Psicologia dello sviluppo Tipico e Atipico
La psicologia dello sviluppo studia i cambiamenti sistematici che caratterizzano l’evoluzione psicologica di
ciascun individuo nel corso dell’intera esistenza, in tutte le sue dimensioni. Non si concentra sui risultati o
sui prodotti finali, ma sui processi che contribuiscono a costruire e organizzare la personalità.
Di conseguenza, un problema che emerge durante l’infanzia può essere affrontato anche in età successive: è
sempre possibile intervenire in qualunque fase dello sviluppo. La visione è dinamica poiché considera
l’effetto temporale dell’esperienza che modula il funzionamento psicologico di ciascun soggetto e che danno
un senso al suo comportamento. Riguarda l’intero ciclo di vita.
Lo sviluppo è un fenomeno costituito dalla compresenza di natura e cultura, di dotazione innata ed
esperienze di caratteristiche dell’organismo e caratteristiche dell’ambiente che però si diversifica in base
all’età, ai domini o ai compiti.
All’esito di tale “gioco relazionale” corrisponde un risultato evolutivo, tipico o atipico.
E’ vero quindi che non c’è prima la nascita biologica e dopo quella psicologica, come si è creduto in passato,
ma l’essere umano è un organismo psico biologico fin dall’inizio.
l Per sviluppo atipico intendiamo un processo che devia significativamente dalla traiettoria evolutiva attesa.
Può manifestarsi con ritardi, regressioni o modalità di funzionamento diverse rispetto alle norme in ambiti
come quello linguistico, motorio, cognitivo e socio-emotivo. In alcuni casi, eventi esterni possono portare
a raggiungere comunque gli obiettivi tipici, ma in modi non convenzionali.
Queste differenze possono riguardare ritardi nell’apprendimento, difficoltà nelle interazioni sociali o
problemi comportamentali. L’intervento precoce è fondamentale per fornire supporto e favorire il
recupero delle capacità.
Le dimensioni/domini dello sviluppo che andiamo a considerare sono:
• Fisico e cerebrale
• Percettivo e motorio (sensazione e azione procedono in parallelo)
• Cognitivo
• Della memoria
• Comunicativo e linguistico
• Sociale (Socio-emotivo-relazionale)
• Morale
Noi consideriamo il processo di sviluppo declinato nelle varie fasce d’età e nelle varie dimensioni. Il tempo è
una variabile essenziale, soprattutto perchè i bambini evolvono molto rapidamente.
La prima valutazione in età evolutiva è legata al Q.I. [normale: 85-120; ai limiti: 71-84; ritardo lieve: 51-70;
moderato: 35-50; grave: 20-34], come rapporto tra età mentale ed età cronologica (che devono
corrispondere).
Poi si può valutare se c'è un minore o maggiore adattamento, considerato sulla base della qualità dei legami
precostituiti (attaccamento).
Infine, grazie ai manuali diagnostici riusciamo ad entrare nel merito dell'assesment e della valutazione.
DEVELOPMENTAL ASSESSMENT
In una sintesi puntuale, l'American Academy of Child and Adolescent Psychiatry (AACAP, 1995, 1997),
indica gli obiettivi specifici della valutazione in età evolutiva:
• Identificare le ragioni e i fattori che hanno portato il bambino alla valutazione, anche perchè il
bambino non è venuto da solo, ma è stato portato in valutazione dal genitore/insegnante/educatore
(con l'adulto la situazione è diversa, c'è una scelta)
• Ottenere un quadro del funzionamento evolutivo del bambino, sia in riferimento alla natura e al
livello delle difficoltà comportamentali o disabilità funzionali (es., ha poche amicizie, picchia gli
altri bambini, non legge, ecc.…) sia in riferimento alle risorse e ai punti di forza nelle varie aree
dello sviluppo. Le prime informazioni sono tratte in modo indiretto, recuperandole dai genitori,
mentre nel primo colloquio psicologico con l’adulto l’informazione è sempre diretta.
• Comprendere i fattori individuali, familiari e ambientali che possono influenzare le difficoltà del
bambino o supportarle (es. presenza di fattori psicosociali specifici , come lutti-separazioni, o la
presenza di una rete di supporto affettivo-sociale, famiglia, scuola, servizi per l’infanzia, se ho una
famiglia alle spalle può mitigare le difficoltà). Rappresentano i punti di forza e i punti di debolezza.
• Stabilire se è presente una atipia dello sviluppo, e nell’eventualità fare una diagnosi differenziale
• Valutare se è necessario un trattamento e, in caso, affermativo, sviluppare le linee guida di un
percorso terapeutico, o meglio seguire le linee guida esistenti, quelle che ci informano su quale sia il
migliore trattamento o la migliore strategia di intervento per quel disturbo.
Dal punto di vista operativo la valutazione dello sviluppo orientata alla diagnosi del bambino in età
prescolare e scolare può essere schematizzata nelle fasi seguenti:
1. Segnalazione, rappresenta il primo contatto attraverso il quale un bambino viene indirizzato a un
servizio di salute mentale o di riabilitazione dell’età evolutiva. Nella maggior parte dei casi, sono i
genitori, il medico di famiglia, gli educatori o gli insegnanti a interpretare come “problema” i segnali
di disagio del bambino. La segnalazione può riguardare diversi aspetti, come il comportamento, il
rendimento scolastico o le relazioni con genitori, insegnanti e coetanei.
È importante comprendere da dove proviene la segnalazione, poiché questo elemento fornisce
indicazioni utili sul contesto e sulla possibile gravità della situazione (ad esempio, una segnalazione
proveniente dal Tribunale dei minori può indicare la presenza di problematiche più complesse o
gravi). .
2. Colloqui clinici con i genitori e raccolta anamnestica Questa fase comprende i colloqui clinici
con i genitori, che includono la raccolta dell’anamnesi, e, quando necessario, l’acquisizione di
ulteriori informazioni attraverso incontri con educatori, insegnanti o psicologi che operano nella
scuola. Poiché i genitori potrebbero non disporre di tutte le informazioni utili, il confronto con altre
figure educative consente di integrare la conoscenza del bambino nei diversi contesti di vita. Tale
fase rappresenta un momento fondamentale per la valutazione e la formulazione diagnostica del
bambino in età prescolare e scolare.
L’anamnesi comprende la raccolta di dati relativi alla storia dello sviluppo motorio, linguistico,
cognitivo e affettivo del bambino, nonché la comprensione di come i genitori vivono e interpretano il
problema manifestato dal figlio. Il clinico raccoglie sia informazioni oggettive, ossia elementi
osservabili (come temperamento, modalità relazionali e comportamenti del bambino), sia
informazioni soggettive, che riguardano gli aspetti emotivi e affettivi dei genitori.
La finalità più ampia di questi colloqui, centrati sulla storia del bambino e sull’anamnesi familiare,
non è soltanto descrivere i comportamenti problematici, ma comprendere il significato e l’impatto
dei sintomi in relazione allo sviluppo del bambino e al suo ambiente familiare.
3. Esame psicodiagnostico del bambino/ valutazione psicologica dello sviluppo (osservazione del
bambino, delle dinamiche interattive genitori bambino, colloquio clinico, somministrazione di test
psicologici).
In questa fase l'uso dei test e una pratica consolidata nella psicologia clinica per facilitare e
approfondire l'assesment. L'uso psicologico dei test è finalizzato a raccogliere informazioni utili al
processo di valutazione clinica.
• Psychological testing: insieme di metodi e misure psicometriche che il clinico applica per
effettuare il psychological assesment (i test ci supportano nella nostra ipotesi diagnostica).
• Psychological assesment: integra l'intero processo di valutazione psicologica, in quanto non
solo si propone di rilevare le differenze individuali in riferimento a misure normative, ma ha
anche l'obiettivo ultimo di fare una diagnosi e di comprendere il problema del bambino in
rapporto a tutte le aree indagate (neuropsicologiche, cognitive, linguistiche, affettive,
sociali).
4. Analisi della valutazione ed elaborazione della diagnosi (interpretazione).
Lo psicologo clinico integra i risultati ottenuti dalla somministrazione dei test psicologici, dalle
osservazioni e dai colloqui compiuti con i dati dell'anamnesi. Questa fase di analisi e interpretazione
dei risultati emersi è volta alla comprensione articolata dei problemi del bambino, e comprenderà la
diagnosi nosografica del disturbo, sulla base dei sistemi diagnostici più recenti e maggiormente
condivisi dalla comunità scientifica e la formulazione di una diagnosi psicopatologica dello sviluppo
(è importante che la diagnosi sia con indicazioni al trattamento).
5. Stesura del report psicologico-clinico (relazione finale) e restituzione dei dati ai genitori.
La stesura della relazione finale da parte del clinico metterà in evidenza la diagnosi, l'organizzazione
di personalità e il funzionamento del bambino, la presenza di eventuali problemi di adattamento, le
sue risorse psicologiche e il progetto terapeutico. Nella fase della restituzione i risultati della
valutazione vengono riferiti, condivisi, e discussi con i genitori, nonché con il bambino. In questa
fase, lo psicologo clinico deve farsi carico della gestione emotiva della comunicazione ai genitori. La
presa in carico del caso verrà effettuata secondo modalità specifiche dei servizi con cui il bambino e
i genitori sono entrati in contatto. Si parla spesso di invio per il progetto terapeutico:
psicoterapeutico, psicofarmacologico, riabilitativo, psico-educativo, di aiuto sociale.
LA DIAGNOSI
Quello che c'è in comune tra un bambino normale e un bambino in difficoltà è che ciascun bambino cresce
ma, se vi è un'atipia, cresce con il bambino anche il disturbo. Quindi ciascun disturbo si trasforma e cambia
in relazione ai passaggi di fase o di età; questa trasformazione in rapporto alla crescita è quello che rende
molto difficile l'osservazione e la diagnosi in età evolutiva (Levi, 1993). Pertanto, per poter inserire i dati
ricavati dalle osservazioni o dalla somministrazione di test psicologici, in un percorso clinico volto alla
diagnosi, è necessario conoscere:
• Lo sviluppo normale (le fasi tipiche dello sviluppo): Riuscire a discriminare l’età in base ai
comportamenti che il bambino mette in atto;
• La psicopatologia dello sviluppo divisi nelle diverse fasce d’età
• La nosografia dei disturbi (classificazioni): La diagnosi deve fare riferimento alla classificazione
nosografica, alla struttura di personalità del bambino, alla fase di sviluppo che sta attraversando e a
quella che si appresta ad affrontare.
La diagnosi in età evolutiva presuppone un primo criterio basilare: un chiaro rapporto tra età cronologica
ed età di sviluppo, per cui ogni età ha una sua configurazione (un bambino di tre anni gioca, parla e disegna
in modo diverso da un bambino di quattro anni). Il concetto di sviluppo complica, nella diagnosi
l'inquadramento delle manifestazioni psicopatologiche perché crescere comporta rapidi e profondi
cambiamenti nel funzionamento individuale e relazionale, diversamente dall'adulto che presenta
un'organizzazione stabile del funzionamento personale. Inoltre, ragionare secondo un'ottica evolutiva implica
considerare che comportamenti tipici hanno un significato evolutivo in determinate fasi, mentre assumono un
significato psicopatologico se persistono o compaiono in altre fasi dello sviluppo. Ad esempio, l’angoscia per
l’estraneo, che normalmente compare intorno all’ottavo mese di vita, rappresenta un segno di adeguato
sviluppo affettivo; tuttavia, se tale manifestazione persiste in età prescolare, può essere indicativa di uno
stato d’ansia o di una fobia sociale. Per questa ragione è fondamentale formulare una diagnosi tempestiva e
accurata, al fine di riconoscere precocemente i segnali di disagio e prevenire l’evoluzione del malessere in
forme psicopatologiche più gravi (ad esempio, da un disturbo d’ansia a episodi di panico).
Un secondo criterio nella clinica dell'età evolutiva riguarda l'uso della classificazione nosografica basata sui
segni e sintomi, ovvero sulle manifestazioni osservabili, oggettive e riconoscibili da un osservatore esterno e
sulle manifestazioni soggettive vissute dal soggetto che può descriverle. La complessità del sistema bambino,
come oggetto di diagnosi, ha portato all'evoluzione dei sistemi diagnostici più recenti che propongono un
sistema di classificazione multi-assiale.
La diagnosi, quindi, è un compito complesso. I problemi più rilevanti possono essere i seguenti:
• Uno stesso sintomo può fare parte di quadri clinici diversi (es. un ritardo del linguaggio è presente
nel ritardo mentale, nel disturbo specifico del linguaggio, nel disturbo generalizzato dello sviluppo).
Infatti, un solo sintomo non è caratteristico di una patologia, per questa ragione abbiamo bisogno di
acquisire anche altre informazioni.
• Un sintomo in età evolutiva ha caratteristiche ambigue: una balbuzie a due anni fisiologica e indica
una normale riorganizzazione delle competenze comunicative/affettive, ma può essere anche il segno
di un problema dello sviluppo del linguaggio; a otto anni acquisisce ancora altro significato, poiché
una volta acquisite le abilità motorie fini non si dovrebbe più balbettare.
• Un sintomo muta di significato e, a seconda del contesto ambientale (casa, scuola), assume o meno
un significato patologico, come per esempio il mutismo selettivo che viene segnalato dagli
insegnanti e non dai genitori, perché il silenzio del bambino equivale per i genitori ad avere un figlio
buono ed educato.
• Un sintomo si trasforma nel tempo e nel corso della crescita (è importante intervenire subito).
Un'ansia da separazione può evolvere in fobia sociale o, in adolescenza, in attacchi di panico. È
quindi complesso stabilire il confine tra normalità e patologia soprattutto in età evolutiva: diverso è il
valore del segno che la famiglia o la scuola colgono e trasformano in segnale attribuendogli un
significato di indicatore di disagio, segno/segnale che noi, professionisti della psiche, trasformiamo
in sintomo.
In sintesi, il processo diagnostico in età evolutiva deve essere articolato al fine di formulare, in modo
integrato, dinamico e flessibile:
A. Una diagnosi nosografica che inserisce il "sintomo" all'interno di un quadro riconoscibile e
confrontabile tra clinici (e professionisti diversi, sia in Italia che all'estero). Deriva da un sistema di
classificazione internazionale per cui sappiamo già identificare il nome del disturbo e ciò che ne
consegue.
B. Una diagnosi funzionale o profilo di sviluppo che costituisce il profilo dell'organizzazione delle
diverse linee di sviluppo delle competenze e che descrive la tipologia del disturbo attraverso l'analisi
dei rallentamenti e delle atipie, nonché dei compensi attivati. La diagnosi di sviluppo (profilo di
sviluppo neuropsicologico), confronta il livello di maturazione raggiunto nelle diverse linee di
sviluppo delle funzioni: dobbiamo procedere a valutare dimensione per dimensione qual è il
funzionamento a seguito della diagnosi nosografica.
C. Una diagnosi psicopatologica che descrive i vissuti soggettivi tramite il profilo affettivo. Descrive
quindi, in una prospettiva evolutiva, la progressiva trasformazione/riorganizzazione della
personalità come esito dell'adattamento dinamico e continuo con l'ambiente affettivo. Sulla base di
una diagnosi si presenta spesso una riorganizzazione della personalità in funzione di questa.
Ricapitolando ... All'interno del processo di valutazione diagnostica, la diagnosi nosografica consente di
classificare il disturbo del bambino, il profilo di sviluppo descrive l'organizzazione delle diverse linee di
sviluppo delle competenze del bambino e la diagnosi psicopatologica descrive la sua personalità in rapporto
alle ansie, paure, angosce, difese. Un bambino può presentare una fobia (diagnosi nosografica), a essa si
accompagnano ansie, conflitti, fantasmi (diagnosi psicopatologica), ma anche un disinvestimento delle
funzioni cognitive che può condizionare il processo di apprendimento (diagnosi di sviluppo).
CASI CLINICI
1. Soggetto di 4 anni con ritardo mentale: Profilo neuropsicologico di sviluppo
Area di sviluppo Funzioni Competenze Età Note
mentale
Cosa dovrebbe Cosa fa realmente
saper fare?
Sviluppo senso Fa una torre di tre cubi;
motorio Fa la tavoletta a due 24 mesi
Classificazione incastri e riconosce le Scarto di
Sviluppo cognitivo Anticipazione parti del corpo 24 mesi
Progettazione Sale e scende le scale, 30 mesi Quando osserviamo
non salta, lancia la Scarto di comportamenti
Controllo posture palla e si prepara a 18 mesi stereotipati e
e movimento;
Sviluppo motorio- riceverla, non esplora ripetitivi, siamo di
prassico, visuo- l’ambiente nuovo; fronte a
percettivo Uso stereotipato manifestazioni che
Prassie manuali. dell’oggetto 24 mesi spesso rappresentano
Scarto di un tentativo di
24 mesi controllo dell’ansia.
Comprensione Capisce parole singole, 20 mesi
comprende un ordine Scarto di
situazionale; 28 mesi
Sviluppo Non dice parole a 16 mesi
comunicativo- Produzione significato, produzioni Scarto di
linguistico spontanee: ma-ma, 32 mesi
Gioco Non ha un gioco 20 mesi La maggior parte
simbolico, fa azioni Scarto di delle patologie sono
funzionali (fa bere la 28 mesi legate al gioco
Sviluppo simbolico bambola); simbolico poiché
rappresentativo Disegno Produce scarabocchi 20 mesi questo rappresenta
senza significato. Scarto di una fas
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