Psicologia dello sviluppo
Neuroscienze e contesti dello sviluppo
Per Piaget, la biologia ha un maggiore peso rispetto al contesto. Abbiamo affrontato vari problemi: la questione nurture vs nature, la questione della plasticità (fino a che punto l'esperienza del soggetto può condizionare lo sviluppo, es. studio su bambini orfani per capire se c’è età critica entro la quale recuperare le carenze); continuità e discontinuità (per Piaget è discontinuo, ci sono gli stadi – momento in cui le competenze acquisite dal bambino in quel momento si riorganizzano ad un livello più evoluto); questione delle differenze individuali (caratteristiche innate o meno?).
Natura/cultura
Riassunto della questione e degli studi relativi (nel corso del tempo abbiamo diverse enfasi). Bisogna considerare entrambe le polarità alla fine. Prendiamo in considerazione anche le situazioni storiche perché influenzano (es. Covid per oggi).
Plasticità
Fino a che punto gli eventi che accadono nei primi anni di vita sono determinanti per lo sviluppo? Dipende dalle risorse che hai tu (es. strategie), che hai nell’ambiente in cui vivi; il bambino che vive in ambiente deprivato, potrà recuperare un giorno quello che ha perso? A volte può essere che non avvenga un recupero totale. Periodi sensibili ad esempio per la teoria dell’attaccamento, quindi nel primo anno di vita, oppure se parliamo del fatto che l’apprendimento può essere biologicamente programmato per avvenire più velocemente. Capacità di cambiamento (riadattamento) in risposta ad esperienze positive o negative.
Continuità o discontinuità
Parliamo di cambiamento qualitativo nella discontinuità, ma in realtà le persone hanno entrambi i tipi di cambiamento. Quali sono i periodi più critici? Infanzia ma anche adolescenza come periodi fondamentali di sviluppo.
Differenze individuali
Insieme di caratteristiche psicologiche durevoli che distinguono una persona dall’altra. Un’altra dimensione di cui possiamo parlare è la personalità stessa: socievolezza, estroversione o introversione, per cui stessa persona ha uno stile di comportamento (magari con persone nuove sono leggermente distante ma con amici invece più estroverso ecc.). Sono differenze che rimangono abbastanza stabili – il bambino timido da piccolo tende ad esserlo anche da grande, ma questa regola riguarda soprattutto gli estremi della curva.
Che cos’è il temperamento? Sono diciamo le basi della personalità, anche con i bambini/feto ci sono studi. Il bambino deve interagire, essere socievole perché può essere stimolante per l’ambiente, ma dipende dal contesto (in un contesto orientale la timidezza è un valore considerato positivamente perché lì mettersi in mostra è negativo).
Il contesto influenza
Le teorie scientifiche dello sviluppo, le concezioni e le aspettative del bambino sulle competenze da acquisire e processi di sviluppo.
Tiger mom
Parenting distale e prossimale, ovvero una figura materna che controlla molto, ad esempio l’aspetto accademico (in Cina c’è molta competizione). Perché è importante la prospettiva culturale/contestuale sullo sviluppo? Universalità: testare delle teorie psicologiche, ridefinire sviluppo tipico e atipico, scoprire nuovi pattern di comportamento, ridurre etnocentrismo e riflettere sulla propria cultura. Es. se guardiamo Piaget, le sue teorie sono nate in Svizzera e bisogna considerare anche la situazione storica, quindi diventa difficile parlare di universalità delle teorie. Proprio come le teorie di Bowlby sono nate in Inghilterra.
Range
In realtà si parla di: ad es. rimanere seduti 6/7 mesi, camminare intorno ai 10 mesi; il modello culturale di varie popolazioni è una maggiore precocità dello sviluppo motorio, soprattutto perché in quel contesto, il bambino deve incominciare a muoversi presto. Che cos’è tipico o atipico allora? Diventa rilevante capire lo sviluppo atipico, ma prima ancora tipico.
Nella nostra professione... esiste associazione che servirà anche per la tesi, APA, American Psychology Association, infatti bisogna seguire le norme dell’APA, ma comunque ci sono molte sezioni (es. che si occupa di cultura – se per esempio uso test su bambino che non sa molto italiano ed è un compito linguistico). Bisogna essere consapevoli di altri approcci esistenti. EFPA – sito European Federation of Psychologist’s Associations (https://www.efpa.eu/).
Vigotsky
Vs. Piaget che vede il bimbo come scienziato, mentre Vigotsky lo vede come storico. ZOPD – zona di sviluppo personale, ovvero il gap che il bambino può raggiungere grazie alla presenza di qualcun altro che può essere anche un pari. La Zona di Sviluppo Prossimale è diversa da bambino a bambino.
Concetti chiave:
- Matrice culturale - per Vigostky il bambino è immerso nella cultura e ha un ruolo attivo vs tavola rasa di Piaget. Per Piaget viene prima lo sviluppo cognitivo e solo dopo linguistico mentre per Vigotsky è esattamente il contrario: per lui i bambini hanno un linguaggio egocentrico (ovvero linguaggio che serve per se stessi, dire ad alta voce e poi interiorizzare). Il linguaggio organizza il pensiero e strumenti della cultura possono organizzare e incrementare la cognizione.
- Teoria socioculturale di Vigotsky: abbiamo strumenti fisici e simbolici, come potrebbe essere linguaggio, segni e codici.
- Scaffolding – dare struttura, elementi per permettere al bambino di raggiungere il livello successivo ma da solo, senza che il peer o la persona si sostituisca a lui.
Bruner
Bruner si sofferma a studiare lo sviluppo pre-verbale nei bambini. Le routine - azioni automatiche – sono fondamentali per il bambino, danno sicurezza e dal punto di vista cognitivo danno una struttura alla nostra esperienza (in una routine trasmettiamo molte cose – es. madre che fa il bagno al bimbo, parla in continuazione e spiega quello che sta succedendo. Sono tutti aspetti cognitivi ed emotivi, che si ripetono, e il bambino non deve investire energie cognitive per capire continuamente che cosa sta succedendo).
Bruner si sofferma molto sulle routine proprio ‘sociali’ perché sono anche precursori dei turni. La cultura influenza la routine secondo Bruner – es. la madre vuole accompagnare il bambino a scuola ogni giorno: il ragionamento dietro è la vicinanza affettiva. Secondo Bruner abbiamo psicologia del senso comune, distingue pensiero narrativo e logico-razionale: il concetto di narrazione, ovvero le persone narrano; il pensiero narrativo è non razionale ed è il modo in cui ci spieghiamo come mai avvengono determinate cose nella vita reale non è verità; il pensiero narrativo è prezioso (storie di vita, autobiografie…): es. si fanno interviste e si valuta la loro vita prima di giungere in un altro Paese, ma interessanti sono le emozioni dietro alle esperienze.
Il pensiero logico è scientifico potremmo dire mentre quello narrativo plausibile. Nei lavori con persone con traumi, organizzazione che usa tecniche ‘narrative exposure therapy’ attraverso la narrazione i pazienti affrontano la terapia per traumi di vario tipo ed è stato dimostrato che ha valore empirico.
Logico-razionale ovvero quello scientifico, quello logico. Per Bruner noi organizziamo conoscenza in varie modalità:
- Conoscenza esecutiva, quindi più tattile poi si giunge ad un’elaborazione simbolica.
- Iconica - immagini
- Nella fase simbolica organizziamo conoscenza attraverso simboli e la scrittura (linguaggio).
Urie Bronfenbrenner - Teoria socio-ecologica
L’ideale è riuscire a collegare la ricerca con la vita reale, quindi cercare di creare impatto. Bronfenbrenner ha avviato un programma ‘head start’ obiettivo: dare strumenti necessari per cercare di rimediare a svantaggi dei bambini in condizioni culturali/etniche diverse.
Microsistema – è il livello centrale, entro il quale le unità interpersonali minime costituite da diadi (es. madre-bambino) si rapportano al loro interno e con altre diadi con significative interazioni dirette. Un microsistema è dunque un pattern organizzato di relazioni interpersonali, attività condivise, ruoli e regole, che si svolgono perlopiù entro luoghi definiti. La famiglia, la rete della parentela più estesa, la scuola, sono esempi di microsistemi. Abbiamo vari elementi, tra cui la scuola, gli adulti, i pari… Mesosistema – Mesosistema è un sistema di microsistemi: si riferisce a due o più contesti cui il soggetto partecipa direttamente in modo attivo ed alle loro interconnessioni collegate tra microsistemi (es. casa-scuola). Esosistema – è costituito dall'interconnessione tra due o più contesti sociali, almeno uno dei quali è esterno all'azione diretta del soggetto. Un esempio di esosistema è costituito dal rapporto tra la vita familiare e il lavoro dei genitori (questo potrebbe condizionare il bambino, es. orario lavorativo che incide sulla qualità tempo che passo con figlio, aspetto economico), school board. Macrosistema comprende le istituzioni politiche ed economiche, i valori della società, la sua cultura: i complessi di credenze e comportamenti che caratterizzano il macrosistema sono trasmessi da una generazione a quella successiva attraverso i processi di socializzazione condotti dalle varie istituzioni culturali, come la famiglia, la scuola, la chiesa, il luogo di lavoro e le strutture politico-amministrative. Es. valori, pattern culturali, costumi nazionali, economici. Introduce il concetto di "famiglie", al plurale, volendo in questo modo problematizzare i cambiamenti culturali e sociali in atto: infatti la sua è una teoria ecodinamica (movimento dell'ambiente, che possiamo definire un cambiamento della società).
Lo sviluppo del linguaggio
Modello transazionale – A incide su B che incide su C, ovvero tenere conto anche delle condizioni storiche, come Vigotsky. Linguaggio e comunicazione: il linguaggio potremmo considerarlo come compreso all’interno della comunicazione. L’apprendimento del linguaggio avviene in maniera spontanea, nel bambino ad es. compare intorno ai due anni.
Che cos’è il linguaggio? Si tratta di un sistema simbolico perché attraverso al linguaggio trasmettiamo idee astratte, valori ecc. Il linguaggio cambia nel tempo, evolve in funzione degli strumenti culturali che possediamo. In alcune culture osserviamo concretamente come il linguaggio sia capace di strutturare il mondo (es. culture in cui esistono molti termini per qualcosa, tipo emozioni). Cosa interessante, i bambini nascono predisposti ad ascoltare il linguaggio umano – pensiamo all’attaccamento o ai riflessi che li permettono.
Il bambino già quando in pancia ascolta l’ambiente; ricordiamo il pruning la potatura delle sinapsi e apprendo le lingue, risultano più sensibili a quella materna. Si parla di un aspetto di maturazione cerebrale ma anche un aspetto di tipo sociale: va di pari passo con le interazioni sociali più complesse. Si parla la joined attention: il caregiver e il bimbo stanno osservando la stessa cosa e l’oggetto viene denominato e vengono date informazioni. Nel caso dei bambini con spettro autistico, non seguono lo sguardo dell’altro e dal punto di vista della comunicazione, loro hanno grosse difficoltà.
Sviluppo del linguaggio – biologia
Nei nostri parenti più stretti, è stato studiato come utilizzano loro il linguaggio; si può insegnare il linguaggio dei segni, ma non hanno apparato per parlare. La cosa interessante è capire fino a che livello si può arrivare: gli scimpanzé arrivano persino allo stadio delle frasi telegrafiche. A differenza degli esseri umani, i primati non umani hanno bisogno di un’istruzione diretta.
In particolare abbiamo due aree dell’emisfero sx, quella di Broca, mentre nel lobo temporale quella di Wernicke (/verniche/). I bambini che hanno danno celebrale nell’aree del linguaggio, possono recuperare se preso per tempo.
Vediamo il caso di Genie bambina rinchiusa all’età di 20 mesi, poi fugge all’età di 13 anni. Quando la bambina fu presa in custodia non sapeva parlare, aveva un cervello di una bimba di 15 mesi, non sapeva masticare ecc. Viene presa in carico da un team di psicologici, linguisti, per aiutarla a rimediare a questi problemi: ha fatto 4 anni di trattamenti intensivi. Il caso era un’occasione per capire se il linguaggio ha una base innata. Nonostante tutti i trattamenti, lei ha raggiunto il linguaggio di un bambino di 5 anni (conosceva il linguaggio dei segni, non sapeva usare la grammatica); raggiunto lo stadio delle due parole, gli scienziati speravano che avrebbe parlato di più perché tra 18 e 24 mesi c’è esplosione vocabolario, ma non avvenne.
Quello che ci dice questo studio: sicuramente il bambino nasce con una predisposizione a comunicare, ma l’ambiente è fondamentale; abbiamo bisogno di stimoli, di un ambiente affettivo e stimolante. Un’altra cosa interessante: esiste o no un periodo critico/sensibile? Sembra dirci che se entro la pubertà il bambino non viene esposto a questi stimoli, non sembra recuperare più.
Esistono ovviamente differenze culturali: molti studi dimostrano che la quantità di input linguistico dipende molto dalle società. In alcuni villaggi del Kenya, gli adulti pensano che bisogna parlare poco con i bambini, perché si pensa che non debbano risaltare, rimanere obbedienti. Sicuramente viene esposto in modo indiretto al linguaggio.
Il baby-talk
Sembrerebbe essere usato anche in modo diverso da varie culture: caratterizzato dal ‘pitch’, voce acuta e vocabolario semplice; questo linguaggio serve a catturare l’attenzione del bambino.
Per imparare una lingua…
Devo imparare il significato delle parole, come strutturare una frase, riprodurre suoni in modo corretto, avere un lessico, intonazione vs pronuncia, coniugazione verbi, pragmatica della comunicazione (quando è opportuno dire qualcosa oppure no). Il neonato deve diventare capace di fare analisi dei suoni linguistici, avere capacità articolatorie, abilità conversazionali.
Sottosistemi: suono, significato, contesto (fonologia). Le lingue sono composte quindi da questi macrosistemi. Nel caso del contesto, parliamo di pragmatica. Nella fonologia i bambini imparano molte cose, per questo che il processo è molto lungo.
Si parla di fonemi, unità più piccole di suono, all’interno di una lingua. Bisogna anche identificare il referente…
Prima avviene la comprensione del linguaggio poi la produzione. Pragmatica reciprocità nei dialoghi verso i 5/6 anni. Si collega un altro aspetto, quello di capire che in determinate situazioni alcune cose non si dicono.
Età e fasi
Ai 6 mesi abbiamo la lallazione, le olofrasi verso i 9 mesi (prime parole), verso i 18 e 24 mesi abbiamo esplosione del vocabolario (in maniera improvvisa, ma è frutto di un accumulo di conoscenze; saper raccontare una storia avviene verso i 6 anni.
In Adolescenza una caratteristica del nostro pensiero è quella del pensiero astratto. Chomsky ipotizza aspetto innato capacità linguistica.
Differenze individuali
Dobbiamo essere consapevoli quale sia la norma, le differenze individuali, c’è un filone che studia i ‘late talkers’. Abbiamo molta variabilità. Il vocabolario recettive è molto più ampio di quello produttivo. In molte lingue le prime parole apprese sono sostantivi, seguiti poi da aggettivi e verbi.
Come mai c’è questa accelerazione così rapida? Gli scienziati hanno visto che c’è una grande formazione di sinapsi, ovvero il fast mapping, poiché il bambino a mere esposizioni riesce ad astrarre la regola e questo meccanismo spontaneo velocizza l’apprendimento del linguaggio. Possibili campanelli di allarme (lessico a 24 mesi molto povero o assenza combinazione di 2 parole a 30 mesi). Per cercare di capire il vocabolario di bambini piccoli, si chiede prima ai genitori per avere informazioni e poi si cerca di vedere con il bambino, quante parole comprende. Si hanno norme di riferimento: in queste norme si produce un risultato basato anche su risposte del genitore riguardo il bambino. Altri es. di test è fare vedere immagini ai bambini. Un esempio di test del vocabolario recettivo.
La fase del ‘NO’
È tra le parole che compaiono più precocemente e che vengono usate più frequentemente. Inoltre è più semplice dire No.
Errori comuni: sovraestensione e sottoestensione. Nel primo caso bambino chiama cane ogni animale a 4 zampe, nel secondo caso, il bimbo chiama bambola solo la sua preferita e non altre; sovrapposizione “aprire” anche per altre funzioni (luce e non solo porta). Il bambino sta cercando di capire le regole.
Ritornando a Chomsky, egli ipotizza aspetto innato capacità linguistica e di comprensione regole grammaticali.
Il bilinguismo
Non riguarda solamente i bambini che crescono in famiglia con genitori che parlano altre lingue, ma riguarda anche gli adulti che apprendono una nuova lingua. In passato si aveva la credenza che fosse negativo per lo sviluppo, perché...
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