Estratto del documento

Psicologia dei gruppi

La realtà dei gruppi

Ci sono un numero enorme di gruppi ma alcuni studiosi propongono una classifica in base a:

  • Durata.
  • Interazione tra i membri.
  • Permeabilità.
  • Dimensioni.
  • Entatività.

Questa classifica ha portato poi anche a proporre diverse definizioni di “gruppo” ma quella che viene considerata come la base della psicologia dei gruppi, e fortemente pervasiva, è la definizione di Turner, elaborata nel 1982, il quale sostiene che il gruppo esiste nella misura in cui due o più individui si sentono di appartenere alla stessa categoria sociale.

Sulla base di questa definizione due studiosi, Levine e Moreland, proposero il modello temporale della socializzazione al gruppo, cioè quel processo temporale che porta un nuovo membro ad essere inserito in un gruppo; una caratteristica importante del loro modello è il rilievo attribuito alla reciprocità individuo-gruppo perché non è solo l’individuo che subisce dei cambiamenti (entrando in un gruppo) ma è anche il gruppo (in quanto deve adattarsi ai suoi membri).

Ricognizione iniziale

In particolare Levine e Moreland mettono in evidenza tre aspetti principali:

  • Ricognizione iniziale: considerata come la reciproca esplorazione tra il nuovo membro e il gruppo, dove emergono delle apparenze. Levine e Moreland sostengono che la scelta del gruppo avviene secondo un criterio di massimizzazione dei profitti e di minimizzazione dei costi. Questa tesi deriva dalla teoria dello scambio sociale che considera le relazioni sociali in termini di profitti, investimenti e prodotti che possono assumere forme materiali e psicologiche; ne deriva che le attività di perlustrazione iniziale saranno prevalentemente incentrate sul compito di capire ciò che:
    • I gruppi possono fare per noi.
    • Noi possiamo fare per il gruppo.
    Il fatto che gli aspiranti membri del gruppo prevedano di ricavare più benefici che costi è una prospettiva ottimistica perché ha una funzione di rafforzamento del Sé.

Processo di iniziazione al gruppo

  • Processo di iniziazione al gruppo: considerato come il passaggio che permette di entrare nel gruppo. L’inserimento nel gruppo è sottolineato da cerimonie e rituali sia nei gruppi formali e nei gruppi informali. Queste cerimonie di iniziazione possono assumere forme diverse tra cui:
    • Accoglienza in cui il nuovo riceve elogi.
    • Esperienze spiacevoli e dolorose in cui il nuovo viene messo in imbarazzo.
    Una particolarità delle esperienze negative è che, intuitivamente, dovrebbero portare il nuovo ad essere scoraggiato a rimanere in un gruppo ma non sempre è così. Infatti, riprendendo la teoria della dissonanza cognitiva, Aronson e Mills sostengono che, per rimanere saldi in un gruppo, la psiche dei membri è in grado di ridurre il dolore e sviluppare una sorta di fedeltà nei confronti del gruppo.

Cambiamenti nel concetto di sé

  • Cambiamenti nel concetto di sé: l’inserimento in un gruppo richiede una ridefinizione di ciò che siamo (che può avere delle implicazioni per la nostra autostima) e permette di ottenere un cambiamento dell’identità sociale (è una parte di identità che indica ciò che siamo e ciò che valiamo). Per quanto riguarda l’autostima, se interiorizziamo le nostre apparenze ai gruppi come parte dell’idea che abbiamo di noi stessi, ne deriva che qualsiasi valore associato a quei gruppi avrà delle implicazioni anche sul nostro valore. Oltre a essere elemento di congiunzione, che porta a connettere il Sé individuale al Sé relazionale, l’identità sociale presenta tre aspetti fondamentali:
    • Aspetto cognitivo: si riferisce al fatto di essere consapevoli di far parte del gruppo.
    • Aspetto valutativo: ovvero quanto è importante un tipo di identità per sé stessi.
    • Aspetto emozionale: è l’aspetto che si basa sulle emozioni.
    • Salienza identità: è quell’aspetto in cui non tutte le nostre identità sociali sono attive in tutti i momenti.

Allport e la psicologia dei gruppi

Un ulteriore elemento importante della psicologia dei gruppi riguarda la natura del rapporto tra individuo e gruppo: in particolare Allport sosteneva che la psicologia dei gruppi non esiste senza una psicologia degli individui. Questa osservazione era stata rivolta verso alcuni studiosi che sostenevano come i gruppi possiedano alcune proprietà mentali che vadano al di sopra della consapevolezza dei loro membri, parlando di una folla dotata di una mente di gruppo. Allport, invece, intendeva andare oltre a ciò sostenendo che i fenomeni di gruppo potessero essere ricondotti a processi psicologici individuali ma una conseguenza è che molte ricerche sulle dinamiche di gruppo hanno cercato di dimostrare che fenomeni come il pregiudizio o il conflitto sono dei comportamenti individuali ma su larga scala.

Nonostante ciò, questa visione non venne contestata ma, anzi, alcuni studiosi hanno affermato che rifiutare l’errore logico della mente di gruppo non vuol dire abbandonare lo studio dei processi di gruppo. Infatti, autori come Sherif e Asch sostengono che:

  • I gruppi sociali sono dotati di proprietà uniche, che emergono dalla rete di relazioni tra i singoli membri.
  • La realtà dei gruppi emerge dalle percezioni comuni che le persone hanno di sé, in qualità di membri dello stesso gruppo.

Quindi, grazie a questi studiosi, si parla di una psicologia fortemente pervasiva, inteso come una disciplina in cui non si studia la psicologia del singolo, ma viene studiata la psiche del singolo in ogni momento.

Comportamento come membro di un gruppo

E quindi cosa significa affermare che una persona si comporta come membro di un gruppo? Tajfel sottolinea anche l’esigenza di distinguere il comportamento interpersonale da quello di gruppo, suggerendo tre criteri:

  • La presenza/assenza di due categorie sociali chiare.
  • Il grado di variabilità negli atteggiamenti delle persone che si trovano all’interno di un gruppo.
  • Il grado di variabilità negli atteggiamenti di un individuo nei confronti di membri di altri gruppi.

Sulla base di ciò Tajfel colloca tutto il comportamento sociale lungo un continuum definito dalle polarità:

  • Intergruppi: l’interazione è determinata dall’appartenenza ai vari gruppi.
  • Interpersonale: l’interazione dipende dalle caratteristiche personali e dalle relazioni interpersonali.

Alla base di questo “continuum” vi è un passaggio del funzionamento psicologico da processi di tipo personale a processi connessi all'identità sociale. Le differenze esistenti tra questi tipi di processi fanno sì che lo studio dei gruppi debba essere affrontato sulla base di teorie specifiche centrate sul gruppo.

A favore di questa visione emerge l’esperimento di Doise, Deschamps e Meyer: in particolare a un gruppo veniva chiesto di osservare 2 serie di foto e attribuirgli degli aggettivi. Nel primo gruppo di foto erano rappresentati dei ragazzi mentre nel secondo delle ragazze. Il gruppo di controllo non era a conoscenza della seconda serie di foto ma pensava di dover descrivere solo un gruppo di foto, mentre il gruppo sperimentale era a conoscenza di tutto l’esperimento. Infatti, il gruppo sperimentale descrive i due gruppi secondo assunti di genere, quindi non si riscontrano gli stessi tratti, mentre il gruppo di controllo, ponendo maggiore attenzione alla descrizione, sembrava poi che l’accento posto sulle differenze di genere fosse minore. Nel gruppo sperimentale si è osservata quindi una componente più interpersonale, mentre nel gruppo di controllo si è osservata più una componente gruppale.

Turner e il concetto di sé

Secondo Turner, invece, il concetto di sé è formato da 2 elementi:

  • Identità personale: si riferisce ad autodescrizioni sulla base di caratteristiche individuali.
  • Identità sociale: si riferisce a descrizioni in termini di appartenenze.

Questa idea secondo cui l’appartenenza ad un gruppo è parte dell'identità delle persone costituisce un aspetto centrale nello studio dei processi di gruppo perché permette di attribuire un significato a numerosi comportamenti degli individui nei confronti di altri gruppi e ci aiuta a comprendere come sia possibile che i membri di un gruppo mostrino una uniformità di atteggiamenti. Riguardo a quest’ultimo punto la motivazione è che gli individui stabiliscono un'associazione tra sé stessi e gli attributi comuni del gruppo; di conseguenza, i loro atteggiamenti e le loro azioni assumono l'uniformità.

Un’identità sociale, quindi, serve per capire i meccanismi che portano la persona a comprendere che un’identità è più importante rispetto a un’altra: ciò avviene perché influenza il comportamento e aiuta a definire l’individuo come persona, diventando prevalente in quel gruppo. Questo viene affiancato alla “identity process theory” (di Breakwell), cioè il processo che spiega che l’identità sociale sia uno schema della struttura identitaria, la quale è composta da:

  • Dimensioni, che possono essere:
    • Valore: cioè il valore che si pone ad una cosa.
    • Contenuto: cioè l’elemento concreto.
  • Assimilazione e accomodamento.
  • Valutazione.

Questi ultimi due punti sono spinti motivazioni (inseriti nella “six motive model”) fra cui:

  • Efficacia.
  • Appartenenza.
  • Continuità.
  • Autostima: è l’adesione ad un gruppo e la permanenza in funzione del contributo positivo che il gruppo dà a questa identità. Vale anche l’effetto inverso, cioè l’individuo che si trova a far parte di un gruppo cercherà di rafforzare la caratterizzazione del gruppo in modo che risulti soddisfacente alla sua identità. Essa presenta due conseguenze:
    • La discriminazione intergruppo vincente, innalza l’identificazione sociale e di conseguenza l’autostima: si vuol dire che all’interno di un gruppo c’è una categoria che viene definita in modo più positivo rispetto alle altre e, di conseguenza, chi fa parte di quella categoria privilegiata ha più autostima.
    • Una bassa autostima, promuove la discriminazione tra i gruppi come strategia per innalzare l’autostima: si vuol dire che si denigra un’altra categoria sociale per difendere il proprio gruppo e la propria autostima.
  • Differenziazione e appartenenza: è la sensazione, in un gruppo, di sentirci unici rispetto agli altri membri e contemporaneamente uguali agli altri. Però questo può portare a due rischi:
    • Se si è troppo differenti, l’individuo rischia di essere allontanato dal gruppo.
    • Se si è troppo uguali, l’individuo rischia di perdere le proprie caratteristiche a favore del gruppo.
  • Bisogno di ridurre l’incertezza: gli individui sono costantemente sottoposti ad un sentimento di incertezza riguardo alla propria identità, causato dai cambiamenti sociali e di vita. Questa viene ridotta solo quando l’individuo sente di appartenere ad un gruppo reale che condivide con lui lo stesso contesto.

Queste motivazioni sono soddisfatte dalla cultura di gruppo, ovvero uno strumento che consente l’identificazione e che soddisfa i bisogni dei suoi componenti, che sono:

  • Rituali: ovvero dei comportamenti che si assumono ad un determinato evento.
  • Simbolo: è ciò che consente di superare le distanze e che unisce i membri di un gruppo.
  • Routine: considerata come elemento essenziale per la costruzione del gruppo, ha la funzione di soddisfare il bisogno di appartenenza e continuità.
  • Gergo: è un insieme di parole rese a sottolineare l’appartenenza ad un gruppo.
  • Norme: sono una scala di valori che definisce atteggiamenti e comportamenti accettabili o non accettabili all’interno di un gruppo e permettono ai membri di raggiungere un obiettivo. Le norme sono importanti sia a:
    • Livello individuale, fungono da strutture di riferimento attraverso le quali viene interpretato il mondo.
    • Livello sociale, contribuiscono a regolare l’esistenza sociale e aiutano a coordinare le attività dei membri del gruppo.

Non si dovrebbe pensare che le norme stabiliscano sempre il modo in cui i membri del gruppo dovrebbero comportarsi. In funzione dell’ambito al quale si riferiscono, la gamma di comportamenti accettabili può essere estesa (sulle norme generali) o ristretta (sulle norme considerate fondamentali per il gruppo). Non è solo tra i membri del gruppo che si possono osservare variazioni delle norme: infatti, le norme possono cambiare nel corso del tempo in risposta alle circostanze mutevoli affrontate dal gruppo (anche se ci sono norme che rimangono stabili per un lungo periodo).

La folla come forma elementare di gruppo

La folla può essere considerata come una forma elementare di gruppo. Alcuni hanno suggerito che in una folla gli individui diventano “de-individuati” e di conseguenza il loro comportamento tende ad assumere un carattere antisociale, irragionevole e incontrollato. Questo viene analizzato da Zimbardo che, riprendendo la teoria sulla folla di LeBon, fece un esperimento in cui chiese a un certo numero di persone di dare delle scosse (fittizie) a un allievo, alcuni palesando la propria identità ed altri rimanendo nell’anonimato; da ciò notò che il gruppo de-individuato dava delle scosse di lunghezza due volte maggiore rispetto al primo gruppo. Molti furono gli studiosi a sostenere la sua tesi, alcuni anche con esperimenti di de-individualizzazione digitale, ma Diener e altri mostrano che il comportamento degli individui può divenire talvolta più prosociale e che spesso è rivolto a bersagli specifici. Nella maggior parte dei casi il comportamento della folla coinvolge più di un gruppo, come per esempio i rivoltosi e i poliziotti, due tifoserie avversarie o scioperanti e polizia. In ogni forma di comportamento collettivo è sempre possibile identificare un gruppo esterno (outgroup) che gioca un ruolo determinante in quanto accade. Una volta riconosciuto questo livello intergruppo, è possibile concepire il comportamento delle folle come soggetto a regole e caratterizzato da un cambiamento anziché da una perdita di identità. In questo cambiamento le identità sociali degli individui come membri di un gruppo diventano più importanti delle loro identità personali individuali.

Processi elementari nei gruppi

Il processo attraverso il quale si entra a far parte di un gruppo può provocare ansia, che si tratti di un bambino o di un adulto, perché accade che l’esperienza dell’ingresso nel gruppo possa comportare una certa tensione. Da ciò emerge già una prima domanda, ovvero “perché accade questo?”.

Generalmente si pensa che l’ansia sia dovuta dalla paura dell’ignoto ma, dettagliatamente, è emersa l’idea che l’ingresso di un individuo nel gruppo mostri altri processi; questi sono stati discussi da Levine e Moreland, che hanno proposto un modello temporale della socializzazione al gruppo che copre l’intero processo a partire dall’analisi iniziale del gruppo e il divenire membri fino alla loro uscita finale.

In particolare, gli elementi che caratterizzano il processo di integrazione del nuovo individuo nel gruppo sono 5:

  • Diventare membro di un gruppo: prima di entrare nel gruppo e diventarne membro si passa per la fase di ricognizione dei diversi gruppi dei quali si potrebbe far parte. Queste appartenenze prescritte esercitano un’influenza importante su di noi e ci si può chiedere quali fattori governino la nostra decisione di perlustrare e poi entrare in specifici gruppi. Levine e Moreland, di fronte a questo fenomeno, sostenevano che la scelta di appartenere a un gruppo avviene secondo un criterio di massimizzazione dei profitti e di minimizzazione dei costi; questa tesi nasce dalla teoria dello scambio sociale, elaborata dalla psicologia sociale, che osserva le relazioni sociali in termini di ottimizzazione dei profitti, di investimenti e di prodotti che possono assumere forme materiali e psicologiche. Ne deriva, secondo questo approccio, che le attività di perlustrazione iniziale saranno incentrate sul compito di valutare ciò che i gruppi possono fare per noi e da cosa si aspettano in cambio. Il fatto che gli aspiranti membri del gruppo prevedano di ricavare più benefici che costi dalla loro appartenenza è segno di una prospettiva ottimistica; secondo Moreland e Levine, quest’ottimismo ha una funzione di rafforzamento del Sé.

In una diversa indagine condotta su studenti universitari questi ricercatori chiesero ai loro soggetti di elencare i benefici e i costi che avrebbero ricavato dall’appartenenza all’organizzazione universitaria e, dai risultati, si evince che gli studenti percepivano più benefici e meno costi sia per sé stessi che per gli altri. In questo quadro bisogna considerare due questioni:

  • Pratica: le ricerche condotte suggeriscono l’ipotesi secondo la quale chiunque contempla la possibilità di unirsi a un gruppo, raccoglierebbe più informazioni possibili per costruire un quadro realistico delle conseguenze che deriveranno dall’appartenenza ad esso.
  • Teorica: la questione si basa sull’ipotesi che il modello dello scambio sociale proposto da Levine e Moreland possa rappresentare adeguatamente il processo di ricognizione preliminare del gruppo. Anche se la percezione dei costi e dei benefici rientra chiaramente nelle valutazioni delle persone precedenti all’ingresso nel gruppo, le correlazioni osservate erano deboli. Secondo Hogg un altro fattore rilevante che orienta la scelta delle persone verso gruppi differenti è il grado in cui esse si percepiscono simili e in linea con il membro ideale del gruppo, sostenendo che le identità sociali delle persone che devono integrarsi con l’identità del nuovo gruppo. Prove a sostegno dell’esistenza di
Anteprima
Vedrai una selezione di 11 pagine su 46
Psicologia dei gruppi  Pag. 1 Psicologia dei gruppi  Pag. 2
Anteprima di 11 pagg. su 46.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Psicologia dei gruppi  Pag. 6
Anteprima di 11 pagg. su 46.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Psicologia dei gruppi  Pag. 11
Anteprima di 11 pagg. su 46.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Psicologia dei gruppi  Pag. 16
Anteprima di 11 pagg. su 46.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Psicologia dei gruppi  Pag. 21
Anteprima di 11 pagg. su 46.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Psicologia dei gruppi  Pag. 26
Anteprima di 11 pagg. su 46.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Psicologia dei gruppi  Pag. 31
Anteprima di 11 pagg. su 46.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Psicologia dei gruppi  Pag. 36
Anteprima di 11 pagg. su 46.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Psicologia dei gruppi  Pag. 41
Anteprima di 11 pagg. su 46.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Psicologia dei gruppi  Pag. 46
1 su 46
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/04 Psicologia dello sviluppo e psicologia dell'educazione

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Simone-Murdaca di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia dei gruppi e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università Cattolica del "Sacro Cuore" o del prof Manzi Claudia.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community