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Psicologia

La psicologia è la disciplina scientifica che studia i processi mentali, il comportamento e le relazioni che ne derivano.

Lo psicologo è il professionista che interviene all'interno dei contesti (individuali, interpersonali, sociali, istituzionali e in ambito lavorativo) tramite l'utilizzo di strumenti e tecniche che hanno il loro fondamento in teorie, costrutti e modelli psicologici condivisi dalla comunità scientifica. Lo psicologo opera al fine di conoscere, migliorare e tutelare il benessere psicologico e la salute nelle persone, famiglie, comunità e organizzazioni sociali e lavorative.

La competenza dello psicologo ad intervenire è pertanto una competenza specifica, ma trasversale, che consente di connettere la prassi professionale alla domanda della committenza.

Psicologia del lavoro e delle organizzazioni

Definizione

È una disciplina scientifica, ampia e articolata, che si interessa dell'interazione tra persona e lavoro. Psicologia del lavoro: studio e analisi del comportamento umano nel luogo di lavoro.

  • Psicologia del lavoro: analisi della natura dell'attività lavorativa in differenti condizioni di attuazione.
  • Psicologia delle organizzazioni: concerne le persone in quanto membri di gruppi, il funzionamento del team e le organizzazioni come costruzioni collettive.
  • Il modello europeo
  • Psicologia del lavoro (si occupa del lavoratore, atteggiamenti, sentimenti)
  • Psicologia delle risorse umane (si occupa della gestione delle persone, dalla fase di ingresso all'uscita)
  • Psicologia delle organizzazioni (si occupa di gruppi e organizzazioni nel suo insieme, comunicazione e progettazione organizzativa)

Evoluzione

Anni '40-'50: sviluppo maggiore della psicotecnica applicata alle attività di selezione e orientamento. Aree d'interesse: il rapporto uomo-macchina, le attitudini, le condizioni di lavoro in rapporto alla produttività.

Anni '60: critiche alla complessità organizzativa, diffusione dei T-GROUP con l'intento di creare un clima più democratico. Aree d'interesse: il rapporto individuo/ambiente, la socializzazione, la soggettività e il benessere degli individui.

Anni '70: maggiore interesse delle organizzazioni per la gestione delle risorse umane. Aree d'interesse: la selezione, la formazione, lo studio dei processi organizzativi, la leadership e il gruppo di lavoro.

Anni '80: espansione economica e innovazione tecnologica contribuiscono ad accrescere il bisogno di psicologia del lavoro. Aree d'interesse: la formazione, l'analisi del clima e della cultura aziendale, lo sviluppo organizzativo.

Primi anni '90: la crisi economica provoca un ridimensionamento dell'interesse per le Risorse Umane. Aree d'interesse rimangono la selezione delle persone mentre meno spazio viene dato alla gestione delle risorse umane e alla formazione.

Dal '94 in poi: riprende la crescita esponenziale delle organizzazioni sulla spinta dell'innovazione tecnologica. Aree d'interesse sono la selezione, la formazione e la valutazione.

Gli ambiti di intervento della psicologia del lavoro

  • Selezione: Si tratta di un’attività di lavoro e di ricerca inerente alla gestione delle risorse umane che presuppone un’operazione decisionale basata su una valutazione qualitativa e quantitativa degli aspiranti ad un ruolo professionale.
  • Formazione e sviluppo: Rappresenta il momento della costruzione, dello sviluppo e della condivisione del sapere professionale e organizzativo. Oggi le imprese investono considerevolmente sulla formazione continua e sull'empowerment delle persone.
  • Orientamento professionale: Tale settore si è sviluppato agli inizi della psicologia del lavoro, con i primi studi di psicotecnica, ed ha attraversato alcune fasi:
    • Nella fase psicometrica si sostiene l'esistenza nel soggetto di attitudini, interessi e tratti di personalità stabili.
    • Nella fase dinamica l'attenzione è rivolta alla totalità dell'individuo ed al suo sviluppo di carriera.
    • Nella fase dello sviluppo vocazionale e professionale si studiano i processi di definizione dell'identità personale e sociale.
    • Nella fase psicosociale si pone il problema in termini di socializzazione al lavoro.
  • Prevenzione, salute e sicurezza: Dai primi studi sulla fatica e sugli infortuni sul lavoro, negli anni recenti il tema è tornato di grande attualità con lo sviluppo di analisi sulla percezione del rischio e cambiamento del comportamento. Al tema del benessere si collega necessariamente quello del disagio lavorativo e dunque la rilevante ed approfondita quantità di studi condotti dagli psicologi del lavoro sulle problematiche dello stress, del burnout e del mobbing.
  • Ergonomia: Si occupa del rapporto fra l’uomo e il suo ambiente di lavoro, ricorrendo all’apporto scientifico di molteplici discipline quali l’ingegneria, la medicina del lavoro, la fisiologia e, non ultima, la psicologia. L’apporto che la psicologia del lavoro fornisce all’ergonomia concerne:
    • Lo studio dei processi cognitivi e relazionali negli ambienti di lavoro.
    • Lo studio degli effetti prodotti dalle tecnologie di lavoro sui processi cognitivi e comportamentali.
  • Motivazione e soddisfazione: La psicologia del lavoro studia il concetto di motivazione – processo che attiva e mantiene nel tempo un comportamento, in vista della soddisfazione di bisogni o del conseguimento di obiettivi – applicandolo al contesto lavorativo. La soddisfazione al lavoro viene, conseguentemente, definita come uno stato positivo o piacevole che deriva dalla percezione soggettiva di un’attività lavorativa svolta.
  • Analisi del clima e della cultura organizzativi: La cultura organizzativa è un insieme di assunti di base, di valori, di principi e di artefatti che vengono sviluppati all’interno di una specifica organizzazione e condivisi da tutti i membri. Il clima è, invece, un processo psicologico-sociale che pone in relazione l’ambiente lavorativo e le pratiche organizzative con i comportamenti e gli atteggiamenti correlati al lavoro.
  • Dinamiche di gruppo e processi comunicativi: Tale settore si occupa delle dinamiche comunicative a livello del piccolo gruppo – gruppo di lavoro, gruppo di formazione, team building – e della intera organizzazione, integrando lo studio dei processi della comunicazione interna d’impresa con quelli della comunicazione esterna.

Psicologia dei gruppi

Il gruppo

In psicologia sociale il gruppo viene visto come un aggregato di persone in relazione, in ragione dei desideri, mete e bisogni di cui ciascuno individualmente è portatore. Il punto di vista sociologico evidenzia l'importanza dello scambio sociale e interattivo all'interno del gruppo, considerato una pluralità di persone aventi uno scopo comune, con un sistema di regole più o meno condiviso, con ruoli reciproci e interdipendenti, impegnate ad interagire.

Secondo l'approccio psicosociale, il gruppo è il punto d'incontro tra:

  • Il mondo dei processi mentali, cioè la mente, con i suoi processi cognitivi e affettivi.
  • Il mondo dei processi sociali, ossia le istituzioni, le ideologie, la cultura e le organizzazioni.

Non è quindi possibile ridurre il gruppo al solo dato sociologico (la regola) o solo al dato psicologico (il bisogno) in quanto esso corrisponde all'incontro dei due elementi.

Definizione

In psicologia sociale si definisce gruppo un insieme di persone che interagiscono le une con le altre in modo ordinato, sulla base di aspettative condivise, condividendo norme e obiettivi collettivi (Schein, 1980).

  • Formali (gruppi di lavoro, team, comitati)
  • Gruppi Informali (gruppi di amici, interessi comuni)

Lewin: “Il gruppo è qualcosa di più o, per meglio dire, qualcosa di diverso dalla somma dei suoi membri: ha struttura propria, fini peculiari, e relazioni particolari con gli altri gruppi. Quel che ne costituisce l’essenza non è la somiglianza o la dissimiglianza riscontrabile tra i suoi membri, bensì la loro interdipendenza. Essa può definirsi come una totalità dinamica. Ciò significa che un cambiamento di stato di una sua parte o frazione qualsiasi interessa lo stato di tutte le altre. Il grado di interdipendenza delle frazioni del gruppo varia da una massa indefinita a un’unità compatta”.

  • Per Lewin sono particolarmente importanti:
    • Il principio dell'interdipendenza come reciproca dipendenza.
    • Il concetto di dinamicità, inteso come cambiamenti e mutamenti della vita di un gruppo.
    • Il concetto di tutto inteso non come somma delle singole parti ma come totalità percepita come tale sia dall'interno che dall'esterno.
    • Il concetto di equilibrio e adattamento ad eventi interni o esterni che modificano la struttura stessa del gruppo.

Una interessante definizione di Merton (1957) individua tre criteri per definire il gruppo:

  • Comprende un certo numero di persone che interagiscono l'una con l'altra secondo regole e norme.
  • Gli individui in rapporto di interazione si definiscono e si percepiscono membri del gruppo (definizione dall'interno).
  • Questi individui sono definiti da altri (membri e non membri) come appartenenti al gruppo (definizione dall'esterno).

Il gruppo è costituito da un numero di individui caratterizzati da:

  • Interdipendenza: relazione di dipendenza reciproca tra i membri del gruppo in vista della realizzazione di uno scopo.
  • Relazioni interpersonali: gli appartenenti ad un gruppo interagiscono tra di loro costruendo relazioni.
  • Senso di appartenenza: pur non interagendo, i membri devono avere una percezione collettiva della loro unità.
  • Scopi comuni: i gruppi esistono per una ragione, per una finalità comune.
  • Motivazione: nei gruppi i singoli individui cercano di perseguire una propria soddisfazione mediante questa associazione.
  • Relazioni strutturate: che ci vengono date da ruoli e norme.

Appartenenza ai gruppi

Secondo le Teorie della percezione sociale esistono varie motivazioni in base alle quali si percepisce la propria appartenenza ad un gruppo:

  • Per vicinanza. Spesso si inizia a frequentare delle persone che ci sono vicine fisicamente, ad esempio che abitano nello stesso quartiere, frequentano lo stesso bar, la stessa scuola ecc. La vicinanza spesso rappresenta il primo motivo di contatto per la scelta di appartenere ad un gruppo spontaneo.
  • Per somiglianza. Si tratta di un criterio di appartenenza relativo alla disposizione in alcune persone di ricercare nell'altro le proprie convinzioni, le idee i bisogni (affinità di pensiero, interessi, ecc...). Si stabiliscono alleanze e nascono simpatie che in genere durano nel tempo.
  • Per identificazione. Si può appartenere ad un gruppo anche quando non c'è somiglianza nelle idee o nei bisogni, ma con una motivazione di identificazione all'altro. Molti individui aspirano ad appartenere a gruppi che hanno un'identità specifica e che rappresentano uno status socialmente desiderabile. Entrare a far parte di un gruppo, quindi, può rappresentare per alcune persone realizzazione, successo e prestigio.

Struttura del gruppo

La struttura del gruppo è costituta da tre componenti:

  1. Struttura affettiva: legami e relazioni affettive interne al gruppo.
  2. Struttura comunicativa: forme di comunicazione e di scambio di informazioni interne al gruppo (rete, lineare verticale, ecc...).
  3. Struttura operativa: processi di decisione circa il compito che il gruppo deve svolgere e che determina il flusso del lavoro, chi deve prendere determinate decisioni e chi deve eseguirle, nonché l’organizzazione dei compiti individuali integrati tra loro.

Struttura comunicativa

Un gruppo può essere considerato una rete di flussi di informazione tra l’ambiente e il gruppo e all’interno del gruppo. Esistono diverse forme di circuiti informativi a seconda se vi sia un unico centro di comando e di controllo o più centri:

  • A “rete centralizzata” quando l’informazione si irradia da un unico centro verso tutti i destinatari.
  • A “circolo” quando l’informazione passa da un destinatario all’altro, ritornando alla fonte.
  • A “linea verticale” quando dalla fonte discende e può risalire lungo i vari livelli della linea gerarchica.
  • A “linea orizzontale” quando si muove tra persone dello stesso livello.
  • A “stella” quando l’informazione nasce da ognuno e circola tra tutti i destinatari.

Due indici quantitativi per descrivere diversi tipi di rete:

  • Indice di distanza: il numero minimo di legami di comunicazione che un individuo deve attraversare per comunicare con un altro.
  • Indice di centralità: la misura in cui un flusso di informazioni nel gruppo è centralizzato in una persona [Leavitt, 1951].

Struttura operativa/di potere

Essa è determinata dal processo di decisione circa il compito che il gruppo deve svolgere e determina il flusso del lavoro, chi deve prendere determinate decisioni e chi deve eseguirle, l’organizzazione dei compiti individuali integrati tra loro.

Variabili strutturali

Un gruppo di lavoro necessita di:

  • Un obiettivo: espressione del risultato atteso dal gruppo di lavoro, coerente con i risultati attesi dall’organizzazione.
  • Un metodo: principi e modalità che orientano, informano, guidano l’attività del gruppo.
  • Ruoli definiti: rappresentano all’interno dei gruppi di lavoro le parti assegnate a ciascuno in funzione del riconoscimento più o meno esplicito delle specificità.

Variabili processuali

Un gruppo di lavoro è caratterizzato anche da:

  • Clima: insieme di elementi, opinioni, sentimenti, percezioni dei membri, che colgono la qualità dell’ambiente del gruppo, la sua “atmosfera”.
  • Comunicazione: è un processo chiave che permette il funzionamento del gruppo di lavoro garantendo lo scambio di informazioni e la partecipazione.
  • Sviluppo: identifica la costruzione del sistema di competenze del gruppo di lavoro e la parallela crescita del sistema di competenze individuali.

Gruppo e gruppo di lavoro

Il gruppo è una pluralità in interazione. Il gruppo di lavoro è una pluralità in integrazione.

Cos'è un gruppo di lavoro? È una pluralità in integrazione, cioè una pluralità che tende progressivamente all’integrazione dei suoi legami psicologici, all’armonizzazione di uguaglianze e differenze. Il gruppo soddisfa i bisogni. Il gruppo di lavoro integra i bisogni.

Il gruppo di lavoro è in grado di pianificare i tempi di lavoro, di cercare le informazioni che ritiene necessarie, di suddividere autonomamente i compiti al proprio interno e di assumere le decisioni che ritiene più idonee per raggiungere il proprio obiettivo. Nel gruppo di lavoro, i processi di comunicazione e di interazione contribuiscono ad influenzare e modificare le opinioni e le valutazioni dei singoli membri.

Interazione

Sviluppo della coesione con l'emergere delle uguaglianze:

  • C’è coscienza dell’esistenza di un insieme.
  • I membri riconoscono il gruppo come proprio.
  • Si fissano legami e regole.
  • Sviluppo della membership che è l’essere membro di un gruppo che soddisfa i bisogni individuali.

Interdipendenza

  • Emergono le differenze e la percezione della necessità reciproca, che porta allo scambio consapevolezza dei membri di dipendere gli uni dagli altri e accettazione della dipendenza.
  • Sviluppo della groupship che è l’essere gruppo, come entità che ha i suoi bisogni.
  • Sviluppo della leadership come funzione equilibratrice.

L’interdipendenza si realizza attraverso obiettivi comuni e non obiettivi identici. Nell’obiettivo comune convergono motivazioni, bisogni, desideri individuali. Esso è interdipendente con i vari scopi individuali.

Integrazione

  • Rapporto tra uguaglianze e differenze, tra bisogni individuali e di gruppo.
  • Arricchisce le identità individuali.
  • Sviluppa la collaborazione.

Nel gruppo di lavoro l’integrazione tra le persone si realizza quando l’obiettivo operativo viene conseguito mediante la complementarità delle persone, in quanto portatrici di competenze tecniche differenziate.

Team building

È il processo che consente l’evoluzione di un gruppo in gruppo di lavoro e riguarda principalmente le seguenti variabili:

  • Obiettivo
  • Metodo
  • Ruoli
  • Leadership
  • Comunicazione
  • Clima
  • Sviluppo

Obiettivo, metodo, ruoli

È lo scopo che si vuole perseguire e la ragione che ha condotto alla formazione del gruppo.

Il metodo consiste in un insieme di norme che governano la vita di un gruppo e regolano il lavoro e l’interazione al suo interno. Il sistema di norme è un insieme di regolarità.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/06 Psicologia del lavoro e delle organizzazioni

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Martilio11 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia del lavoro e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia o del prof De Luca Michele.
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