di percorso conoscitivo condotto da un clinico, a volte specificatamente addestrato, utile a
capire e comprendere il paziente e a cercarne una sua collocazione all’interno di una terminologia
condivisa. Il metodo più utilizzato per la diagnosi è il colloquio. Lo sviluppo del colloquio
nosografica
psicodinamico comprende sia momenti in cui il paziente è lasciato libero di spiegare il motivo per cui è
lì e momenti in cui il clinico si fa guidare da una sua ipotesi di lettura del materiale esposto, come se
andasse a riaggiustare la rotta.
Dal punto di vista descrittivo si è soliti distinguere tra sintomi (ciò che il paziente dice di sentire) e i
segni (ciò che il paziente manifesta suo malgrado).
Anche se non si trova particolarmente in difficoltà, il clinico può decidere di avvalersi di alcuni
strumenti diagnostici, nel tentativo di oggettivare ciò che soggettivamente gli è sembrato di cogliere il
rispetto a un paziente. La valutazione testologica può essere di due tipi: etero somministrata o auto
In letteratura si distingue tra psychological testing (più tecnico e descrittivo) e
somministrata.
psychological assessment (più dinamico e concettuale).
Jaspers dice: La diagnosi deve rimanere un tormento per il clinico, cioè la diagnosi non è una cosa
data per sempre.
NORMALITÀ E PATOLOGIA
Un tentativo di definizione: “...la normalità non può che coordinare i bisogni pulsionali con le difese e
gli adattamenti alla realtà, i dati interni sia ereditari sia acquisiti con la realtà esterna, le possibilità
caratteriali e strutturali con i bisogni relazionali” (Bergeret).
Non esiste una categorialità della malattia psichica, si tratta di un continuum in cui i due poli sono
normalità e patologia → approccio dimensionale. Differenziare normalità e patologia è difficile.
Segni = ciò che si vede addosso al paziente (tono, postura, guardare negli occhi…); sintomi = aspetti
riferiti dal paziente. I segni e i sintomi fanno parte della clinica, la quale descrive la condizione del
paziente, senza spiegare la causa su questa situazione; la psicologia dinamica cerca di individuare
delle spiegazioni, tramite modelli interpretativi.
Differenza tra nevrosi e psicosi: la nevrosi è un tipo di sofferenza che non compromette un contatto
con la realtà; la psicosi, invece, è un tipo di sofferenza che compromette il contatto con la realtà.
Kernberg ha introdotto una nuova
categoria (borderline), tra nevrosi
(normalità) e psicosi (patologia) →
condizione al limite tra nevrosi e psicosi;
pazienti che non sono così gravi come i
pazienti psicotici ma nemmeno poco
gravi come i pazienti nevrotici; per tutti i
criteri li vediamo a tratti sovrapponibili
con la nevrosi e a tratti con la psicosi. 2
Kernberg considera la personalità come l’integrazione dinamica tra tutti gli schemi comportamentali
derivati da:
temperamento, la tendenza innata, filogeneticamente determinata, a reagire in un
➔ determinato modo di fronte a specifici stimoli ambientali
carattere, insieme delle manifestazioni comportamentali dettate dal modo di funzionamento
➔ dell’Io
sistemi di valore interiorizzati, la dimensione etica e morale della personalità, strutturata
➔ dall’integrazione dei divversi livelli di funzionamento del Super-Io.
A sinistra della tabella ci sono tre variabili:
● livello di integrazione dell'identità → integrazione dell'identità = il sentire se stessi come
qualcosa di unito/coeso; diffusione dell'identità → la personalità inizia a disgregarsi perché il
paziente non riesce a mettere in funzione una parte della propria identità concentrandosi solo
su alcuni aspetti → più io mi confondo con l'altro, più rischio di perdere la coesione
psicotiche e solo eccezionalmente si
dell'identità. Condizione propria delle organizzazioni
vede nelle organizzazioni nevrotiche, caratterizzate da un 10 sufficientemente forte.
● meccanismi di difesa → processi psichici/mentali che si mettono in atto di fronte alla
necessità di gestire situazioni di stress, ansia o angoscia → nevrosi e stati borderline: le
difese proteggono il soggetto da conflitti intrapsichici → confini tra il Sé e l'oggetto →
rimozione è un meccanismo di
rimozione (meccanismo maturo) e altre difese di alto livello. La
difesa scoperto da Freud, presente in tutti noi → alcuni aspetti vengono rimossi e gettati
nell'inconscio, ma nonostante questo continuano a cercare di esprimersi (attraverso sogni e
sintomi) → una persona ritenuta "normale" può utilizzare difese primitive così come una
persona psicotica può utilizzare difese mature; inoltre una stessa persona può mettere in atto
strategie difensive più primitive o mature a seconda: si tratta quindi di un funzionamento
dinamico →
mentale che non è inquadrabile in modo rigido, ma rende l'idea di qualcosa di
psicosi: le difese cercano di proteggere il soggetto dalla disintegrazione e dalla fusione del Sé
con l'oggetto → esempio: paziente che sente le voci: scissione (meccanismo immaturo) e
altre difese di basso livello.
● esame di realtà → conservazione della capacità critica di distinguere proprie produzioni di
fantasia dalla realtà esterna; viene perso quando la realtà esterna che percepiamo non è
condivisa dal paziente, che ne costruisce una soggettiva; è un fattore più facilmente
discriminante rispetto agli altri → esempio: paranoico pensa che due persone stiano parlando
male di lui, anche se non lo ha verificato, presenta un esame di realtà distorto; condizione
psichica ritrovata nella psicosi, conservato nella nevrosi e negli stati borderline (anche se il
paziente può comunque dubitare).
Per difficoltà a inquadrare alcune situazioni cliniche in modo netto in psicosi o nevrosi, è stata creata
un'entità nosografica intermedia dello stato borderline.
Bergeret successivamente raggruppa tutte le patologie borderline sotto il termine casi limite.
ANSIA E ANGOSCIA
Ansia → processo psichico attraverso cui l’individuo reagisce a stimoli esterni di pericolo. Quando
ansia di stato, ma esiste anche l’ansia di tratto che è uno stato di
l’ansia è funzionale viene definita
ansia che caratterizza tutta la vita del soggetto.
Angoscia → stato affettivo sgradevole, che si distingue per: 1) ripiegamento assorto e preoccupato su
stesso che impedisce la soluzione del problema; 2) dubbio irrisolvibile concernente la natura della
minaccia e la probabilità di superarla
Per preservare l’individuo da ansia e angoscia l’Io attiva meccanismi di difesa → il clinico elabora una
diagnosi sulla base dei meccanismi di difesa e sull'intensità di essi.
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MECCANISMI DI DIFESA
Meccanismo di difesa = operazione mentale che avviene perlopiù inconsapevolmente che ha come
obiettivo quello di proteggere l’individuo dal provare l’eccessiva ansia. I meccanismi di difesa sono
processi mentali che svolgono la fondamentale funzione di adattamento dell’individuo a una
situazione di pericolo o di stress che può derivarli tanto nel mondo esterno quanto da una sensazione
interna. L’individuazione dei meccanismi di difesa costituisce uno degli strumenti più importanti a
disposizione del clinico.
Meccanismi di difesa sono gli strumenti principali per la gestione degli affetti negativi (rabbia, paura,
tristezza). Soggetti con disturbi psichici gravi possono utilizzare accanto a difese maladattive come la
scissione, difese più funzionali e adattive come la repressione; in situazioni stressanti gli individui
possono attivare l'acting out.
Teoria della specificità → è l'utilizzo di una difesa e l'intensità con cui si esprime (non un'affrettata
equivalenza conflitto-difesa-diagnosi) a dover guidare il clinico nel suo lavoro
Il lavoro di Sigmund Freud sui meccanismi di difesa è stato terminato dalla figlia
Anna, che riuscì a individuare tutti i meccanismi di difesa nell’opera l’io e i
meccanismi di difesa → il titolo dell’opera sottolinea il fatto che è l’Io a gestire i
rapporti tra l’individuo e gli stimoli dove, gli stimoli interni sono quelli più difficili da
controllare. La classificazione dei meccanismi di difesa di Anna Freud:
1. Rimozione
2. Regressione
3. Formazione reattiva
4. Isolamento (dell’affetto)
5. Annullamento retroattivo
6. Introiezione
7. Identificazione
8. Protezione
9. Rivolgimenti contro sè stessi
10. Inversione nel contrario
11. Sublimazione
12. Identificazione con l’aggressore
13. Altruismo
14. Ascetismo e intellettualismo
15. Diniego
16. Aggressività passiva
CRITERI DEFINITORI DEI MECCANISMI DI DIFESA
● Inconscio → luogo di attivazione delle difese
● Psychic threat → attivazione rispetto ad inaccetabilità di contenuti mentali ed a garanzia
dell'integrazione del Sè
● Gestione degli affetti → protezione rispetto ad ansia eccessiva
● Stabilità = le difese sono parte del funzionamento mentale normale
● Adattamento → l'eccessivo uso di difese contribuisce a manifestazioni psicopatologiche
● Distinctiveness → Ogni difesa è distinguibile
ESEMPIO DI CLASSIFICAZIONE DEI MECCANISMI DI DIFESA
Individuazione di 4 stili difensivi principali:
- Stile 1 → maladattativo (proiezione, acting out)
- proiezione→ l'individuo affronta conflitti emotivi e stress attribuendo ad altri i propri
sentimenti, impulsi o pensieri non riconosciuti proietta in modo inconsapevole un
proprio vissuto o sentimento su un altro individuo esterno, in quanto incapace di
riconoscerne l'origine interna; criteri differenziali da: identificazione proiettiva
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(proiezione anche di parti del Sé); spostamento: spostare su un altro individuo una
propria reazione emotiva (più consapevolezza); razionalizzazione (> riconoscimento
e giustificazione del proprio ruolo)
- acting out→ non riesco a risolvere un conflitto a livello psichico, quindi vado a
esternare/agire nella relazione tra due persone; non siè in grado di elaborare il
conflitto; acting in quando è durante il trattamento (es. paziente che lascia la sessione
di terapia)
- Stile 2 → image distorting (scissione, svalutazione onnipotente)
- Scissione: l'individuo affronta conflitti emotivi e stress considerando sé stesso e l'altro
come completamente buoni o cattivi, con alternanza di idealizzazione e svalutazione;
Criteri differenziali da → identificazione proiettiva (proiezioni anche di parti del Sé);
svalutazione (> distacco emotivo dall'oggetto)
- Svalutazione onnipotente
- Stile 3 → self sacrificing (formazione reattiva, pseudoaltruismo)
- Formazione reattiva: l'individuo affronta conflitti emotivi e stress sostituendo i propri
pensieri o sentimenti inaccetabili con comportamenti, pensieri o sentimenti
diametralmente opposti; Criteri differenziali da → annullamento retroattivo (il soggetto
percepisce entrambi gli affetti o impulsi opposti in successione, senza soluzione di
continuità)
- Pseudoaltruismo
- Stile 4 → adattativo (sublimazione, umorismo)
- Sublimazione: l'individuo affronta conflitti emotivi e stress incanalando sentimenti o
impulsi potenzialmente maladattativi in comportamenti socialmente accettabili; Criteri
differenziali da → spostamento (l'impulso socialmente inaccettabile rimane comunque
espresso); altruismo (il soggetto aiuta gli altri per problemi inerenti a proprie aree
conflittuali)
- Umorismo
Ognuno ha il proprio stile di difesa.
HA SENSO CLASSIFICARE I MECCANISMI DI DIFESA?
Esistono differenti strumenti di misurazione e classificazione delle difese:
● D.M.I. → 5 classi di difese basate sui trascritti delle sedute dei pazienti
● R.E.M.-71 → 2 fattori individuati rispetto al grado di maturità delle difese: area matura e area
immatura
● D.S.Q. → 4 stili difensivi (esempio di prima: maladattivo, image distorting, self sacrificing e
adattivo)
La struttura gerarchica delle difese è ipotizzabile, ma non rigidamente applicabile.
Le difese possono essere più utilmente collocate lungo un continuum di due diverse dimensioni:
teoria della specificità è debole → sono l'utilizzo di
immaturità-maturità / malattia-salute mentale. La
una difesa e l'intensità con cui è utilizzata il criterio migliore (non l'equivalenza
conflitto-difesa-diagnosi).
Freud distingue in:
nevrosi narcisistiche: insieme di disturbi mentali gravi
❖ psiconevrosi
❖ isteria: ipnoide, da ritenzione, d’angoscia e da difesa
➢ nevrosi ossessiva
➢
nevrosi attuali: molto meno trattabili
❖ 5
LE ORIGINI DELLA PSICOLOGIA DINAMICA
In passato si parlava di follia nel caso di malattia mentale. Quali erano ritenute le cause (credenze
popolari)?
● Idea che la malattia fosse un sasso; ad un certo punto, per ragioni ignote, si creava nella
testa un sasso, che a
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