PSICOLOGIA DELL ’EDUCAZIONE
Lezione 1
Introduzione: la psicologia dell'educazione come disciplina che sostiene e promuove gli
apprendimenti e il benessere (con ripasso di psicologia dello sviluppo del primo anno).
Il caso di Luca:
Luca è un bambino di 8 anni, frequentante la classe terza della scuola primaria. Vive con
entrambi i genitori, entrambi impegnati in lavori a tempo pieno; e' figlio unico e trascorre gran
parte del pomeriggio a casa da solo o con la babysitter fino al rientro dei genitori. Negli ultimi
mesi Luca ha iniziato a manifestare un crescente rifiuto verso la scuola. Al mattino spesso si
sveglia lamentando mal di pancia, nausea e un forte stato di agitazione che talvolta sfocia
nel pianto. Ripete con frequenza la frase: "Non voglio andare a scuola, lì nessuno mi vuole".
A casa rifiuta di svolgere i compiti e tende a passare molto tempo davanti alla TV o ai
videogiochi. Quando un adulto lo invita a studiare, risponde con frustrazione: "non ci riesco,
è troppo difficile". I genitori segnalano un aumento dell'irritabilità: Luca si arrabbia facilmente,
reagisce in modo oppositivo e appare più chiuso rispetto ai mesi precedenti. In classe,
durante le lezioni Luca mostra difficoltà nel mantenere l'attenzione. Spesso guarda fuori
dalla finestra, scarabocchia sul quaderno o evita l'attività proposta. Quando l'insegnante lo
invita a leggere o a rispondere, si blocca e afferma: "non lo so fare". Il rendimento scolastico
è peggiorato in modo evidente nell'ultimo periodo: fatica a completare le consegne,
commette numerosi errori e raramente consegna i compiti assegnati. Un elemento che sta
destando particolare preoccupazione negli insegnanti è il fatto che Luca rifiuta
sistematicamente di svolgere le prove valutative: davanti a verifiche scritte o letture richieste
per la valutazione, si irrigidisce, si chiude in silenzio o dichiara subito di non volerle fare. In
alcuni casi si è messo a piangere o ha abbandonato il banco. Questo comportamento rende
difficoltoso per il team docente valutare in modo attendibile le sue competenze, ostacolando
una lettura chiara dei suoi reali livelli di apprendimento. Nei momenti di gioco libero Luca
tende a isolarsi. Non partecipa alle attività con i compagni e spesso preferisce avvicinarsi
agli insegnanti o rimanere in zone periferiche del cortile. Evita giochi di gruppo o attività
sportive, temendo di essere giudicato o preso in giro.
Da dove partire?
- Colloquio insegnanti-genitori
- Screening psicologico
- Certificazione non riconosciuta
- Luca: non si sente ascoltato, bullismo, assenza dei genitori (profezia che si auto
avvera)
- L’insegnante si interroga (figura di attaccamento sicuro)
- Il rendimento scolastico peggiorato di Luca e' un fattore di malessere
Bisogna dotarsi di un metodo per approfondire e favorire un apprendimento efficace.
A che processo psicologico rimanda? Credenza del sé, ed i moi (modelli operativi interni).
Come si e' instaurato in Luca tutto questo? Avvenuto forse tramite singoli episodi, dobbiamo
fare attenzione alla ricorsività. C’è una teoria che ci può aiutare: i sistemi principali della
teoria di Bronfenbrenner (microsistema→ contesto in cui ho esperienza diretta,
mesosistema→ relazione tra i vari microsistemi, ecosistema→ esperienze che ricadono nei
contesti di cui non ho esperienza diretta, ma comunque hanno effetto su di me,
macrosistema→ la cultura e il sistema sociale nel quale vivo, cronosistema).
● Importanza dei fattori di rischio (rendono probabile i fattori di disadattamento: si va
incontro alla vulnerabilità) e di protezione (migliorano l’impatto di una condizione
avversa: si va incontro alla resilienza)→ e’ una dinamica processuale, in movimento.
Terminologie:
● Educazione: da “e” + “ducere” (portare fuori); l’insieme dei processi attraverso i quali
un individuo acquisisce conoscenze, abilità e valori (l’educando) e un individuo
promuove questa acquisizione (educatore)
● Formazione: da “formatio”; processo processo di crescita personale, culturale e
sociale del formando (inteso come parte di un tessuto sociale, nel quale occupa o
occuperà un certo ruolo che necessità di competenze specifiche), in ciò supportato
da un formatore.
Seguendo l’etimologia, si tratterebbe di aiutare gli individui a sviluppare il loro potenziale
(portandolo fuori), tuttavia spesso (e in parte ancora oggi) l’educazione e la formazione sono
state concepite come una trasmissione frontale e acritica di nozioni, conoscenze e valori.
● Apprendimento: da ‘ad’ + ‘prehendere’ (afferrare, impossessarsi); processo
complementare all’insegnamento, attraverso il quale l’esperienza provoca un
cambiamento nella conoscenza e/o nel comportamento di chi sta apprendendo.
Seguendo l’etimologia, si tratterebbe di un processo in cui gli individui che
apprendono sono attivi (vi è un atto improntato all’azione).
● Insegnamento: da ‘in’ + ‘signare’ (imprimere dei segni); processo esercitato da un
individuo per provocare un cambiamento nella conoscenza e/o nel comportamento di
altri individui. L’etimologia potrebbe indicare una posizione attiva sbilanciata a favore
di chi insegna (‘Io ti segno, imprimo la mia impronta su di te’), ma andrebbe intesa
come responsabilità etica e morale (‘Io sono consapevole che i miei atti hanno un
effetto importante su di te, e li esercito con cura’).
● Istruzione: da ‘instruere’ (costruire, organizzare); fa riferimento alla preparazione
tecnica, disciplinare e organizzata, esercitata verso gli individui entro contesti
riconosciuti da una collettività Cosa è la psicologia dell’educazione
Psicologia dell’educazione: branca della psicologia che studia i processi psicologici tipici e
atipici connessi con l’insegnamento e l’apprendimento nei contesti educativi e formativi (per
primo, il contesto di istruzione formalizzata rappresentato dalla scuola, ma non solo). Opera
in stretta continuità con la psicologia dello sviluppo, condividendone i metodi e le tecniche, e
costituendo con essa un solo raggruppamento accademico (M-PSI/04: psicologia dello
sviluppo e psicologia
dell’educazione). Lo psicologo che si occupa di educazione collabora - mantenendo la sua
specificità e evitando sovrapposizioni disfunzionali - con figure professionali quali gli
educatori professionali, gli insegnanti e i pedagogisti. psicologo scolastico:
Una figura che di recente sta trovando una sua precisa collocazione è lo
non è soltanto ‘uno psicologo che si trova a operare nelle scuole’, ma una figura che si
contraddistingue per promuovere benessere e prevenire il disagio tra insegnanti e alunni - e
talvolta famiglie (ad esempio, con interventi universali di prevenzione rivolti all’intera
popolazione scolastica, o con interventi circoscritti in singole classi o con specifici docenti
per finalità specifiche) o per intercettare situazioni di disagio conclamato (ad esempio, con lo
sportello psicologico). In ogni caso, lo psicologo scolastico non prende in carico globalmente
una persona
svolgendo attività diagnostica o clinica (men che meno un percorso di psicoterapia).
Ripasso→ psiche: unità corpo-cervello-mente
● Cervello: meccanismo fisico – parte del corpo - costituito da specifiche cellule
chiamate neuroni che assumono varie e diversificate configurazioni; presiede al
sistema nervoso centrale;
● Corpo: massa composta da cellule organizzate in tessuti, sistemi e apparati, che
occupa uno spazio fisico, nel quale incontra altre masse non viventi e viventi; con
queste ultime (soprattutto con quelle umane) può instaurare interazioni e relazioni;
● Mente: complesse proprietà emergenti del sistema nervoso, causate dal suo
funzionamento.
Il termine ‘mente incarnata’ è oggi sempre più usato in psicologia proprio per ritenersi alla
stretta unità corpo-cervello-mente.
Sviluppo umano: cambiamento intraindividuale, sistemico ed organizzato che è associato
con una progressione legata all’età e che si manifesta in modo da avere implicazioni per la
modalità di funzionamento della persona.
Focus principale sullo sviluppo ontogenetico, ma con attenzione anche ai processi di
sviluppo filogenetico della nostra specie.
Cos'è la Psicologia dello Sviluppo:
Psicologia dell’età evolutiva: sviluppo del bambino e dell’adolescente;
Psicologia dello sviluppo: studio scientifico dello sviluppo per tutto il ciclo della vita umana.
Sviluppo tipico ed atipico:
Lo sviluppo tipico: percorso che, tra continuità e cambiamento, è confrontabile (pur nella sua
unicità) con i percorsi di sviluppo della maggioranza degli altri individui.
Lo sviluppo atipico: percorso divergente rispetto ai percorsi di sviluppo della maggioranza
degli altri individui, che può comportare bisogni speciali.
Superamento di una visione rigida per categorie: non è sempre possibile tracciare un
confine netto tra sviluppo tipico e atipico.
Approccio probabilistico multifattoriale:
Si definiscono fattori di rischio quegli eventi/caratteristiche dell’individuo e/o dell’ambiente
che possono essere non funzionali all’adattamento ed al benessere.
Si definiscono fattori di protezione quegli eventi/caratteristiche dell’individuo e/o
dell’ambiente che al contrario sono in grado di mitigare o annullare l’influenza di condizioni
negative e promuovere l’adattamento.
Centrale è lo studio dei processi sottostanti, che riguardano le modalità in cui fattori di rischio
e fattori di protezione entrano in relazione tra di loro e producono/non producono un dato
esito sullo sviluppo.
Le dinamiche di sviluppo possono essere dunque lette in termini di:
● Vulnerabilità: situazione di svantaggio potenziale o concreto.
● Resilienza: la capacità delle persone di riuscire ad affrontare l’impatto degli eventi
stressanti o traumatici e di riorganizzare in maniera adattiva la propria vita.
Modello Vantage Sensitivity: gli individui differiscono nel grado in cui sono sensibili alle
condizioni ambientali positive, che cioè potenzialmente promuovono le loro competenze e
capacità.
Differential Susceptibility: alcuni individui sono più suscettibili (plastici) sia alle condizioni
ambientali negative che alle condizioni ambientali positive, rispetto ad altri che sono meno
plastici all’ambiente.
Teorie Ecologiche: alcuni spunti dal Lifespan Model of Developmental Change di Hendry e
Kloep:
Articolazione del costrutto di cambiamento: occorre considerare sempre sia i cambiamenti
maturazionali (biologici, su base genetica), che i cambiamenti sociali (normativi e non
normativi).
I cambiamenti, siano essi piacevoli o spiacevoli, si presentano sotto forma di sfide.
Ciascun Individuo affronta le sfide con il suo sistema di risorse: sistema aperto che consiste
in una varietà di caratteristiche interagenti tra di loro, mutevoli nel corso del ciclo di vita.
Sfide e risorse non hanno un confine: ogni caratteristica posseduta da un individuo diventa
una risorsa solo in interazione con il tipo di sfida da affrontare. In altre parole, ciascuna
caratteristica posseduta dagli individui può essere una risorsa, ma può essere anche una
caratteristica irrilevante, o anche uno svantaggio.
Goodness of fit: indice di bontà di adattare tra sfide e risorse.
Lezione 2
Introduzione: la psicologia dell’educazione come disciplina che sostiene e promuove gli
apprendimenti e il benessere.
Visione video→ prendiamo un contesto educativo formalizzato (la scuola dell’infanzia).
La famiglia è in genere il primo contesto di sviluppo, anche se, già a partire dai primi mesi o
anni di vita, altri contesti extra familiari giocano un ruolo importante.
L’ingresso nel contesto della scuola dell’infanzia rappresenta una tappa importante per lo
sviluppo del bambino capace di influenzare enormemente le sue competenze cognitive e
socio-emotive.
Aspetti notati: attaccamento→ sistema motivazionale verso il caregiver, scatta quando si
prova insicurezza. Si passa da un micro sistema all'altro.
Come si crea un contesto basato sulla sicurezza?
Se il bambino entra con il genitore si sente più sicuro nel contesto nuovo, vengono aiutati
nell’ambientamento. Validano psicologicamente che un ambiente sia sicuro, guardando
anche le reazioni della loro figura di attaccamento nei confronti di esso e delle persone che
ne fanno parte.
Nel video, appena entrano a scuola, posizionano le cose nella loro buchetta personale,
segnalata dal nome e dalla loro foto; e' importante, perché essendo che loro sanno dove
andare si sentono più al sicuro. Vedere il proprio nome scritto, anche se non si sa ancora
leggere, e' un processo di alfabetizzazione emergente.
Il distaccamento tra i genitori e il bambino deve essere graduale, si deve sbloccare una routine per
creare sicurezza.
● Prima fase: gioco libero→ sviluppo della motricità fine (manipolazione di oggetti
sempre più piccoli fino all’astrazione del pensiero). Il gioco può essere svolto o da
soli o assieme (zona di sviluppo prossimale, processi di sviluppo del sé e
dell’identità, cooperazione, conflitto socio-cognitivo→ costrutto: empatia e teoria della
mente→ il mio non è l’unico punto di vista→ intersoggettività, ovvero quando le
persone sono coinvolge verso un’unica cosa).
Il caso di Marco:
Marco è un bambino di quarta primaria che proviene da un contesto familiare complesso e
fragile. La madre ha lasciato la famiglia da circa un anno, il padre è spesso assente e
discontinuo, e Marco vive per la maggior parte del tempo con i nonni paterni, ormai anziani e
con risorse limitate. Tutto ciò influisce profondamente sul suo modo di stare a scuola: Marco
arriva spesso stanco, non porta i materiali, si lamenta per ogni cosa. Ha un lessico povero,
fatica a comprendere testi un po’ più lunghi e fatica a mantenere l’attenzione per periodi
prolungati. Per questi motivi, il team degli insegnanti ha redatto un PDP per svantaggio
socio-culturale, riconoscendo che il contesto di vita non gli offre quegli stimoli linguistici e
culturali necessari per affrontare la scuola con serenità.
Nei primi anni Marco era seguito da insegnanti che avevano progressivamente costruito con
lui una relazione di fiducia, calibrando richieste, materiali e valutazioni. Quest’anno però due
docenti sono cambiati, ed è arrivata una nuova insegnante, molto motivata e desiderosa di
far “recuperare” rapidamente il terreno a tutti gli alunni che percepisce indietro. Nonostante
il PDP preveda testi semplificati e una valutazione orientata al processo più che alla
memorizzazione, la maestra insiste perché Marco studi dagli stessi materiali dei compagni e
sia in grado di riferire gli argomenti con un’esposizione lineare e completa. Durante le lezioni
di Storia, per esempio, Marco appare teso, si agita quando la maestra fa domande, abbassa
lo sguardo, si contorce le mani. Se deve raccontare un argomento, si blocca: “Non lo so”,
“Non mi ricordo”, “Non ce la faccio”. A volte chiede di andare in bagno proprio all’inizio
dell’ora; altre volte dice di avere mal di pancia.
I nonni non riescono ad aiutarlo nei compiti: non hanno gli strumenti, la pazienza o le
energie per affiancarlo nello studio. Così Marco, la sera, si trova spesso da solo davanti a
pagine piene di testo, senza capire come affrontarle, accumulando frustrazione e senso di
fallimento.
Questa nuova maestra, pensando di incoraggiarlo, gli mette ancora più pressione “Devi
sforzarti di imparare qualcosa per l’interrogazione anche poco ma devi impararlo e poi
ripetermelo, altrimenti io come faccio a valutarti? Non ti interessa imparare cose nuove e
prendere bei voti?”
Domande→ risposte oralmente:
● Proviamo a fare un’analisi della situazione in riferimento ai modelli affrontati a
lezione, e in particolare all’analisi dei fattori di rischio e protezione, e al modello
ecologico PPCT.
● Quali informazioni qui non presenti sarebbe utile raccogliere?
● Secondo voi, a Marco (per citare le parole della nuova maestra) “non interessa
imparare cose nuove e prendere bei voti?”
N.B: PDP→ piano didattico personalizzato
Motivazione→ stato interiore che attiva, dirigi e mantiene il comportamento.
● Demotivazione: completa mancanza di una qualunque intenzione di agire;
● Motivazione intrinseca: non si e' molto interessati all’attività, in sé; ci si preoccupa
soltanto di ciò che essa permette di raggiungere;
● Motivazione intrinseca: si è molto interessati all'attività in sé, risente della naturale
tendenza umana a cercare, trovare e superare le sfide quando si perseguono
interessi personali e si esercitano le proprie competenze.
La piramide dei bisogni di Maslow:
Quattro bisogni di livelli inferiori: sopravvivenza, sicurezza, appartenenza e autostima - sono
chiamati bisogni basati su una mancanza (deficiency needs), perché una volta soddisfatti,
l’individuo e' meno motivato alla loro realizzazione.
Tre bisogni di livelli superiori: cognitivi, estetici, auto attualizzazione - con l’espressione
esistenziali, perché quando sono soddisfatti, la motivazione di una persona non cessa.
● Bisogni fisiologici
● Bisogni di sicurezza
● Amore e appartenenza
● Bisogni di stima
● Bisogni cognitivi
● Bisogni estetici
● Auto attualizzazione
In linea con il modello motivazionale di Maslow, la cura dei bisogni cognitivi dell’alunno può
realizzarsi soltanto dopo che l'
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.