L’invecchiamento (cap. 1)
1. Introduzione
La geriatria = branca della medicina che si occupa della diagnosi e del trattamento dei problemi fisici e psicosociali della persona anziana, ha come oggetto di studio gli aspetti legati alle patologie che caratterizzano l’invecchiamento.
La gerontologia = branca della psicologia che studia i processi di invecchiamento non patologico, studia i meccanismi biologici alla base dell’invecchiamento e le caratteristiche cognitivo-comportamentali dell’anziano.
3 modelli che individuano la persona anziana:
- 1- Psicologia della vecchiaia: si descrivono le caratteristiche e le problematiche di natura biologica, sociale e psicologica di questo stadio della vita;
- 2- Psicologia delle differenze d’età: individua le cause e le conseguenze dei meccanismi dei processi alla base delle differenze legate all’età;
- 3- Psicologia dell’invecchiamento: studia i cambiamenti comportamentali che avvengono con l’avanzare dell’età.
Uno dei primi studi sull’invecchiamento venne condotto da Pavlov: notò come animali più anziani mostrassero maggiori capacità di apprendimento rispetto a quelli più giovani.
AIP = Associazione Italiana Psicogeriatria.
Nel 2006 la SIPI (Società italiana di Psicologia dell’Invecchiamento) tenne il suo primo congresso nazionale a Padova.
Dai primi del ‘900 migliori condizioni di vita hanno portato ad un aumento della speranza di vita, motivo per cui sempre più persone raggiungono con successo la vecchiaia. L’interesse è stato rivolto allo studio dei processi cognitivi come memoria, attenzione e linguaggio, sensoriali e ai processi psicologici come motivazione, emozioni e personalità.
Nasce la figura del geropsicologo.
Gli anziani vengono sempre più coinvolti, anche in film e serie tv, in quanto ci possono aiutare a scegliere stili di vita e soluzioni che promuovano un invecchiamento di qualità e di successo.
Linee guida dell’APA per la pratica psicologica con gli anziani
Linee guida dell’APA (American Psychological Association) per la pratica psicologica con gli anziani.
Allo psicologo vengono richieste delle competenze specifiche:
- 1- Competenze e atteggiamento nel lavoro con l’anziano: ci sono dei pregiudizi per quanto riguarda l’invecchiamento e si potrebbero creare dei bias sia per l’anziano che per il geropsicologo. Ci si deve impegnare a sviluppare una percezione realistica dei punti di forza e di debolezza della persona anziana.
- 2- Conoscenze generali sullo sviluppo dell’adulto, sull’invecchiamento e sugli anziani: l’invecchiamento è caratterizzato da guadagni e perdite. I processi cognitivi si modificano con l’età, il geropsicologo deve approfondire gli aspetti psicologici, sociali, ambientali e medici che influiscono.
- 3- Problematiche cliniche: l’obiettivo del geropsicologo è quello di delineare un profilo esaustivo dell’anziano al fine di comprenderne i deficit presenti e il livello di autonomia della persona nel proprio ambiente.
- 4- Valutazione: il geropsicologo ha a disposizione diversi metodi di misurazione e deve conoscere le qualità psicometriche, la teoria di riferimento e le modalità di somministrazione.
- 5- Intervento, counseling e altri servizi: l’intervento deve essere adattato sulla base delle caratteristiche socioculturali della popolazione anziana a cui è rivolto. La famiglia deve essere inclusa e il geropsicologo deve saper condividere con altre figure professionali la presa in carico della persona.
- 6- Formazione continua: viene promossa una formazione professionale continua sia a livello teorico sia a livello clinico, grazie ad attività come corsi di formazione, dottorati di ricerca e seminari.
2. Cosa vuol dire invecchiare
Vite più agiate, miglioramento delle condizioni igieniche, alimentari, ambientali, delle conoscenze mediche hanno favorito l’allungamento della speranza di vita. Prima si moriva a 20 anni. L’invecchiare deve essere distinto dalla malattia, in quanto quest’ultima si può curare, alleviare o ritardare ed è invalidante: invecchiare è un cambiamento universale e non reversibile poiché non si può evitare di invecchiare e non necessariamente è invalidante.
Distinguiamo vari tipi di età:
- 1- Età cronologica.
- 2- Età biologica o età del corpo: indica lo stato di salute e di funzionamento dell’organismo. Un indicatore importante per definire l’età biologica è l’aspetto fisico, cioè come appare una persona.
- 3- Età psicologica: età soggettiva che ognuno sente di avere e si riferisce a quanto una persona riesce ad utilizzare le proprie abilità cognitive, sociali e personali per vivere nuove esperienze, o adattarsi. Signora di 70 anni che si iscrive all’università è considerata psicologicamente più giovane.
- 4- Età sociale: l’invecchiamento è legato alla posizione che l’individuo occupa all’interno della società. È determinata dalla posizione sociale raggiunta a una data età rispetto all’età media. All’Università un ricercatore di 40 anni è considerato giovane, in ambito sportivo è vecchio.
- 5- Età funzionale: si riferisce alle competenze che la persona mostra di avere mentre svolge specifici compiti. Un 85enne che guida è considerato funzionalmente più giovane rispetto ai suoi coetanei. Le capacità funzionali variano all’interno della persona e in base al tipo di compito richiesto.
Dai dati ISTAT è emerso che gli anziani con più di 65 anni sono 12 milioni.
Il record di longevità è passato da 112 anni a 122.
Ci sono 60 persone viventi nel mondo, di cui 4 in Italia, che hanno superato i 110 anni.
L’aumento della speranza di vita è determinato dalla riduzione della mortalità infantile, migliori condizioni di vita e diminuzione di tasso di fertilità nelle donne.
3. Il ruolo dell’età cronologica
Non ci sono regole che stabiliscono quando una persona è considerata vecchia, poiché ci sono persone che possono apparire molto più giovani rispetto alla loro età cronologica. Ogni persona è caratterizzata da profonde differenze individuali: c’è chi a 65 anni è in pensione e chi lavora a tempo pieno; chi a 70 ha problemi di salute e chi viaggia, fa attività fisica ed è socialmente attivo.
Sono state proposte delle categorie sull’età cronologica:
- Giovani-anziani: 64-74,
- Anziani: 75-85,
- Grandi vecchi: 85-99,
- Centenari.
Quando si diventa vecchi?
Ci sono due età di difficile definizione: l’adolescenza, che non si sa quando finisce, e la vecchiaia, che non si sa quando inizia. All’aumentare dell’età cronologica le persone si percepiscono più giovani di quello che in realtà sono.
Si diventa vecchi quando:
- Gli altri ci considerano tali e quando ci si sente vecchi: ragazza chiede alla madre di chiamare la dottoressa, quando non lo fa inizialmente risponde arrabbiandosi, poi non si arrabbia più perché capisce che sta invecchiando, infine la madre si rende conto dei suoi limiti e si autoattribuisce la vecchiaia secondo la teoria attributiva della personalità.
- Percepiamo che il tempo scorre sempre più veloce: la misura soggettiva del tempo accelera.
- Si inizia a pensare all’hic et nunc, qui ed ora, affrontando le cose in maniera più dettagliata e concreta.
- Si assiste ad un declino cognitivo pronunciato ed evidente 5 anni prima di morire.
A life plan for the life span: dimmi come vivi e ti dirò quanto vivrai
La qualità della vecchiaia è influenzata dallo stile di vita che la persona adotta anche in giovane età.
Questionario sulla longevità indaga: aspettativa di vita, longevità attuale, storia di famiglia, stato civile, stato economico, fisico, esercizio, fumo, alcol, disposizione, educazione, ambiente, sonno, temperatura, stato di salute e cure.
Temi, problemi e prospettive della psi dell’invecchiamento e della longevità (cap. 2)
L’invecchiamento è un processo dell’organismo che con il passare del tempo ne diminuisce la sopravvivenza, per questo gli esseri umani hanno cercato da sempre di combattere l’invecchiamento e sono sempre stati alla ricerca della giovinezza. Molte persone investono soldi e risorse in questa lotta contro il tempo. Dipendiamo dai nostri organi di senso poiché ci permettono di avere il primo contatto con l’ambiente.
Assistiamo a dei cambiamenti:
- Fisici esterni: avvengono a livello estetico e di efficienza dei sistemi muscolo-scheletrico, cardiovascolare, respiratorio e digestivo che possono avere un impatto negativo sulla qualità di vita della persona. Cambiamenti fisici esterni: pelle e viso, comparsa di rughe a causa della diminuzione di collagene; colore non uniforme della pelle; accumulo di cartilagine che allarga e allunga naso, lobi e orecchie; aumenta la circonferenza della testa poiché lo scalpo diventa più spesso; capelli, comparsa di capelli bianchi; diventano più fini, crescono lentamente, aumenta la calvizie; aumenta i peli su naso, orecchie, schiena e sopracciglia; altezza, dai 30 ai 50 si diminuisce di circa 1 cm di altezza, dai 30-70 diventano 2 cm a causa di indebolimento dei muscoli, e compressione delle ossa della spina dorsale; peso, aumento del peso e diminuzione della capacità di trasformare il cibo in energia, si perde peso a causa del deterioramento di tessuti e muscoli; voce, le corde vocali diventano più acute e inizia a tremolare la voce a causa dello scarso controllo sulle stesse.
- Fisici interni: muscoli e ossa, la forza subisce un declino dopo i 60 anni; diminuiscono fibre muscolari e tono muscolare; la perdita di densità ossea causa l’osteoporosi, artrosi; propriocezione, la consapevolezza della posizione del corpo e dei propri arti nello spazio che dipende dagli organi di senso; diminuiscono i tempi di reazione e la coordinazione; vi è maggior rischio di perdita di equilibrio e di caduta; sistema cardiovascolare, il muscolo del cuore si deteriora; diminuisce l’efficienza con cui il sangue viene trasportato nel corpo; le arterie diventano meno flessibili e più strette; il battito cardiaco subisce un rallentamento sotto sforzo; sistema polmonare, diminuisce l’efficienza di trasporto di ossigeno nelle cellule che si occupano della rimozione di ossido di carbonio; digestione, i muscoli digestivi funzionano più lentamente e si riduce la produzione di acidi; l’utilizzo di lassativi o sedativi influenza negativamente la digestione; temperatura, varia la capacità di adattarsi a temperature fredde mantenendo il corpo caldo e viceversa.
- Sensoriali: ci sono dei cambiamenti legati all’età. Secondo l’ipotesi della causa comune il legame tra processi sensoriali e cognizione diventa più importante nell’età avanzata poiché compromette l’elaborazione e la codifica delle informazioni. Un buon livello di autonomia è correlato al mantenimento di buone capacità sensoriali, come vista e udito. Nello specifico:
- Vista: con l’avanzare dell’età si verificano cambiamenti che rendono più difficile lo svolgimento di attività quotidiane come leggere o guidare. Gli stimoli visivi vengono elaborati in modo più lento e con minor qualità. Gli anziani impiegano più tempo a riconoscere gli stimoli visivi e ciò influisce su apprendimento, memoria e inibizione. Diventa necessaria una maggiore illuminazione dell’ambiente.
- Udito: la perdita dell’udito è una delle principali cause di perdita di funzionalità e autonomia nella vita quotidiana dell’anziano. La difficoltà maggiore risiede nella comprensione del discorso in quanto implica un’elaborazione attiva di più informazioni. L’anziano perde la capacità di discriminare suoni ad alta frequenza ed è meno sensibile a rumori forti e acuti come allarmi, sirene o lo squillo del telefono. Pochi anziani ricorrono all’utilizzo degli apparecchi acustici a causa dello stereotipo del “vecchio sordo”, inoltre questo fenomeno porta coloro che parlano ad una persona anziana ad alzare il tono della voce ed usare un linguaggio più semplice.
- Gusto e olfatto: la perdita di gusto e olfatto aumenta con l’avanzare dell’età. Influenza il benessere fisico, l’alimentazione, il piacere per il cibo ma serve anche come segnale di pericolo, perdita di gas, che è la causa di incidenti domestici più frequenti. Questa perdita deriva non solo dai cambiamenti fisici ma anche da fumo, uso di farmaci, inquinamento, patologie virali. È inoltre, un segno precoce di malattia degenerativa come il morbo di Alzheimer o il morbo di Parkinson. La perdita del gusto è associata più alle terapie farmacologiche, può influenzare l’appetito dell’anziano e nei casi gravi provoca disturbi alimentari.
1. Invecchiamento e malattia
Principali cause di morte nell’invecchiamento: ictus, cancro, malattie croniche, artrite, osteoporosi, ipertensione, malattie neurodegenerative croniche come demenza, Alzheimer e Parkinson. L’Italia è tra i 9 Paesi al mondo con una percentuale elevata di persone con demenza.
Incidenti e fratture a seguito di una caduta sono frequenti e spesso si genera una spirale di eventi negativi in quanto l’anziano perde la sua autonomia, è costretto a dipendere dal proprio caregiver e può sviluppare un quadro depressivo.
La presenza di cambiamenti fisici causa varie forme di fragilità che rende l’individuo più vulnerabile all’ambiente. I fattori sono: età superiore ai 75 anni; carenza di supporto come famiglia o amici; recente ospedalizzazione; presenza di eventi come cadute o incontinenza; presenza di disabilità cognitiva o demenza; segnali di depressione; polipatologie; basso livello economico.
Esistono dei modi per migliorare la qualità di vita e di salute, anche se non si può evitare di invecchiare: astensione dal fumo; dieta bilanciata; esposizione al sole moderata; esercizio fisico costante; consumo moderato di alcol; check-up regolari; momenti di svago; numero adeguato di ore di sonno; atteggiamento positivo verso la vita; relazioni sociali; ambiente domestico sicuro.
Epidemiologia dell’invecchiamento
Studia lo stato di salute, la funzionalità, la qualità della vita e la mortalità nella popolazione anziana. Ha l’obiettivo di definire interventi per migliorare la vita di milioni di anziani. Da un punto di vista epidemiologico la disabilità è associata a patologie cronico-degenerative; le differenze di genere sono evidenti, le donne sono maggiormente colpite. Le patologie croniche più riportate sono: artrite/artrosi, ipertensione, osteoporosi, diabete. Tra le malattie degenerative: demenza, il cui principale fattore di rischio è l’età, e rappresenta una delle principali cause di disabilità nella popolazione.
Accesso improprio al Pronto Soccorso
Il numero di accesso al PS è in aumento da parte di persone che non necessitano effettivamente un ricovero ospedaliero. L’utilizzo del pronto soccorso comporta conseguenze negative quali: sovraffollamento, lunghe attese, disagi per i pazienti e per il personale ospedaliero, riduzione di qualità delle cure e burnout nel personale, maggiori costi per la sanità pubblica. Gli anziani sono i principali responsabili di questa situazione. L’esperienza induce l’anziano a rivolgersi alle strutture di emergenza solo in caso di effettiva necessità, in quanto hanno livelli di ansia inferiori rispetto ai giovani, e conoscenze mediche superiori. In Italia non sono ancora presenti delle strutture specializzate come accade con i bambini, i quali hanno a disposizione un PS a loro dedicati. Si potrebbero creare dei PS geriatrici, o potenziare i servizi già esistenti sostituendo il medico generale con il geriatra che è in grado di rispondere meglio ai bisogni dell’anziano.
2. Le tecnologie assistenziali
Esse fanno fronte ai problemi causati dai limiti nelle capacità fisiche, motorie, sensoriali e cognitive dell’anziano. Uno dei limiti della tecnologia assistenziale è legato al costo che comporta e alla minore familiarità che l’anziano ha nell’utilizzarla. Essa riguarda:
- Alimentazione: difficoltà nel portare il cibo alla bocca a causa di difficoltà motorie e prensili, o difficoltà nella deglutizione, possono essere migliorate da protesi ortotiche, braccio meccanico che supporta il movimento del braccio, coltelli e utensili con prese adeguate a facilitarne l’utilizzo, esercizi che incrementino la forza dei muscoli o assunzione di cibi non solidi.
- Igiene: difficoltà motorie associate ad alta probabilità di incidenti, cadute, potrebbero essere migliorate con cambiamenti strutturali nel bagno scegliendo sanitari ergonomici con strumenti di appoggio e di aiuto, maniglioni, barre, corrimani, piani di seduta.
- Motricità: migliorabile con sedie a rotelle a 3/4 ruote per essere più stabili o uso di bastoni/deambulatori.
- Cognizione: disturbi di memoria si potrebbe migliorare attraverso ausili esterni distinguibili in: semplici, come i pager che permettono di ricevere messaggi segnalando il compito da fare e quando questo deve essere fatto, telefonini, voice organiser per registrare i propri messaggi; o complessi, che richiedono un ruolo più attivo.
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